venerdì 30 marzo 2012

Curiale ipocrisia

Regione Lombardia, con Decreto n. 376 del 24 gennaio 2012 ha approvato il nuovo Statuto della Fondazione Istituto Morcelliano, cassando in pratica quelle modifiche, molto care al Sindaco, al Prevosto e a don Boscaglia, che prevedevano:
- la cessione ad altri enti, senza corrispettivo, di parte del patrimonio dell’Istituto Morcelliano attraverso una donazione modale;
- la gestione dell’ente attraverso un CdA confessionale, cioè senza la presenza di un rappresentante del Sindaco. 
Sede della Fondazione Istituto Morcelliano

Sentite con quanta curiale ipocrisia viene descritta dal Consiglio d’Amministrazione la batosta rimediata:

“Il nuovo Statuto, pur non contemplando la donazione modale, recepisce pienamente le progettualità avviate e dota l’Ente di enormi prospettive”.

Infatti. L’Ente continua ad avere enormi prospettive solo grazie al fatto che il piano di spartizione del suo patrimonio non è andato a buon fine. Se il disegno del Sindaco di forzare lo scrigno della Fondazione fosse stato portato a compimento, non ci sarebbero più state prospettive per l’ente e il patrimonio sarebbe andato “metà di qua e metà di là”. Altro che storie!

“Regione Lombardia, con l’approvazione delle variazioni allo Statuto, manifesta apprezzamento per l’operato già svolto dalla Fondazione e per le sue attività future senza riscontrare da parte dell’Ente una presuntiva volontà di “spartizione” del patrimonio dell’istituto tra Comune e Parrocchia. Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Istituto Morcelliano manifesta apprezzamento per i riscontri positivi alle modifiche dello Statuto da parte di tutte le realtà politiche clarensi, sia di maggioranza che di opposizione”.


Chiari - Sindaco - Prevosto - don Boscaglia
Ora ci piacerebbe sapere come si faccia ad affermare in buona fede che non c’è stata “presuntiva volontà di spartizione” del patrimonio dell’istituto tra Comune e Parrocchia”.  Ma scusate che film abbiamo visto negli ultimi due anni? Chi ha scritto la lettera del 17 maggio 2010 indirizzata al CdA della Fondazione? Da chi è stato sottoscritto il parere indirizzato al Presidente della Fondazione in data 3 giugno 2010? Chi ha proposto la modifica degli artt. 3 e 6  dello Statuto della Fondazione Istituto Morcelliano? Chi ha pronunciato queste parole: “Si tratta di far pervenire al Comune, attraverso una donazione, una parte del patrimonio della Fondazione da investire nella realizzazione del Polo scolastico di via Roccafranca...un lavoro di 6 o 7 milioni...  ...Nelle fondazioni c’è un patrimonio immobiliare sterminato che è meglio non saperlo. Perchè in questo Comune abbiamo bisogno di tante cose e non abbiamo voluto mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Abbiamo cercato di ridurre i costi, le spese, gli sprechi ( ah sì, e dove di grazia? - ndr), ma non abbiamo mai agito sul fronte delle entrate (forse sarebbe stato meglio aggiungere ‘ancora’ - ndr)...Il pensiero del Morcelli può essere interpretato in cento modi, ma è molto chiaro: questo patrimonio deve andare a finire là, metà di qua e metà di là ed è quello che questo Sindaco e questo Parroco hanno tentato di fare”?

Chiari - Municipio
Mi pare che questa, più che una dichiarazione, sia una confessione spontanea. La volontà di spartizione non era solo “presuntiva”, ma era esplicita, chiara e precisa.
E se le parole del Sindaco non sono sufficienti a chiarire questa volontà, allora possiamo aggiungere quelle del Prevosto, che in maniera meno brutale afferma lo stesso concetto “...mi pare che la Fondazione dovrebbe poter...trasformare il patrimonio in opere, strutture e realtà non di per sè rimanenti in proprietà della fondazione, ma donate alla comunità nei suoi enti o associazioni...Che la fondazione rimanga costituita e solida, e se necessario un poco più povera (ma il patrimonio non è poco) se questo è ciò che chiede la nostra gente come prezzo di efficienza ed efficacia”.
Tutte queste cose le abbiamo sognate? Non ci pare.

