sabato 14 gennaio 2012

Terra bruciata

Chiari è stata per molto tempo una città tranquilla, ordinata, pacifica. Certo conservatrice, cioè diffidente rispetto a tutte le correnti progressiste che hanno attraversato il nostro Paese, forse sonnolenta, forse anche un po’ pigra, ma mai cinica, mai disinteressata alle difficoltà degli ultimi. Prova ne siano le tante associazioni di volontariato che operano sul nostro territorio e le tante Fondazioni, già Opere Pie, che una borghesia illuminata e un clero operoso hanno  creato nel tempo per l’assistenza a persone povere e disagiate.
Il centro storico di Chiari
Queste Fondazioni hanno attraversato indenni la storia, giungendo magari un po’ malconce sino ai giorni nostri. Alcune di esse, come detto “garbatamente” dal nostro Sindaco, sono proprietarie di “patrimoni talmente sterminati che è meglio non saperlo”. Ma il non saperlo non esime certo dal desiderarli, visto che “in questo Comune abbiamo bisogno di tante cose e non abbiamo voluto mettere le mani nelle tasche dei cittadini”.
Bene. Ora che tutto quello che c’era da vendere del patrimonio comunale è stato venduto, ora che i tanto sbandierati soldi piovuti da Stato, Regione e Provincia sono stati spesi, cos’è che rimane in tasca a questa Giunta per fare qualcosa di decente e far vedere di esistere nel suo secondo mandato?
I  tanti progetti che avrebbero dovuto svegliare la sonnolenta Chiari dal suo lungo torpore, sono rimasti, ahimè, sulla carta. I Poli scolastici, la Caserma dei Carabinieri, la riqualificazione di viale Mazzini, per non parlare di quel capolavoro mai nato del Polo della Cultura, sono lì a testimoniare il fallimento di una politica fatta di tanti annunci, molte parole e pochi fatti.
Ora è giunto il tempo per il Sindaco Mazzatorta di rompere gli indugi e sfilarci dalle tasche, applicando l’Addizionale Irpef, la bella somma di 1 milione di euro. Ma capite bene che una cosa è mettere una tassa e un’altra cosa è avere la disponibilità immediata di quei soldi. E’ un bel problema!
Come un problema è quello della impossibilità di indebitare ulteriormente il Comune o di incassare,  causa la crisi,  quegli oneri di urbanizzazione che in passato si sono utilizzati a piene mani. 

Le Fondazioni di Chiari
Cosa rimane allora di già pronto nella nostra “carte du jour”? Beh, c’è la grande portata delle Fondazioni, ripiena di euro inoperosi, farcita di cespiti pregiati che possono alimentare lucrose provvigini e begli affari se si sa come collocarli sul mercato.  Per non parlare poi dei lavori che si avviano e dei guadagni che si realizzano. In un mercato immobiliare fermo, si tratta di una bella manna. Tanto non si spende e non si rischia "di proprio".
Si è incominciato con la Fondazione Saturno-Corradini, il cui patrimonio, dopo il suo azzeramento, è passato nelle disponibilità del Comune (660 mila euro).
Si è proseguito con l’Istituto Morcelliano. Qui il patrimonio “non è poco”: si parla di oltre 10 milioni di euro, che nelle intenzioni avrebbero dovuto essere divisi a metà fra il Comune e la Parrocchia, “metà di qua e metà di là”, secondo le illuminanti parole del nostro Sindaco. L’affare per il momento si è arenato e il Presidente don Alberto Boscaglia è stato costretto a rassegnare le sue dimissioni e a riporre nel cassetto il grandioso progetto del golf a nove buche contornato da meravigliose ville di lusso.
L’Opera Pia Bettolini invece il suo progetto l’ha avviato. Raso al suolo il Centro Diurno costruito all’inizio degli anni ’80 con i soldi derivanti dalla vendita di parte del proprio patrimonio immobiliare, ha intenzione di realizzare degli immobili che dovrebbero essere destinati, in parte a uso commerciale, in parte ad uso abitativo.
Altrettanto sembra voler fare la Fondazione Bertinotti Formenti con  la sistemazione del grande edificio delle ex Derelitte.  Qui la spesa dell’operazione ammonta a quasi tre milioni di euro e sembra  comportare un codicillo, almeno stando a quanto riportato da giornali di solito ben informati su quello che avviene nei palazzi della politica.
Il codicillo riguarda l’ex Conventino che nella ipotesi dovrebbe essere  destinato “al mercato immobiliare, con soluzioni residenziali o direzionali”.
Come si vede, stiamo parlando di operazioni immobiliari importanti destinate a muovere corposi interessi.
In tale contesto, quello che rimane non detto è l’aspetto socio-assistenziale. In tutti gli articoli apparsi sui giornali locali, sui resoconti delle varie agenzie di informazione del Comune e sulle interviste rilasciate dai nostri pubblici amministratori , ci si dilunga molto sugli aspetti immobiliari, ma poco o nulla si dice sugli aspetti che dovrebbero più interessare e che sono quelli che attengono alle politiche socio-assistenziali delle Fondazioni e di conseguenza anche del Comune.
Che ne faremo oltre che incamerarlo del patrimonio della Saturno-Corradini?
Qual’è la necessità che spinge l’Istituto Morcelliano a modificare il proprio Statuto al solo scopo di  regalare al Comune la metà del proprio patrimonio?
Perchè si è raso al suolo il Centro Diurno creato non più di trenta anni fa, sperperando così il patrimonio dell’Opera Pia Bettolini che è patrimonio della città di Chiari? Quali e quanti cespiti immobiliari sono stati venduti per realizzare le nuove opere. Chi ne ha promosso la vendita?
Quali cespiti ha intenzione di vendere la Fondazione Bertinotti-Formenti per restaurare l’edificio delle ex Derelitte? Chi ne curerà la vendita? Qual’è nel dettaglio il piano socio-assistenziale che sta alla base di questo restauro?
Quale necessità ha la Fondazione Bertinotti-Formenti di vendere l’edificio dell’ex Conventino, immobile di pregio che sorge nel cuore di Chiari e che è stato restaurato e portato all’antico splendore pochi anni fa, con soluzioni esplicitamente calibrate sul progetto di "Casa Famiglia"?
Penso che di fronte a questa inaudita decisione ci dovrebbe essere la decisa e  vibrata ribellione di tutta la cittadinanza oltre che della politica.  Qui non è tanto in ballo la sorte di una Fondazione, ma il destino stesso della nostra città che rischia di diventare, dopo il passaggio dei “barbari”, terra bruciata.

