sabato 31 dicembre 2011

Nel segno della Lega

Non c’è niente da dire, questo difficile anno si chiude nel segno della Lega.
Dopo la caduta del funesto governo Berlusconi, di cui ha rappresentato l’asse portante, questo partito ha pensato bene di collocarsi all’opposizione, nella speranza di recuperare un po’ della credibilità perduta.
bagarre della Lega al Senato
Da quella strategica posizione, tutti i giorni delizia gli italiani con trovate e lazzi che oltre che essere un segno di ritrovata vitalità, entusiasmano ed esaltano l’ormai attapirato popolo padano.
Ecco allora “bagarre” parlamentari con tanto di cartelli, fischietti, cori da stadio e striscioni verdi dispiegati sui banchi di Camera e Senato, ecco adunate folcroristiche, dove un mai domo Bossi, chiama “terù” il Capo dello Stato facendogli le corna, manco fosse uno iettatore.

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Tutto questo affannarsi, volgare e sgangherato,  ha il solo scopo di rendere visibile una linea politica che si sostanzia nell’opposizione ferma e decisa a tutto quello che fa il governo Monti, anche quando  Monti mette in pratica ciò che era stato deciso dal governo Berlusconi.
Non c’è alcuna contraddizione in questo. La Lega è l’unico partito che è all’opposizione anche quando sta al governo.
Uno dei più accesi agitatori nelle aule parlamentari è stato il nostro Sindaco. I commessi del Senato non riuscivano a strappargli dalle mani lo striscione su cui c’era scritto “Governo ladro”, tale era la veemenza del gagliardo senatore.  Forse quello striscione avrebbero fatto meglio a esporlo quando erano loro il governo. Dalla tabella che segue, realizzata dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre (Associazione Artigiani Piccole Imprese), si può vedere benissimo quanto pesano le manovre del Governo Berlusconi-Bossi sul groppone degli italiani.

Fonte Cgia di Mestre
Per quanto riguarda Chiari, questo indimenticabile 2011 si chiude con l’ennesima causa persa dal Sindaco Mazzatorta e dalla sua Giunta.
Si tratta della questione relativa ai rilevatori per la raccolta dei dati del censimento. Secondo il bislacco punto di vista del nostro sindaco gli unici titolati a svolgere questo compito sono gli italiani, escludendo quindi eventuali concorrenti extracomunitari. L’opposizione a questo atto era stata promossa dalla Cgil, ma il Tribunale di Brescia l’ha rigettata per carenza di legittimazione. Una successiva istanza della Fondazione Piccini, è stata invece accolta e il Comune di Chiari è stato condannato. Decisione scontata, perchè lo capiscono anche i bambini che questo atteggiamento è fortemente discriminatorio. Ma ciò lo sapeva benissimo anche il sindaco. L’intento era solo quello di mandare la questione per le lunghe ed  evitare così che gli extracomunitari partecipassero di fatto  al concorso. E infatti il sindaco si dichiara “soddisfatto per un ritardo giudiziario che ha sancito quanto volevamo ottenere...”. Berlusconi in questo ha fatto scuola.
Qualche tempo fa, dopo che il Tribunale di Brescia aveva rigettato il ricorso presentato dalla Cgil, il nostro caro sindaco ebbe a dire che trattavasi di “un precedente che zittisce una volta per tutte un sindacato che, anziché difendere i lavoratori, si è messo a spendere soldi degli italiani per difendere gli immigrati”.
Adesso che il Tribunale, entrando nel merito, ha accolto in pieno la richiesta della Fondazione Piccini, obbligando il Comune di Chiari a pagare le spese di processo, mi sapete dire chi è che spreca i soldi dei cittadini?

Chiari - Nuovo Museo della Città
Per finire bene l’anno, avevo deciso di prenotare una visita guidata all’ormai famoso Nuovo Museo della Città. Fatica sprecata. Il fantastico museo rimane chiuso sino al 14 gennaio non si sa per quali impedimenti. Poco male. Anche se sarebbe stato utile utilizzare le feste natalizie per aprire finalmente il museo alla cittadinanza senza passare per fastidiose prenotazioni.  
Insomma, questa fantastica costruzione, costataci un occhio della testa, si rivela a tutti gli effetti per quella che è: un vero e proprio mausoleo. E non mi si venga a dire che si stanno realizzando delle mostre di tutto rispetto. Sì, la mostra su Repossi è bella, ma l’esposizione dei quadri è pessima. Riflessi di finestre e luci quanto mai fastidiose, illuminazione a dir poco indecente. Quando mai si è visto che i quadri si espongono accanto a delle “appliques”? Insomma per realizzare una mostra non basta appendere i quadri ai muri, come per fare un museo non bastano un po’ di ossa. Comunque, deposte le polemiche

giovedì 22 dicembre 2011

Curva Nord

Mentre il Parlamento sta votando una pesante e dolorosa manovra economica per salvare l’Italia dal fallimento, la Lega, responsabile assieme a Berlusconi di quel fallimento, si rende protagonista di indegne gazzarre dirette a recuperare oltre ai consensi anche la verginità perduta.
Fra i più attivi  e scalmanati “hooligans”, con tanto di fischietto e striscione al seguito, c’è il nostro sindaco, Senatore Sandro Mazzatorta.
Dopo i formidabili risultati conseguiti a Chiari,  adesso il nostro sindaco vuole diventare un vero protagonista delle scene parlamentari romane. Ma nè le sceneggiate, nè tanto meno i fischietti e gli striscioni, serviranno a far dimenticare il fallimento di una politica e lo scempio che si è fatto delle Istituzioni, a partire dal Parlamento

SINDACO SI VERGOGNI !

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giovedì 15 dicembre 2011

Tanti chiari auguri!