- Chiari -
mons.Verzeletti e don Boscaglia
Forse in questo caso il  Prevosto non ha inteso bene cosa effettivamente gli chiedeva la sua gente.  Ha prestato orecchio alle sirene provenienti dal Palazzo Municipale, ma non ha inteso le molte voci che si sono alzate, anche dal suo “gregge”, facendo arrivare la loro eco sino alla curia di Brescia.  Voci che lo esortavano a non prendere quella strada.  Voci che si sono concretizzate in una ferma opposizione a questo dissennato progetto di smembramento della bicentenaria fondazione, a partire dallo stesso Consigliere da lui designato. Voci che si sono trasformate in osservazioni indirizzate all’Asl di Brescia e alla Regione Lombardia e che hanno determinato l’epilogo che è sotto gli occhi di tutti. Altro che “riscontri positivi alle modifiche dello Statuto da parte di tutte le realtà politiche clarensi, sia di maggioranza che di opposizione”!

Designare  alla guida della Fondazione le stesse persone che sono state protagoniste di questo “flop”, significa non aver capito niente di quanto accaduto.  Anzi si cerca di far passare l’idea che dopotutto nulla di così tragico è successo. Se Regione Lombardia non ha riscontrato “da parte dell’Ente una presuntiva volontà di “spartizione” del patrimonio dell’istituto tra Comune e Parrocchia”  e se “manifesta apprezzamento per l’operato già svolto dalla Fondazione e per le sue attività future”, perchè mai non proseguire sulla strada già tracciata? Tolto l’impedimento statutario, don Boscaglia è ritornato, come previsto, a capo della Fondazione, con la ferma intenzione di portare a compimento il suo progetto. Magari con un atteggiamento più suadente, un linguaggio più curiale, una disponibilità a discutere con quelle posizioni politiche, sia di maggioranza che di opposizione, che hanno dato riscontri positivi alle modifiche dello Statuto, ma sempre più deciso a realizzare quello che ha in testa, a incominciare dal campo da golf a nove buche con tanto di “club house”, ristorante, hotel, residence, ville di lusso e cava,  
Si è concluso un “game”, ma la partita è ancora tutta da giocare.

martedì 27 marzo 2012

Il valore della bellezza

Dal punto di vista urbanistico una città è un insieme di spazi pieni e di spazi vuoti e non possono esistere gli uni senza che vi siano gli altri, in un’alternanza di materia e assenza di essa che rende armonioso il tutto.
Nella città medievale, per esigenze di sicurezza, gli spazi pieni avevano la prevalenza sugli spazi vuoti. La qualità dell’insediamento era dato dalla tipologia delle case, dal loro tenersi assieme in un tutto armonico, dalla capacità di seguire e assecondare i rilievi del territorio o un corso d’acqua. Nonostante ciò, la sapienza antica era riuscita a utilizzare il poco spazio disponibile per creare il vuoto urbano, rappresentato dalle piazze, luoghi di incontro dei cittadini per tutte le loro attività pubbliche e private. Chiari ne è un esempio illuminante.
Chiari - Centro storico

Con l’avvento della città moderna, gli spazi si sono dilatati. Dove sono stati ideati seri Piani Regolatori, gli spazi vuoti hanno assunto un’importanza primaria. Non solo strade più larghe e piazze, ma anche parchi e giardini, per rendere godibile la vita dei cittadini. Dove questo non c’è e prevale una concezione utilitaristica e speculativa del territorio, la città è soffocata e la qualità della vita  è pessima.
In questo caso, lo spazio vuoto è uno spazio privo di valore se esso rimane tale. Acquista valore se esso può essere edificato.
Da un po’ di tempo a questa parte, molti nostri Pubblici Amministratori hanno inventato una locuzione verbale che cerca di dare dignità a questo concetto di rapina del territorio. La locuzione è “valorizzare il patrimonio”. Intendendo con ciò dare valore o maggior valore a una cosa che prima non ne aveva o ne aveva poco.
Ora, un campo incolto non ha valore economico, se si guarda la realtà con occhi rapaci. Ne ha invece molto se si considera la realtà dal punto di vista estetico. La bellezza ha un valore fondamentale nella nostra vita. Senza l’idea di bellezza non ci sarebbero  tutti i capolavori che nel campo artistico accompagnano la nostra vita, dalle grotte di Lascaux ai giorni nostri.  Un prato, specie se incolto, con i suoi colori, la sua vita, i suoi profumi, ha una sua bellezza intrinseca che un assessore o un dirigente comunale il cui animo è ormai reso insensibile da delibere e determine, difficilmente  possono capire.
Chiari - prato

