lunedì 30 marzo 2009

Per i cattolici un imperativo: Ricostruire la passione civile

A febbraio l'aula del Senato ha accolto 250 studenti italiani per ricordare il 60mo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In quella occasione, i senatori si sono impegnati " a compiere ogni sforzo possibile per la conoscenza e l'attuazione dei principi della Dichiarazione, facendosene attivi e convinti artefici della loro diffusione e realizzazione". Tra i vari relatori e firmatari della risoluzione, votata all'unanimità, c'era anche il nostro sindaco/senatore Sandro Mazzatorta.
Un preambolo della Dichiarazione così recita:
"... il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità... l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo."
Purtroppo molti dei fatti accaduti a Chiari e in Italia negli ultimi tempi, ci inducono a dire che c'è qualcosa che non quadra con quanto sostenuto nella Dichiarazione, tanto che si rischia di ricadere " in atti di barbarie che offendono la coscienza...".

Una curiosità. Ma a questo proposito cosa dice la Chiesa?
- Cardinale Crescenzio Sepe: "Noi cattolici dobbiamo essere in grado di ricostruire un tessuto di "passione civile".. e pronti a riempire un vuoto che rischia di aggiungere ai guasti del degrado una cappa di pessimismo senza ritorno... dobbiamo guidare una possibile riscossa contro un generico giustizialismo, partendo dall'affermazione dell'insegnamento evangelico per ricostruire un tessuto civile a partire dalla coscienza religiosa".
- Mons. Agostino Superbo: " l'illegalità, la strumentalizzazione delle leggi e il clientelismo rappresentano un ostacolo alla forza dell'Eucarestia".
- Cardinale Bagnasco, presidente della CEI: "occorre neutralizzare gli estremismi, che non possono dettare legge a nessuno e non vanno considerati come la realtà totale di un popolo. Occorre, in positivo, creare condizioni di accoglienza per tutti quelli che rispettano le regole della convivenza e si impegnano per una reale integrazione".
- Mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas: "il giro di vite sugli immigrati non può che preoccupare chi è impegnato sul fronte della solidarietà. L'immigrazione clandestina è un problema che non può essere ignorato ma non si risolve solo con interventi polizieschi".

Qualche domanda sorge spontanea:
- A che punto è la realizzazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani?
- Sono ascoltate e messe in pratica le sollecitazioni che ci vengono dalla Chiesa?
- Siamo sicuri che questo Sindaco ci rappresenti e ci possa amministrare ancore per 5 anni?

E' giunto il momento di far capire al nostro Sindaco che è inutile parlare in Senato di diritti umani e chiedere ai giovani di attuarli, quando lui poi vota o sottoscrive leggi vessatorie nei confronti degli immigrati, dichiarando loro guerra in televisione.
Alla sicurezza e alla legalità ci teniamo tutti, ma questo si fa dando più risorse alle forze dell'ordine (aumentando a Chiari il numero dei vigili urbani che è sottostimato); si fa favorendo l'integrazione degli immigrati non creando paura e sfiducia nei loro confronti; si fa dandogli la possibilità di abitare in luoghi sani, perseguendo chi li fa vivere ammucchiati in piccoli appartamenti. E' ora che il sindaco la smetta di attaccare associazioni come la Caritas, definendola come un associazione con un grosso giro di soldi e di affari.
Questo suo comportamento e di chi lo sostiene, non porta da nessuna parte se non il creare odio e divisione, due sentimenti/atteggiamenti che non appartengono a noi cristiani. L'essere cristiano è uno stile di vita che coinvolge anche scelte difficili ma sempre proiettate verso la pace e la fraternità. Dobbiamo diffondere quel senso di speranza che ci appartiene e che ci aiuta ad avere più fiducia, nell'integrazione, nella solidarietà e nel vivere civile.
Questo è il compito che la Chiesa oggi con più forza ci chiama a riscoprire ed a rivestire all'interno della società per ricostruire la "passione civile".
Come diceva Giovanni Paolo II: "coraggio... non abbiate paura"

I Cattolici del Partito Democratico

domenica 29 marzo 2009

Ma l'opposizione dov'era?