La Lega, dopo aver sbancato il Paese assieme all’amico Berlusconi, ha pensato bene di ritirarsi all’opposizione per rifarsi la verginità perduta. Da quei banchi continua a lanciare bordate nei confronti del Governo Monti, responsabile a suo dire di tutti i mali che affliggono gli italiani.
Vignetta Altan
Le buffonate piazzaiole però non riescono a nascondere la vergogna di un partito che fino a ieri ha retto il moccolo al premier più “sputtanato” dell’universo, a quello che andava a dire che la crisi non c’era e che tutto andava bene madama la marchesa, a quello che continua ad affermare che gli italiani sono un popolo di gaudenti, a colui che mentre l’Italia andava a picco farneticava di una diminuzione di tasse e di soldi da spendere a destra e a manca, a colui che pretende ancora priviligi per sè e i suoi pari e se così non è, che vada pure all’inferno il Governo e il Paese con lui.
Se l’Italia è un popolo di gaudenti, che dire di quel  24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni (dati 2010),  che è a rischio povertà o esclusione sociale? Se tutto andava bene, come mai nel biennio 2009-2010 il numero degli occupati è diminuito di 532 mila unità? Come mai nel decennio 2001-2010 l'Italia ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell'Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l'1,3% registrato dall'Ue? Come mai due milioni di cittadini, in gran parte anziani o adulti in gravi condizioni di salute, sono abbandonati a sé stessi? E come mai, tanto per parlare di Chiari, l’Assessore alle Politiche sociali, Annamaria Boifava, parla di “numeri che fanno paura... di famiglie clarensi  in netta difficoltà... e non sto parlando solo di immigrati... che quello che più  spaventa  è il numero di cittadini  che  chiedono una mano al Comune”?
Sì non solo “sta arrivando l´onda lunga della crisi”, ma ci troviamo di fronte a una situazione drammatica dal punto di vista della tenuta dei conti. Dichiarare “default” oggi, significa non pagare pensioni, non  pagare stipendi dei pubblici dipendenti, significa interrompere i servizi sanitari.

Bagarre della Lega in Senato

Questa gente che oggi  fa “bagarre” in parlamento, ha governato otto degli ultimi dieci anni. Sino a ieri danzava come un ubriaco sull’orlo del precipizio, incapace di assumere la benchè minima decisione per rimettere in sesto il Paese. Oggi fa le piazzate  e grida  basta tasse” e “giù le mani dalle pensioni” , come se per risolvere i problemi bastasse fare sceneggiate .
Ma se questa “manovra è una rapina”, cosa prevedeva quella di 55 miliardi (o 65) redatta da Tremonti e votata in Consiglio dei Ministri anche dalla Lega? Cosa conteneva la letterina per l’Europa scritta come un bravo scolaro da Berlusconi? Cos’erano quelle, simpatiche carezze?
Nella foto ricordo del Senato che tanto ha esaltato il popolo padano, abbiamo intravisto anche il Senatore Mazzatorta. Sventolava il cartello sulle pensioni. Ottima scelta. Pensate a quali sarcasmi si sarebbe esposto se solo avesse preso quello con su scritto “basta tasse”!  Infatti, dopo aver venduto quello che c’era da vendere delle proprietà comunali, compresi minuscoli fazzoletti di terra, ora il nostro Sindaco si appresta ad applicare anche l’addizionale comunale Irpef.  Avendo bisogno di “somme utili a smuovere il bilancio”, avendo l’urgenza di realizzare qualcosa prima che finisca il suo mandato, Mazzatorta pretende di infilare la mano nelle nostre tasche e sfilarci 1 milione di euro. I contribuenti della nostra città ringraziano e porgono deferenti tanti chiari auguri.






lunedì 5 dicembre 2011

Le lacrime della Fornero e il sangue dei lavoratori

Quelli votati ieri dal Governo sono provvedimenti “lacrime e sangue”. Ma a parte  qualche lacrima versata dalla neo ministra Elsa Fornero, il sangue lo verseranno solo i lavoratori in genere.
Dispiace dirlo, ma questa manovra non nasce sotto il segno dell’equità. Il rigore lo si è usato e con mano pesante nei confronti del  ceto medio, chiamato ancora una volta a concorrere in maniera determinante al raddrizzamento della baracca Italia. I ceti più abbienti, diciamolo, i ricchi, se la cavano con poco e non vi è traccia di provvedimenti che incidano seriamente sul fronte dell’evasione fiscale che pesa nel nostro paese per 120 miliardi di euro l’anno.
I provvedimenti principali sono quelli relativi alle pensioni, alla deindicizzazione delle pensioni sopra i mille euro, alla tassa sulla casa (Imu), all’addizionale regionale Irpef, all’aumento dell ‘Iva  a partire dal 2012. Quei provvedimenti passati come mini patrimoniale, fanno proprio il solletico. Il bollo dell’1,5 sui capitali scudati è una cosa veramente risibile, mentre il bollo sui conti titoli e altri prodotti finanziari (fondi, gestioni, assicurazioni) lo pagheranno in egual misura sia il pensionato che ha  in dossier 5 mila euro di Bot, sia il cliente milionario.
Capisco che ci troviamo in una situazione di bancarotta (a questo ci ha portati il Governo del Pdl e della Lega), ma il governo Monti, nato senza una maggioranza politica, sembra soggiacere ai ricatti di Berlusconi e le misure varate testimoniano di una timidezza nei confronti di chi detiene la vera ricchezza  che mal si concilia con la situazione drammatica del Paese.
I provvedimenti varati ieri, specie quelli sul versante previdenziale, creeranno una forte opposizione nel Paese. A leggere le prime pagine dei giornali sembrerebbe che a lamentarsi siano i giornali della destra più vicini a Berlusconi. Ma è tutta una  manfrina. Loro sanno benissimo che chi si troverà in seria difficoltà sarà la sinistra e in particolare il PD. E lo sarà ancora di più se per innato timore o presunto senso di responsabilità non sarà capace di dire come stanno effettivamente le cose.
Il disappunto deve essere forte e forte deve essere il messaggio indirizzato agli italiani. Questi provvedimenti si possono votare per senso di responsabilità nei confronti del Paese portato alla rovina dal governo di centrodestra, ma deve essere chiaro che passata questa fase e assunto il governo, ben altri saranno i provvedimenti da adottare, per quanto riguarda redistribuzione del reddito, evasione fiscale, moralizzazione della vita pubblica, trasparenza economica, riduzione dei costi della politica.
Accettare tutto senza proferir parola, significa riconsegnare il Paese a chi l’ha portato al fallimento.