A Chiari, in Comune, qualcuno è attento solo al profumo dei soldi. Dopo averne sprecati quantità industriali in progetti faraonici e fallimentari, ora cerca di raschiare il barile vendendo gli ultimi pezzi di terreno di proprietà comunale rimasti disponibili.
Per rendere appetibile la vendita, si prendono anche la briga di predisporre loro stessi un Piano Integrato di Intervento (P.I.I) che prevede la modifica della destinazione urbanistica delle aree. Non più aree  destinate a servizi, ma  aree destinate ad “Ambiti residenziali ad alta densità”. Costo per il Comune circa 17 mila euro.
Insomma stiamo parlando di un piccolo appezzamento di terreno di proprietà comunale ubicato in via Fulgosa. L’importo a base d’asta è fissato in 106mila e 400 euro. Quando si dice essere alla frutta!
Sentite adesso con che parole auliche viene giustificata l’operazione.:
“L’intervento prevede la riqualificazione della zona periferica a Nord del centro storico, al momento occupata da un campo incolto: la definita attribuzione della volumetria residenziale promuove la riqualificazione dell’attuale vuoto urbano in connessione al tessuto edilizio circostante”.
In tre righe la parola “riqualificazione” viene usata due volte, accompagnata dal verbo “promuovere" che ha, come è facile immaginare, un valore positivo. Insomma,  signori, stiamo facendo un buon affare. Dove c’era un vuoto urbano, un inutile campo incolto, domani ci sarà   una “unità immobiliare con impianto ad L distribuita su due piani e con una volumetria di 532,8 metri cubi” che  riqualificherà, ne siamo certi, la zona periferica a Nord del centro storico.

lunedì 5 marzo 2012

La Morcelliana ha salvato le penne

L’ho già detto altre volte, ma mi devo ripetere: nella vicenda politica del nostro Sindaco le parole sono come boomerang: lanciate, tornano sempre indietro. Le cose poi dette a proposito della Fondazione Istituto Morcelliano, tornano indietro come pietre.
Vi ricordate l’ostentata sicurezza con cui  sono state pronunciate queste parole?
“Il pensiero di Morcelli può essere interpretato in cento modi ma è molto chiaro: questo patrimonio deve andare a finire là,  metà di qua e metà di là  ed è quello che questo Sindaco e questo Parroco hanno tentato di fare…E così è accaduto, con una serie di atti, con i crismi dell’ufficialità, con dietro studi legali che controllano la legittimità, con un controllo preventivo della Regione Lombardia, abbiamo valutato di sentire anche l’organo che controlla queste modifiche statutarie…”
Caspita, ma se dietro  questi atti non ci fossero stati tutti i crismi dell’ufficialità o se Sindaco e Parroco non fossero stati assistiti da studi legali, immagino prestigiosi, se non avessero sentito preventivamente la Regione Lombardia e in particolare l’Organo che controlla queste modifiche statutarie, cosa mai sarebbe successo?


