venerdì 19 dicembre 2014

Fondazioni: Sacro Bancomat

A Chiari, da un po’ di tempo, circola la leggenda metropolitana che l’Amministrazione Vizzardi vorrebbe mettere le mani sulle Fondazioni della Città per sete di potere e poltrone. Ad analizzare le vicende, le cose appaiono completamente diverse.
Tutto quello che è avvenuto negli ultimi anni testimonia, infatti, di un progetto portato avanti con tenacia e impegno dalla Parrocchia per entrare in possesso degli “sterminati patrimoni” di cui dispongono questi enti. Pur essendo un disegno di vecchia data, “un sogno” lungamente accarezzato, solo negli ultimi anni ha trovato modo di manifestare i suoi concreti effetti, diciamo, dalla lettera del 17 maggio 2010 indirizzata dal Prevosto al CdA della Fondazione Istituto Morcelliano. Tale documento già prefigurava la spartizione del patrimonio dell’ente fra l’Amministrazione Mazzatorta e la Parrocchia.
L'ex Sindaco di Chiari Sandro Mazzatorta
e mons. Rosario Verzeletti
L’esecutore di questo progetto era, e continua a essere, il dinamico e intraprendente don Alberto Boscaglia, dalla cui mente sono nati i fantastici progetti per “valorizzare”, come lui usa dire, il patrimonio del Morcelliano: campo fotovoltaico, foresteria, golf. Dietro al prete si sono mossi, come falange armata, i vari Franzoglio, Mondini, Cavalli, tutti impegnati a “movimentare” i patrimoni fondiari e immobiliari delle varie Fondazioni. Quest’ultime, dimenticando le finalità per le quali sono state istituite e il disagio sociale che per effetto della crisi si è sempre più aggravato, si sono trasformate, in breve volgere di anni, in vere e proprie società immobiliari con cui parecchi intraprendenti impresari hanno fatto affari senza rischiare un solo centesimo dei loro soldi.
don Alberto Boscaglia
A oggi, convertiti i patrimoni, restaurate le sedi e avviati i grandiosi progetti, rimangono ancora soldi per realizzazioni che si prefigurano come vere e proprie regalie a soggetti terzi: manco a dirlo, la Parrocchia.
L’ultimo “scandalo”, almeno per quanto concerne l’Istituto Morcelliano, riguarda l’Edificio Polivalente che la Parrocchia ha intenzione di costruire su un’area di sua proprietà presso il CG2000. Da dove verranno i due milioni e 500 mila euro necessari a realizzare quest’opera? Naturalmente dalla Fondazione Istituto Morcelliano.
Chiari - Progetto Edificio Polivalente presso CG2000
Essa, al pari di altre, è diventata una “gallina dalle uova d’oro” o forse sarebbe meglio utilizzare l’espressione “Sacro Bancomat”. Le Fondazioni di Chiari, infatti, sembrano essere diventate dei veri e propri Bancomat dove ognuno vorrebbe rifornirsi secondo le esigenze. L’avrebbe voluto fare l’ex Sindaco Mazzatorta con la sua pretesa di dividere il patrimonio dell’ente “metà di qua e metà di là”; lo vuole fare oggi il Prevosto con il suo Edificio Polivalente da utilizzare per “esigenze religiose e pastorali”.
Come sia possibile contemperare queste esigenze con i fini statutari della Fondazione non è dato sapere. Come non è dato sapere il motivo che spinge una fondazione come la Bertinotti Formenti ad acquistare, sempre dalla Parrocchia, il cinema teatro S. Orsola. Misteri della fede che noi, comuni mortali, non riusciamo a comprendere.
Vi è inoltre un aspetto del problema che va sicuramente rimarcato. A quanto si dice l’Edificio Polivalente resterebbe di proprietà della Fondazione per i prossimi trent’anni, per poi passare in proprietà alla Parrocchia. Nello stesso periodo, questa pagherebbe alla Fondazione un affitto che potremmo definire a riscatto. Faccio un conto della serva. Se un’azienda prende in prestito da una banca due milioni e mezzo di euro per trenta anni, ne dovrà restituire, per capitale e interessi, come minimo il triplo. Ha la Parrocchia 250 mila euro da pagare annualmente all’Istituto Morcelliano? Se non li ha, la Fondazione verrebbe a perdere una parte consistente del proprio patrimonio e quest’operazione si configurerebbe come una donazione del patrimonio a terzi - cosa assolutamente vietata dallo Statuto - con l’aggravante che non sarebbe più una donazione modale, ma una donazione tout-court.
Chiari - Sede Fondazione Istituto Morcelliano
Giova ricordare cosa scrisse la Regione Lombardia nel gennaio 2012, quando si espresse sulla richiesta di modifica della Statuto: “La donazione del patrimonio immobiliare ad altri enti pubblici o privati, prevista dall’art. 3 ultimo comma dello Statuto, non è ammissibile in quanto potenzialmente suscettibile di produrre una diminuzione patrimoniale tale da compromettere la capacità dell’Ente di realizzare le finalità statutarie, provocandone così il rischio di estinzione. Sul punto giova sottolineare che in una fondazione, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio è essenziale per il mantenimento e lo sviluppo della mission”. Non si riesce a capire perché quest’obiezione era valida nel 2012 ma non possa valere oggi.
Fra parentesi si tratterebbe di un’operazione che non rientra neppure - come per esempio per la scuola - fra le finalità proprie dell’ente, essendo l’Edificio Polivalente di uso esclusivo della Parrocchia per sue esigenze “religiose e pastorali” o per “svolgere gratuitamente le attività che riterrà opportune”.
Dopo gli anni dell’Amministrazione Mazzatorta, durante i quali si era stipulato un accordo esplicito fra Parrocchia e Comune per la spartizione “fifty-fifty” dei patrimoni delle Fondazioni, si è arrivati oggi, anche grazie a studiate e artificiose modifiche statutarie, a una governance in cui la Parrocchia è il dominus assoluto. Essa può disporre liberamente dei patrimoni di questi enti, e rendere concreto finalmente quel “sogno a lungo accarezzato negli anni ’90 e mai pienamente realizzato”. L’intento era quanto mai esplicito. Poiché “lo sforzo economico per il nuovo oratorio non era sostenibile” occorreva trovare una nuova fonte di finanziamento che non fosse un mutuo, poco gradito al Prevosto. Che fare? Eppure una soluzione era lì, a portata di mano, facile e poco onerosa. Non aveva forse detto Mazzatorta che le Fondazioni hanno “patrimoni talmente sterminati che è meglio non saperlo”? E se c’è bisogno di realizzare tante cose, perché lasciarli lì a marcire come hanno fatto i nostri predecessori? Non è forse meglio valorizzarli? 
Ecco allora “entrare in gioco” l’Istituto Morcelliano e la Bertinotti Formenti tenute saldamente in mano dagli uomini designati dalla Parrocchia e dalla precedente Amministrazione. Basta osare e la soluzione a ogni problema è trovata. I soldi arrivano a fiumi. Il Prevosto, in un momento di religiosa euforia rivolge “un grazie particolare a don Alberto” che “ha fatto un lavoro enorme e un grande dono a tutta la comunità”.
Mensa Caritas
Chissà se lo stesso entusiasmo ha pervaso l’animo dei molti giovani e anziani in difficoltà. Chissà cosa ne pensano i disabili e le loro famiglie. Chissà cosa dicono  quelle nuove categorie svantaggiate di cui parla l’Assessore alle Politiche sociali Lucia Baresi: genitori separati, uomini soli disoccupati, nuclei familiari numerosi. Cosa diremo  loro Arrangiatevi!”?
Forse no. Forse diremo di sopportare le loro disgrazie con cristiana rassegnazione e per distrarli, magari li porteremo sul green a vedere qualche partita di golf o all’Edificio Polivalente per una recita parrocchiale. Non risolveranno i loro problemi, ma almeno saranno un po’ più allegri e contenti. Alleluia!
Disagio sociale