mercoledì 30 novembre 2011

L'ultimo azzardo

Non c’è niente da fare, nella vicenda politica del nostro Sindaco le parole sono come boomerang: lanciate, tornano sempre indietro.
Vi ricordate quanto ebbe a dire in una famosa intervista al Giornale di Chiari a proposito del Polo della Cultura?  “Abbiamo offerto a Chiari il più importante e suggestivo contenitore culturale degli ultimi 50 anni”. Quanto suggestivo e importante fosse quel contenitore l’abbiamo visto tutti quanti.
E sulla stazione che avrebbe dovuto diventare un salotto dove prendere un aperitivo in attesa del treno? Il salotto non si è mai visto e il degrado ha raggiunto livelli tali che il terzo binario è diventato una latrina a cielo aperto e alla sala d’aspetto hanno divelto e portato via persino la porta d’ingresso.
Il Sindaco di Chiari
Sen. Sandro Mazzatorta
E vogliamo parlare dei lavoratori della NK?  A sentire il Sindaco i partiti dell’opposizione erano solo buoni a rompere i co....ni con il Polo Logistico, mentre era chiaro che esso avrebbe rappresentato un’opportunità di lavoro  per i lavoratori NK.  I lavoratori  sono ancora lì che aspettano.
Oggi è la volta dell’addizionale Irpef. In un infuocato comizio del maggio 2009 (vedi video) il nostro sindaco affermava che quella era un’imposta subdola che pesava pesantemente sui bilanci delle famiglie. “L’addizionale Irpef incide a Palazzolo per 180 euro a contribuente. Provate a pensare cosa vuol dire questo in una famiglia, in un momento di grave congiuntura economica”  e ancora  “se avessi applicato l’addizionale Irpef in 5 anni avrei portato a casa 5 milioni di euro. E vi avrei tolto i parcometri, vi avrei detto ‘ragazzi tutto gratis’ , intanto vi infilo la mano e vi sfilo 5 milioni di euro. Noi non siamo così, non facciamo queste politiche demagogiche”.
Evidentemente le opinioni del sindaco in materia sono radicalmente cambiate e oggi è pronto a infilare la mano per sfilarci 1 milione di euro l’anno, proprio nel momento in cui la crisi si fa più pesante e gli italiani sono chiamati a raddrizzare la baracca Italia “sbaraccata” dal duo meraviglia Berlusconi/Bossi.  
Insomma dopo aver venduto tutto quanto era vendibile del patrimonio comunale (ormai siamo ridotti a fare gli accattoni, vendendo piccoli fazzoletti di terra), ed esaurita “la pioggia di soldi” caduta da Stato, Regione e Provincia, la Giunta Mazzatorta prova a fare i conti col suo operato e si accorge che è fallimentare. Per risollevare la situazione occorrono soldi, tanti soldi. Allora si tenta l’ultimo azzardo, l’addizionale Irpef, nella speranza forse che la colpa ricada sull’inflessibile Monti o sull’Europa che richiede provvedimenti “lacrime e sangue” o sul sempre odiato euro.

venerdì 18 novembre 2011

Il vero miracolo italiano

Nel famoso discorso della “discesa in campo Berlusconi aveva fatto intravedere un sogno:
la copertina di Time
”Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un'Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno, più prospera e serena, più moderna ed efficiente, protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano.”
Certo è facile oggi comparare  le parole dette con le cose fatte. Di quei sogni di prosperità, di modernità, di efficienza, di giustizia, non è rimasto niente di niente e oggi ci troviamo un Paese ripiegato su se stesso e sull’orlo di un baratro finanziario, sociale e politico.
Eppurre, Berlusconi un miracolo è riuscito a farlo.
Nonostante il Paese sia in rovina, nonostante abbia utilizzato governo e parlamento solo per difendere i suoi interessi, nonostante la sua vita privata l’abbia reso uno zimbello planetario, rifuggito come la peste da tutte le cancellerie e gli uomini politici del mondo, Berlusconi riesce a mantenere quasi alterato il suo consenso. Ancora oggi un italiano su quattro crede in lui.
Com’è possibile che succeda un fatto del genere? Com’è possibile che si sia dovuto dimettere non per una rivolta popolare, non per una sfiducia del parlamento o del suo partito, ma semplicemente per il precipitare della situazione finanziaria? Com’è possibile che sia ancora in campo a dettare le sue condizioni a  Napolitano, a  Monti, a tutte le altre forze politiche?
Un altro uomo politico, al suo posto, sarebbe “già morto e sotterrato”, politicamente s’intende, da anni. Berlusconi invece no. Lui è sempre in pista, dimostrando così di essere riuscito a creare un articolato sistema di potere e di consenso che sarà molto difficile da abbattere.

