mercoledì 30 giugno 2010

Il Senatore scoppiettante

Il Senatore Mazzatorta
Il Senatore “scoppientante” ha perso ormai la bussola e non sa più dov’è il Polo.
Questo potrebbe essere il titolo di un pezzo che rappresenti l’attuale situazione politica a Chiari.
I tempi delle grandi progettazioni sono ormai lontani e l’ambizione di trasformare Chiari da paese pigro e sonnacchioso in una città dinamica che non sta ferma mai, si è stemperata nell’affannosa, banale, ordinaria ricerca di qualche soldo per fare qualcosa.
I soldi però non crescono sugli alberi e oggi, nel bel mezzo di una crisi di sistema che sembra non lasciare molto spazio alla spesa facile, i soldi dicevo, sono diventati merce rara.
Si è cercato invero di vendere quello che restava del patrimonio comunale, di utilizzare alcuni grandi progetti per racimolare una grossa fetta di oneri di urbanizzazione, di inventarsi operazioni fantasiose (tombe per rotonde e altri arredi) ma anche in questo caso i risultati sono stati deludenti. Il terreno adiacente l’ITCG rimane ancora invenduto, gli oneri del Polo Logistico sono stati fagocitati dalla Provincia per adeguare la viabilità della zona, l’operazione “tombe di famiglia” sembra non riscuotere i favori della popolazione di Chiari a causa dei prezzi troppo alti.
Le speranze residue sono riposte nella Bre.Be.Mi. e nei soldi che devono arrivare da quella parte per realizzare la tangenziale nord. Prima o poi arriveranno, ma i tempi delle opere pubbliche, si sa, sono sempre lunghi e qui c’è necessità di uscire presto dall’angolo.
L’ultima trovata sembra essere rappresentata da un accordo con il parroco di Chiari per la divisione del grosso patrimonio della Fondazione “Istituto Morcelliano”. A questo sembra indirizzare il parere favorevole espresso congiuntamente dal Sindaco e dal Parroco di una modifica dello Statuto dell’Ente, in particolare dove è previsto che la Fondazione, per il raggiungimento dei propri fini statutari può avvalersi “della collaborazione di altre organizzazioni e/o enti pubblici o privati anche con cessione senza corrispettivo in denaro, di una parte del patrimonio della Fondazione, anche immobiliare, attraverso donazione modale o datio ob causam.” Ammesso e non concesso che questa operazione vada in porto, i tempi di realizzo del patrimonio o come ama dire il nostro Sindaco “di valorizzazione” del patrimonio, sono sempre piuttosto lunghi. A meno che i compratori non siano già pronti sulla griglia di partenza.
Cosa rimane? Dalle ultime interviste rilasciate ai giornali locali, i nostri amministratori sembra facciano affidamento sull’escussione della fidejussione rilasciata da Eleca a garanzia dell’inadempienza del concessionario. Pensare però che quei soldi siano nella disponibilità del Comune, per farne ciò che gli pare, è pura follia. Sarà per questo che il realizzo della garanzia viene continuamente minacciato , ma non attivato.
Quanto al nostro scoppientante” Sindaco, continua imperterrito a lanciare fantasmagoriche bolle di sapone volte a scoppiare inesorabilmente una dietro l’altra. L’ultima riguarda il rifacimento di viale Mazzini, destinato a diventare un progetto “ambizioso”, dove con una fava si prenderanno tanti piccioni: sistemazione del viale, recupero dell’area dell’ex cinema, rilancio della Villa Mazzotti e via di questo passo. Il tutto con l’ennesimo concorso di idee, in una contaminazione di mirabolanti soluzioni che sicuramente ci lasceranno a bocca aperta. Evvaiii!!!

venerdì 25 giugno 2010

giovedì 24 giugno 2010

Irriducibili

momenti di giubilo
dopo la sconfitta
Clamoroso!
Pur di non darla vinta a Bossi, pare che l'Italia  abbia  venduto la partita alla Slovacchia.

Forza Italia!