giovedì 11 dicembre 2014

Bidoni

Questi semplici innocui contenitori stanno rappresentando per Chiari un problema di Stato.
La Lega ha già detto che non vuole saperne. Loro, della Raccolta Differenziata dei rifiuti non vogliono neppur sentir parlare.  Dicono che avere tanti bidoni per casa rappresenta un problema.  Piuttosto porteranno la spazzatura davanti alla casa del Sindaco. Vizzardi è avvisato, prepari uno scarrabile.


Ma il problema dei bidoni non si limita soltanto alla raccolta differenziata.
In questi giorni il nostro bellissimo Centro Storico è stato addobbato con decine e decine di alberelli di Natale inseriti in grandi bidoni neri. La cosa non è passata inosservata agli attenti rappresentanti della minoranza. Il giudizio è stato quanto mai tranchant: “Quei bidoni fanno schifo!”.
Certo quei bidoni non sono molto belli e forse anche un po’ tristi. Cerchiamo allora di abbellirli con un po’ di fantasia.


giovedì 4 dicembre 2014

Schifo

Quando si sentono le cose come quelle accadute a Roma viene spontaneo un senso di nausea e un desiderio irrefrenabile di mandare tutti al diavolo. La politica italiana è marcia e sarebbe giusto che fosse travolta da un moto di civile ribellione. Sarebbe dico, perché purtroppo la politica è lo specchio della sociètà, corrotta questa, corrotta quella.  Lo Stato infiltrato da poteri mafiosi, l’economia divenuta ormai un’economia criminale, i partiti incapaci di emendarsi e permeati da affaristi, disonesti e parolai, i cittadini onesti sopraffatti e zittiti. Eppure arrendersi sarebbe come dargliela vinta.


venerdì 21 novembre 2014

Fondazione Bertinotti Formenti

Ovvero il mostro giuridico del nuovo  Statuto

Più di una volta ho espresso la convinzione che un’Amministrazione Comunale abbia tutto il diritto di scegliersi i propri collaboratori, dirigenti comunali, amministratori di società partecipate o enti che siano.
E’ inammissibile che cambi l’Amministrazione Comunale e rimangano in carica a gestire importanti servizi, delicate funzioni e rilevanti patrimoni persone designate dal precedente sindaco.
Rielaborazione da Magritte
A Chiari, mentre era in corso il ballottaggio per le Elezioni Comunali 2014, il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Bertinotti  Formenti  ha  deliberato la modifica dello Statuto che all’art. 8 prevedeva un “CdA composto da 7 membri,  nominati in numero di 4 dal Sindaco pro-tempore e in numero di 3 dal Parroco”.
La nuova formulazione prevede invece un Consiglio di 5 membri:
-        2  designati uno ciascuno da Sindaco e  Parroco, 
-        1 dagli utenti, 
-        2  appartenenti al precedente Consiglio.
Come si vede una proposta bizzarra e un “vulnus” alle prerogative del Sindaco e del Parroco.
Il Consiglio d’Amministrazione dell’Ente ha sicuramente il potere, a norma dell’art.13 dello Statuto,  di deliberare le modifiche statutarie. Mi chiedo però se il Consiglio possa apportare modifiche sostanziali all’atto fondativo tali da mettere in discussione il potere decisionale di coloro che sono chiamati a scegliere gli Amministratori.  A me pare ci sia un conflitto insanabile.
Sede della Fondazione Bertinotti Formenti
Tra parentesi questa modifica non ha neppure un carattere funzionale, rispondente cioè alla necessità di rendere più efficiente la funzionalità del Consiglio di Amministrazione, per cui non si capisce quale sia la ragione che ha spinto gli amministratori a deliberarla.
Il fondatore di solito nomina i primi amministratori, indicando poi nell’atto fondativo le modalità di nomina dei successivi, e  questo per la semplice ragione che la vita di una Fondazione supera, e spesso di molto, quella dei padri fondatori.
Nel caso specifico (ma non è il solo) vengono indicati il Sindaco e il Parroco in quanto massimi rappresentati della Città in campo civile e religioso .
Può il Consiglio d’Amministrazione cambiare questa norma? Lo può fare solo se la nuova formulazione è coerente con la volontà del fondatore e  non è in contrasto con la legge.
A questo proposito sarebbe utile rifarsi all’atto fondativo e  a quanto  venuto consolidandosi nel tempo. In precedenza, cioè prima dell’ottobre 2003, il rapporto all’interno del CdA era di 5 a 2. Cioè 5 membri designati dal Sindaco, due dal Parroco. Lo Statuto del 2003, ha deliberato un riequilibrio di questo rapporto (4 a 3). La nuova formulazione ribalta completamente questo rapporto, rendendo ininfluente la rappresentanza del Sindaco e conferendo ai due componenti il vecchio Consiglio, nominati nella passata Amministrazione, un potere quasi assoluto.