Nel gioco democratico bisogna essere sempre disponibili ad accettare le critiche. Ultimamente però nei confronti del Partito Democratico si è superata la misura, arrivando a criticare le sue posizioni in modo del tutto aprioristico e immotivato. Anzi di più. Ci sono persone che ancora prima di informarsi sullo stato dell’arte avvertono l’impellente necessità di dire “Ma il Partito Democratico dov’era?” Ora, per carità, tutti siamo perfettibili e si può fare di più sempre. Ma relativamente alla questione “Polo della Culturaaffermare “ma l’opposizione che ha fatto di concreto?” significa o essere in mala fede (e non lo crediamo) o essere del tutto disinformati. Per colmare questa lacuna ci siamo presi la briga di mettere a disposizione dei cittadini l’esposto (leggi qui) presentato alla Corte dei Conti della Lombardia dai consiglieri di minoranza nel lontano 27 dicembre 2007. In quell’occasione, venne allegata una relazione che altro non è che una cronistoria della vicenda, dove ognuno può vedere, se ne ha voglia, cosa è stato o non è stato fatto.
Se ciò non bastasse allora si può fare riferimento alle pubblicazioni de l’InformaChiari. Nel dicembre 2007 fu pubblicato un numero speciale tutto dedicato alla questione “Polo della Cultura”. A seguire vennero poi pubblicati vari articoli: uno nel marzo 2008, due nel febbraio 2009, due in marzo. L’ultimo numero ha dedicato due pagine all’argomento.
Naturalmente nelle varie sedi istituzionali e non, il PD ha avversato sempre la sciagurata scelta della Giunta Mazzatorta, riuscendo a portare dalla sua parte esponenti della maggioranza. Sono state presentate in Consiglio Comunale almeno due mozioni, fatte decine di interpellanze, rilasciate ai giornali locali innumerevoli interviste. Della questione inoltre si è polemizzato sia sul Sito che sul Blog del partito ed infine ci si è adoperati fattivamente per la raccolta delle firme contro l’ecomostro.
Quanto al ricorso al Tar, gli unici legittimati a presentarlo sono solo le persone che hanno un interesse diretto. E infatti è di questi giorni la presentazione al Tribumnale Amministrativo Regionale di un ricorso da parte dei residenti nella zona.
Forse fra qualche mese, qualcuno si sveglierà e scoprendo che i posti macchina sulla circonvallazione sono diventati a pagamento proferirà la fatidica frase “ma il Partito Democratico… ecc.ecc.” Ditegli per favore che il PD l’aveva detto e che ha fatto di tutto per impedirlo.
Federico - Enzo

giovedì 26 marzo 2009

Traffico a Chiari: è caos




Da qualche giorno a questa parte, in viale Mazzini, è stato istituito un senso unico alternato per agevolare i lavori per il cosiddetto Polo della Cultura. Non c’è che dire, cominciamo bene. L’altro giorno per arrivare in paese, provenendo da Brescia, ho impiegato la bellezza di 25 minuti per coprire la strada fra il cavalcavia e l’ospedale. Se, come si dice, i lavori dureranno 3 anni, c’è da stare freschi. La circolazione a Chiari diventerà un vero inferno e quella strozzatura creerà problemi al traffico sia su viale Mazzini, che su viale Mellini e viale Battisti. Ho come l’impressione che il fatto non farà molto piacere ai clarensi. La situazione attuale poi prefigura quello che succederà a lavori ultimati. Quel punto diventerà una zona di vero caos, specie nelle ore di punta e nelle ore di entrata in ospedale. Questo è un altro motivo per essere contrari a questo progetto voluto fermamente dall’amministrazione di centro destra e osteggiato da moltissimi cittadini. Sembra infatti che le firme raccolte contro il mega progetto siano ormai a quota 3.000, con l’obiettivo di raggiungere quota 5.000.
Domenica, in Piazza Zanardelli, distribuiremo il nuovo numero dell’InformaChiari. Le due pagine interne saranno dedicate a questo problema.

mercoledì 25 marzo 2009

Polo della Cultura: un ecomostro


Le planimetrie del Polo della Cultura che fanno bella mostra sul sito del Comune e sui vari cartelloni esplicativi, si riferiscono sempre al progetto originario, che è il progetto dello Studio Caputo PartnerShip di Milano, vincitore del Concorso indetto dal Comune. Il problema è che il progetto definitivo è quello della Eleca che, come si vede nel prospetto riportato in basso, è tutt'altra cosa. Diminuiscono drasticamente i parcheggi pubblici, aumenta la superficie occupata e l'altezza dell'edificio così da creare seri problemi di vivibilità ai residenti nella zona, spariscono gli spazi di interesse culturale(bookshop, galleria espositiva, mediateca, emeroteca), si moltiplicano a dismisura gli spazi commerciali e infine aumentano enormemente
i volumi
che passano da 15.000 mc a ben 42.000 mc