domenica 8 gennaio 2012

Chiari 1985 - La città dietro l'angolo

Per le elezioni comunali del 1985, la sezione del PCI di Chiari, oltre al consueto programma cartaceo, realizzò un video della durata di 37 minuti che riportava quel programma in immagini. L’intento era quello di proiettare il film nei vari quartieri della città, nella speranza di rendere comprensibile un materiale nei riguardi del quale la maggior parte della popolazione si mostra sempre poco interessata.
Il ritorno elettorale non fu esaltante, ma rimase nella mente di tante persone il ricordo di quel lavoro, nuovo e complesso, che le aveva coinvolte per parecchie settimane.
A distanza di 27 anni, quel materiale rappresenta una pagina di storia della nostra città.
La città che emerge dietro l’angolo, è una città fortemente degradata. Il centro storico, devastato da incuria e abbandono, in alcuni punti è ridotto a un cumulo di macerie. Il traffico automobilistico congestiona e soffoca le vie del centro, mentre  i viali, ancora in terra battuta, sono una zona di sosta selvaggia.
Eppure, in mezzo a tanto evidente disastro, si cominciano a intravedere quelle attività di restauro (case comunali di via Zara, ex Canossa) che nello spazio di un quindicennio porteranno al completo risanamento della città.
Molte delle cose affermate nel video, hanno trovato attuazione negli anni successivi, mentre altre sono rimaste deluse. E’ con una certa emozione che si guardano i pochi  fotogrammi disponibili del Teatrino Comunale presso l’Itc. Con cocciuta insistenza e contro ogni logica, l’Amministrazione di allora decise di abbatterlo per costruire al suo posto un’anonima aula magna. C’è un filo rosso che lega questo episodio con l’abbattimento del Cinema comunale da parte dell’attuale Amministrazione, a testimonianza che gli anni passano ma la mala politica resta.
Anche le immagini che riguardano la nostra campagna acquistano oggi un certo valore documentario. Infatti alcune di quelle zone non esistino più  a causa della massiccia urbanizzazione avvenuta negli anni successivi.
Prima di mettere in rete il filmato si è ragionato su come farlo. Un’ipotesi era quella di rielaborarlo  eliminando alcuni passaggi, il commento, la colonna sonora, e lasciando quindi solo le immagini che documentano lo stato della città in quel preciso momento. E’ prevalsa invece l’idea di lasciare inalterato il video che si presenta con tutti i difetti dei mezzi usati all’epoca.  Come dicevamo prima, sia la colonna sonora che le immagini sono  abbastanza corrotte, alcune sequenze sono troppo lunghe, la pellicola evidenzia le aggiunte eseguite e il rumore di fondo è quello del proiettore utilizzato per registrare le immagini in Vhs.
Eppure, forse proprio per questo, il filmato ha già la patina dell’antico documento.
Naturalmente si tratta di  un documento di parte, utilizzato con i toni propri di una campagna elettorale e come tale va preso. Ma al di là di questo, quel che conta sono le immagini della Chiari di 27 anni fa.
Alla elaborazione del filmato hanno concorso parecchie persone. Fra tutte vorrei ricordare Fabbri Curio detto Giorgio che ha realizzato buona parte del materiale fotografico e che ha saputo esprimere le sue buone doti di operatore,  con sincera passione e vivace curiosità .
Sarebbe bello far emergere dai piccoli archivi presenti nelle nostre case quei vecchi filmati e antiche foto dove, sullo sfondo, si vede Chiari nella sua continua evoluzione. Un’operazione del genere la stanno portando avanti Claudio e Rinaldo Frialdi con il loro canale di You Tube  “Chiari Album”. E’ un’opera meritoria che sta già avendo qualche significativo risultato.
Il nostro Comune, attraverso l’Assessorato alla Cultura  e il Nuovo Museo della Città, potrebbe farsi promotore della costruzione della memoria collettiva della città attraverso documenti, foto e filmati dei tempi passati. Sarebbe l’inizio di quel museo multimediale che potrebbe dare un senso alla montagna di soldi spesi per questo faraonico progetto.