In ogni caso, con la formulazione usata  il Consiglio nomina se stesso,  cosa che a me pare del tutto inammissibile.  Anzi ritengo si tratti di una vera e propria mostruosità giuridica e non si capisce  come possa essere accolta da Regione Lombardia che rappresenta, è bene ribadirlo, l’autorità tutoria, cioè l’autorità  che svolge quell’attività di controllo e vigilanza necessaria al buon funzionamento delle Fondazioni.
La  formulazione adottata  contraddice  il principio di terzietà nella scelta degli amministratori.  In una società gli amministratori vengono scelti dall’assemblea dei soci, in una fondazione o dai fondatori o da chi viene indicato nell’atto fondativo.  Il Consiglio d’Amministrazione ha molti poteri, ma non quello di  nominare se stesso.
Parlare di continuità di gestione può avere un senso, ma la conferma eventuale di amministratori precedenti va decisa da coloro che sono i referenti della Fondazione, così come previsto dall’atto fondativo, cioè Sindaco e Parroco.
Da quanto riportato dalla stampa, sembra che Regione Lombardia  abbia deliberato l’approvazione del nuovo Statuto. Non ne conosciamo le motivazioni perché ancora non sono state ufficializzate. I funzionari della Regione tuttavia ci hanno abituati a infortuni del genere. Tutti ricordiamo la vicenda della modifica dello Statuto dell’Istituto Morcelliano in un primo momento accolta e  successivamente rigettata.


Il Sindaco di Chiari Masimo Vizzardi
Nel frattempo  (mese di agosto 2014) il Sindaco Vizzardi ha revocato i precedenti amministratori di sua nomina e ne ha eletti 4 nuovi, invitando il Parroco a fare altrettanto. Purtroppo l’invito non è stato raccolto, a testimonianza che fra il Comune e la Parrocchia al momento esiste  un conflitto abbastanza difficile da comporre.
Dall’altra parte i membri del vecchio Consiglio (peraltro già sfiduciati dal Sindaco) si sono dimessi. Successivamente è stato ricostituito un nuovo Consiglio, eletto con evidenti forzature sulla base della nuova formulazione dello Statuto.
Mi pare chiaro che da parte dei componenti del vecchio Consiglio di Amministrazione della Bertinotti Formenti ci sia  la volontà di resistere a tutti i costi. E’ una volontà pervicace che non si comprende (o forse si comprende benissimo) e che sicuramente non giova né alla Fondazione né alla Città.
Cosa c’è dietro tutto questo? Perché il vecchio CdA ha proceduto alla modifica dello Statuto proprio durante il periodo elettorale? Qual era l’urgenza  di  tale scelta? Alcune risposte chiare su questi argomenti sarebbero necessarie.
La situazione è sicuramente ingarbugliata e passerà tempo prima che si normalizzi. Sarebbe utile che in questo periodo i soggetti interessati si astenessero dal prendere decisioni che impegnano patrimonialmente la fondazione. Nel caso in cui si dovessero assumere decisioni in carenza di rappresentanza, gli amministratori e il Presidente in particolare, ne risponderebbero personalmente e presumo anche penalmente.
Come ho detto all’inizio, il Sindaco Vizzardi ha tutto il diritto di scegliere i membri di sua fiducia e i vecchi rappresentanti (o nuovi che siano) dovrebbero sentire il dovere morale,  se non la decenza,  di dimettersi. 

sabato 15 novembre 2014

Darci un taglio

Ma che succede a Chiari, siamo diventati così ricchi e importanti da poterci permettere il doppio di ogni cosa? Per esempio due siti web comunali che funzionano male entrambi o due Consigli di Amministrazione di una Fondazione che non funzionano per niente? Cos’è siamo diventati eclettici e originali oppure il passato non vuole passare e trattiene con la sua “longa manus” il presente?

Forse è venuto il tempo di darci un taglio.


venerdì 14 novembre 2014

La cattiva comunicazione

L’altra sera, allo scopo di corredare un album fotografico con alcune notizie, sono entrato nel sito del Comune per cercare informazioni sull’accordo di gemellaggio fra Chiari e la città spagnola di Algemesì.  Nonostante fosse un avvenimento importante, trattato  ampiamente da giornali e siti web, in evidenza non risultava nulla.

La pagina del Sito web del Comune di Chiari

Alla voce “Gemellaggi del Comune” ho trovato tutto quello che c’è da sapere su Downpatrick,  ma riguardo Algemesì solo una notizia risalente al febbraio 2014. Un po’ poco direi. Alla pagina “Le manifestazioni culturali in città”, niente, il vuoto assoluto.

