giovedì 13 dicembre 2012

Un'occasione persa?


In merito alla discussione che si sta svolgendo nella nostra Città sulla questione Golf-Fondazione, ricevo e pubblico volentieri il seguente contributo di Mario Belotti:

Il terreno dove sorgerà il campo di golf della Morcelliana


"Ultimamente si sta facendo un gran parlare del caso Golf/Fondazione e anche io vorrei rendere esplicita una mia riflessione, già condivisa con qualche amico.
Il mio ragionamento sarà molto semplice e toccherà 3 punti: 

- lo sport, i giovani e la scuola.

Per quanto riguarda lo sport, la riflessione parte da una domanda: perché mettere a disposizione i terreni della Fondazione proprio per un campo di golf e non, per esempio, per un poligono di tiro o per un circuito di motocross? Ci sono parecchi giovani  che potrebbero cimentarsi con successo in queste discipline.
Ci potrebbero essere altri sport da citare, ma mi limito a questi due per far capire perchè si è scelto proprio il golf. La risposta  è molto semplice: perché è  l’unica  struttura sportiva che porta con sé la possibilità di edificare delle abitazioni (normalmente in terreni non edificabili).
Logo Golf Fondazione Istituto Morcelliano

Per quanto riguarda i giovani, la cosa si fa più complessa ed ha anche a che fare con il titolo che ho voluto dare a questa mia riflessione. Sì,  penso proprio che si sia persa un’occasione.
E’ possibile che una fondazione che ha al centro delle proprie finalità  i giovani, con i loro problemi e i loro bisogni,  non abbia nemmeno preso in considerazione il fatto di poter mettere a loro disposizione questi terreni?  Magari ricercando nell’agricoltura la possibilità di creare lavoro.  Per esempio con un’agricoltura biologica o sperimentale oppure con la ricerca e l’innovazione di strumenti per l’agricoltura da testare sul campo, magari con l’aiuto di consorzi provinciali o regionali che esistono. Oppure mettendo a loro disposizione anche la quota di cascine e capannoni che insistono su quell’area,  senza bisogno di costruire qualcosa di nuovo. Oppure ancora creando una cooperativa di giovani che lavorano, producono un proprio reddito e danno “qualcosa” alla Fondazione, che a sua volta potrebbe mettere quanto avuto a disposizione di progetti, quali per esempio, borse di studio per giovani che studiano Agraria o qualcosa di simile. In una cooperativa, poi, si potrebbero far interagire anche quei giovani portatori di handicap che sono parte integrante delle finalità della Fondazione.
Io penso che una fondazione come la Morcelliana dovrebbe mettere in atto tutte le strategie possibili per dare risposta al proprio statuto, non soltanto nella raccolta di fondi da mettere a disposizione di … ma anche rendendo protagoniste le persone, in questo caso i giovani, che sono i soggetti principali del suo statuto.
Io non voglio credere che la Fondazione non sarebbe stata in grado di creare un equipe per elaborare un progetto di questo tipo. Visto che ha avuto la capacità di trovare 20 tecnici/consulenti per quanto riguarda  golf/abitazioni/scuola  (professionisti che sono comunque pagati), avrebbe potuto tranquillamente trovare persone con cui elaborare un “progetto” per e con i giovani.

L’ultima riflessione la vorrei fare sulla scuola, che sembra essere la motivazione principale di tutta questa discussione in merito al golf. La Fondazione dice che metterà a disposizione della Città di Chiari una scuola e tutto ciò che va a corredo, dando così una risposta ad una richiesta che c’è effettivamente sul territorio. A mio parere, però, non spetta ad una fondazione dare questa risposta (si possono eventualmente trovare delle forme di collaborazione e sostegno) ma spetta sicuramente all’AMMINISTRAZIONE COMUNALE.
Non è la prima volta che lo dico: se l’Amministrazione Comunale invece di progettare e pensare alla caserma dei carabinieri (costo più di 4,5milioni di euro) oppure alla sistemazione del viale Mazzini, oppure, come si è detto tante volte, alle spese più che abbondanti per rotonde e museo della città, investisse questi soldi nel proprio futuro andando a sistemare le scuole “lì dove sono”, salvaguardando un proprio patrimonio e allo stesso tempo mettendo a disposizione dei giovani delle scuole dignitose, a mio avviso farebbe la cosa migliore, senza bisogno di delegare sempre ad altri quelle che sono le proprie responsabilità e competenze.
Chiari - Scuola Martiri-Pedersoli

Apro una parentesi sulla ristrutturazione delle scuole.  Esse vanno lasciate proprio nel punto dove ora si trovano perché ritengo che quello sia il posto più bello in assoluto dove mandare a scuola i nostri figli: sono vicine alla città, sono vicine alla biblioteca, alla pinacoteca, ai monumenti storici…. Se qualcuno ha la possibilità di salire al primo piano della scuola Martiri-Pedersoli e guardare fuori dalla finestra in direzione del centro potrà vedere quanto è bella Chiari vista da quella prospettiva. Difficilmente poi si potrà pensare di collocare le  scuole in un altro luogo.

Vorrei, infine, ricordare che questa mia riflessione è personale anche se condivisa da parecchie persone e gli esempi che ho citato sono solo degli esempi ma possono diventare realtà. E’ possibile mettere in campo ulteriori idee e progetti, solo se si è disponibili a  un serio CONFRONTO da parte di tutti.
Auspicherei che la Fondazione si mettesse per un attimo in stand-by e provasse a confrontarsi seriamente anche con chi non la pensa allo stesso modo ma che ha comunque a cuore il futuro di questa nostra città, e soprattutto dei suoi giovani e delle future generazioni.

Mario Belotti "

venerdì 30 novembre 2012

Il salotto del Sindaco

Quelle che pubblico stamattina sono foto che farei volentieri a meno di pubblicare. Ma la realtà non sempre è piacevole e non sempre è quella che ci viene descritta dai politici che ci governano e da certi organi di informazione interessati.
Come ho affermato più volte la stazione di Chiari è il paradigma della politica dell'Amministrazione Mazzatorta e in particolare del suo sindaco. Politica fatta di parole altisonanti, facile propaganda  e  auto promozione.  I fatti però, con la loro cruda verità, riescono spesso a squarciare questo velo di ipocrisia.
La stazione, diventata un "salotto" secondo le ormai famose parole del nostro sindaco, si rivela invece per quello che è: luogo di degrado, regno della sporcizia e dell'abbandono. 
La montagna di soldi spesi da questa Amministrazione per fare della stazione una decorosa  porta di ingresso alla città, sono stati buttati al vento.
Ecco come si presentavano i bagni ieri mattina alle 9,45. Un vera vergogna per la nostra città:







martedì 27 novembre 2012

Analisi primarie


Ora che il primo turno delle Primarie si è concluso e le bocce sono quasi ferme, cerchiamo di analizzare lo scenario che si è determinato.
Il primo dato che salta all’occhio è la grande partecipazione popolare. Tre milioni e cento mila persone che vanno a votare, pagando anche di tasca propria, è un fatto democratico di grande rilievo, che fa giustizia di tante analisi che vedono ormai una frattura insanabile fra rappresentanti e rappresentati, fra politica e società. Anche a Chiari c’è stata una buona partecipazione, al di là di ogni più rosea aspettativa.
Certo, in Italia c’è una profonda crisi della politica e dei partiti, messa in evidenza da un’astensione al voto che in alcune realtà è un fatto veramente preoccupante. Ma  esiste anche una parte della società che non vuole rassegnarsi all’ineluttabilità del declino.  Pur tra molti mugugni, lamentele e incazzature, crede fermamente che la democrazia sia un bene da salvaguardare a tutti i costi e con la sua partecipazione attiva sembra indicare ai partiti politici la necessità di una loro riforma.