Un vero ecomostro

Federico - Enzo

giovedì 19 marzo 2009

Sequestrati in casa propria


“Signori e signore qui non si tratta di politica, si tratta del sentirsi o meno parte della realtà in cui viviamo, e cercarne di esserne parte attiva e non delle croci sulle schede elettorali.” Questo è il ragionamento fatto non dal “solito rivoluzionario sinistroide, anti-lega e super attivo nel sociale… ma dal classico cittadino clarense” che una mattina si vede svegliato da un amico che gli grida nella cornetta “ Sono qui al cinema con mio padre e altre venti persone. Siamo qui in venti perché siamo quelli a cui chiuderanno il cancello di casa, il garage, le vie con dei paletti, famiglie a cui il nuovo progetto (del Polo della Cultura) toglierà la luce del sole dalle proprie finestre, siamo qui perché ci stanno prendendo in giro, perché stanno facendo cose che non possono fare…ma siamo in pochi. Dove sono gli altri cittadini???
Era il dieci marzo, poco più di una settimana fa. Quei venti cittadini “incazzati” non sono rimasti con le mani in mano. Si sono attivati per cercare di fermare un progetto insensato, che dietro l’altisonante nome – Polo della Cultura – nasconde una bella speculazione commerciale e costringe i cittadini di Chiari a versare per i prossimi 30 anni il corrispettivo dei parcheggi pubblici della città nelle tasche di un’azienda di Cantù, la Eleca.
I cittadini che abitano nelle vie Vittorio Veneto, Zamara, Tortelli, non vogliono sentir parlare di espropri ritenuti illegittimi, non vogliono saperne di zanche lunghe venti metri ficcate sotto i muri delle loro abitazioni, non vogliono assolutamente pensare a un mostro di vetro e cemento che oscurerà le loro case. Ma in particolare non vogliono saperne di rimanere sequestrati in casa propria per oltre 3 anni. Perché questo sta avvenendo. Per attivare il cantiere si è provveduto alla chiusura al traffico di un pezzo di via Vittorio Veneto, è stato istituito sulla stessa via un senso unico in uscita, sono stati inseriti dei dissuasori stradali con la triplice funzione di evitare il parcheggio, delimitare l’area ciclabile e l’area riservata ai pedoni. Per i residenti in questa zona si prevede un lungo periodo di forte disagio.
Per impedire questo scempio ed evitare di cedere a privati l’introito di gran parte dei parcheggi a pagamento della città, questi cittadini hanno lanciato un appello che fino ad oggi è stato sottoscritto da oltre 1.700 persone, a testimonianza che il problema è reale e che l’Amministrazione Comunale ha fatto male a sottovalutarlo. Forzare le cose per presentarsi alle elezioni con qualche cantiere aperto, alla fine può non giovare alla Giunta Mazzatorta.

Enzo

lunedì 16 marzo 2009

A Chiari il prestigioso "premio Attila"