Mi chiedo:
- che senso ha avere un sito web se poi non viene aggiornato con le notizie più importanti che interessano la Città?
- è mai possibile che in 5 mesi non si siano trovati il tempo e il modo per aggiornare le pagine? Leggere che Presidente del Comitato Gemellaggi risulta essere ancora  Roberto Campodonico è inconcepibile e dimostra da parte dei responsabili disinteresse per non dire sciatteria.

Chiari - Sito web - Pagina "Gemellaggi del Comune"

- che significato ha mettere in questo sito una montagna di notizie che confondono le persone e sicuramente non le aiutano a trovare agevolmente quello che cercano?
Se si vuole veramente dialogare con i cittadini, la via maestra è quella di una comunicazione semplice, efficace e soprattutto trasparente. 

martedì 28 ottobre 2014

Il futuro è solo l'inizio

Il PD sta cambiando rapidamente e questo cambiamento lo stanno realizzando le nuove generazioni, i cosiddetti nativi, quelli mai iscritti al PCI o alla DC e loro successive denominazioni.

Ovunque vediamo affermarsi una nuova classe dirigente, giovane, preparata, con la mente sgombra da ideologie morte e sepolte, una classe dirigente che sogna di cambiare questo Paese fermo ormai da decenni. Dopo i lunghi anni della transizione, oggi molti giovani assumono responsabilità dirigenti in tutte le realtà amministrative e di partito. E’ un fenomeno che sotto la guida di Matteo Renzi sta assumendo un profilo di massa.

Congresso PD di Chiari
Questo cambiamento è avvenuto anche a Chiari. Marco Salogni, il nuovo Segretario del PD, ha appena 25 anni. E’ un giovane preparato, capace, aperto al dialogo, con notevoli doti organizzative, ambizioso e modesto al tempo stesso. Quello che mi piace più di lui è la sua capacità di guardare oltre il proprio steccato. Nel suo discorso di insediamento ha detto che non bisogna avere paura della gente. Sembra un luogo comune, ma non lo è per un partito la cui principale preoccupazione in questi anni è stata quella di  difendersi da contaminazioni esterne, da nemici invisibili che cercavano di attentare alla sua identità.

Marco  Salogni
Quanto possa cambiare il PD sotto la sua guida l’abbiamo visto questa estate subito dopo le elezioni. In quei giovedì di festa che hanno accompagnato la strana estate clarense il Circolo si è aperto alla città, quasi a voler affermare che la politica non è fatta solo di assemblee paludate e terribilmente noiose, di discussioni approfondite e spesso inutili,  ma anche di rapporti informali, di relazioni, di disponibilità al dialogo semplice. Un cambio di prospettiva radicale.

Semplicità. Altra parola che traggo dal discorso di Marco. La necessità cioè che la politica si faccia semplice che non vuol dire semplicistica, ma chiara, comprensibile, trasparente, efficace. Negli anni passati il buon politico era quello che faceva discorsi che pochi capivano, quello che sapeva dire cose a cui non credeva. Oggi il politico è stato messo giù dal suo piedistallo. Il cittadino vuole partecipare alla vita pubblica, vuole contare, vuole scegliere. Non c’è più l’io e il voi, ma il noi. Forse questa è la chiave per spiegare la vittoria di  Massimo Vizzardi, un progetto che è maturato fra la gente e con la gente.

Chiari - Assemblea durante la recente campagna elettorale
A quelli che mi hanno chiesto le ragioni per cui  non sono entrato nel nuovo Organismo dirigente del PD, rispondo che sono le stesse ragioni per cui ho chiesto con convinzione un cambio alla guida del partito e cioè la necessità di un rinnovamento radicale delle persone e dei metodi. Se c’è una cosa che non condivido pienamente nella nuova organizzazione del Circolo di Chiari è che all’interno del Coordinamento permangano ancora persone appartenenti a stagioni politiche passate. Sarebbe stato meglio che avessero sentito l’esigenza di fare un passo indietro. Tutti hanno diritto di fare politica, ma la cittadinanza attiva cioè l’impegno per la propria città e il proprio Paese non richiedono necessariamente di far parte di organismi direttivi. Si può fare politica anche rimanendo nelle retrovie con il compito di ascoltare, supportare, consigliare se richiesti.

Oggi il tempo è dei giovani, è la loro stagione.  Il futuro è nelle loro mani  e come diceva Bob Marley in una frase ripresa oggi dal PD “ Il futuro è solo l’inizio”.

domenica 26 ottobre 2014

Vento di cambiamento

Marco Salogni è il nuovo Segretario 
del Circolo di Chiari del PD.
Complimenti e auguri di buon lavoro.


lunedì 6 ottobre 2014

Una cocente vittoria

Ovvero come il PD riesce a farsi male anche quando vince

Il Partito Democratico, o meglio una parte di esso, è affetto da una strana sindrome, una sorta di “melanconia politica” che gli impedisce di gioire anche quando vince. Sarà l’abitudine alla sconfitta, il gusto all’autocritica, una propensione a rimanere sempre in posizione minoritaria, ma anche il 41% dei voti non basta a strappare un sorriso, far alzare un calice, sventolare una bandiera.
Visto l’entusiasmo con il quale è stato accolto da molti il risultato alla Europee e le bellissime affermazioni  in molti comuni d’Italia, Chiari compresa, sarebbe giusto parlare di “cocente vittoria”, una vittoria che alimenta un innato scontento, una vittoria che  brucia.