I risultati delle primarie hanno indicato che non esiste un candidato che gode della maggioranza più uno degli elettori del centrosinistra. Al ballottaggio andranno Bersani e Renzi che appartengono allo stesso partito e che hanno ottenuto rispettivamente il 44,9 e il 35,6 dei consensi.
Bersani ha vinto, ma Renzi ha ottenuto un grande risultato. Sia l’uno che l’altro sono espressioni dell’elettorato del PD anche se di qualità diversa.
Bersani in quanto segretario rappresenta l’intero partito, ma a lui guarda con interesse e forse con affetto quella parte di elettorato più radicata. Non solo quello che, a volte con tono spregiativo, si definisce “apparato”, non solo lo zoccolo duro del partito (ex Ds ed ex Margherita), ma anche coloro che credono in una politica fatta di serietà e cose concrete. E’ un elettorato in buona parte costituito da persone mature, anche se non mancano i giovani.
Renzi è, in linea di massima,  il campione dell’elettorato di opinione. Il suo fare spigliato e alcune volte sfrontato fa breccia in un elettorato giovane che ha voglia di emergere e chiede rappresentanza. I sostenitori del “ragazzetto”, come lo ha definito Marini,  si destreggiano bene con i nuovi mezzi di comunicazione e trovano nei social network  i luoghi deputati per i loro incontri e le loro discussioni.
In questo momento queste due fasce di elettorato sono in una fase di contrapposizione. I primi rinfacciano ai secondi di non contribuire al progresso e al miglioramento del partito, chiamandosi fuori dall’organizzazione delle singole istanze territoriali e dei problemi reali del Paese, i secondi rinfacciano ai primi di occupare i posti di comando, non lasciando spazio alle nuove leve. Il termine “rottamazione”, pur con la brutalità che lo contraddistingue, vuole esprimere una richiesta di profondo rinnovamento, non solo del partito, ma dell’intera società.
In questa settimana questi due schieramenti si confronteranno, forse anche aspramente.
Primarie a Chiari

Esprimono entrambi esigenze reali. Non esiste partito e quindi vera rappresentanza se non c’è organizzazione territoriale. Il voto di opinione è quanto mai importante ed esprime istanze che arrivano dal profondo della società. Se esse però rimangono nell’ambito di discussioni interessanti e non si trasformano in proposte politiche praticabili, allora rischiano di rimanere sterili. Dall’altra parte se non ci si apre a un profondo rinnovamento, dando rappresentanza alle nuove generazioni, riformando anche il modo di fare politica, allora si rischia di rimanere rinchiusi nelle casematte della conservazione.
Dopo le Primarie queste due anime devono cercare di trovare una sintesi. Perchè solo così è possibile attrezzarsi al meglio per affrontare i tanti e gravi problemi del nostro Paese.
Là fuori non ci aspetta una bella situazione. La crisi economica e sociale sta mordendo nel profondo. Il problema del lavoro sta diventando esplosivo e il caso Ilva ne è l’esempio più eclatante. Un diverso modo di produrre e di consumare si rende ormai necessario se non vogliamo rischiare il definitivo declino. Uno svecchiamento e un rinnovamento del nostro apparato statale è indispensabile. Occorre affrontare una volta per tutte la spinosa questione dei nuovi diritti.
Italia. Bene Comune vuol dire mettere l’Italia prima di ogni interesse particolare. Sia questo lo slogan del nuovo PD.  

martedì 13 novembre 2012

Primarie

Questa è un'immagine tratta dal sito nazionale del PD . Non penso che l'idea sia quella di rappresentare i candidati alla primarie come super eroi. Trattando la cosa con auto ironia si vuole affermare invece l'esatto contrario. L'era dei super eroi è finita. L'uomo solo al comando che ti risolve i problemi ha fatto il suo tempo. Ora è tempo di serietà e competenza, non disgiunte da una certa leggerezza. Prendersi un po' in giro è il metodo migliore per togliere sacralità al potere e renderlo più umano.


domenica 14 ottobre 2012

Requiescat in pace


Vicenda Polo della Cultura - Eleca chiede il Concordato Preventivo

La vicenda del Polo della Cultura è tutt’altro che chiusa. Siamo invece arrivati al punto che abbiamo sempre paventato e che mette la Giunta Mazzatorta in profondo imbarazzo. La Eleca Spa il contraente dell’operazione da 20 milioni di euro che avrebbe dovuto offrire “a Chiari il più importante e suggestivo contenitore culturale degli ultimi 50 anni”, ha presentato domanda di concordato preventivo, stremata al pari di altre aziende del settore da una crisi che sembra non  finire mai.
Se “pietra tombale” deve essere posta, la si deve mettere alla progettualità di questo Sindaco e di questa Giunta, caratterizzata da superficialità e pressapochismo.  Altro che piagnucolare sui modi “a dir poco scorretti” dell’opposizione!  Qui se c’è uno che è stato scorretto quello è stato il Sindaco Sandro Mazzatorta. E non glielo dice “un povero cristo” che scrive su un piccolo blog,  glielo ha detto in sede più prestigiosa il principale esponente della sua stessa maggioranza, salito ora a più alti incarichi. Sì, parliamo di Massimo Ghilardi che in una drammatica riunione del Consiglio Comunale di Chiari ebbe a dire “Andammo alle elezioni con un progetto morto, consapevoli che ci portavamo appresso un cadavere” . E poi “Mi sarei aspettato che il responsabile, cioè il Sindaco, facesse un passo avanti e si assumesse la responsabilità di quello che è, a tutti gli effetti, un fallimento politico”.  Parole pesanti come macigni che ci fanno intendere di chi sia effettivamente la responsabilità di questa sciagurata operazione. Altro che  “operazione fallita  a causa dei problemi incontrati dalla società di Cantù” ! 
Sede della Eleca di Cantù