mercoledì 2 novembre 2011

PD a corrente alternata


Ultimamente sembra che l’occupazione principale di molti rappresentanti del Partito Democratico sia quella di dividersi in correnti. Certo, la parola corrente non è mai usata, si preferisce parlare di componenti o centri di iniziative politiche e culturali, di fondazioni. Appare chiaro però che queste componenti, centri o fondazioni che siano, sono i modi attraverso cui il partito cerca di organizzarsi  in correnti. Lo capisce anche un bambino.
Qualcuno ne ha contate ben 17, numero che potrebbe far impallidire quello in cui era divisa la defunta Democrazia Cristiana.
Ora se tutto questo darsi da fare fosse indirizzato a rendere più forte e democratico il partito, forse non ci sarebbe molto da dire. Un grande partito è un monolito solo nei regimi autoritari e forse neanche in quelli. Diciamo che all’interno di un grande partito ci sono diverse sensibilità che è bene che si esprimano perchè costituiscono una ricchezza.
I problemi sorgono quando queste correnti nascono  dall’incapacità di avere un progetto unitario e condiviso. Perchè il problema di fondo che deve risolvere il PD è proprio questo: esiste un progetto unitario e condiviso a cui tutte le componenti fanno riferimento?
Sicuramente questo progetto non può essere l’antiberlusconismo, per il semplice motivo che venendo meno Berlusconi (prima o poi) verrebbe anche meno la necessità e l’interesse a stare insieme.
Sicuramente non può essere la gestione del potere, perchè questo sarebbe in contraddizione con l’esigenza per cui è nato il PD, cioè la necessità di avere un partito che rompa i vecchi schemi partitici del 20° secolo e affronti in modo completamente nuovo le sfide che si stanno aprendo. E queste sfide sono quelle che riguardano la terza rivoluzione industriale che è alle porte, riguardano un nuovo modo di comunicare, riguardano il rapporto fra partito e cittadini.
Rinchiudersi in ghetti all’interno dei quali sentirsi appagati e protetti, è il modo peggiore per affrontare queste sfide. Restare all’interno del proprio recinto, scrutando con fare torvo e minaccioso chi sta oltre la palizzata, aspettando il momento giusto per impallinarlo, non rappresenta ciò per cui milioni di persone hanno speso il loro tempo per costruire il PD, non solo attraverso le primarie, ma anche e soprattutto con un lavoro giornaliero e appassionato nei circoli e nei vari ambiti di partito.
Mi sembra che molto spesso si giudichino le persone non per quello che hanno da dire e possono fare, ma per come sono schierate in campo. E’ un modo miope di ragionare. La domanda da porre non è “dove ti collochi?” ma piuttosto “quali sono le tue idee, quali sono le tue proposte?”. Se si ragiona sui problemi, forse ci accorgeremo che non siamo poi così distanti. E in ogni caso, per le cose che ci dividono, si attua la sana regola della democrazia, dove la maggioranza fa valere la sua proposta e quella si porta avanti unitariamente, facendo salvo il diritto di critica all’interno del partito. 
Rompiamo gli steccati che sono ancora in piedi, abbandoniamo i nostri recinti e cerchiamo di guardare un po’ più lontano. Anche perchè il partito è esso stesso “parte” e non c’è certo bisogno di ulteriori frazionamenti. Le micro distinzioni per cui ogni giorno uno sente la necessità di creare un micro gruppo, non hanno ragione di essere.  Il Paese è andato allo sfascio per questa mania della distinzione ad ogni costo.
Oggi la tecnologia ci offre possibilità prima impensabili. Innanzitutto di comunicazione. E noi questa comunicazione la dobbiamo utilizzare non solo per affermare il nostro pensiero, ma anche per capire il pensiero degli altri.
Il PD può svolgere appieno la sua funzione se è capace di ascoltare. Ascoltare cosa hanno da dire i cittadini, per lo più giovani, che stanno sperimentando un nuovo modo di intendere la partecipazione.
Il fenomeno degli “indignados” è proprio questo. Una forma forse approssimativa, anarchica, poco organizzata di partecipare, ma capace di condizionare i governi in un momento difficile com’è quello che stiamo vivendo.
Attenzione però, perchè questi giovani sono indignati in particolare verso una politica sempre più autoreferenziale, una politica incapace di risolvere i veri nodi che sono alla base della crisi che sta vivendo oggi il mondo occidentale: eccessivo peso della finanza nel processo economico, forte disparità fra chi è ricco e chi è povero, riduzione della classe media sempre più spinta verso nuove forme di povertà, mancanza di lavoro e quindi di futuro per le giovani generazioni, e su scala più ampia, lo squilibrio inammissibile fra paesi ricchi e paesi poveri. Il vero scandalo dei nostri tempi è che ci sia un miliardo di persone che soffrono la fame mentre un terzo della popolazione mondiale spreca immani risorse.
Occorre non farsi  condizionare dagli schemi che hanno inchiodato la storia recente. E’ necessario considerare le buone proposte da qualunque parte esse arrivino. Abbiamo bisogno di buone pratiche e di buoni esempi. Ne ha bisogno questo Paese dilaniato e sfregiato dalla lunga stagione berlusconiana.  Il PD deve decidere se vuole essere protagonista del  prossimo cambiamento o accontentarsi di rimanere parte minoritaria e subalterna, destinata prima o poi a sparire.

domenica 30 ottobre 2011

Il circo e il clown

Silvio Berlusconi
Mentre buona parte d’Italia affondava nel fango e splendide perle della costa ligure venivano sfregiate da violente quanto improvvise “bombe d’acqua” che hanno stravolto forse irrimediabilmente il territorio e il paesaggio, il “Palazzo” della politica e il circo mediatico al seguito, si è affannato a correre dietro alla “lettera a Babbo Natale” redatta diligentemente dallo “scolaro” Berlusconi, e alle sue irresponsabili dichiarazioni sull’euro, fatte la mattina e immancabilmente smentite la sera.
Berlusconi è tornato da Bruxelles con l’aria del cavaliere vittorioso. La lettera redatta in tutta fretta dagli ambienti governativi italiani e firmata di proprio pugno da “Silvio”, conteneva una somma di buone intenzioni valide per il futuro, proprio come fanno i bambini discoli che  promettono a Babbo Natale di fare i buoni in cambio di luccicanti regali. Berlusconi però è sembrato certo di aver convinto i suoi partner europei. Si trattava solo di mettere in pratica quanto scritto: una semplice formalità.
da Economist
Che quelle promesse fossero scritte sull’acqua i maggiorenti europei lo sapevano benissimo. Erano promesse scritte da una persona che ha fatto della menzogna il suo abito mentale e nei confronti del quale il Times di Londra, qualche giorno prima, aveva avuto parole quanto mai lusinghiere: "L'Europa è nauseata da questo clownesco primo ministro la cui noncuranza, irresponsabilità e codardia politica ha tanto esacerbato la crisi attuale". Una lisciatina mica da ridere, no?
All’Europa in questo momento cosa interessava? Interessava risolvere il problema più spinoso che è quello della Grecia e dei suoi titoli tossici, di cui sono pieni i forzieri delle banche tedesche e francesi. Si trattava quindi di risolvere questa spinosa questione: salvare la Grecia per salvare le banche di questi due paesi.
L’operazione è andata in porto in due mosse: svalutazione del 50% del debito greco, ricapitalizzazione delle banche europee. La Grecia non è strangolata e i maggiori istituti di credito europei evitano il fallimento.

risolini
In tutto questo, l’Italia risultava un convitato non gradito. Se l’Europa doveva prendersi carico anche di questo paese, andava a finire che saltava quel fragile accordo sulla Grecia cercato affannosamente fra la Merkel e Sarkosy. Occorreva tamponare il caso Italia, metterlo in stand-by. Dare a Berlusconi i compiti da fare a casa e fargli credere che un tema sgrammaticato e inconcludente fosse un pezzo di alta letteratura. Il tutto per prendere tempo, per lasciar passare la buriana, per cercare di raffreddare la febbre dei mercati.
Berlusconi ha pensato bene che le sue capacità di persuasione avessero fatto il miracolo e soddisfatto per la pacca sulle spalle ricevuta dalla Merkel, è tornato a casa tutto gongolante, rilasciando interviste a destra e a manca e propinandoci le sue “sciocchezze” sulla moneta unica, naturalmente fraintese.
Ora, le cose non sono come ce le vuole presentare il cavaliere di Arcore e la sua corte di “liberi servi”. Non basta un po’ di buona volontà e il famoso stellone che ci ha sempre aiutato. E’ l’ora in cui occorre prendere provvedimenti decisivi per il futuro del nostro Paese. Ma può questo premier impresentabile e questo governo che si regge sul voto dei tanti Scilipoti presenti in parlamento varare riforme strutturali ancorchè inique? No, non può.
Non ci resta che vedere il liquefarsi di questa orribile stagione politica, sperando di non fare la fine di Borghetto Vara, Monterosso e Vernazza.