Nazionale di calcio
Campioni del mondo 2006
Da quando Berlusconi ha creato Forza Italia, moltissimi italiani, facendo violenza a se stessi, hanno represso nel proprio intimo quel grido liberatorio che saliva dagli stadi a ogni partita della nazionale.
In questi anni è stato un vero e proprio tormento. Quel grido bello e genuino, in cui tutti ci riconoscevamo al di là delle provenienze o appartenenze politiche e sociali, ci è stato rubato, sottratto, scippato, sostituito da suoi succedanei che però non hanno la stessa forza e lo stesso vigore.
Si è allora passati da un tiepido “Alè Italia” a un ambiguo “Forza azzurri”, pronunciato a denti stretti, da un ripetitivo “Italia, Italia” a un improponibile “Italia, azzurri”. Insomma un pasticcio.
Oggi però vorremmo che quel grido ritornasse a levarsi con convinzione dagli stadi dove gioca la nazionale, non solo perchè le motivazioni che ce l’hanno negato si sono un po’ stemperate, ma anche e soprattutto perchè le sparate della Lega hanno come risultato quello di farci amare ancora di più la parola “Italia”.
Da quando i verdi “alieni” hanno incominciato a pulirsi il c..o con il nostro tricolore, da quando hanno imposto di non cantare più il nostro inno, da quando hanno tifato Paraguay, da quando hanno detto che l’Italia si è comprata la partita con la Slovacchia, il moto di sdegno contro questi comportamenti cialtroni è stato sempre più forte, riuscendo a interessare anche dirigenti e giocatori della nazionale, di solito restii a intervenire su tematiche politiche.
Per cui oggi che l’Italia affronta con timore una piccola squadra, timore che nasce dagli acciacchi dei nostri giocatori, da un tasso di qualità non certo alto, forse da stanchezza e sfiducia, a quest’Italia vogliamo dare tutto il nostro appoggio, gridando senza remore

Forza Italia!

lunedì 21 giugno 2010

Polo della Cultura: la resa dei conti

Intervista ai Consiglieri Comunali del PD Avv. Maurizio Libretti e Ing. Federico Lorini

La questione del cosiddetto Polo della Cultura dovrebbe essere alle fasi finali.
Tramontata ormai la possibilità di realizzare l’opera, resta da decidere come si esce da questa ingarbugliata situazione. E’ l’occasione per fare il punto con i Consiglieri Comunali del PD che hanno seguito il caso sin dall’inizio.

Al Capolinea

Cons. Federico Lorini
D – Il Sindaco, quando si parla delle opere realizzate dalla sua Giunta, si riferisce spesso a inconfutabili metodi scientifici seguiti. A cosa hanno portato questi metodi per quanto riguarda il cosiddetto Polo della Cultura?
Lorini – Ad una situazione complicata che rischia di sfociare in un “inconfutabile” disastro.
D - Ritenete che l’opera non verrà più realizzata?
Lorini – Allo stato è quasi una certezza. Tuttavia la cosa che ci preoccupa di più è l’eventuale salasso a carico della Città.
D - Perché dite che l’opera non verrà più realizzata?
Lorini – Sono loro stessi a dirlo. Infatti ormai si parla di utilizzare l’area in altre forme: parcheggi, luogo per il mercato ed altro. Nulla di ufficiale ancora, ma è un dato oggettivo che nelle linee programmatiche approvate all’ultimo Consiglio Comunale il tema “Polo della Cultura” è letteralmente scomparso. Nemmeno un trafiletto, nemmeno una riga in 40 pagine.
D – Qual’è la realtà dei fatti?
Lorini – Quali fatti ? Non ci sono fatti ! I lavori sono fermi da quasi un anno e mezzo !
D – In effetti il cantiere è stato aperto all’inizio del mese di marzo 2009...
Lorini – E’ stato aperto per motivi più che altro elettorali, ma di opere realizzate manco l’ombra. In più di 15 mesi non è stato messo su neppure un mattone.