Oggi i principali artefici di questo capolavoro, sostenuti dai soliti megafoni, cercano delle scusanti, nel vano tentativo che questo disastro di natura economica e politica e le relative responsabilità siano stornati dalle loro teste.
E allora ascoltiamo attoniti l’accorato lamento del Sindaco che dice “Quando incontri sulla tua strada una società che presenta carte ottime, ma che poi nel retrobottega conserva cattive sorprese, ci si può fare ben poco. Certamente la crisi ha pesato, ma poi evidentemente Eleca ci ha tenuti all´oscuro di elementi di fragilità che diversamente ci avrebbero spinto altrove” (Brescia Oggi 10/10/2012). 
Ma te pensa..! E chi era che frequentava quel “retrobottega” ? Eleca non era forse quell’azienda, tanto decantata dal sior Sindaco,  disposta a investire a Chiari la bella cifra di 17 milioni di euro?  Eleca non era quella azienda strutturata in più  divisioni operative per offrire quello che  si definisce servizio “chiavi in mano”? Eleca non era quell’azienda, affiliata alla Compagnia delle Opere, che ha lavorato per Regione Lombardia, Ferrovie Nord, Velodromo di Montichiari, Palazzo del Ghiaccio di Courmayeur, Stadio delle Alpi di Torino, Complesso Immobiliare Ripamonti di Milano ecc. ecc. ? Tutti progetti prestigiosi che non potevano certo essere portati a termine da un’azienducola qualsiasi. Come mai ora esce questa storia  che la “Eleca ci ha tenuti all´oscuro di elementi di fragilità che diversamente ci avrebbero spinto altrove”?  Si vuole con questo affermare che c’è stato dolo da parte del contraente e che le responsabilità del fallimento del Polo della Cultura sono da attribuire  esclusivamente ad Eleca, i cui presunti  elementi di fragilità sono stati tenuti nascosti?
Il cantiere del Polo della Cultura

E no, non ce la potete venire a raccontare così. Voi eravate perfettamente al corrente delle potenzialità della Eleca Spa, alla quale avete chiesto di confezionare un progetto da 20 milioni di euro che ha triplicato i volumi previsti dal progetto Caputo. Per realizzare questa bella speculazione edilizia e commerciale, avete concesso al contraente ogni beneficio possibile e immaginabile, di cui abbiamo più e più volte parlato (leggi qui). Eppure il progetto è saltato.
Sì c’entra la crisi, ma la crisi non spiega tutto. Forse sarebbe il caso che qualcuno finalmente ci venisse a spiegare chi stava dietro quella Fiduciaria Svizzera che deteneva di fatto il capitale della Eleca Chiari Srl.  E’ vero o non è vero che l’impalcatura ha incominciato a scricchilare nel momento in cui questo “piccolo” particolare è diventato di pubblico dominio ? 
Questa del Polo della Cultura di Chiari è come un gioco degli specchi, in cui le immagini dei protagonisti  si riflettono e si rimandano  in un alternarsi continuo di scenari cangianti. Esistono protagonisti ed esistono comprimari.  E se il protagonista principale e quindi il maggior responsabile è il nostro Sindaco, vi sono anche comprimari che via via hanno assunto un ruolo di primo piano.  Parliamo dell’Architetto Aldo Maifreni, responsabile primo dell’abbattimento del Cinema Teatro Comunale e collaboratore stretto di Mazzatorta in tutta la vicenda.  A sentire le sue parole “la fideiussione è stata firmata con la società assicurativa Elvethia che garantirà il pagamento anche in caso di insolvenza della società messa in liquidazione”,  viene da sbellicarsi dalle risate.  Maifreni è quello delle frasi famose. E’ sua per esempio la perla delle rotonde realizzate “in prezioso materiale lapideo”.  Come per le rotonde fatte e rifatte, anche questa della fideiussione sarà l’ennesima bufala. Non solo non tutela il Comune da ogni rischio di insolvenza, ma è stata attivata per un importo di poco superiore ai 400 mila euro, a fronte di 1,5 milioni sborsati dal Comune e senza contare il valore del Cinema Comunale.
L'ex Cinema Teatro Comunale in fase di demolizione

I nostri amministratori pensano che l’avvio della procedura concorsuale li metta al riparo da ulteriori sorprese? Si sbagliano di grosso!
Non c’è niente da fare questa vicenda del Polo della Cultura è nata male e si sta concludendo anche peggio. Quello che doveva essere un faro luminoso acceso sulla sonnolenta Chiari, si è tramutato nel tempo in un lumino da cimitero. D’altra parte la vicenda ha sempre richiamato immagini raccapriccianti: progetto morto, cadavere da tumulare e ora, per finire, pietra tombale. Requiescat in pace e amen.

martedì 9 ottobre 2012

Mino Martinazzoli

"Valore e limite della politica" un libro di Paolo Corsini su Mino Martinazzoli. 

Ne discute con l'autore Claudio Baroni.




venerdì 21 settembre 2012

I mirabolanti progetti del don - 1


Campo fotovoltaico e foresteria

L’Istituto Morcelliano, fondazione ormai bicentenaria, è nata per impulso dell’Abate Antonio Morcelli con  finalità di solidarietà sociale e con lo scopo di arrecare benefici a persone svantaggiate per condizioni fisiche, economiche, sociali e familiari, in particolare giovani.
Negli ultimi anni, l’attività della Fondazione si era limitata a poca cosa e il grande patrimonio accumulato nei secoli, era rimasto inoperoso, ma abbastanza integro nella sua composizione.
L’intraprendente don Alberto Boscaglia, assunta la presidenza dell’ente, ha pensato bene che fosse giunto il momento per una svolta. Era necessario “valorizzare” quel patrimonio per adeguarlo alle finalità della Fondazione.
Fin qui io capisco tutto e penso che una equilibrata riconversione del patrimonio fosse possibile, anzi auspicabile, per consentire di avere maggiori entrate (rendite) da destinare al soddisfacimento delle finalità dell’Istituto.

Incomincio a non capire più quando viene deciso di modificare lo Statuto dell’ente, inserendovi quella clausola che prevedeva la cessione senza corrispettivo di parte del patrimonio ad altri enti. Praticamente uno smembramento della Fondazione, con cessione al Comune di Chiari di metà del patrimonio e la rinuncia da parte di quest’ultimo al proprio rappresentante in seno al Cda. L’inserimento dell’istruzione dei minori nelle finalità della Fondazione è una conseguenza di tale decisione, in quanto il Comune ha interesse a costruire un polo scolastico con i soldi della Morcelliana e la donazione modale doveva servire a vincolare l’ente Comune a utilizzare quei soldi solo  per quello scopo.
Qui non siamo più nell’ambito della “valorizzazione” del patrimonio dell’ente, siamo alla sua spartizione, siamo alla cessazione della Fondazione come tale, con divisione delle sue spoglie in parti uguali fra Comune e Parrocchia.
Non richiamerò i passaggi attraverso cui questo progetto è miseramente naufragato. Per chi volesse approfondire può leggere qui.
Oggi voglio limitarmi a discutere dei progetti realizzati o in corso di realizzazione, per la riconversione di questo patrimonio.
Preliminarmente dico che sarebbe cosa buona, vista la vivace discussione in corso, che su tutte le iniziative messe in piedi da don Boscaglia,  ci fosse la massima trasparenza. Sarebbe utile che per ogni operazione posta in essere dal CdA della Fondazione, operazioni che interessano l’integrità del suo patrimonio e la sua posizione debitoria, fosse fornito ogni dettaglio. Ciò allo scopo di fugare ogni sospetto e di  consentire ai cittadini di Chiari, veri proprietari dell’ente, di  farsi un’idea precisa di quanto sta avvenendo.
Chiari - Campo fotovoltaico  della Morcelliana