sabato 29 ottobre 2011

La fascia ritrovata

Oggi per Chiari sarà una giornata memorabile. Alle 17.30 verrà inaugurata al Museo della Città la mostra antologica sul pittore clarense Giovanni Repossi, mentre questa sera, alle 20.45 al Salone Marchetti, si terrà un concerto per coro e pianoforte, in celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia.
Manifesto della mostra
Repossi 1950-2011
La prima manifestazione, organizzata dal Comune, vedrà l’intervento del Sindaco, Sen. Sandro Mazzatorta e del Vice Sindaco e Assessore alla Politiche Culturali, Luca Seneci,  la seconda è stata invece organizzata sotto l’Alto Patronato della Presidenza del Consiglio Comunale di Chiari.
Oggi, statene certi,  ci sarà un frenetico frusciare di fasce tricolori.
Non so se avete fatto caso, ma dopo la vicenda del 17 marzo scorso, la fascia tricolore della Repubblica, sparita misteriosamente quel giorno, è riapparsa per incanto subito dopo. Anzi si è addirittura moltiplicata.

Premiazione atleti eccellenti

Le foto pubblicate senza risparmio da ChiariNewsletter, il canale informativo del Comune di Chiari, ci fanno vedere i nostri Amministratori continuamente con la fascia tricolore al collo. Non c’è manifestazione, anche la più insignificante, la più banale, la più irrilevante in cui i nostri non si facciano trovare belli e  pronti con tanto di fascia al collo e forbici in mano per tagliare nastri, nastrini e cordelle.
Il Vice Sindaco in particolare, forse per rifarsi della figuraccia rimediata il giorno della festa del 150°Anniversario dell’Unità d’Italia, in cui pur avendocela messa tutta non è riuscito a rimediare una fascia tricolore neppure di seconda mano, subito dopo si è fatto fotografare con la fascia al petto in tutte le pose e in tutti luoghi.


Inaugurazione mostra di Linari
Neppure il Presidente del Consiglio Comunale scherza. Egli però non ha niente di cui farsi perdonare. Il 17 marzo la fascia tricolore al collo ce l’aveva. Peccato che fosse da tutt’altra parte: allo scoprimento di una lapide per commemorare 5 fratelli clarensi morti 59 anni prima in tragiche circostanze. Ora, voi direte: perchè fare una commemorazione ai 59 anni, mentre sarebbe stato forse più ragionevole ai 60?  Vi accontentate di un “mah!”?
Cerimonia per il 70° compleanno
del prevosto Mons. Verzeletti
Comunque anche il nostro Presidente, visto il successo avuto dai festeggiamenti del 150°, ha pensato bene di offrire il proprio patrocinio a questa importante manifestazione. Speriamo che il Marchettiano questa sera sia pieno, come speriamo che domani accorra molta gente al Polo dell’Emergenza dove sempre il nostro Presidente, con tanto di fascia al collo e forbici in mano, taglierà il nastro per l’inaugurazione della nuova  Aviosuperficie.
Ragazzi, tagliare tutti questi nastri è una fatica bestia. Forse sarebbe bene per i nostri Amministratori pretendere  un aumento del proprio stipendio.

venerdì 28 ottobre 2011

Rotonde: tutta colpa del resistone?

Questo è quanto riportava ieri il Giornale di Brescia:

«Rondò al gruviera? È colpa del resistone»



Chiari - Rotonda Mazzini-Mellini
 CHIARI e le rotonde «al gruviera»? Secondo il consulente tecnico d'ufficio (Ctu) che ha eseguito la perizia sul rondò in porfido tra i viali Mellini e Mazzini la responsabilità del rapido deterioramento di questo ed altri manufatti non è del Comune. Canta vittoria il vicesindaco Luca Seneci: «Il ctu ha riconosciuto a noi, per quella rotonda, un danno di 120mila euro. Anche se il giudice non si è ancora espresso abbiamo buone possibilità di vincere la querelle (che vede l'ente pubblico scontrarsi con la ditta che ha realizzato l'opera)». La rotonda in porfido, ricordiamo, era piena di buche (come altre situate nel centro, le azioni legali promosse dal Comune sono infatti quattro); l'ente l'ha sistemata a sue spese mesi fa. Ed ora spera di riuscire a incamerare la somma. «La perizia - aggiunge il vicesindaco - ha confermato quanto dicevamo noi. A generare il problema è stata la resina, il resistone, che cedendo ha fatto muovere i cubetti».



Chiari - Lavori di rifacimento
 rotonda Mazzini-Mellini
Siamo contenti che il Vice Sindaco Seneci canti vittoria. Però il CTU ha semplicemente detto che la causa delle buche della rotonda sta nella particolare resina usata, punto. Per vedere chi ha torto o ragione occorre fare riferimento al capitolato. Cosa diceva il capitolato? Se diceva che bisognava usare le malte cementizie e invece la ditta ha usato la resina, allora il Comune ha ragione e la ditta deve rifondere i danni. Ma se invece il capitolato parlava di resina, allora non vedo come il Comune possa pretendere un risarcimento. D’altra parte, come più volte riportato su questo blog, il Dirigente del Settore Territorio del Comune Arch. Maifreni, a proposito della resina in questione, si era espresso in termini quanto mai lusinghieri:
Una resina particolarmente tenace, unica novità rispetto alla tecnica tradizionale, stabilizza i giunti tra concio e concio e permette una facile pulizia con mezzi meccanici altrimenti non utilizzabili.