Colpa di quel Renzi che si è andato a prendere i voti dell’elettorato di destra. Orrore! Colpa della strana coalizione che ha appoggiato la candidatura a sindaco di Massimo Vizzardi e che ha strappato il governo della città alla destra dopo dieci anni di purgatorio. Doppio orrore!
Non sarebbe stato meglio evitare pericolose contaminazioni e rimanere nel nostro tranquillo recinto identitario che tanto ci piace e ci assicura quel 25% (a Chiari un po’ meno) che non dà fastidio a nessuno? Che gusto c’è a smuovere le acque, a prendersi la briga di governare il Paese in piena crisi, o Chiari dopo che Mazzatorta ha venduto oltre alla mercanzia anche il carretto?
E poi perché parlare sempre di rinnovamento? Cos’è questo giovanilismo tanto di moda? Forse che le persone di una certa età non hanno diritto di fare politica, non hanno la giusta esperienza, la giusta preparazione per reggere le sorti del nostro Paese e delle nostre belle città? 


I giovani si sa, sono scapestrati, portano avanti idee nuove che spesso si rivelano molto pericolose. I giovani ci cambiano le carte in tavola con una rapidità che spesso ci confonde, mentre noi amiamo una politica pacata, dai tempi giusti. Una politica dove i problemi vengono a maturazione all’interno di convegni ben preparati, nell’ambito di fondazioni ben remunerate, in assemblee poco partecipate.
La politica non è cosa per neofiti, la devono praticare solo coloro che appaiono credibili dicendo cose a cui non credono.

lunedì 29 settembre 2014

Chiacchiere da bar?

Il processo a Enio Moretti

Nonostante il Segretario della Lega di Chiari rimproveri al settimanale “Chiari week” di dedicare due intere pagine di giornale al processo Moretti, derubricando un ottimo lavoro giornalistico a “chiacchiere da bar”, emerge da questa cronaca ciò che da tempo stiamo scrivendo su  questo Blog e cioè che a Chiari, come del resto in molte parti d’Italia, si è affermato un sistema affaristico, spesso sconfinante nel malaffare, che ha trovato sponda e appoggio nel sistema politico e istituzionale.
A Chiari, per averlo visto operare sul campo, sappiamo per certo che questo sistema si è sviluppato grazie a una politica che ha considerato come  interlocutori privilegiati proprio quei ceti speculativi che in questi anni hanno depredato il territorio.
Anzi, quei ceti affaristici hanno in parte occupato le istituzioni, determinandone le scelte in materia urbanistica e dei lavori pubblici.

Enio Moretti
Il processo a Enio Moretti quindi, al di là delle implicazioni riguardanti un personaggio politico di primo piano, già Consigliere Regionale e Segretario politico della Lega Nord a Chiari, svela in modo inequivocabile l’intreccio verminoso fra affari e politica.
Per rendersi conto di ciò, basta dare uno sguardo ai grandi progetti della Giunta Mazzatorta, buona parte dei quali sono stati messi fuori causa da una crisi impietosa. A partire da un PGT (Piano di Governo del Territorio) che a molti era apparso del tutto sovradimensionato.  La voglia di assecondare le mire speculative di ceti imprenditoriali a loro vicini,  ha però fatto smarrire il lume della ragione ai nostri pubblici amministratori. La crisi ha fermato sul nascere la Chiari da 30mila abitanti e ancora oggi ci troviamo sul territorio  un numero imprecisato di abitazioni e opifici vuoti.
Ogni iniziativa ha avuto come stella polare gli affari. E’ stato così per i Poli scolastici che nelle idee dovevano essere barattati con la costruzione di numerosi condomini a ridosso del Centro storico;  è stato così per il progetto Fin Beton che avrebbe visto la nascita di un quartiere residenziale in zona Cava di via Roccafranca, con annessi Centro Commerciale, ristorante e palestra; è stato così per il Polo della Cultura che di cultura aveva ben poco, essendo esclusivamente un insediamento di natura commerciale; è stato così con il Polo Logistico e il Polo del Produrre mai nato.
Chiari - Area del Polo del Produrre

Quando i progetti sono stati realizzati, si è dato fondo alle casse del Comune. E così abbiamo speso montagne di milioni per le ormai famose rotonde “in prezioso materiale lapideo” e vagonate di soldi per il restauro dell’ex Comune di piazza Zanardelli.
Nel momento in cui i soldi sono finiti e si è venduto l’ultimo fazzoletto di terra di proprietà comunale, allora si sono messe le mani sulle Fondazioni dai “patrimoni sterminati”. Più che perseguire finalità di solidarietà sociale a favore dei ceti più disagiati, le Fondazioni sono diventate in questi anni pure e semplici società immobiliari, dove molti hanno fatto affari con i soldi altrui.
Questo è lo scenario in cui si apre il  processo a Enio Moretti,  quadro che vede emergere imprenditori che hanno accompagnato il sogno visionario di Sandro Mazzatorta e che si colora tragicamente di tinte cupe per la presenza in secondo piano di personaggi ritenuti vicini ad ambienti mafiosi calabresi.

Enio Moretti

Il processo è appena partito e nessuno è colpevole sino a sentenza definitiva. Questo tuttavia non ci  esime dal considerare come politicamente rilevante la questione e non ci fa dire che trattasi solo di “chiacchiere da bar”.

sabato 20 settembre 2014

Un colpo in testa

Ma è mai possibile, cavolo? Io esco tutti i santi giorni più volte al giorno.  Giro per il paese, fuori e dentro il centro abitato, a piedi e in bicicletta, da solo e con mia moglie, vado  al bar, vado in piazza, vado al mercato, insomma faccio tutte quelle cose che moltissimi clarensi fanno giornalmente. Mai  però che mi sia capitato di incontrare un extracomunitario che mi guarda storto, che mi affronta con sguardo di sfida, che mi sfida con sguardo strafottente. Mai che mi sia sentito osservato, studiato, indagato da occhi stranieri. Mai che mi sia imbattuto in qualche farabutto dalla parlata strana, in qualcuno che mi abbia fatto temere per la mia incolumità o per l’incolumità dei miei cari.