Chiari - La sede della Fondazione Istituto Morcelliano 
 Il grande azzardo del Sindaco Mazzatorta di mettere le mani nello “sterminato patrimonio immobiliare” dell’ Istituto Morcelliano fallisce miseramente. La manna che doveva  dare nutrimento alla pancia vuota delle casse comunali, questa volta non calerà dal cielo, e i molti che già si apprestavano a imbandire la tavola  rimarranno a bocca asciutta.
In questa vicenda, abbiamo assistito a tentativi maldestri e arroganti di piegare le norme statutarie dell’Ente e persino l’autonomia del Consiglio di Amministrazione  agli interessi di chi è alla ricerca disperata di soldi per dare un senso alla sua fallimentare politica amministrativa.
Dispiace dirlo, ma la Parrocchia, nelle persone del Prevosto mons. Rosario Verzeletti e di don Alberto Boscaglia, ha cercato di assecondare questo progetto, senza badare ai molteplici dissensi nel frattempo emersi e senza dare ascolto ai suoi stessi rappresentanti in seno al Consiglio di Amministrazione.  Certo si può comprendere il bisogno di rinchiudersi di un recinto, magari più povero, ma sufficientemente ampio per svolgere in tutta tranquillità e lontano dalle diatribe politiche le attività che le sono proprie, ma questo contraddice alla radice l’impostazione data dai padri fondatori dell'Istituto Morcelliano. Essi avevano individuato nei massimi rappresentanti del potere civile e religioso  i responsabili della cura dei giovani in difficoltà, in quanto la  Fondazione voleva essere patrimonio della comunità clarense vista in tutte le sue articolazioni. Questa impostazione è perdurata per due secoli, attraversando inalterata rivoluzioni e guerre.  
I punti principali di modifica dello Statuto che erano stati proposti sono stati completamente rigettati dalla Regione Lombardia.
- Non è passata la possibilità della cessione ad altri enti di parte del patrimonio della Fondazione;
-  non è passata la modifica della composizione del CdA.
Viene accolta la proposta di introdurre l’istruzione fra i fini della Fondazione, cade il riferimento all’ispirazione cristiana cattolica, viene abolito il requisito della residenza decennale a Chiari per i Consiglieri.
Come si vede le due fondamentali modifiche che avrebbero consentito al Comune di incassare circa 6–7 milioni di euro per costruire un Polo scolastico e alla Parrocchia di rimanere padrona indiscussa di una Fondazione “meno ricca”, sono state cassate.
Viene ribadito che i fini statutari propri della Fondazione devono essere raggiunti attraverso i   “redditi"  che il patrimonio può dare e attraverso “rette, tariffe o contributi versati da enti pubblici o soggetti privati”. Nessuno può disporre liberamente di tale patrimonio, che è bene della Comunità clarense,  nè il Sindaco,  nè il Prevosto,  nè tanto meno don Boscaglia.
La gestione della Fondazione viene demandata a un Consiglio d’Amministrazione composto da membri nominati dalla Parrocchia e dal Comune, confermando così la necessità di un intervento sinergico dei due Enti. La nomina del  rappresentante del Sindaco e  del Prevosto è fatta sì "a titolo personale” da entrambi, ma in quanto massime autorità - civile e religiosa - della città. “A titolo personale” vuol solo dire, a mio parere, che sia il Sindaco che il Prevosto non sono soggetti, nella loro scelta, ad alcun tipo di sindacato ovvero nessun’altra autorità politica o religiosa può avere voce nella loro libera determinazione.