Chiari - Lavori di rifacimento
rotonda Mazzini-Mellini

La resina utilizzata, inoltre, si è rivelata determinante nei tempi di realizzazione delle rotonde: 24 ore dalla posa e sono subito praticabili... Ma l'aspetto meglio riuscito è il disegno progettuale della pavimentazione lapidea, vero valore aggiunto dei lavori. La progettazione nella realizzazione di un'opera pubblica è la fase più importante, il momento in cui vengono messe in campo le idee per definire il risultato migliore. E, nel caso delle sistemazioni dei viali, ogni centimetro dell'area oggetto di intervento è stato minuziosamente studiato e disegnato, senza che nulla fosse lasciato al caso. Numerosi e competenti i tecnici e i professionisti coinvolti, dal progettista, al direttore lavori, al capo cantiere, all'impresa, al responsabile della sicurezza, al responsabile del procedimento, al collaudatore. Uno staff diverso per ogni opera pubblica, per coniugare un unico nuovo alfabeto del tessuto urbano di Chiari" (Chiari News luglio/agosto 2006).

Rotonda Mazzini-Mellini

Come si vede quindi l’Arch. Maifreni era perfettamente al corrente delle caratteristiche  di questa resina definita “particolarmente tenace” (alla faccia!) e “determinante nei tempi di realizzazione delle rotonde”. Dal che si deduce che la resina è stata usata con cognizione di causa perchè ritenuta “particolarmente tenace” e per abbreviare enormemente i tempi di posa dei cubi di porfido “24 ore dalla posa e sono subito praticabili, eliminando così i venti giorni di solito necessari per l'assestamento delle sabbie cementizie normalmente utilizzate. Considerato che ogni rotonda è stata realizzata in almeno tre parti distinte sono stati risparmiati ben 60  giorni per ogni rotatoria sulla tabella di marcia”. Parole dette non dai responsabili della ditta realizzatrice, ma dall’Arch. Aldo Maifreni.
Se oggi il Ctu afferma che la colpa del dissesto delle rotonde è da attribuire al “resistone”, non può il Dirigente del Settore Territorio del Comune e con lui gli Assessori responsabili e il Sindaco, affermare che la responsabilità è di altri, perchè questo è in contraddizione con l’evidenza dei fatti.


Chiari - Rotonda Viali Mazzini-Mellini

Affermare inoltre che “ogni centimetro dell'area oggetto di intervento è stato minuziosamente studiato e disegnato, senza che nulla fosse lasciato al caso” conferma, senza ombra di smentita che il progetto e la realizzazione delle rotonde sono stati seguiti passo passo dai tecnici del Comune che hanno lavorato di concerto con “progettista, direttore lavori, capo cantiere, impresa,  collaudatore.
Che sulla vicenda i nostri Amministratori abbiano la coda di paglia lunga un chilometro,  è dato anche dal maldestro tentativo fatto in passato di addossare ad altri la responsabilità dell’uso di questo famoso “resistone”. Infatti nel mezzo della polemica, quando le buche rompevano le sospensioni delle macchine, qualcuno in Comune ebbe a dire che la resina era già stata usata dalla precedente Amministrazione, per esempio in via Rapicio. Ora si dà il caso che la mole di traffico in via Racipio non è minimamente paragonabile a quella di viale Mazzini e Mellini, tant’è che i problemi sono sorti dove più intenso è il traffico automobilistico.
Naturalmente c’è da sperare che il Comune possa vincere le cause promosse e recuperare così le vagonate di soldi spesi per rimettere a posto le rotonde “ammalorate”, ma cantar vittoria prima di vincere, può esporre il cantante ad amare delusioni.

domenica 23 ottobre 2011

Regressione



Video tratto dalla trasmissione "Presa diretta" di Riccardo Jacona.
Intervista di Alessandro Sortino a Enio Moretti responsabile dell'Ufficio di Staff del Sindaco Sandro Mazzatorta, in merito all'attività di dossieraggio all'interno del partito della Lega

Clicca qui per avviare il video

giovedì 20 ottobre 2011

PD: un partito afono

Negli ultimi giorni sono avvenuti dei fatti gravissimi:

1) la pubblicazione della telefonata fra Berlusconi e Lavitola in cui il premier sproloquia di rivoluzioni vere, di portare in piazza milioni di persone per far fuori il Palazzo di Giustizia di Milano, di assediare il quotidiano la Repubblica;
Black bloc a Roma
2) il Sacco di Roma ad opera di bande di teppistelli, lasciate colpevolmente libere di fare quello che cavolo hanno voluto, per incapacità o peggio, del Ministro dell’Interno, definito da un esponente di primo piano del Pdl  un incapace che ha sottovalutato il problema.
3) la proposta di leggi speciali avanzata a viva voce da Di Pietro con il plauso del Ministro dell’Interno Maroni;
4) la proposta di Maroni di un nuovo Pacchetto Sicurezza e l’introduzione una sorta di fideiussione obbligatoria per chi vuole manifestare;
5) il divieto imposto dal Sindaco di Roma Alemanno  di effettuare cortei per le vie di Roma per un mese;
6) la protesta dei sindacati di Polizia davanti ai Palazzi della politica per denunciare la carenza di risorse che impediscono persino alle volanti di uscire per mancanza di benzina;
7) la dichiarazione di Berlusconi che “non ci sono soldi”, per cui il Decreto Sviluppo si farà con i fichi secchi o raccontando qualche barzelletta;
8) la mancata nomina, sino ad oggi,  del Governatore della Banca d’Italia.

Il Segretario del PD
Pierluigi Bersani
Tutti fatti di una gravità inaudita che avrebbero determinato, in altri momenti, una reazione severa del maggior partito di opposizione.
Assistiamo invece a prese di posizione tiepide e incerte che lasciano ampio spazio ad agitatori e capipopolo di entrambi gli schieramenti.
Ma quand’è che il PD guarirà da questa afonia congenita?
Continuare con questo atteggiamento indeciso, timoroso, esitante deprime in modo quasi irreparabile quel patrimonio di partecipazione popolare che più di una volta questo partito ha saputo esprimere.
E’ venuta l’ora di svegliarsi, prima che sia troppo tardi!

mercoledì 19 ottobre 2011

Mazzatorta, un uomo tutto d'un pezzo


- Il Sindaco di Chiari bacchetta la Corte Costituzionale accusandola di emettere "sentenze al limite dell'eversione"- 