Iniziamo dal campo fotovoltaico. Si tratta di un impianto di 1000 kW realizzato nelle vicinanze della località Santellone su un terreno di 22 mila mq di proprietà della Fondazione. Il costo dell’impianto è di 3 milioni e 180 mila euro, oltre IVA del 10%. Insomma 3 milioni e mezzo di euro. Esso è stato concretizzato attraverso la vendita di un terreno di 7,6 piò che ha fruttato 300 mila euro e l’accensione di un mutuo di 3 milioni 180 mila euro al tasso fisso del 4%, da rimborsare in 12 anni. La rata fissa è di circa 333 mila euro. Alla fine del periodo la Fondazione avrà sborsato qualcosa come 4 milioni di euro circa.
Lasciando da parte per un momento  i problemi relativi all’utilizzo di terra coltivabile per impianti di questo tipo, cosa dai più ritenuta dannosa e controproducente ai fini di uno sviluppo equilibrato del territorio, qui preme mettere l’accento su un fatto. L’operazione è meramente speculativa e si tiene in piedi solo grazie agli incentivi generosamente dati dallo Stato italiano. Senza quegli incentivi l’operazione sarebbe in perdita.
Chiari - Campo fotovoltaico della Morcelliana in via Vecchia per Pontoglio
Ora Francesco Giavazzi, il super consulente incaricato dal Consiglio dei Ministri per la spending review relativamente agli incentivi dati alle imprese, in un suo recente intervento presso una nota trasmissione televisiva, ha detto chiaramente che gli incentivi per questi impianti sono spesi male perchè si tratta di tecnologia ormai obsoleta. Il ragionamento è questo: non è possibile ed è economicamente sbagliato dare incentivi per 20 anni per sostenere una tecnologia già oggi vecchia. Meglio sarebbe togliere questi incentivi e indirizzare i soldi altrove, come ha fatto la Spagna. Probabilmente è solo un’ipotesi di scuola, ma quando si è con l’acqua alla gola si possono prendere decisioni drastiche. Vedi normativa sulle pensioni cambiata dall’oggi al domani senza tanti problemi.
Cosa succederebbe alla Fondazione se questa ipotesi diventasse realtà? Sarebbero cavoli amari.  E’ da sperare che ciò non avvenga, ma come si può vedere anche un’operazione che sembrava tranquilla, oggi presenta qualche incognita.
Chiari - Foresteria presso l'Istituto Morcelliano

Foresteria. Si tratta di alloggi - sette monolocali e quattro bilocali - realizzati nell'ala sud dell''Istituto Morcelliano. Il valore dell’operazione è di 1 milione e mezzo di euro e avrebbe dovuto essere finanziata con il ricavato del fotovoltaico. Come si può comprendere, per il momento ciò non è possibile. La Fondazione ha dovuto accendere un mutuo di 1,5 milioni di euro, i  cui termini (rata, durata, tasso) non sono al momento conosciuti. Riusciranno gli affitti a ripagare le rate del mutuo? Ne dubitiamo. Come dubitiamo che l’affitto dei monolocali e bilocali sia destinato a “giovani in difficoltà”, visto che lo stesso don Alberto ha parlato di locali “da concedere in locazione a un canone calmierato a maggiorenni, medici o insegnanti”. Quindi, per il momento, questa operazione è in perdita e lo sarà per parecchi anni, non porta maggior reddito alla Fondazione e non risponde alle finalità dell’ente.

I mirabolanti progetti del don - 2


Campo da golf 

É l’operazione che in assoluto ha sollevato le più aspre polemiche. I motivi sono molteplici.
L’operazione riguardava, in origine, l’utilizzo di un terreno agricolo di 341 mila mq, di proprietà della Fondazione per la realizzazione di un campo da golf a 9 buche. Situato fra i comuni di Chiari e Pontoglio prevedeva oltre al campo da golf, anche un campo pratica, “Club house”, Magazzino, Ristorante, Hotel, residence e 17 ville singole di cui 11 con piscina e, come noto, una cava di circa 800 mila mc.
Successivamente, per problemi sorti in quel di Pontoglio, dove si era svuluppata una ferma opposizione, in particolar modo per lo spreco di suolo agricolo, il progetto venne ridimensionato e limitato alla porzione di terreno situato nel Comune di Chiari (circa 260 mila mq).

La cubatura delle villette è di 15 mila mc complessivi e verranno costruite solo se vi è la certezza di venderle. Per quanto concerne la cava, si afferma che il movimento terra sarà solo interno all’area del golf, escludendo categoricamente vendita di ghiaia a terzi. Si inizierà innanzitutto con la realizzazione del campo pratica, “club house” e ristorante. A seguire le villette e buon ultimo il campo da golf. Queste, almeno, sono le intenzioni dichiarate.
Con il Comune, la Fondazione si assume l’impegno di destinare 2 milioni di euro per la costruzione di una nuova scuola, che rimarrebbe di proprietà della Fondazione e verrebbe ceduta in gestione gratuita al Comune per un periodo da stabilire in convenzione. Eventuali altri introiti provenienti dalla vendita delle ville, sarebbero destinati, per un totale di altri 3 milioni di euro, alla costruzione del polo scolastico tanto atteso da Sindaco e Giunta.

Lasciando da parte la considerazione se sia ammissibile per un prete fare l’imprenditore piuttosto che curare le anime, considerazioni che lasciamo ad altri, a noi preme entrare nel merito delle questioni.
1) Tutte le iniziative assunte dal CdA della Fondazione dovrebbero essere improntate alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio della stessa. Perchè solo un patrimonio integro e valorizzato può produrre le rendite necessarie a raggiungere i fini statutari. Le iniziative sin qui portate avanti da don Boscaglia e dal CdA sono senz’altro ambiziose, ma comportano un forte tasso di rischio. Quando si tratta di intervenire su beni appartenenti alla collettività, si dovrebbe avere molta cautela e scegliere tipi di investimenti a rischio contenuto.
2) Il progetto non è supportato da alcun piano finanziario. Quanto costerà realizzare il progetto, compresi campo pratica, club house, magazzino, ristorante, hotel, ecc? Quali fonti di finanziamento si intendono attivare e in che misura? Quanto si realizzerà dalla vendita delle villette? Chi gestirà il tutto? Che affitto si conta di ricavare?
3) Don Boscaglia dice che “non si sono riscontrati limiti invalicabili di fattibilità dal punto di vista ambientale”,  mentre da parte di tre rappesentanti del Pdl, Puma, Navoni e Mombelli, si afferma che “il campo da golf rispetta e preserva il territorio da altre destinazioni edificatorie, eccezion fatta per quelli...previsti dal progetto”.
Ora, come si fa a dire che non ci sono problemi dal punto di vista ambientale? Lì oggi c’è un terreno ad uso agricolo, domani ci sarà qualcos’altro. In un territorio messo a dura prova da una speculazione edilizia ingorda e devastante, da grandi infrastrutture che stanno consumando centinaia di ettari di suolo agricolo, sfregiando in modo irreparabile la nostra campagna, sinceramente non si sentiva la necessità che una Fondazione di ispirazione cattolica, si desse da fare per cementificare ulteriormente il suolo, divorando altra campagna. In Italia si sa, dove si costruiscono tre case è probabile se ne costruiscano dieci e dove se ne costruiscono 15 è probabile se ne costruiscano 50. Ci sarà sempre un motivo per costruire di più e, in questo caso, non è detto che il motivo non nasca dalle esigenze finanziarie della Fondazione stessa.