Nel sito del Comune di Chiari fa bella mostra di sé un link dal titolo “Chiari – la città per il verde”. In un breve articolo a firma di Rosanna Agostini sta scritto “L’edizione 2008 de “La Città per il Verde” ha premiato il Comune di Brescia nella 4^ categoria (Enti con oltre 100mila abitanti) mentre il Comune di Chiari è stato segnalato per la 3^ categoria riferita agli Enti Locali tra i 15mila e i 100mila abitanti.” Ora se è vero che il Comune di Brescia della Giunta Corsini è stato premiato nella 4^ categoria, non è invece vero che il Comune di Chiari sia stato segnalato per la 3^ categoria. Infatti i premi della categoria sono stati assegnati a: Settimo Milanese (Comune vincitore) e poi Mantova, Selargius e Vignola (Comuni segnalati), Cardito (Comune menzionato). Di Chiari neppure l’ombra. Più semplicemente il Comune di Chiari ha partecipato alla rassegna assieme ad altri 111 Enti locali, senza però ricevere alcun premio o segnalazione.
Eppure la signora Agostini in un impeto di encomiabile campanilismo parla di “ progetti che hanno permesso al Comune di Chiari di ottenere la prestigiosa segnalazione del Premio “La Città per il Verde”… La segnalazione per Chiari è un riconoscimento prestigioso che premia la valorizzazione e gestione del verde pubblico ad opera dell’Amministrazione Comunale con l’introduzione di strumenti e metodi d’intervento innovativi in grado di migliorare sensibilmente la qualità di vita dei cittadini.” Se tanta foga fosse suffragata da dati di fatto veri, andrebbe premiata. Poiché si basa su dati falsi (o a essere benevoli, su una maliziosa confusione fra i termini “selezionato” e “segnalato”), va invece redarguita.
Ora, dopo aver accertato che il Comune di Chiari non ha ricevuto alcuna segnalazione o menzione o premio e che ha solo partecipato a una rassegna, resta da vedere quali sono i presunti meriti che si attribuisce la nostra Giunta, tanto da definire Chiari “Città del verde”. Tra i progetti degni di menzione vi è “il delicato intervento di ricollocazione dei tigli antichi trasferiti da Viale Mazzini nell’area verde del Parco Urbano delle Rogge.” Bene, di 19 tigli spostati ne sono rimasti in piedi (non si sa ancora se morti o vivi) solo 8. Costo, occorre ribadirlo 85 mila euro. Tutto questo nonostante una “Indagine fitostatica su alberature”(qui) disposta dallo stesso Comune ed eseguita da Agro Service Srl avesse evidenziato che gli alberi non fossero “trapiantabili”. Gli altri 12 tigli rimasti nel sito dell’ex Cinema, sono stati tagliati inesorabilmente. Problema risolto alla radice.
Visto il successo dell’operazione propongo di assegnare al nostro primo cittadino “honoris causa” il prestigioso “premio Attila” mentre alla signora Agostini un altrettanto prestigioso premio: il “bugiardino d’oro”.
Enzo

giovedì 12 marzo 2009

Cementificatori a casa nostra



Riporto un post del giugno 2007 pubblicato su Varese News da Varese Social Forum. Sembrerebbe scritto a Chiari ai giorni nostri:


"Capita sempre più spesso che le perentorie promesse elettorali risultino offensive rispetto alla realtà quotidiana in cui viviamo.
E’ questo il caso di un manifesto elettorale della Lega Nord, che compare sui tabelloni elettorali di Varese e di molti comuni limitrofi, in cui si afferma: “BASTA CEMENTO. Difendiamo la terra dei nostri padri. Padroni a casa nostra”.
Ma come, solo 2 settimane fa è stata approvata dalla maggioranza del consiglio comunale (promotrice proprio la Lega Nord) la variante al piano regolatore, che prevede la cementificazione dell’ultima e unica area verde significativa della città per costruirci un carcere di 150 mila mq. e poi si vuol fare la campagna elettorale scrivendo simili assurdità?
Tra progetti di tangenziali, raddoppi di centri commerciali, costruzioni di case, alberghi, antenne… non sembra proprio che la difesa del territorio e dell’ambiente sia andata al di là della cura delle aiuole.
Forse l’essere “padroni a casa nostra” vuole più semplicemente significare che il patrimonio ambientale si può sfruttare liberamente senza regole o meglio con l’unica regola che tanto si condona tutto in questo paese?

Non resta che un commento: siete delle vere facce di…bronzo."


Su una cosa non sono d'accordo. Più che facce di bronzo direi facce di cemento. Cemento Armato.