Project financing e Piano economico Finanziario

D – Qual è secondo voi il motivo che impedisce la prosecuzione dei lavori?
Cons. Maurizio Libretti
Libretti – E’ un punto che vorremmo il Sindaco chiarisse. Tecnicamente lo stallo è per via della revisione del piano economico finanziario. In soldoni significa che le previsioni di entrata ed uscita iniziali si sono modificate e finanziariamente il progetto non regge, per Eleca s’intende.
D – Mi sta dicendo che lo strumento del Project Financing si è rivelato un fallimento?
Libretti – Sin dall’inizio abbiamo sempre detto che non poteva reggere, che il passo era più lungo della gamba.
D – Voi avete sempre affermato che il Comune di Chiari aveva concesso troppo ad Eleca.
Libretti – No. Abbiamo sempre detto che finanziariamente il progetto non era sostenibile e le esasperate condizioni di favore accordate al concessionario ne erano già il segnale.
D – Si spieghi meglio.
Libretti – Pur di realizzare l’opera, per esempio, il Sindaco – quello che nel 2004 era contrario ai parcheggi a pagamento - si è impegnato a cedere ad Eleca Chiari il ricavato di quasi tutti i parcheggi a pagamento. Mi chiedo: ma questo cosa c’entra con la realizzazione di una struttura polifunzionale? E’ come se per fare il proprio passante, Mestre, oltre al pedaggio, avesse concesso tutti i proventi dei suoi parcheggi cittadini all’impresa che lo ha realizzato. Il Project Financing prevede che l’opera sia remunerativa in sé, non che trovi la sua convenienza e remunerazione da un’altra parte. Se poi a questo ci aggiungiamo anche il milione di euro che già è nella disponibilità del concessionario da un anno …
D – Cosa ne deduciamo?
Libretti – Significa che se già nel piano finanziario l’opera finita non è in grado di pagarsi da sola, risulta evidente che lo strumento del Project Financing non è lo strumento adatto. È una questione genetica del progetto non è solo una questione riguardante un aggiornamento del Piano Economico Finanziario. Su questo poi bisognerebbe spendere qualche parola.
D – Cioè ?
Libretti – Mi chiedo: nel momento della redazione del Project Financing, quali valutazioni sono state fatte per quantificare costi ed entrate se, ad opera non ancora iniziata (non sono state fatte nemmeno le fondamenta) già si chiede la revisione finanziaria? Cosa dovremmo attenderci allora prima che arrivino, se mai arriveranno, al tetto ?

Contributo a fondo perduto e introiti parcheggi

D – Cos’altro rimproverate a questa Giunta?
Lorini - La superficialità con cui ha attribuito ben 1 milione di euro senza battere ciglio al concessionario.
D – Cosa vuol dire
Libretti – L’eventuale contributo, visto che sono soldi di tutti, bisognava concederlo con più prudenza e legandolo ad un progressivo avanzamento dei lavori.
D – In questo caso cosa è stato previsto?
Libretti –500mila euro cache dopo sei mesi dalla firma della convenzione, e gli altri 500mila dopo i sei mesi successivi. Punto.
D – Quindi ?
Lorini – Quindi ad oggi la società chiamata a realizzare l’opera ha in mano da un anno e mezzo un milione di euro dei nostri soldi e non ha ancora posato un mattone. Stando al cronoprogamma avremmo già dovuto inaugurarlo, questo “suggestivo” polo culturale. Non solo, il concessionario ha incassato dal dicembre 2007 gli introiti dei parcheggi attualmente a pagamento. Se sommiamo capitale, interessi ed entrate dei parcheggi si arriva ad oltre un milione e 300mila euro, ed è evidente che in quel cantiere certamente non ci sono opere di pari importo.
D – Voi quest’operazione l’avete denunciata dall’inizio. Il Sindaco ha sempre detto che il vostro era un atteggiamento preconcetto.
Libretti – A dire il vero ha detto ben peggio che preconcetto. Sosteneva che raccontavamo balle. Ha comprato addirittura una pagina su di un giornale locale in campagna elettorale per dire che al Comune non sarebbe costato più di 500 mila euro (basta rileggersi il testo) e che noi dicevamo cose non vere. Tenga presente che quando il Sindaco ha scritto quelle cose, il Comune aveva già versato al concessionario il famoso milione di euro. Mi chiedo, allora, chi sia stato veramente a mentire ai cittadini di Chiari.

Come se ne esce?