4) In un articolo, mai smentito, uscito sul Giornale di Brescia il 23 agosto scorso si affermava testualmente: “La Fondazione, stando ai primi accordi, in cambio della possibilità di  costruire il maxi campo da golf, si impegna ad acquistare il terreno sul quale realizzare l’ampliamento (della scuola Toscanini ndr), ad affidare la stesura del progetto a dei tecnici, a costruire la scuola (12 aule, 4 laboratori e un’eventuale mensa)”. Fare tutto questo con 2 milioni di euro sembra difficile, ma vedremo. Il problema è un altro. Non mi pare che esista alcuna disposizione di legge che preveda che l’autorizzazione ad avviare una qualsiasi attività produttiva possa essere condizionata.   Cosa vuol dire “in cambio della possibilità di costruire...” . L’autorizzazione ad avviare un’impresa viene concessa dal SUAP (Sportello Unico Attività Produttive), se ci sono i requisiti necessari e se vengono presentati tutti i documenti richiesti. L’imprenditore non deve nulla in cambio. A me questa cosa sembra alquanto ricattatoria e si inquadra in quel rapporto collusivo di cui ho parlato in altro post e che si estrinseca nel seguente accordo: “tu mi autorizzi il progetto io ti dò la scuola” oppure “io ti dò l’autorizzazione se tu mi costruisci la scuola”. C’è stato questo da parte del Comune, una specie di imposizione nei confronti della Fondazione o è stata la Fondazione a sottoporsi spontaneamente a questo ricatto?  In ogni caso il don deve aver cambiato radicalmente opinione in materia. Nella sua intervista a Rosanna Agostini di qualche tempo fa, alla precisa domanda  della giornalista  “non sarebbe una soluzione più logica mantenere la proprietà di quanto viene realizzato, prodotto o costruito, ricevendo un’affitto?” il don si dichiara perplesso per non dire contrario. Oggi cambia idea e decide di regalare 2 milioni di euro, forse anche 5, a questa Amministrazione spendacciona,  senza avere nulla in cambio. Si realizza così, per altra via, quanto a suo tempo pretendeva il Sindaco: “questo patrimonio deve andare a finire metà di qua e metà di là”.
Logo Golf  Fondazione Istituto Morcelliano

5) L’unica non favorevole in  seno alla maggioranza è l’Assessore ai Servizi Sociali Boifava. E si capisce anche il perchè. Quei soldi dirottati verso il Polo scolastico, vengono tolti ai servizi sociali e in particolare alle politiche in favore dei giovani in difficoltà che con il perdurare della crisi economica diventano sempre più numerosi. In tempi di  vacche magre, durante i quali si comincia a tagliare anche sui servizi alla persona, questo è un vero smacco.
6) Si dice che questa operazione non comporterà alcun danno patrimoniale per l’ente. Questo naturalmente è ancora presto per dirlo. Non ci sarà danno patrimoniale se tutto andrà secondo le previsioni. Se le cose invece si mettono male e se, per esempio, non si trovano acquirenti per le famose ville, allora il danno patrimoniale potrebbe essere rilevante.  Per quanto concerne il Comune, se le cose vanno per il verso giusto riceverà gratis et amore Dei una scuola e forse un polo scolastico. Rinuncia però a 530 mila euro di standard qualitativi che entreranno a far parte del patrimonio della Fondazione. Insomma un mezzo pasticcio.
D’altra parte tutta l’operazione è tirata per i capelli, piena di contraddizioni e buchi ancora da riempire. Ci sembra che si stia andando avanti alla garibaldina, nella convinzione che tanto, strada facendo, le cose si metteranno a posto. Non sempre vanno a posto e l’operazione Polo della Cultura ce lo insegna.

I mirabolanti progetti del don - 3


La viabilità in via San Sebastiano e via Tagliata. 

Se vi dovesse capitare di passare per le traverse di via Tagliata, noterete che sono stati realizzati degli stalli di parcheggio e una pista ciclabile. Gli stalli di parcheggio, in particolare, hanno determinato la sollevazione dei residenti in quanto, con una decisione strampalata, sono stati disegnati proprio davanti all’uscio delle abitazioni. Con una macchina parcheggiata davanti, un disabile o una mamma  con passeggino o una persona in bicicletta, fanno fatica a entrare o uscire.


Ma l’imperativo di oggi è: “fare”.   E infatti, nel corso dell’estate, si è proceduto all’abbattimento della vecchia ala dell’oratorio, per realizzare al suo posto nuovi stalli per la sosta di automobili.  Seguiranno la realizzazione di una rotonda, alla confluenza fra via Tagliata e via S. Sebastiano e dopo, quando cioè le risorse finanziarie lo consentiranno, la costruzione di una sala polivalente. Tutte queste iniziative sollevano forti interrogativi a cui sarebbe utile dare delle risposte precise.
1) Questi lavori, (abbattimento vecchia ala oratorio e sala polivalente compresi) si stanno realizzando o si realizzeranno con i soldi della Fondazione Istituto Morcelliano? Di che soldi stiamo parlando? Si tratta dei soldi rivenienti dal fotovoltaico, si tratta di rendite accumulate precedentemente, si tratta di altri introiti?
2) I lavori insistono su aree e fabbricati del CG2000 e cioè della Parrocchia. Se si stanno utilizzando i soldi della Fondazione, si è per caso firmata una convenzione fra Parrocchia, Comune e Fondazione, per stabilire diritti e obblighi di ciascun contraente? Se non esiste alcun tipo di convenzione, a che titolo don Boscaglia sta usando soldi della Fondazione per interventi da effettuarsi su proprietà altrui?
Chiari - CG2000 lavori in corso

3) Perchè il rappresentante del Comune presso il CdA della Morcelliana non dice niente in proposito e niente hanno da dire il Sindaco e  gli assessori competenti?
A noi sembra che queste iniziative rendono chiara l’idea di cosa voglia dire gestire la cosa pubblica in modo raffazzonato, improvvisato e sciatto. Non si distingue più il privato dal pubblico e anzi i soldi pubblici, cioè i soldi appartenenti a tutta la comunità, vengono utilizzati per  assecondare interessi privati. Si arriva al punto che i Pubblici Amministratori, cioè coloro che sono stati votati dai cittadini per governare la loro città, rinuncino al loro ruolo e affidino la realizzazione di lavori pubblici a un prete, intraprendente quanto si vuole, ma responsabile solo nei riguardi di se stesso e forse della parrocchia, un prete che gestisce il patrimonio di una Fondazione bicentenaria in modo del tutto spregiudicato.
Ma che fine ha fatto lo spirito civico dei cittadini di Chiari?  Non c’è niente da dire, non c’è nulla da chiedere a don Alberto Boscaglia e al Prevosto, se non al Sindaco e ai suoi Assessori?  Ci pare che questo sia, un atteggiamento omissivo assai grave, destinato a pesare parecchio sul futuro della nostra città.