mercoledì 11 marzo 2009

Difendiamo la terra dei nostri padrini




Per un momento ho pensato a uno scherzo della vista, a una di quelle anomalie della nostra mente che alcune volte ci fanno vedere cose che in realtà non esistono. Poi, guardando più attentamente, ho capito che era tutto vero. Su una finestra della sede cittadina della Lega campeggia un manifesto con la scritta “Basta cemento. Difendiamo la terra dei nostri padri.” Ma che è una barzelletta, uno scherzo di carnevale fatto un po’ in ritardo oppure un pesce d’aprile arrivato troppo presto? Ah, forse ho capito, si tratta di ironia, anzi, di autoironia. Ultimamente quelli della Lega sono alquanto zuzzerelloni. O forse no. Si tratta di critica. Critica all’uscita berlusconiana di qualche giorno fa che chiedeva mani libere per tutti in campo immobiliare per risolvere la crisi. Forse alla fine qualcuno dovrà pur dirgli che questa crisi è figlia della bolla speculativa immobiliare e che l’Italia, come l’America, è piena di case invendute e mutui impagati. Ma no, criticare Berlusconi, proprio ora che ha detto sì al federalismo e a tutte le nefandezze sulla sicurezza, è poco corretto. Allora forse si tratta di autocritica. Dopo aver assecondato negli ultimi cinque anni gli smisurati appetiti degli immobiliaristi clarensi, dopo aver passato tutto il tempo disponibile a votare, allineati e coperti, tutti i possibili Piani Integrati di Intervento, in barba al piano regolatore o Pgt che dir si voglia, dopo aver consentito che si costruisse l’incostruibile, oggi, a disastro avvenuto, la Lega fa autocritica. “Basta cemento!” è il comando perentorio di Bossi. “E che cavolo! Se continuiamo di questo passo che fine farà la terra dei nostri padri? Non mi costringerete mica a dichiarare l’indipendenza della nostra cara patria in un condominio o in un villaggio di villette a schiera?” Non sia mai. E così i bravi leghisti si apprestano a diffondere la buona novella in tutte le contrade dell’ubertosa Padania, cercando di nascondere i loro propositi immobiliari dietro fantasiose locuzioni che dovrebbero incantare e rassicurare il popolo. Così parleranno di “Poli scolastici”, di “Polo logistico” di “Polo della Cultura” di “Bonifica della cava” ecc. ecc. Chi potrebbe aver mai paura di un innocuo “Polo scolastico”? Vi fa forse pensare a tre o più condomini a ridosso del centro storico? A me viene in mente un meraviglioso complesso scolastico in zona amena e salubre. E la “Bonifica della cava” vi riporta alla mente 150 appartamenti e un centro commerciale da 45 mila metri quadri? No, sicuramente penserete a un parco acquatico dove porterete i bambini a giocare con le paperelle in mezzo ai papaveri, quelli rossi però.


Enzo

I tigli delle Rogge

martedì 10 marzo 2009

Il grande imbroglio




Il progetto del Polo della Cultura sull’area dell’ex Cinema Teatro è nato nel 2006 a seguito di un Concorso internazionale di progettazione.
Il progetto vincitore approvato dal Consiglio Comunale prevedeva una Sala Auditorium da 500 posti per Convegni, Concerti, Feste ed Eventi Collettivi, situata a piano terra, una Galleria per esposizioni, bookshop/ caffetteria e una Mediateca, oltre naturalmente a un congruo numero di parcheggi interrati .
Costo previsto dell’opera: 8 milioni tondi di Euro.
In vari passaggi successivi la Giunta Mazzatorta , mediante l’istituto del cosiddetto “Project Financing” ha trasformato il progetto di Polo Culturale in un Polo Commerciale privato, con una Sala Auditorium pubblica da 400 posti ( valore 1,3 milioni di Euro), relegata sopra gli spazi commerciali privati.
Il costo dell’intervento è così lievitato a 17,5 milioni di Euro e la sua realizzazione è stata assegnata alla Ditta ELECA di Cantù tramite Convenzione sottoscritta a dicembre 2007.
Per avere in cambio la Sala Cinematografica e 180 posti auto pubblici interrati fra 30 anni il Sindaco Mazzatorta ha concesso ad Eleca:
- Di avere in diritto di Superficie, gratuitamente e per 90 anni, i 5.600 mq di tutta l’area dell’ex Cinema,
- di costruirvi ben 8.000 mq di superfici commerciali e ca. 2.000 mq di box auto privati
- l’esonero dal pagamento di tutti gli oneri di urbanizzazione e di altri canoni,
- la gestione di 720 posti auto a pagamento su tutto il territorio Comunale e la riscossione di tutti i relativi proventi per 30 anni,
- un contributo comunale di un milione di Euro


A dicembre 2008 nel depositare il progetto finale Eleca espone un incremento di costi di oltre 2,5 milioni di Euro, chiedendone il riconoscimento da parte del Comune in termini di liquidità o di allungamento dei tempi di concessione.
L’intervento raggiunge così la vertiginosa cifra di 20 milioni di Euro, con possibili preannunciati nuovi incrementi di costo.
Per i clarensi è ormai il caso di affermare che grazie al Sindaco Mazzatorta

“MAI PIU’ PADRONI A CASA NOSTRA” !