Poichè in Senato si fa poco o niente e al Comune di Chiari si gioca ad acchiappar le mosche, al nostro Senatore-Sindaco rimane molto tempo da dedicare alla sua antica passione, quella degli studi giuridici.
Egli ormai è diventato un punto di riferimento all’interno del suo partito in un settore molto sensibile qual’è quello dei rapporti fra legge e cittadini extracomunitari.
manifesto della Lega
Diciamolo chiaramente. A lui gli stranieri, specie quelli di origine araba, stanno antipatici, per cui ogni ragione è buona per metterli in riga. Le sue sottili teorie e le sue ordinanze  stanno facendo scuola nella vasta terra padana e da molti viene considerato come il capofila di un movimento il cui unico scopo è quello di mandare “föra di ball” questa “orda di barbari”.
Il punto fisso del suo ragionamento è quello della cittadinanza italiana. Sei cittadino italiano? Allora puoi fare tutto ciò che ti garba. Non sei cittadino italiano? Allora sono cavoli.
Questo principio l’ha fatto valere a Chiari in occasione dell’assegnazione delle case popolari, in occasione del bando sui  “premi  all’eccellenza scolastica”, in occasione della scelta dei rilevatori del Censimento Istat.
Nei primi due casi la sua battaglia non ha avuto molta fortuna. Una giustizia amministrata come  si sa dalle famigerate “toghe rosse”, in un giudizio di merito intentato da associazioni che lottano per la difesa  dei diritti umani, gli ha dato torto  in primo grado e in appello.
Il terzo caso è ancora aperto. Un primo pronunciamento della magistratura, senza entrare nel merito della questione, ha rigettato la denuncia presentata dalla Cgil per “carenza di legittimazione”. Adesso sembra che la stessa denuncia venga presentata dalla Fondazione Guido Piccini che ha legittimazione a ricorrere in giudizio per casi del genere. Vedremo come andrà a finire.
Non contento dei successi mietuti a piene mani nelle aule di tribunale, il nostro Senatore-Sindaco, che è un uomo tutto d'un pezzo,  ha ritenuto che si dovesse fare molto di più. E allora eccolo alle prese con un movimento di protesta sovracomunale per impedire la costruzione di una moschea  a Cologne, un paese vicino alla sua Chiari. Come non bastassero, i proclami, le proteste e le spedizioni sotto il monte Orfano, il Senatore ha deciso di presentare sull’argomento un’interrogazione parlamentare diretta al Ministro dell’Interno.


Il Senatore Sandro Mazzatorta
Ma si sa, il  Senatore Mazzatorta è un insoddisfatto di natura. Il suo cruccio è come fare a mettere ordine una buona volta per tutte in una materia dove vige la massima confusione. La soluzione potrebbe essere un disegno di legge. Ecco allora il DDL n. 2738 recante “Disposizioni concernenti gli edifici destinati all'esercizio del culto da parte delle confessioni religiose acattoliche di minoranza”. La presentazione dell’articolato è un trattato degno delle migliori tradizioni giuridiche di questo Paese, specie nella parte in cui si afferma: “Se le norme costituzionali... attribuiscono particolare rilevanza al culto è però precipuo compito del legislatore ordinario determinare la misura della libertà religiosa” e poi “...ai sensi della nostra Carta costituzionale, il nostro è uno Stato democratico sostanzialmente e formalmente cattolico. E noi che credevamo che il nostro fosse uno Stato laico sia nella forma che nella sostanza, dove  “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto...”. Ma tant’è. Il nostro Senatore è fermamente convinto che “la realizzazione in concreto del diritto di libertà religiosa  va indubbiamente assicurata”, ma per quanto concerne le religioni acattoliche sono posti tali e tanti paletti, divieti, obblighi, disposizioni, vincoli, doveri, imposizioni, che professare la propria fede non solo diventa un vero e proprio inferno, ma in concreto una cosa impraticabile.
Non solo. Mentre all’inizio si parla di religioni acattoliche, intendendo quelle religioni che non sono la religione cattolica, apostolica, romana, nel prosieguo si parla solo ed esclusivamente della religione islamica, svelando così l’esigenza per cui viene proposto il disegno di legge.
L’ultima trovata del nostro Senatore però riguarda i matrimoni misti, dove uno dei contraenti risulta clandestino. La Corte Costituzionale ha cassato la norma contenuta nel decreto sicurezza (Legge n. 94 del 15 luglio 2009) secondo la quale uno straniero sprovvisto del permesso di soggiorno e quindi irregolare secondo l’attuale legge,  non avrebbe potuto sposarsi nel nostro paese. Secondo la Consulta, la norma lede il diritto inviolabile dell’individuo a farsi una famiglia, sancito dall’art. 29 della Costituzione. L’effetto della norma bocciata  è stato infatti considerato sproporzionato rispetto all’obiettivo di contrastare l’immigrazione clandestina attraverso il disciplinamento di quelli che vengono definiti matrimoni di comodo.
Non fosse mai stata scritta! Per tutta risposta il Senatore-Sindaco dichiara perentorio che trattasi di  "una sentenza sbagliata e al limite dell'eversione" e per ribadire che non sta scherzando pubblica un’ordinanza che in dispregio di quanto stabilito dalla Corte  “ordina e dispone che nell’ambito della documentazione necessaria ai fini della pubblicazione di matrimonio deve essere presentata dallo straniero il permesso di soggiorno o la carta di soggiorno in corso di validità”, altrimenti nisba!
Ora ve lo immaginate in un’altra nazione un sindaco di paese, quantunque senatore, che si permette di affermare una cosa del genere relativamente a un Organo Costituzionale, ribadendo il suo punto di vista in un atto ufficiale? Se non chiamano la neurodeliri e gli chiedono subito di dimettersi, lo prendono sicuramente per un presuntuoso. Ebbene nell’Italia berlusconiana, dove si possono dire le cose più nefande senza avere il minimo senso della vergogna può anche capitare che il Sindaco di Chiari si permetta di dire che la Corte Costituzionale emette sentenze al limite dell’eversione e la cosa viene considerata come del tutto normale.
Forse prima o poi questa notte passerà, ma certamente per parecchio tempo ci toccherà andare in giro col lanternino a raccogliere  i cocci.