giovedì 20 settembre 2012

Un megafono stonato


In un articolo apparso sul Giornale di Chiari in questi giorni, Massimiliano Magli, suo direttore ed editore, si lancia in una incomprensibile polemica nei riguardi del PD, polemica che nulla ha a che vedere con l’oggetto dell’articolo e che a noi sembra frutto di confusione mentale e atteggiamento preconcetto nei confronti di uno dei protagonisti della vita politica italiana e clarense.
Magli parla di “un vergognoso attacco del PD davanti al Prefetto nei confronti del Comune di Chiari che aveva acquistato spazi a pagamento sul nostro giornale”. Sono cose che risalgono a 2 anni e mezzo fa, ma egli continua a rimestarci sopra in modo del tutto inaudito e, tanto per cambiare, disinformato.
Ebbene quell’attacco vergognoso, come lo chiama lui, è stato firmato da tutti i consiglieri comunali di minoranza (tutti!) e riguarda numerosi argomenti in cui venivano evidenziate  “irregolarità e mancato rispetto della Legge e dei Regolamenti comunali da parte dell’Amministrazione del Comune di Chiari”.  La missiva era indirizzata al Prefetto in quanto è l’organo di vigilanza sugli Enti Locali. Si era in campagna elettorale e  i partiti che componevano la maggioranza consiliare della nostra città avevano pensato di usare soldi pubblici, soldi quindi dei cittadini di Chiari, per farsi propaganda. Vedi la costosissima pubblicazione “Dalle parole ai fatti” distribuita nei gazebo della Lega o l’acquisto di spazi di pubblicità su un giornale locale . Cose tutte vietate dall’art. 9 della Legge 28/2000.

Questo è l’attacco vergognoso lamentato da Magli. Ognuno può farsi un’idea se queste siano cose fatte legittimamente e trasparentemente dal Comune e se da parte del PD ci sia stato un attacco al Giornale di Chiari, mai nominato nella missiva.
Solo che Magli non si ferma qui. Si può tranquillamente dire che quell’attività dell’Amministrazione Comunale fosse legittima e trasparente, altri affermeranno il contrario e tutto finisce lì.  Restiamo nell’ambito dell’opinabile.   No,  Magli afferma perentorio che un partito che fa cose di questo tipo “è un partito scorretto e suicida...anzi già morto e sepolto”.  Come si vede il marchio del Movimento 5 Stelle è già impresso a fuoco. Ma è un marchio mortifero.
Risentito per  questo affronto inaudito, Magli allora ha deciso di tirare una riga su e dire basta alla pubblicazione di articoli provenienti dai partiti. Non proprio tutti. Egli stesso ammette: ad eccezione di “interviste e occasionali interventi che vengono realizzati o accolti da noi” mentre quelli che “non riteniamo interessanti sono a pagamento”. State pur certi  che quelli non interessanti sono stati quelli del PD.
E’ capitato infatti che il Giornale di Chiari abbia ospitato scritti di rappresentanti del Pdl e dell’Udc, in bella evidenza e con tanto di foto, ma quanto al PD è stato addirittura negato un diritto di replica al Segretario della locale sezione, nonostante Magli avesse da una parte  mosso, tanto per cambiare,  ingiustificate e pesanti critiche nei confronti del PD clarense e dall’altra fatto il panegirico del Sindaco Mazzatorta e della sua Giunta (leggi qui).
Magli afferma soddisfatto che ospitare sui suoi giornali spazi autogestiti da partiti politici e amministrazioni pubbliche è quanto mai “fruttuoso”. Non stentiamo a crederlo. Il Comune di Chiari, per due pagine pubblicate ogni mese, viene a spendere oltre 10 mila euro l’anno. Insomma qualcosa come 800 euro a numero, per articoli già pubblicati sul sito informativo del Comune, Chiarinewsletter, curato dalla giornalista Rosanna Agostini, retribuita sempre dal Comune con i soldi dei cittadini di Chiari. Solo per questa attività informativa veniamo a spendere 26 mila euro l’anno, mentre si riducono i fondi ai servizi sociali, alle famiglie, agli anziani, alla cultura ecc.
Ma Magli non è ancora soddisfatto. Ha ancora veleno in corpo per lanciare l’ultimo assalto. Ma esagera e così getta la maschera. Attenzione a quello che dice: “Inutile dire che per pochi euro al mese  il PD non ce l’ha fatta, ha molte difficoltà evidentemente e pochi euro al mese sono un’enormità”. 
Sede PD Chiari

Il PD di Chiari è un partito che si autofinanzia. Le uniche entrate che ha provengono dalle tasche dei suoi iscritti e queste devono servire a sostenere spese di gestione e le attività politiche. Non è una difficoltà è un orgoglio, se queste parole possono avere ancora un senso per il disincantato Magli. Evidentemente egli frequenta partiti e politici che hanno molta disponibilità finanziaria, buon per lui e i suoi amici. La politica che tutti vogliamo sia finalmente  sobria, equilibrata e  disinteressata,  va praticata nei fatti non solo nelle parole.
Ma cosa vuol direper pochi euro al mese il PD non ce l’ha fatta”? Vuol forse dire che se gli viene pagata la “marchetta” lui cambia atteggiamento nei confronti del  PD? Vuol forse dire che per avere un maggiore apprezzamento nei suoi articoli, occorre concordare uno spazio autogestito sul suo giornale secondo le tariffe a suo tempo comunicate? Sono questi i taciti accordi che il giornalista e l’editore Magli fa con partiti e pubbliche amministrazioni?  “Tu compri uno spazio nel mio giornale, io avrò un occhio di riguardo nei tuoi confronti, sarò il tuo megafono”? A vedere come stanno andando le cose sembrerebbe proprio di sì. 

lunedì 3 settembre 2012

Stazione e cimitero


Paradigma del fallimento politico dell’amministrazione Mazzatorta

Mi ero ripromesso, durante il periodo delle Quadre, di non postare alcun articolo, ma stamattina non ho potuto fare a meno di annotare che la discarica abusiva del cimitero è tuttora operativa.



Chiari - Abbandono di rifiuti presso il cimitero

Dopo i miei articoli precedenti, i responsabili della Comunità di Zona si sono dati molto da fare per nascondere questo scempio, mandando in ore antelucane dalle parti del cimitero, mezzi e personale a disposizione allo scopo di far sparire lo schifo lasciato da cittadini poco inclini a rispettare le norme del vivere civile.
Purtroppo in alcuni giorni (vedi stamattina), qualcosa non funziona a dovere e la spazzatura fa bella mostra di sè fin verso le nove.
Mi sembra del tutto chiaro che questo malcostume si perpetuerà sino a che non si prenderanno sul serio e non a parole, quelle misure necessarie a individuare i trasgressori. Sino a che queste persone saranno certe di farla franca, il fenomeno non verrà stroncato.