E’ mai possibile che gli extracomunitari di questa terra guardino storto solo i leghisti, che solo a loro riservino certi privilegi? Penso non sia giusto, cribbio! Anch’io ho diritto a un po’ di sguardi strafottenti, un po’ di sana paura del diverso, anch’io ho diritto di incontrare un po’ di gentaglia che mi faccia dire “andate tutti fuori dai coglioni”, insomma qualcuno che mi faccia pensare “io a questo qui un colpo in testa glielo darei veramente”.

sabato 13 settembre 2014

Vandali

Nell'immaginario mitologico di certi movimenti entrano come un minestrone numerose tradizioni che si rifanno agli antichi popoli 
dei Celti e dei Longobardi.
Dopo gli ultimi fatti accaduti a Chiari proporrei di aggiungere anche le tradizioni di un altro popolo: 
quello dei





lunedì 8 settembre 2014

Ebay

Mentre a Chiari la questione sicurezza è tornata di scottante attualità, alcuni rappresentanti della Lega hanno pensato bene di riesumare, è il caso di dirlo, la famose Ronde Padane che al tempo della Giunta Mazzatorta, come ognuno sa, hanno stroncato con la loro puntuale vigilanza la microcriminalità presente nella nostra città (leggi qui). Peccato che un’interpretazione capziosa della normativa in materia (Decreto Maroni 8.8.2009 e Legge 94/2009) abbia costretto questa Associazione a ripiegare su meglio remunerati servizi mortuari. Ma non è di questo che vogliamo parlare.
Chiari - Cerimonia di consegna alla città dell'Airpol
Parliamo invece del favoloso aereo in divisa,  il celebre FK 9 Ela,  l'aereo voluto fortissimamente dalla Lega di Maroni e Mazzatorta.  Ci è costato la bella cifra di 360mila euro, ma non siamo sicuri che sia servito a qualcosa a parte fare qualche sceneggiata in piazza e qualche comparsata in mostre di prodotti aeronautici (leggi qui).
L'ex Sindaco Sandro Mazzatorta
fra il Prefetto e Monica Rizzi
Sarebbe utile avere una relazione dettagliata sul lavoro svolto da questo mezzo. Sappiamo che è costato 110mila euro, che la formazione dei 6 agenti di Chiari è costata 47 mila euro, 74mila euro per l’implementazione del sistema informativo territoriale (SIT), 129mila euro per il mantenimento in servizio del velivolo. Quello però che conosciamo poco è il lavoro svolto nel dettaglio: quante ore di volo, quali gli interventi, quali gli obiettivi, quali i risultati ecc.
Avere queste informazioni è determinante per stabilire se questo mezzo  è utile o meno. Se è servito per un miglior controllo del territorio e una maggior sicurezza dei cittadini bene, altrimenti meglio disfarsene vendendolo su “ebay” e buona notte.

sabato 6 settembre 2014

Bastian contrario

La BreBeMi è stata uno sbaglio?

Una volta, molto tempo fa, sulla A1 Roma-Napoli ho fatto una foto proprio sullo spartitraffico. L’autostrada era praticamente deserta.
Autostrada italiana negli anni '60
All’inizio, la Rivoltana era così vuota che arrivare a Chiari da Milano era un gioco da ragazzi. 
Le grandi infrastrutture si realizzano per il presente, ma anche e soprattutto per le necessità del futuro. Un Paese che non ha una visione del proprio futuro è destinato al declino.
Oggi molti affermano che BreBeMi è stata uno sbaglio per vari motivi. Si poteva realizzare la  quarta corsia della A4, è costata troppo, ha devastato molto territorio, non serve e prova ne sia che è poco utilizzata.
BrebBeMi
Può darsi che alcune di queste obiezioni abbiano un fondo di verità. Sicuramente una struttura del genere ha un impatto pesante su un territorio molto antropizzato, può anche darsi che sarebbe stato meno dispendioso realizzare un’altra corsia sulla A4. Personalmente non ho elementi certi per affermarlo.
Per stabilire se BreBeMi è stato uno sbaglio o meno, occorre aspettare almeno due-tre anni, cioè il tempo che vada a pieno regime e che tutte le varie connessioni vengano realizzate. Solo allora potremo dire se abbiamo sprecato o meno i nostri soldi.
A costo di apparire un Bastian contrario, io sono dell’avviso che si è fatto bene a farla, che la A4 era ormai arrivata al punto di saturazione, che una regione industriale come la Lombardia ha carenza di infrastrutture non il contrario.
Da sempre le strade hanno costituito una opportunità di sviluppo. Dove ci sono strade c’è sviluppo, dove sono carenti c’è arretratezza.
Casello autostradale BreBeMi

La BreBeMi è, in particolare, un’opportunità per Brescia e per la parte a sud/ovest della sua provincia. Chiari è al centro di questa zona. Trae beneficio dal rapido collegamento con Brescia e Milano e attraverso la Corda Molle  con Venezia. Per raggiungere Brescia si impiegano poco più di 10 minuti  (prima ne occorrevano 45),  e non si paga pedaggio, mentre  Milano si raggiunge in poco più di mezz’ora. Per il momento le tariffe sono alte, ma penso che se si vorrà sviluppare il traffico esse  dovranno essere adeguate.
Certo, la costruzione di questa arteria ha creato non pochi problemi al nostro suolo. Non solo gli sventramenti per il sedime dell’autostrada e i vari sottopassi, ma anche opere scriteriate come le ormai famose Aree di Servizio di via Sandella: cava di ghiaia a tutto beneficio di BreBeMi e oggi ferita aperta nella nostra campagna.
Aree di Servizio di via Sandella