D – Ma il Sindaco e la sua Giunta volevano fare qualcosa di diverso. Un centro culturale polifunzionale.
Lorini – Non è mai stato e non è un centro culturale polifunzionale. È sempre stato un progetto per una struttura a prevalenza commerciale con una sala pubblica. Attrezzata fin che si vuole (a spese del comune non del concessionario), ma pur sempre e solo una sala di quattrocento posti. Rispetto alle superfici in gioco l’opera pubblica in sé non supera il 20%.
D - Come se ne esce da questa empasse?
Libretti – Dicendo la verità e discutendo la questione in Consiglio Comunale. E’ necessario risolvere l’accordo a costo zero per il Comune. Il che significa che quel milione di euro deve tornare indietro, così come gli incassi fino ad ora maturati dagli stalli di sosta.
D- Basta solo questo?
Lorini – No che non basta. Occorre rimuovere il cantiere al più presto. Nulla è più ingiustificato che un cantiere che crea disagi enormi alla Città senza che abbia prospettive di proseguire.
D – Ma sino ad oggi fra Comune ed Eleca ci sono state soltanto diffide ed intimazioni.
Libretti – E’ un balletto che va avanti da mesi. Balletto indecoroso e incomprensibile. La superficialità con cui è stata gestita l’operazione è disarmante. Lei pensi che il Comune fino al febbraio 2010 non si è nemmeno preoccupato di avere l’originale della polizza fideiussoria che dovrebbe garantire l’eventuale inadempienza del concessionario. Ora dicono di averla, e noi abbiamo chiesto di vederla, in originale. La convenzione stipulata nel 2007 prevedeva che fosse rilasciata al momento della sua sottoscrizione. Questo significa che per due anni il Comune è rimasto scoperto. Ha mai provato lei a mettere in esecuzione una polizza fideiussoria in fotocopia?
Il Polo della Cultura affonda
D – Lei cosa prevede?
Libretti – E’ difficile fare previsioni. Ripeto: vogliono trovare un accordo transattivo? Bene, vengano in Consiglio Comunale, si assumano le loro responsabilità, si confrontino, dicano quali sono le richieste e le condizioni, in modo che sia tutto alla luce del sole.
D – Per concludere questa nostra discussione, volete dare un giudizio politico di tutta la faccenda.
Libretti – Politicamente è un fallimento. Mi limito ad osservare che mentre i nostri amministratori si autoelogiavano stavano confezionando una polpetta avvelenata per la Città.
Lorini - Il Polo della Cultura che, secondo le parole del Sindaco, doveva dare a Chiari il più importante e suggestivo contenitore culturale degli ultimi 50 anni, alla fine diventa l’emblema del fallimento della cosiddetta “politica del fare”. Poichè questi signori asseriscono spesso che federalismo vuol dire responsabilità, bene traggano da questa vicenda tutte le conseguenze politiche e facciano seguire alle parole i fatti.

sabato 19 giugno 2010

La sceneggiata

Quello che è successo nei giorni scorsi relativamente alla società Chiari Calcio può essere definito in un solo modo “una sceneggiata”.

Tutto ha inizio con un’interrogazione in Consiglio Comunale. Allo scopo di ritagliarsi un po’ di spazio mediatico Vizzardi e Riccardi (il duo meraviglia dell’Udc) pensano di calare un affondo su un tema sempre popolare: il pallone. A pretesto ci sono gli scarsi risultati della squadra (non retrocessa per puro miracolo) e vengono presi di mira il Presidente di Chiari Calcio, Enio Moretti e l’Amministrazione Comunale, rea di prestare poca attenzione alle politiche giovanili. Personalmente seguo sempre con attenzione l’attività di questi due giovani politici, ma in questo caso penso che potevano esimersi dall’innescare una polemica che alla fine gli si è ritorta contro.
A Chiari ci sono già abbastanza problemi da risolvere e non era proprio il caso di entrare in tackle scivolato su un terreno così difficile, dove agiscono persone la cui suscettibilità è proverbiale.
Comunque, l’iniziativa crea uno sconquasso. Il primo a offendersi è lo sponsor, ossia Giovanni Pagani, Amministratore Unico della Fin Beton, che approfittando dell’assist offerto da Vizza e Ric, dichiara in modo ufficiale di rinunciare alla sponsorizzazione.
Ora a me questa cosa della rinuncia dello sponsor per un attacco politico di due esponenti della minoranza consiliare, mi fa proprio scompisciare. Certo, può essere fastidioso che due "pivellini" della politica siano venuti a rimestare l’acqua nel mortaio del pallone, ma che si rinunci a finanziare la squadra del proprio paese, solo per questo, mi sa proprio di pretesto.
In periodo di crisi, i soldi sono sempre di meno e pertanto il braccino diventa sempre più corto. Quello che ieri poteva essere consentito dai bilanci aziendali, perchè creava un importante ritorno d’immagine e crediti di riconoscenza, oggi diventa più complicato. Quale migliore occasione per sfilarsi da un impegno non più strategico, tanto per usare un termine caro al nostro Sindaco?
L’intervento più rabbioso però è quello del presidente dell’A.C. Chiari Calcio 1912, Enio Moretti (ma c’è qualcosa di cui il Consigliere Moretti non sia Presidente?). Moretti, definito come imbufalito, carica a testa bassa “...siamo proprio al ridicolo. Credo sia proprio demenziale affermare che Chiari merita di più”. E perchè? Chiari merita molto, ma molto di più. A partire dalla sua classe politica. Moretti rincara la dose “...quello che hanno fatto è vergognoso...capisco la voglia di abbandonare dello sponsor. Io stesso ho già pronta la mia lettera di dimissioni da presidente e dal consiglio direttivo”. Non so se anche voi siete della stessa opinione, ma in Italia i politici hanno sempre pronta la lettera di dimmisioni da qualcosa, ma mai che la presentino veramente. Non vi azzardate però a chiederne conto, vi diranno che un capitano non abbandona la nave nel momento del pericolo, che lo spirito di servizio deve prevalere, che non si lascia solo qualcuno (nel caso specifico, 300 giovani giocatori e la squadra e i volontari che “si mangiano il fegato e ci mettono la faccia”). Anche in questa circostanza Moretti, sarebbe disposto a lasciare il campo ai signori che hanno fatto l’interpellanza, ma il suo senso di responsabilità induce il novello Leonida a rimanere sulla breccia, per cercare una soluzione, un nuovo sponsor, un avvenire alla squadra e ai 300 valorosi opliti del pallone.
Questi sono i veri valori di una società unita e solidale, viva e partecipe. Cosa vuoi che ne capiscano due giovani politici "rampanti e furbetti", autori di un attacco "infame e proditorio"!