Si rallegrano naturalmente i partiti di opposizione che hanno da sempre avversato questo disegno.
Loro è il merito se Regione Lombardia, al di là di ogni più rosea previsione, ha rigettato le proposte del CdA, suggerite da Parroco e Sindaco. Le osservazioni inviate in Regione da PD, Udc e Chiari Insieme, hanno costituito la base per una decisione ragionata.
Si può rallegrare anche Beppe Ramera, ex rappresentante del Prevosto presso il Consiglio, che per primo ha sollevato la questione, arrivando perfino a presentare ricorso alla Magistratura  per difendere un principio di legalità.
mons. Rosario Verzeletti e
don Alberto Boscaglia
Da notizie circolate in questi giorni,  si apprende che il Prevosto ha rinominato come suo rappresentante in seno alla Fondazione don Alberto Boscaglia. E’ una decisione grave, incomprensibile e sicuramente foriera di ulteriori pasticci futuri. Di questa vicenda, di cui si sta discutendo ormai da due anni, don Boscaglia  è il maggiore artefice. Aver ricevuto da Organi terzi come la Regione una sonora bocciatura del suo piano, non lo rende persona idonea a gestire con la dovuta serenità i progetti di questo importante Istituto. Sarebbe stato sicuramente meglio un nuovo inizio.
Per finire una parola sull’informazione. I nostri Amministratori, di solito molto loquaci nel raccontarci il “nulla” realizzato, in questo caso hanno fatto silenzio. Con l’unica eccezione dell’Assessore Davide Piantoni che ormai è diventato come il Pierino delle barzellette che racconta le verità scomode che gli altri magari vorrebbero tenere nascoste. Sentite cosa dice: poichè è passato il principio che vuole che il patrimonio dell’Ente rimanga integro, “non ci sarebbe niente di male nel vedere la Fondazione realizzare lei la stessa scuola di cui Chiari ha bisogno. La delibera non ha infatti cancellato il progetto del polo scolastico (non sapevamo che la Regione si fosse anche espressa su questa materia – ndr)... L’operazione proseguirà... so che il Morcelliano sta già lavorando” .  Ah sì?  Insomma se non è zuppa è pan bagnato e “questo patrimonio” vuoi o non vuoi “deve andare a finire là, metà di qua e metà di là”.
Il Sindaco di Chiari
Sen. Sandro Mazzatorta
Del Sindaco e dei suoi “crismi” si sono perse le tracce. Qualche cronista, non potendo in questo caso magnificare gli straordinari successi del nostro primo cittadino, ha pensato bene di consegnare la palma del vincitore a uno solo dei partiti di opposizione, sempre quello, oscurando come al solito, tutti gli altri e in particolare il PD. Ora, se oggi possiamo rallegrarci per una decisione che ha riportato il buon senso in un contesto in cui la ragione sembrava smarrita, lo dobbiamo all’effetto combinato dei molti interventi, che hanno concorso, ognuno per la propria parte, al raggiungimento dell’obiettivo. Se l’intervento dell’Udc ha indotto l’Asl a dichiarare illegittima la nomina di don Alberto Boscaglia a Presidente della Fondazione, costringendo quest’ultimo alle dimissioni (leggi qui), le osservazioni circostanziate presentate agli Organi competenti regionali da PD e Chiari Insieme, entrando nello specifico dei vari punti oggetto di modifiche statutarie, hanno permesso alla Regione una decisione seria ed equilibrata (leggi qui).  
Adesso bisogna guardare avanti e prestare molta attenzione ai successivi sviluppi della questione. Come si è visto le mire dei nostri Amministratori non sono state deposte. Si cercherà in qualche modo di forzare lo scrigno contenente gli “sterminati patrimoni” delle Fondazioni, per affondare così le mani in quei soldi di cui questa Giunta "ha tanto bisogno" per dimostrare di non essere in stato vegetativo permanente.  Dall’altra parte incombe la fantastica operazione del Golf a nove buche in località Bosco Levato, con il suo corollario di “Club house”, ristorante, hotel, residence, ville di lusso e cava surrettizia di 800 mila mc (tanto per cambiare).
La gallina dalle uova d’oro per questa volta ha salvato le penne, ma non è detto che arrivi indenne sino a Natale.

venerdì 2 marzo 2012

Istituto Morcelliano - Ha prevalso il buon senso

Aspetterò di leggere i documenti ufficiali , ma se quello che scrive oggi Chiari Week è vero, si tratta di una sonora sconfitta del Sindaco e di don Alberto Boscaglia che in modo del tutto sconsiderato hanno portato avanti una proposta di smembramento della bicentenaria fondazione per assecondare, da una parte le urgenze di una Giunta sprecona e inconcludente e dall’altra il desiderio della Parrocchia di rinchiudersi nel proprio recinto, in una sorta di isolamento senza confronto.


Chiari - Istituto Morcelliano

Il “colpo di mano” non è riuscito e la Regione Lombardia sembra abbia accolto le osservazioni proposte dai partiti della minoranza indirizzate a mantenere l’integrità della Fondazione e del suo patrimonio secondo le indicazioni  dell’Abate Morcelli. I massimi rappresentati della città (quello civile e quello religioso) ritornano così ad essere, in modo sinergico,  i responsabili della cura dei giovani, in particolare di quelli in difficoltà.
Ha vinto il buon senso, quel buon senso a cui ho richiamato più volte dalle pagine di Chiari Blog (leggi qui)  i massimi rappresentati della Parrocchia e in particolare il Prevosto, quel buon senso che  sembra invece abbiano  avuto, e bisogna riconoscerglielo, i rappresentati della Regione.