giovedì 5 gennaio 2012

Una pistola puntata alla tempia

Gianni Alemanno diventò sindaco di Roma sull’onda emotiva del delitto Reggiani e sull’uso mediatico che la destra fece di quel crimine.
Oggi Roma, nonostante le promesse,  è la città dove la criminalità organizzata sta scrivendo un vero e proprio romanzo criminale. 
scippo
Anche a Chiari, il sindaco Mazzatorta ha considerato la sicurezza come il primo dei problemi.
Per avere una città più sicura, sono state spesi montagne di soldi. Ma al di là delle apparenze e delle inaugurazioni di caserme, distaccamenti e velivoli poliziotto, il problema non è stato spostato di una virgola. Anzi sono mesi che a Chiari avvengono rapine con scasso che occupano intere pagine di giornale, furti di rame, di biciclette e di auto, per non parlare del clamoroso caso che in una notte ha visto sparire dal palazzetto dello sport comunale i pannelli solari non coperti da assicurazione.
L’ultima vicenda riguarda l’aggressione  a scopo di rapina subita da una donna presso la propria abitazione. Il sindaco, pur affermando di essere rimasto colpito da quanto avvenuto, dichiara   che Chiari  non è una comunità insicura.  “Anzi, è vero il contrario: abbiamo riscontrato un calo vertiginoso dei furti e finora non si è verificato nessun fatto di sangue”.  Caspita che fortuna!
volontari Acsu
Ora si dà il caso che la diminuzione dei reati in Italia è in atto ormai da anni. Eppure, al tempo dei governi di centro sinistra, la destra e in particolare la Lega, hanno montato una polemica sul clima di insicurezza che si respirava in tutt’Italia, tanto che eminenti giornalisti e politologi ci hanno spiegato per filo e per segno la differenza che passa fra la sicurezza reale e quella percepita (leggi qui). Nel senso, per esempio, che  un innocente pezzo di cartone  abbandonato su una panchina, può essere percepito da una ronda padana come una minaccia alla pubblica sicurezza (leggi qui).
Oggi al nostro sindaco si potrebbe rispondere allo stesso modo. Quel che conta non è il dato reale, ma il sentimento percepito. E il sentimento percepito oggi a Chiari è quello di una città insicura, dove non bastano distaccamenti, ronde e aerei vigili dagli occhi grifagni a rassicurare la signora che si è trovata in casa propria con una pistola puntata alla tempia.
agenti Polizia locale
Lasciando da parte per una volta la polemica sul distaccamento di Polizia presso la stazione, sull’aereo poliziotto o sulle ronde, vorremmo questa volta parlare dell’organico della Polizia locale. Nel 2004, subito dopo il suo insediamento, Mazzatorta ebbe a dire “Servono nuovi agenti  e non esiterò a prodigarmi affinché venga rispettata la proporzione ideale di un vigile ogni mille abitanti. Siamo invece a dodici agenti”.
Bene, qual’è la situazione a oggi? Abbiamo forse 19 agenti o, che so io, 18 o 16 o 14? No. Il sindaco non ha esitato a prodigarsi, ma oggi  abbiamo soltanto 12 vigili, comandante compreso. Uno in meno di quanti fossero nel 2004.
Insomma tutto in linea con la politica seguita sin qui dal sindaco Mazzatorta: chiacchiere e soldi spesi in abbondanza, risultati zero.