venerdì 18 giugno 2010

Rotonde in gusto minimal-chic

Sono andato a rileggermi un articolo apparso sul mensile d’informazione della Città di Chiari - Chiari News - nel luglio del 2006.
E’ l’apologia delle rotonde “fra le più belle del mondo”. Le parole sono un inno al sampietrino, l’elegia del blocchetto di porfido, l’ode al bolognino: “l'acciottolato riprende il movimento circolare della rotatoria attraverso fasce concentriche in contrasto di colore, dal porfido scuro al porfido rosso alla ghiaia bianca, fino all'occhiello centrale luminoso”. Non sentite anche voi accapponarsi la pelle di fronte a questa lirica? Brrr!
Nel pezzo è contenuta anche un’intervista all’arch. Aldo Maifreni, dirigente del Settore Territorio. Il discorso tenuto è alto, quasi da compendio urbanistico: “La città ha bisogno di un linguaggio urbanistico nuovo, secondo un alfabeto ben preciso che si innesti nel vissuto architettonico stratificato dal passato ad oggi”.
Quello che però è più interessante è contenuto nella seconda parte dell’intervista, dove sono sviluppati alcuni concetti che forse ci possono dare una spiegazione dei malanni che affliggono le nostre “belle” rotonde. Sentite: “Il pavé in porfido è posato con pazienza dalle mani dell'uomo. E' la tecnica costruttiva che in assoluto permette di assorbire le forze orizzontali dovute ad accelerazione e frenata. Una resina particolarmente tenace, unica novità rispetto alla tecnica tradizionale, stabilizza i giunti tra concio e concio e permette una facile pulizia con mezzi meccanici altrimenti non utilizzabili. La resina utilizzata, inoltre, si è rivelata determinante nei tempi di realizzazione delle rotonde: 24 ore dalla posa e sono subito praticabili, eliminando così i venti giorni di solito necessari per l'assestamento delle sabbie cementizie normalmente utilizzate. Sono stati pertanto dimezzati i tempi di realizzazione e ottimizzati i rendimenti”.
Com’è facile arguire, le cause dei guai delle rotonde forse stanno nella particolare tecnica usata per realizzarle. Tecnica approvata dall’Arch. Maifreni e da lui stesso magnificata. Aggiungiamo che i problemi più vistosi li evidenziano quelle rotonde dove il traffico, specie quello pesante, è più intenso. Quindi se oggi abbiamo "le più belle buche del mondo” non è tanto perchè il lavoro è stato fatto male, ma piuttosto perchè in quei “punti strategici” non andavano fatte rotonde in porfido e con quella tecnica. Noi, umili “acconciatori” di parole l’avevamo detto sin dall’inizio. E’ grave che politici e dirigenti comunali non l’abbiano capito e continuano ancora a non capirlo. Così oltre ai soldi per rimettere a posto le nostre rotonde spenderemo anche i soldi per le parcelle degli avvocati. Alè!!!!

venerdì 11 giugno 2010

Danni collaterali inevitabili?