Stesso discorso per la stazione. Le foto che pubblico sono la testimonianza lampante che tutte le belle parole spese dal Sindaco sull’argomento sono volate nel vento, ma non hanno spostato il problema di un millimetro. Con l’aggravante però che per avere la pretesa di fare della stazione “un salotto” si sono spesi un mucchio di soldi dei cittadini di Chiari, col bel risultato che è sotto gli occhi di tutti.



Chiari - la Stazione ferroviaria stamattina 3/9/2012

Oggi si apre la settimana delle Quadre. La stazione è una delle porte d’ingresso alla città. Non penso che ci facciamo una bella figura con quanti, cittadini di comuni limitrofi, decideranno di prendere il treno per raggiungere Chiari. Senza pensare che i pendolari che giornalmente si recano a Milano o Brescia per lavoro o studio hanno il sacrosanto diritto di vedere la stazione, se non come un salotto, almeno come un luogo decoroso e degno di una città civile.
Purtroppo non si viene a capo di questo problema perchè questa Amministrazione del “fare chiacchiere” pensa che il problema sia solo di ordine pubblico.  Se si interviene solo dal punto di vista dell’ordine pubblico e con interventi saltuari e poco coordinati il problema non si risolve.  Occorre altro. Occorre vedere come si possono risolvere i casi umani che sono la causa del degrado. I servizi sociali del Comune dovrebbero cercare di capire chi passa le sue notti lungo le banchine, nei sottopassi, nei locali della ferrovia. Si tratta di comportarsi come un paese civile che cerca di risolvere i suoi problemi. E per risolvere un problema occorre prima conoscerlo. E’ gente senza fissa dimora, stranieri sbandati e senza permesso, spacciatori, ubriachi, prostitute, delinquenti, vandali, ragazzi annoiati? Per ognuna di queste tipologie di individui, stranieri e no,  gli interventi sono diversi. Chi sono questi fantasmi che popolano le notti lungo i binari della ferrovia? Se sai chi hai di fronte puoi mettere in campo le iniziative per risolvere il problema, se non lo sai rischi di fare propaganda di bassa lega e alzare polveroni che lasciano il tempo che trovano.

venerdì 10 agosto 2012

Polemiche agostane


Ovvero i doveri dell'informazione

Nell'ultimo numero del Giornale di Chiari,  è stato usato mio materiale senza chiedere il permesso di usarlo e senza citare la fonte. Sarebbero bastate delle scuse e la questione sarebbe finita lì. Massimiliano Magli, suo direttore-editore, invece ha voluto fare polemica (leggi qui), dimostrando così di essere oltre che un cattivo giornalista anche un pessimo editore. 
Mi rinfaccia di averlo chiamato “megafono di Mazzatorta”. Lo è, perchè nei suoi articoli non fa che amplificare quanto dice e fa il sindaco-senatore di Chiari, senza però svolgere quella funzione che è tipica di un giornalismo libero: quella cioè di raccontare i fatti così come avvengono e quella di porre domande scomode a chi detiene il potere. A ben vedere mi dovrebbe pagare il copyright, perchè in occasione delle ultime elezioni amministrative  in  quel di Rovato, Magli si è proposto nei confronti dei futuri amministratori come il loro “megafono”. Riguardo le malignità che lui ha raccolto riguardo “l’operazione alla stazione”, mi permetto di dire che le ha raccolte da persone appunto “maligne”. Io non ho fatto altro che svolgere il lavoro che avrebbe dovuto fare un giornalista che si rispetti. Ho letto l’articolo riportato da Chiari-week e sono andato in stazione a riprendere quell’atto dimostrativo. E questo per la semplice ragione che sul degrado della stazione avevo scritto ripetutamente sul mio blog. Vi erano persone non esattamente di destra?

Cittadini impegnati a pulire i locali della stazione di Chiari

Non lo so. Alcune di esse io neppure le conoscevo. Ho chiesto loro se erano disposte a farsi intervistare e tutte lo hanno fatto in piena libertà e mettendoci la faccia. Che fosse un atto dimostrativo vero e non inventato è dato dal fatto che ne hanno parlato tutti i giornali, compreso quello su cui egli scrive. Se se ne è parlato è perchè il mio servizio ha fornito materiale per parlarne.
Lo stesso è successo per la discarica a cielo aperto che giornalmente si crea nei pressi del cimitero.  Con la mia macchina fotografica ho puntualmente documentato questo scempio creato da persone incivili, siano esse di Chiari o no. Ho solo aggiunto una nota polemica riguardo le telecamere che i nostri Amministratori hanno da mesi promesso di installare e che mai hanno installato.
Chiari - discarica abusiva presso il cimitero

La differenza fra me è lui è che lui riporta  “amplificandole” le dichiarazioni trionfalistiche del nostri Pubblici Amministratori, Sindaco in testa, io invece prima di scrivere aspetto di vedere se le cose promesse sono state realizzate. Con questo metodo, in questi 4 anni di pubblicazioni su Chiari Blog,  ho messo in evidenza difetti e limiti dell’attività amministrativa del Sindaco Mazzatorta e della sua Giunta, per non parlare delle serie innumerevoli di fallimenti e fiaschi che l’hanno caratterizzata.
Magli sa benissimo che io, pur avendo poca simpatia nei suoi confronti, non gli avrei mai negato l’uso del materiale da me prodotto, perchè come dice bene lui, quello che viene pubblicato in rete è patrimonio di tutti. Ma lui non scrive per un blog o un sito senza fine di lucro. Dalla sua attività pubblicistica ne trae guadagno. In qualità di giornalista e proprietario di una testata, il Giornale di Chiari, egli ha doveri deontologici, non  paragonabili a quelli di un semplice blogger che scrive per semplice interesse personale.  D’altra parte, altri gionalisti hanno utilizzato il materiale in questione, chiedendomi  il permesso e citando la fonte. Non si tratta di protagonismo da parte mia, ma di semplice correttezza da parte loro.
Come giornalista, e questa è la mia personalissima idea, quando tratta di argomenti politici, Magli non è stato e non è al di sopra delle parti. Non racconta i fatti come avvengono, ma ne dà quasi sempre una versione edulcorata a tutto vantaggio dell’Amministrazione Mazzatorta. Questo suo modo di operare lo ha portato via via ad attuare una specie di “conventio ad excludendum” nei confronti del PD, partito che più di ogni altro ha contrastato la cattiva politica di questa Amministrazione. Sia sul Giornale di Chiari, sia sui suoi articoli su BresciaOggi, il PD è difficilmente citato e se viene citato viene fatto a denti stretti. E’ arrivato perfino a negare al segretario di quel partito il diritto di replica, con la scusa che la linea editoriale del Giornale di Chiari non prevedeva interventi di esponenti politici. Peccato che subito dopo siano stati pubblicati articoli a firma del segretario del PD di Castrezzato, del segretario dell’Udc di Chiari (con tanto di foto), di esponenti del Pdl (Puma), solo per citare quelli che mi vengono in mente. Eppure in un suo articolo aveva sollevato critiche pesanti nei confronti del PD, per cui una replica non solo era naturale, ma la sua pubblicazione era dovuta. Per non parlare di interviste ad esponenti di altri partiti pubblicati su BresciaOggi, quando, sull’argomento trattato i più indicati a rispondere erano i Consiglieri del PD, che quegli argomenti avevano trattato per primi e con i dovuti approfondimenti (vedi Polo della Cultura, Cava di via Roccafranca, Polo del Produrre ecc.).
Chiari - cantiere del Polo della Cultura

