lunedì 22 gennaio 2024

IL CANDIDATO INESISTENTE

Il termine “candidato” deriva dal latino candidatus, vale a dire "colui che indossa una toga candida”. Ai tempi della Roma antica, infatti, coloro i quali si presentavano alle elezioni dovevano indossare una toga bianca per distinguersi.

A Chiari siamo andati oltre. Il candidato della destra deve aver indossato una veste che rende invisibili. Infatti, a poco più di quattro mesi dalle elezioni, ancora non è possibile sapere chi sarà il vero candidato del destra-centro.




La Lega, rompendo gli indugi  “ha messo sul tavolo delle contrattazioni” la candidatura di Roberto Campodonico, in virtù della lunga militanza nel partito e dei ruoli da sempre assunti “a tutela e difesa dei cittadini di Chiari”. Campodonico ha dato il suo consenso, ma sembra di capire che questa sia una proposta di bandiera, in attesa di conoscere cosa farà il partito di maggioranza relativa, ossia Fratelli d’Italia.

Come si ricorderà, già dall’autunno scorso, il partito della Meloni aveva espresso “l’ambizione di avanzare” un candidato in “grado di generare entusiasmo tra gli elettori clarensi”. Candidato definito “serio, coerente, determinato, disinteressato, aperto al dialogo…” ecc. ecc. D’altra parte uno dei cardini della politica della coalizione  è stata sempre quella che a esprimere il candidato debba essere il partito di maggioranza relativa. Ora, a distanza di mesi, non è ancora possibile conoscere il nome di questo candidato e ancora di più non si capisce se la compagine di centrodestra si presenterà unita alle prossime elezioni. Certo, tutti affermano che si correrà uniti, ma la candidatura di Campodonico sembra tradire una difficoltà di interlocuzione, per cui la Lega, per non sapere né leggere e né scrivere, ha gettato il classico sasso nello stagno per smuovere le acque che sembrano appunto stagnanti.

Gennaio sta finendo e se non si fa in fretta a uscire da questo “impasse”, si dovrà ricorrere a San Faustino perché faccia un miracolo. 

Miracolo o non miracolo, i cittadini  hanno tutto il diritto di conoscere il nome di chi tra pochi mesi potrebbe guidare la compagine amministrativa di Chiari, conoscere la sua visione di città, le sue ambizioni, il suo programma. Continuare con questa melina non è né serio né corretto.

lunedì 15 gennaio 2024

SONO PRONTI A TORNARE

Vi racconto una bella favola. Si intitola:


IL SINDACO DEL FARE E LA DITTA CHE VENNE DA FUORI


La nostra storia comincia in una calda giornata d’agosto quando i cittadini vengono svegliati da un frastuono tremendo. E pim e pum e pam. 

“Cos’è, cosa sta avvenendo” fanno in tanti. 

“Venite, accorrete buttano giù il nostro Cinema!”. 

“Come sarebbe a dire?” 

“Certo stanno abbattendo il Cinema”. 

“Come, il nostro Cinema, quello dove abbiamo riso e pianto, quello dove ci siamo innamorati, dove abbiamo sognato altre vite, altri noi…perché?”.

“Lo vuole il Sindaco, dice che è vecchio”.

“Ma come, se ha solo 55 anni. In Italia una costruzione di 50 anni è come nuova”.

“Niente paura!” fa il sindaco “Niente paura! Vedrete che faremo una costruzione più grande e più superba che pria”.

Detto fatto il Sindaco “del fare” organizza un concorso. Un grande concorso  a cui partecipano fior di architetti, i migliori del paese. 

Dopo aver letto ed esaminato tutto, viene proclamato il vincitore. 

“Bravo, bravo!” fa il Sindaco.

“Bravo, bravo!” ripete la Giunta.




Tutti sono felici e un grande disegno del nuovo cinema viene messo in mezzo alla piazza perché tutti ammirino la meraviglia.

Passano i mesi, passano gli anni, ma del cinema neanche l’ombra.

La gente incomincia a mormorare.

“Calmi, calmi!” fa il Sindaco “Quel progetto era troppo modesto per le nostre ambizioni. Non siamo forse una grande città? Ci meritiamo altro”.

“Bene, giusto” fanno in molti.

“Ho in mente un progetto che vi sbalordirà. Non solo cinema, ma anche ristoranti, bar, negozi e tante altre cose ancora. E quello che più conta, è che non spenderemo neppure un ghello. S’incaricherà di fare tutto una ditta di fuori che è specializzata in queste cose. Vedrete, rimarrete a bocca aperta”.

Tutti approvarono e tornarono a casa contenti. 

Tutti? Non tutti. 

Alcuni incominciarono a guardare le carte e a ragionare, cercando di capire come facesse la ditta che veniva da fuori a metterci i soldi per far guadagnare i cittadini della città. Letta ed esaminata ogni cosa, andarono fra la gente a dire: “Qui ci vogliono prendere per il naso. Ci vogliono far credere che una ditta che viene da fuori mette i soldi per la nostra bella faccia”.

“Così ha detto il Sindaco. Che è una ditta specializzata in queste cose”.

“Ah sì, e chi è che paga quel milione di euro?”.

“Quale milione” fa uno.

“Quel milione di euro che dobbiamo versare entro un anno a questi signori?”.

“Eh, ma questo non era stato detto!”.

“E i proventi dei parcheggi? Sapete chi incasserà i proventi dei parcheggi? Li incasserà la simpatica ditta che viene da fuori”.

“Ma è inaudito” fanno in molti.

“E sapete per quanti anni li incasserà? Per 30 anni li incasserà”.

“Eh!” fanno tutti “Ma è un imbroglio”.

“Sì, avete ragione, è proprio un imbroglio. Ma noi non siamo gonzi che ci facciamo infinocchiare. Bisogna fermarli, prima che ci mangino la città”.

“Sì” fanno tutti in coro “bisogna fermarli”.  

E così i cittadini si misero insieme per fermare il Sindaco “del fare” e la ditta che venne da fuori. 


Morale:

Il Sindaco del “fare disastri” e i suoi uomini sono stati fermati per 10 anni e tante cose buone sono state fatte per la città. 

Ora però sono pronti a tornare. Per fare che? Ma per fare ancora disastri. 

È la loro specialità, il loro marchio di fabbrica.