La grande abbuffata

In un famoso film del 1973 di Marco Ferreri  La grande bouffe”, quattro amici si riuniscono in una villa e continuano a mangiare sino a morire. Il film, che al tempo fece molto scalpore, voleva essere la metafora della società borghese, così ingorda che rischia di morire per troppa voracità.
E’ un po’ quello che sta avvenendo in questo periodo, con una crisi deflagrata in tutto il mondo per la insaziabilità di certa finanza che ha talmente intossicato i mercati con i suoi prodotti, da rendere quasi irreversibile la crisi del sistema capitalistico mondiale.

Un'immagine del film dei Monty Python
"Il senso della vita"
La voracità purtroppo non è solo il segno distintivo dei piani alti delle capitali finanziarie del mondo, si annida anche in ambienti meno sofisticati. Guardate un po’ cosa sta avvenendo dalle nostre parti.
Il passaggio di una grande infrastruttura come la BreBeMi,  da un po’ di tempo a questa parte sta scatenando gli appetiti di “lobbies” affaristiche il cui unico scopo è quello di trarre guadagno dall’uso, sarebbe meglio dire dalla rapina, del territorio. Il tutto con il tacito accordo o la connivenza  di alcune Amministrazioni locali.
Per limitarci al  cortile di casa nostra, basta dare uno sguardo alle operazioni che si stanno mettendo in piedi a Chiari e nei paesi limitrofi.
Non credo che un Polo Logistico a Chiari fosse una delle priorità di sviluppo industriale della nostra città. Il Sindaco e i suoi compagni di avventura ce l’avevano venduta come una meravigliosa opportunità occupazionale. Proprio mentre si consumava la crisi della NK, il Polo Logistico avrebbe rappresentato un’ottima occasione di nuova occupazione per i molti operai licenziati e in cassa integrazione. Ebbene, dopo quasi un anno dalla sua apertura, le persone di provenienza NK assunte nella struttura sono state 2 e non 200 o 250 come più volte strombazzato dal Sindaco. 
Per giustificare poi la realizzazione di questo sistema logistico, la Provincia ha preteso il coinvolgimento dei comuni limitrofi nel cosiddetto Piano Strategico d’Area Vasta che ha allargato l’area industriale di altri 200 mila mq con ulteriore utilizzo di fertile campagna. In contropartita  si sarebbe dovuta adeguare la viabilità della zona e riqualificare, anche a fini turistico-ambientali, l’area del parco dell’Oglio.  Dopo 7 mesi dall’apertura del Polo, i lavori per l’adeguamento della viabilità non sono ancora partiti, mentre del Piano Strategico d’Area Vasta e dei suoi favolosi benefìci nessuno più parla.
In compenso, sul sito dove è sorto il Polo Logistico, in corso d'opera è stata realizzata una cava di sabbia e ghiaia della dimensione di 350-400 mila mc. A seguito della precipitosa sanatoria dei nostri amministratori, la ghiaia è stata portata fuori dal sito e commercializzata. Ricavo: 3,5 - 4 milioni di euro. Chi ha intascato questi soldi?  Che ne hanno ricavato i cittadini di Chiari?  Insomma, quella ghiaia che era bene pubblico, è stata usata, con la compiacenza dei nostri amministratori, per fini lucrativi esclusivamente  privati  e al di fuori del Piano cave provinciale.