sabato 15 ottobre 2011

Il giornalismo che ci piace

Oggi ho seguito  i “fatti” di Roma attraverso la cronaca che ne ha fatto Rai News 24.
Ore e ore di trasmissione su un fatto importantissimo sia per il numero dei partecipanti, sia per il tragico evolversi degli avvenimenti.
Una bella pagina di giornalismo fatto in presa diretta lì dove avvenivano i fatti.
Chiunque ha avuto la possibilità di seguire la cronaca, si è potuto rendere perfettamente conto di come siano andate le cose. Quanti erano quelli che erano lì a manifestare pacificamente le loro ragioni e a esprimere civilmente la loro protesta e quanti (pochi) erano invece lì a spaccare e distruggere.
I giornalisti, scesi in piazza con il loro microfono e la loro telecamera hanno raccontato i fatti con patos e lucidità, non sottacendo niente di quanto da loro documentato.
Ebbene questo modo di fare giornalismo non è assolutamente piaciuto ad Alessio Butti, capogruppo Pdl nella Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai. "La diretta di Rainews - denuncia Butti - è inaccettabile e offende la storia della Rai. Mentre scorrono le immagini di devastazioni, di scontri e di guerriglia urbana si fa di tutto per minimizzare". Ora chi ha visto la trasmissione sa benissimo che questa affermazione è falsa e ingiusta.
Evidentemente all’on. Butti piace il giornalismo che scodinzola dietro ai poco onorevoli signori che occupano i palazzi della politica, ma ha in odio quel giornalismo di cronaca che racconta  fatti e storie di persone normali.

martedì 11 ottobre 2011

Chiari-Morrumbene

Con riferimento all’incontro di giovedì 6 ottobre scorso con don Piero Marchetti presso il CG 2000, ricevo e volentieri pubblico questo contributo del Prof. Mario Angeli:


“Due intensi occhi di un bimbo nero guardano da sopra un alto muro; noi di là vediamo un cielo azzurro e le cime di alberi maestosi, lui di qua non so che cosa vede; di là c’è il suo mondo, di qua il nostro.
Questa è stata la slide conclusiva di una intensa rassegna di immagini, con le quali don Piero  giovedì 6 ottobre ha mostrato che cosa c’è al di là di quel muro, che il suo impegno missionario e sociale si sforza di capire, valorizzare, orientare, sollevare dalla povertà e dall’ignoranza; il pubblico presente era folto, accorso anche da fuori Chiari, a testimoniargli non solo generica simpatia, ma soprattutto apprezzamento e sostegno per la sua opera in Mozambico.
E così scendendo dal cielo luminoso e dalle cime degli alberi, don Piero ha condotto gli ascoltatori al di là del muro sul piano della concretezza, che significa bambini abbandonati, vecchie cacciate di casa a morire di stenti perché sospettate di malocchio, giovani e ragazze che non possono recarsi a scuola perché impossibilitati a sostenere le spese di trasporto o le tasse di frequenza, aule scolastiche senza alcun arredo e con gli studenti seduti per terra perché non ci sono i banchi, pozzi d’acqua lontani chilometri dai villaggi, malattie per noi banali ma laggiù mortali; però anche la gioia di vivere, la condivisione ospitale, la fiduciosa riconoscenza, la frugalità appagata.
Don Piero è riuscito a creare qui una rete di solidarietà e di sostegno, sia affettivo che finanziario, che gli consente di affrontare laggiù con efficacia sia il suo primario ministero di prete sia i vari progetti sociali che ha avviato; sono una prova concreta di tale sostegno anche i frequenti soggiorni a Morrumbene di volontari, che trascorrono con lui periodi più o meno lunghi, condividendo fatiche e speranze: si sa che è in partenza per tre mesi una ragazza e poi sarà la volta di un giovane per sei mesi.
Uscendo dall’incontro con don Piero non riuscivo a togliermi dalla mente gli occhi del bimbo nero da sopra quel muro e mi domandavo se riuscisse a scorgere che cosa c’è al di qua o se don Piero gli abbia detto qualcosa del grado di decomposizione che sta attraversando il nostro mondo evoluto e mi è venuta spontanea una raccomandazione da fare a don Piero: - Di’ a quel bambino di scendere dal muro, perché al di qua c’è poco di bello da vedere.

Mario Angeli”

venerdì 7 ottobre 2011

Varcare il muro

Varcare il muro. Almeno una volta nella vita forse occorrerebbe farlo. Il muro del nostro mondo, delle nostre certezze, delle nostre convinzioni. Non tutti ne sono capaci, non tutti possono farlo. Al di là del muro, le nostre certezze possono vacillare, le nostre convinzioni possono essere fragili, perchè al di là del muro c’è un mondo difficile da capire e da vivere.
Varcano il muro quelli che Mario Angeli definisce visionari. Visionari non vuol dire pazzi, vuol dire capaci di avere una visione del mondo, capaci nello stesso tempo di mettersi in discussione e di avere la forza di credere all’incontro con altri esseri, per capirli e capirti.
Don Piero Marchetti, lui, quel muro l’ha varcato. Con indosso la sua fede (che parola difficile da usare per un laico!) e la sua disponibilità. La disponibilità a mettersi al servizio degli ultimi, secondo il più radicale dei precetti evangelici. Qui come  in Monzambico.
Nell’incontro che si è tenuto ieri sera al Centro Giovanile 2000, è stato proiettato un filmato dove veniva raccontata per immagini la vita e le attività della parrocchia di Morrumbene.
Abbiamo visto bambini sorridenti all’interno della loro scuola, donne anziane nelle loro capanne e giovani nei laboratori di falegnameria e sartoria. Abbiamo visto la Chiesa e le case, gli orti e gli animali, il laghetto e la campagna coltivata. In definitiva un’oasi di pace all’interno di un paese difficile.
Forse il quadretto era troppo idilliaco per essere completo. Forse quelle immagini, certo belle e suggestive, non davano testimonianza della fatica che don Piero e i suoi collaboratori devono sopportare per togliere 240 bambini dalla strada e portarli all’interno di un percorso educativo definito. O delle difficoltà che essi devono affrontare per salvare da una fine atroce le nonne rimaste sole o per realizzare dei pozzi per l’acqua o organizzare i laboratori.
Non tutto scende dal cielo e quello che non scende bisogna cercarlo, con la forza di volontà, col duro lavoro, con il coinvolgimento di tanti volontari. Perchè Morrumbene è sì una parrocchia, ma i suoi parrocchiani molto spesso sono privi anche del necessario per vivere.
E allora don Piero ritorna a varcare il muro e viene a parlare a noi dei suoi bambini e delle sue nonne. Non perchè possiamo sentirci edificati da tanta bontà, ma perchè egli vuole farci partecipi di quel mondo, che non è un mondo alieno, ma il nostro mondo. Se riusciamo a capire il messaggio e non ci limitiamo a un atteggiamento pietoso, forse in quel muro si può aprire un varco, ossia una possibilità di dialogo e di aiuto reciproco.