Occorre innanzitutto intensificare le azioni di mitigazione dell’impatto ambientale allo scopo di sanare rapidamente le ferite apportate al territorio. Contemporaneamente avviare un’azione di programmazione per futuri insediamenti produttivi. Il Polo del Produrre, nato per giustificare il Polo Logistico, potrebbe costituire oggi un’opportunità e ospitare i futuri insediamenti produttivi che l’autostrada inevitabilmente richiamerà.  Evitiamo di realizzare interventi senza alcun criterio programmatore, ma smettiamola anche di pensare che ulteriori insediamenti produttivi siano da evitare.
Cerchiamo di agevolare, nei limiti del possibile,  attività che diano  maggiori opportunità di occupazione, che non creino problemi all’ambiente, che attivino investimenti in settori innovativi.
Il nuovo Assessorato alle attività produttive può fare molto in questo senso. Unitamente ai rappresentanti dei Comuni limitrofi, deve promuovere il nostro territorio attraverso iniziative di marketing territoriale. Chiari può essere considerata oggi alla stregua della periferia bresciana e quindi può costituire un’attrattiva interessante per investimenti industriali. Una collaborazione con la Associazione Industriale Bresciana è auspicabile. Penso passi anche da qui il futuro della nostra Città.

lunedì 25 agosto 2014

Cartelli bilingue simbolo del leghismo

Con la scusa di preservare l’ identità locale, la Lega ha installato in ogni comune conquistato alle elezioni comunali i cartelli di color marrone in doppia lingua.
Questo fatto, che nulla ha aggiunto all’identità di ogni paese o città, ha rappresentato un marchio di fabbrica, un mezzo molto efficace per dire “qui comando io”.

Cartello bilingue all'ingressi di Chiari
Poiché la cosa è stata realizzata ovunque con molto dispendio di denaro pubblico, essa ha assunto un carattere prettamente ideologico che mal si concilia con le scelte di un ente che ha l’obbligo di rappresentare tutti i cittadini, non solo quelli della parte che governa.
La conferma di quanto stiamo dicendo ci viene fornita dal  caso clamoroso della scuola di Adro dove sono stati marchiati con il simbolo della Lega zerbini, banchi, vetrate e perfino il tetto della scuola,  nell’ottusa convinzione che  governare vuol dire fare ciò che si vuole e innanzitutto fare propaganda per la propria parte politica.
Il marchio della Lega all'ingresso della Scuola di Adro

A Chiari addirittura i rappresentanti della Lega vorrebbero che si facesse come dicono loro anche se ora sono all’opposizione.
Quindi i cartelli bilingue non sono simbolo dell’identità dei luoghi, del dialetto, delle  tradizioni, ma semplicemente simbolo del leghismo, quel leghismo che, dopo tutti gli scandali che l’hanno accompagnato, è in forte crisi di identità e di consensi.
Non mi meraviglia che in quei luoghi dove la Lega non governa più quei cartelli siano stati rimossi.
Avverrà anche a Chiari? Personalmente lo spero.

sabato 23 agosto 2014

Riduzione tasse e spending review anche a Chiari

Sono andato a spulciare  le ultime delibere della Giunta Mazzatorta e ho visto una cosa inaudita. Per la realizzazione di un evento nel centro storico della città, al British Motor Club Italia è stato concesso un contributo di 1.500 euro. 

Esposizione del 31.05.2014 del British Motor Club Italia a Chiari
Piccola cosa direte voi. Certo, piccola cosa. Ma quante piccole cose come questa si annidano nelle pieghe del bilancio comunale? Non bastava il patrocinio? Il British Motor Club, i cui componenti non sono sicuramente pensionati con la minima, aveva proprio bisogno dei  soldi del Comune? E noi, mentre ci sono famiglie  in grave difficoltà, ci possiamo permettere di sprecare così i denari pubblici?
Quando si è in periodo di crisi e i soldi sono pochi, l’unica cosa che resta da fare è la riduzione delle spese superflue. E’ la cosiddetta revisione della spesa, cioè un’attenta analisi del bilancio di una famiglia, di un’azienda, di un ente pubblico per individuare quei capitoli  che si possono eliminare senza grossi problemi.
Spending review
Come sta avvenendo a livello statale, una revisione della spesa a livello comunale è necessaria per non dire indispensabile sia per renderla più efficiente, sia per cercare di ridurre il carico fiscale.
La Giunta Mazzatorta, che tanto bene ha operato, dopo aver venduto tutto il patrimonio comunale e sprecato montagne di soldi in progetti fallimentari, ha messo a carico dei cittadini l’addizionale comunale Irpef nella misura massima dello 0,8 per cento. E’ una misura odiosa tanto più che Mazzatorta aveva spergiurato che  quella tassa lui non l’avrebbe mai applicata.
Una cosa che può fare la nuova Giunta è la riduzione o rimodulazione di questa imposta. Sarebbe un gesto importante, un segnale di vero cambiamento. 

giovedì 21 agosto 2014

L'emeroteca torna a casa

Ieri i giornali riportavano la notizia che l’Emeroteca verrà riportata nella sua sede naturale, cioè la Biblioteca Comunale.
Per me che ho criticato sin dall’inizio lo spostamento di questo servizio è sicuramente una bella notizia e lo è per tutte le ragioni che ho esposto in precedente post (leggi qui)
I rappresentanti dell’opposizione sono arrabbiati?  Beh, se ne faranno una ragione.