Chiari - Area del Polo del Produrre

Restava il Polo del Produrre. In quest’area di 200 mila mq dovrebbero sorgere insediamenti industriali e artigianali. Dopo l’estate del 2010 è stato affisso un cartello dell’Immobiliare Cavalli in cui si avvisava che in quell’area si vendevano lotti per la realizzazione di “attività produttive/logistiche”. Non risulta che l'Immobiliare Cavalli avesse ricevuto incarico di vendere quelle aree da parte di tutti i legittimi proprietari. E poi come si potevano vendere lotti quando non era stato ancora approvato dall'Organo preposto, cioè il Consiglio Comunale, un relativo Piano di Lottizzazione? Se non ricordo male, i Consiglieri di minoranza  avevano informato la Magistratura con un esposto, ipotizzando il reato di  "lottizzazione abusiva".
Come si vede in tutta questa faccenda c’è sempre un interesse primario dell’immobiliare Cavalli di cui è socio, occorre sempre ribadirlo,  il nostro Assessore al Bilancio e alle Politiche scolastiche, Gabriele Zotti. Tra parentesi, tutta l’operazione Polo Logistico è partita da una lettera con la quale questa immobiliare indicava al Sindaco e alla sua Giunta l’interesse della Logimea a realizzare in quell’area un polo di carattere logistico.
Oggi veniamo a sapere dai giornali che quest’area è stata comprata in blocco dalla società Le Mura Srl di Milano. Dietro, tanto per cambiare, si materializzano due fiduciarie, quelle cosiddette “società opache” che tanto avevano scandalizzato il nostro sindaco quando si è parlato di Rovato e delle fiduciarie del Wyoming e Delaware. Oggi il Sindaco tace, anche se dovrebbe avere l’obbligo etico di pretendere che questa “opacità” si dissolva prima di prendere in considerazione qualsiasi iniziativa.
Veniamo anche a sapere che nel bilancio del 2010 della società Le Mura Srl è appostata una cifra di 196 mila euro quale caparra per “Acq. Roccafranca-Chiari”. Sembrerebbe proprio la caparra per l’acquisto dell’area in questione, appostata in bilancio già nel 2010, approssimativamente quando è stato esposto il tabellone pubblicitario dell’Immobiliare Cavalli. Tutto si tiene.
Oltre che dell’Immobiare Cavalli di cui è socio l’assessore Zotti, occorre anche  parlare di Virginio Battanta e di suo figlio Fabrizio presenti a Chiari per trattare la vendita delle aree in questione unitamente ad Angelo Cavalli, almeno a dare credito a quanto riportato dai giornali, mai smentiti.  Battanta padre e figlio sono inoltre importanti rappresentanti della DC Lombarda, lo stesso partito di Zotti, cosa che un qualche significato deve pure averla.
Pensate ci sia qualche problema?  Per il nostro Sindaco no. Egli non ha “motivo di sospettare che ci sia conflitto di interessiin capo all’assessore Zotti. Questa “è un’operazione talmente importante che queste polemiche” non lo interessano. E perchè mai dovrebbe interessarsi di queste cose, lui che ha chiuso gli occhi sulla cava aperta senza autorizzazioni al Polo Logistico, o lasciato che BreBeMi realizzasse le due aree di servizio di via Sandella  a ben oltre i 5 metri sotto il piano campagna, attuando così una gigantesca cava di ghiaia i cui proventi si sono dissolti nel vento?
Il sistema è così ben configurato che si sta cercando di esportarlo altrove. Siamo o non siamo Comune capofila della zona?
A Castrezzato, dopo la realizzazione della “cava di prestito” per BreBeMi da 1,1 milioni di mc di ghiaia, ora si vorrebbe realizzare il Polo delle Ricerche. Badate, da queste parti Polo è sinonimo di pasticci.
Le due società proponenti Mesit e Secoges vorrebbero, su un comparto complessivo di 190mila mq, 30mila mq di area gratis per 99 anni oltre a sconti sugli oneri di urbanizzazione. Vi ricorda qualcosa?  Ma il fatto più stupefacente è la richiesta di costruire un bunker per l’archiviazione di documenti. Caspita, cosa c’è di tanto importante e segreto a Castrezzato per richiedere la costruzione di un bunker?  Le opposizioni già parlano della volontà di realizzare sorrettiziamente una cava e mettono in evidenza che una delle due società proponenti  fa capo all’On. Leghista Davide Caparini.
Anche lì, il Vice Sindaco preferisce non dire nulla riguardo le polemiche sollevate dalle minoranze e fila dritto per la sua strada assieme al Sindaco Gabriella Lupatini.
Non avete anche voi l’impressione che si stia confezionando un modello di business che si cerca di replicare in tutte le realtà? Qualche "Polo" finisce male (vedi Chiari, vedi Adro) altri invece continuano ad alimentare appetiti.  Un pò come le rotonde. Da quando è in auge la Lega ne sono state costruite a migliaia, replicando all’infinito sempre lo stesso modello. Insomma una specie di fordismo in salsa leghista.