Per finire qualcosa sulle frasi degne di una querela. Io penso di essere polemico, ma mai offensivo. Uso l’arma dell’ironia, ma non entro mai nell’ambito privato delle persone. Parlo di politica, ma con cognizione di causa. Critico i politici, ma solo per gli atti da loro posti in essere come uomini pubblici. Se qualcuno ha minacciato di denunciarmi lo ha fatto per frasi non scritte da me ma da qualche scriteriato commentatore. Venire fuori ancora con questa storia della querela è diventata una cosa stucchevole. Se ho polemizzato con Magli è solo per suoi commenti a fatti di rilievo avvenuti a Chiari: in particolare l’intervista al Sindaco da parte dell’inviato di Striscia la Notizia, la vicenda del Polo della Cultura e suo relativo fallimento.
Lo ringrazio infine per avermi attribuito un’ingenuità da adolescente. Spero di mantenere sempre questa ingenuità che mi fa credere che la politica  possa essere servizio nei confronti dei cittadini e non   “sangue e merda” come afferma il sindaco.

martedì 31 luglio 2012

Nuova Caserma Carabinieri


Ovvero l’ennesimo “cadavere” della Giunta Mazzatorta.

Più passa il tempo, più la vicenda della nuova Caserma dei Carabinieri rassomiglia a quella che ha interessato il Polo della Cultura, almeno per quanto riguarda l’atteggiamento dei nostri Pubblici Amministratori e in particolare del Sindaco.
Vi ricordate le parole che pronunciò in Consiglio  l’ex Consigliere Comunale Massimo Ghilardi? “Andammo alle elezioni con un progetto morto, consapevoli che ci portavamo appresso un cadavere” . Il progetto morto era il Polo della Cultura, già “cadavere” prima delle elezioni amministrative. Ghilardi continuava: “Mi sarei aspettato che il responsabile, cioè il Sindaco, facesse un passo avanti e si assumesse la responsabilità di quello che è, a tutti gli effetti, un fallimento politico. Se non lo farà, lascerà a noi il peso di questa testardaggine”.
La vicenda della nuova Caserma dei Carabinieri ricalca questo schema e rischia di diventare l’ennesimo fallimento di questo Sindaco e della sua Giunta.
Si era partiti nel 2006 con un grandioso progetto, quello del recupero della cava di via Roccafranca attraverso un milionario Piano Integrato di Intervento presentato, manco a dirlo, dal Gruppo Fin Beton.
Ci è stato raccontato che a fronte di questo Piano Integrato di Intervento la Fin Beton si assumeva l’onere (bontà sua) della costruzione della nuova Caserma dei  Carabinieri  e di un anfiteatro da 2500 posti.  
I famosi cartelloni pubblicitari 4x2 della Giunta Mazzatorta

Naturalmente la Fin Beton non ci regalava niente. La Caserma sarebbe stata costruita con i soldi degli oneri di urbanizzazione di quella mega speculazione che prevedeva, è bene ricordarlo, un Centro Commerciale di 45 mila mq e la costruzione di 150 appartamenti per una popolazione residente di oltre 500 persone. Una pacchia!
Purtroppo, la crisi economica e l’insolvenza della Fin Beton hanno infranto miseramente i sogni di gloria di Sindaco e soci, per non parlare dei problemi nati con il sequestro giudiziario di parte della cava che nel frattempo era divenuta una discarica abusiva anche di rifiuti pericolosi.
Presa la scoppola, i nostri Amministratori pensarono subito a un piano B. Acquistare un’area di fronte alla cava e lì costruire la nuova Caserma, considerata “obiettivo prioritario di questa Amministrazione”.
Per fare ciò venne proposto un Accordo di Programma che prevedeva, per la realizzazione dell’opera  “stimata in 6 milioni di euro complessivi”,  gli interventi congiunti di Comune per un importo di 2,5 milioni di euro, Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche della Lombardia per un importo di 1,5 milioni, Prefettura di Brescia per 1 milione.   2,5 + 1,5 + 1 al mio paese fanno 5.  All’appello manca 1 milione di euro. Forse lo metterà Babbo Natale.
Tutto bene?  Beh, quando si tratta di metterci i soldi in un periodo come questo, dire “tutto bene” è un azzardo. Per stare nel nostro recinto, il Comune non ha il becco di un quattrino e per reperire quei fondi dovrebbe vendere l’attuale sede dei Carabinieri di via Rota. Impresa, come si può capire abbastanza difficile visti i momenti. La vicenda dell’area di via Ricci, messa all’asta già 4 volte e ancora invenduta, ne è  esempio lampante.
I nostri però vanno avanti per la loro strada con piglio baldanzoso. L’Assessore Piantoni ha sì smesso di dichiarare che i lavori per la nuova caserma inizieranno fra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo, ma il Sindaco ha voluto precisare che quest’opera deve essere iniziata, caschi il mondo,  entro la  fine del suo mandato.
Il Sindaco di Chiari Sen. Sandro Mazzatorta

Solo che si tratta di una bufala. La Caserma dei Carabinieri non vedrà la luce, nè ora nè chissà per quanti anni. A fare scendere con i piedi per terra Sindaco e soci ci ha pensato bene il Comandante dei Carabinieri di Brescia Col. Marco Turchi.
In una lettera indirizzata al Sindaco, egli esprime tutte le sue perplessità sulla fattibilità dell’Accordo di Programma perchè il Provveditorato alle Opere Pubbliche non dispone di fondi, e il Ministero dell’Interno ha stabilito sin dal 2005 la “sospensione di tutte le iniziative infrastrutturali con oneri a carico del Dicastero”. Insomma niente soldi neppure dalla Prefettura.
Dello stesso tenore anche una recente lettera della Prefettura di Brescia che riconferma la inesistenza di capitoli di spesa per nuove Strutture e la sola esistenza di capitoli di spesa per affitti e manutenzioni. Ma scusate signori, ma allora di cosa stiamo parlando?
Nonostante queste parole, amare quanto si vuole ma vere, Sindaco e soci hanno inserito la Caserma dei Carabinieri nell’elenco delle Opere Pubbliche da realizzare nel triennio 2012-2014.
Insomma, l’ennesimo “bluff”, l’ennesimo “progetto morto” , l’ennesimo “cadavere” che il  Sindaco si porterà dietro sino alla fine del suo mandato, spacciandolo per cosa da realizzare con effetto prioritario.
Comunque se la caserma non verrà realizzata, il Sindaco può sempre dare la colpa ad altri, perchè, come precisa il Col. Turchi   “la  scaturigine dell’iniziativa si protrae dal 2001”, periodo in cui, com’è noto,  a Chiari  governava la Giunta Facchetti.  Sempre lei,  cribbio!