L'Emeroteca all'interno della Biblioteca Comunale



Arroganti pretenziosi

A Chiari c’è qualcuno che avendo mal digerito il deludente risultato elettorale è alla ricerca disperata di visibilità. Per raggiungere questo scopo utilizza tutti i mezzi possibili e immaginabili,  anche profili  Facebook altrui che nulla hanno a che fare con la politica, vedi per esempio “Sei di Chiari se…”.
Questi personaggi che oggi vogliono dare lezioni di buona amministrazione, sono gli stessi che in questi anni hanno letteralmente depredato Chiari  sperperando a man bassa denaro pubblico in consulenze milionarie che niente hanno dato alla città, in realizzazioni  faraoniche di scarsa utilità (Rotonde - Nuovo Museo), in grandi e costosi progetti fallimentari (Polo della Cultura), in sbancamenti inauditi del territorio (aree di via Sandella),  nell’utilizzo disinvolto dei patrimoni delle Fondazioni e via dicendo.
Cantiere del defunto Polo della Cultura

Aree di via Sandella - uno sfregio al nostro territorio
E meno male che la crisi ha dato un fermo alla dissennata speculazione edilizia, altrimenti ci saremmo trovato un territorio completamente devastato, vedi  PGT sovradimensionato, Progetto Fin-Beton per la cava di via Roccafranca, Poli scolastici ecc.

Oggi, ad appena due mesi dalle elezioni, questi personaggi pretendono risultati immediati e strillano come aquile perché la nuova Amministrazione Comunale intende attuare il proprio programma per il quale ha avuto  voti e legittimità democratica dai cittadini di Chiari.
Si arriva a pretendere l’uso gratuito di una sala pubblica  quando per 10 anni si è fatto di tutto per restringere gli spazi ad uso pubblico e quelli utilizzabili avevano costi proibitivi che pochi si potevano permettere.
Chiari - Salone Marchetti
Questi “pretenziosi” vogliono agibilità politica,  essere informati, conoscere in anteprima le intenzioni della Giunta.  Bene, io sono d’accordo. Questi signori devono avere agibilità politica, devono avere la possibilità di essere informati e di conoscere le intenzioni della Giunta. Devono avere tutto questo nella stessa,  identica misura  concessa da loro quando erano al governo.  Ci ricordiamo tutti no, i microfoni chiusi in faccia ai rappresentanti della minoranza dagli ex Presidenti del Consiglio Comunale?  E come dimenticare un Consiglio aperto e chiuso in 3 minuti e mezzo su un tema fondamentale quale il Piano di Governo del Territorio (PGT)?  E i tempi di attesa biblici per avere documenti,  determine, delibere? Oggi invece si pretende tutto e subito? Eh no, cari miei!

Altra cosa sono i cittadini a cui va data la più ampia e completa informazione e con i quali occorre aprire un canale di dialogo sui grandi temi che si affronteranno. Per il resto la Giunta segua la  strada tracciata da un programma condiviso, lasciando che gli arroganti se la sudino la loro agibilità politica.

lunedì 18 agosto 2014

Gronde padane

Qualche anno fa, ci hanno soffiato da sotto il naso decine di pannelli solari posizionati  sopra il Palazzetto dello Sport. L’ex Assessore, Roberto Campodonico, persona quanto mai precisa, si era dimenticato di assicurarli con il risultato che la città ha subito un danno, se non ricordo male, di oltre 80 mila euro.

Eppure a quei tempi c’erano le cosiddette “Ronde padane”, rinominate per l’occasione “Gronde padane”.


Due rappresentanti dell'ACSU  mentre svolgono il delicato compito di controllo del territorio
Non starò a tediarvi sulle magnifiche imprese di questa associazione di vigilanti funerari. Se avete voglia e tempo potete leggere (qui).  Vi dico soltanto che il protocollo d’intesa fra Comune e ACSU era stato firmato il 29/07/2013 ed aveva validità 1 anno, quindi sarebbe scaduto il 29 luglio di quest’anno.  

Ebbene, prima di rimettere il mandato, la Giunta Mazzatorta ha pensato bene di rinnovare per un altro anno il protocollo. La delibera porta la data del 5 maggio 2014, cioè 3 mesi prima della naturale scadenza. Quando si dice l’efficienza!

lunedì 28 luglio 2014

Propaganda di bassa lega

Mentre il Mediterraneo è in fiamme e masse di disperati fuggono come possono da guerre e stermini di massa,  a Chiari qualcuno scruta l’orizzonte temendo di scorgere oltre le cortine nebbiose della bassa  “l’orda musulmana” pronta a invadere e conquistare la nostra tranquilla cittadina.  
Il contrasto tra la tragedia immane che sta sconvolgendo la vita di popoli, famiglie, individui e la meschina paura di chi considera il proprio paese come un fortino, una novella Fortezza Bastiani, è stridente.





Tuttavia gli attuali difensori dell’integrità dei confini clarensi, sono gli stessi che hanno governato la nostra Città per 10 anni consecutivi durante i quali migliaia di extracomunitari sono giunti indisturbati nella nostra cittadina, richiamati da una speculazione edilizia che aveva bisogno per sviluppare a dismisura i propri affari di manodopera a basso costo.
In questi anni, quelli che oggi strillano  accusando la Giunta Vizzardi di voler accogliere masse di clandestini,  sono gli stessi che negli ultimi anni hanno chiuso non uno, ma tutti e due gli occhi. I numeri hanno sempre una inoppugnabile evidenza (leggi qui).
Certo, a parole hanno fatto le loro belle rimostranze, ma nei fatti hanno accettato senza troppe storie l’invasione silenziosa. 



Oggi però protestano e qualcuno ha anche la faccia tosta di andare  dal Presidente del Consiglio a lamentare che il problema occupazionale in edilizia esiste perché ci sono extracomunitari disposti a lavorare a 3-4 euro l’ora.
Quando il mercato tirava e le case si vendevano sulla carta, gli extracomunitari andavano bene.  Nessuno  si è mai lamentato se ricevevano compensi di fame e lavoravano in nero per 12 ore al giorno senza fiatare. Allora i rappresentanti della Lega non andavano a protestare dal Presidente del Consiglio.

Visto però l’accanimento con cui certi personaggi clarensi stanno affrontando l’argomento, viene quasi da pensare che essi nutrano la segreta speranza che i “tartari” alla fine appaiano in massa oltre l’orizzonte. Sarebbe l’unica via  per ridare un senso alle loro squallide esistenze.