Questo è ancor più drammaticamente vero per i cittadini confinanti che senza alcun preavviso e possibilità di replica, in maniera illegittima, si sono visti approvare dalla Giunta Comunale l’esproprio di parte delle loro proprietà solo per facilitare il compito di realizzazione da parte di Eleca del Polo Commerciale.
E’ infatti poco sostenibile in tale circostanza l’esistenza della “ pubblica utilità”

Lo scarso rispetto della Proprietà Privata ed in genere delle Regole è ormai una caratteristica dell’Amministrazione Mazzatorta, come peraltro era già venuto in evidenza
lo scorso anno nella vicenda del Parco della Villa Abbate

venerdì 6 marzo 2009

giovedì 5 marzo 2009

8 marzo


Invece di passare il tempo a rilasciare in televisione dichiarazioni inutili, che servono solo a dimostrare la loro pochezza, i nostri politici farebbero bene a leggersi le storie pubblicate da Repubblica.it sul tema “Perdere il lavoro in Italia”.
Per quanto ci riguarda, abbiamo preso a caso tre storie di donne che ci sembrano emblematiche di quello che si sta vivendo in Italia al tempo della crisi.
Ci sembra il modo migliore per parlare dell’8 marzo.


8 marzo
“Ho voglia di gridare a questo Paese”


Avevo 24 anni appena laureata. Sono partita dalla mia terra del sud, piena di sogni e di speranze. Master nel nord Italia finito il quale mi trasferisco a Roma dove mi danno la possibilità di svolgere uno stage non retribuito in una amministrazione pubblica. Era il sogno che si realizzava, fare quello che per il quale avevo studiato tanti anni. Iniziano dopo qualche mese i primi contrattini co.co.co, co.co.pro. ecc. La paga bassissima. Per pagare l'affitto passavo le serate a fare la cameriera. Ero felice però. Mi dicevano che ero brava e intanto mi facevano fare la fame. Nessuna speranza di contratto a tempo indeterminato. Quattro mesi fa, dopo più di tre anni di sacrifici in una situazione di precariato scandaloso, scade il contratto e il rinnovo non arriva. Senza indennità di disoccupazione, senza liquidazione dopo 4 mesi torno nella mia terra più povera di prima e con tutti i miei sogni infranti. Mi consolo a vedere gente che sta peggio di me..siamo tanti a stare così. Ma io soffro per me, ho voglia di gridare a questo paese che schifo che mi fa. Mi ha tolto quello che ad una giovane ragazza non dovrebbe mai mancare...il sorriso.
Laureata da 8 anni, dopo vari lavori sottopagati o non pagati, mi butto nella scuola, ma trovo solo scuole private che pagano una miseria e fanno contratti co.co.pro. Morale della favola: da giugno 2008 non lavoro e non percepisco indennità di disoccupazione. In questi mesi sono rimasta incinta, ma ho scoperto con amarezza che non mi spetta neanche un euro di maternità. Mio marito ingegnere, dopo 5 anni di contratti a termine nella stessa azienda a fine aprile rimarrà senza lavoro, anche lui senza indennità di disoccupazione, senza liquidazione. Rimarremo senza niente, a parte questa creatura che non è ancora nata e per la quale già ci sentiamo in colpa per non poterle garantire un futuro dignitoso.

Sono una donna di 38 anni e nell’ agosto 2008 ho perso il lavoro per la crisi che sta incombendo sulla città dove abito. Ho 2 figli piccoli finirò la disoccupazione a metà aprile e con lo stipendio di mio marito non riusciamo a far fronte a tutte le spese. Ho fatto molti colloqui di lavoro ma vuoi per l'età (a 38 anni sei già vecchia x il mondo del lavoro), vuoi per i bimbi piccoli non sono riuscita a trovare niente. Io sono favorevole ad un assegno x i dissoccupati oppure x un assegno a tutte quelle donne che sono costrette a fare le casalinghe non per scelta ma per forza. Non trovo giusto che vengono trovati i soldi x aiutare Gaza quando in Italia c'è gente che è alla disperazione. Prima pensiamo ad aiutare seriamente le famiglie italiane e poi pensiamo al resto.

(da Repubblica.it)