La Gnutti inquina per la sua parte nel rispetto della legge e con le tecnologie adeguate”? Mi fa piacere: significa che morirò di cancro nel rispetto della legge e sapendo che le tecnologie usate per mandarmi all’altro mondo erano adeguate. Dite che faccio terrorismo? Bene, meglio un po’ di "sano terrorismo" che un atteggiamento supino, aquiescente e in definitiva irresponsabile. A lasciar fare coloro che difendono acriticamente “la produzione” comunque essa si realizzi, saremmo già al disastro. Se questo mondo ha ancora qualche possibilità di salvarsi lo si deve a quei “visionari” che giornalmente si battono contro l’abuso delle risorse e dell’ambiente che ne fanno le multinazionali predatorie, il cui unico interesse è fare soldi.
la Union Carbide a Bhopal (India)
E' di questi giorni la notizia che otto dirigenti della Union Carbide, tutti indiani (nessuno americano), sono stati condannati a una pena massima di due anni di detenzione per l'incidente che nel 1984 causò la morte di oltre diecimila persone a Bhopal.
Due anni per la morte di 10mila persone e l’avvelenamento di oltre 500mila! Vi rendete conto? Qualcuno potrebbe parlare di “danni collaterali inevitabili” connessi intrinsecamente al progresso tecnologico, mentre per i nostri “pelosi” cultori di processi e sentenze l’esito di questo giudizio metterebbe i dirigenti della Union Carbide di fronte a una responsabilità irrisoria. Se sei recidivo, due anni te li danno per il furto di una mela in un supermercato. Ma un conto è la verità processuale e un conto è la verità storica, quella che avvertono al di là dei processi e delle sentenze le persone che hanno subito un torto. Le grandi multinazionali col loro esercito di legali e le montagne di soldi a disposizione, possono tranquillamente piegare le ragioni dell’uomo comune, spesso solo di fronte a questi colossi. Anche a Chiari come a Bhopal, due persone si sono viste negare giustizia perchè la verità processuale o delle perizie non è riuscita a stabilire un colpevole. Ma c’è qualcuno a Chiari che in cuor suo crede veramente che quei materiali bituminosi siano arrivati dal nulla?
La verità processuale e la verità storica. Certo, un Sindaco deve tener conto della verità processuale, ma farebbe un cattivo servizio ai suoi cittadini se di fronte a una grande industria come la Gnutti, incuneata nel cuore stesso della sua città, si ponesse con un atteggiamento acritico.
Può anche essere che quelli di ChiariAmbiente siano a volte un po’ eccessivi nei loro atteggiamenti e dicano cose per nulla accettabili. Ma una cosa è certa, bisogna riconoscere loro il merito di aver sollevato con forza questo problema. Se oggi il Sindaco può dire di aver imposto alla Gnutti più severi controlli fra cui: “lo stoccaggio liquidi su supporti dotati di bacini di contenimento, la separazione degli scarichi civili da quelli industriali, l'installazione sullo scarico industriale S1 di misuratori in continuo di PH e conducibilità, lo studio di fattibilità per ridurre emissioni diffuse, il progetto di riorganizzazione degli stoccaggi del rottame, l'installazione del misuratore in continuo di polveri su quattro camini critici, e del misuratore di monossido di carbonio su altri due camini”, ciò lo si deve innanzitutto all’azione di ChiariAmbiente e fanno bene i suoi rappresentanti a vantarne merito.
Ma aver imposto questo, basta? No, il controllo deve essere continuo e l’adeguamento tecnologico deve essere costante, per far sì che l’inquinamento si riduca sempre di più. Qui non è questione di rosso o nero, verde o azzurro. Qui c’è di mezzo la salute delle persone, cosa a cui i pubblici amministratori dovrebbero tenere più di ogni altra cosa. Per cui se io fossi in loro mi terrei caro un “cane da guardia” come ChiariAmbiente che farà anche casino, ma tiene alto il livello di attenzione sul problema inquinamento.
Quanto al servizio di Striscia la notizia e alle lamentele di Sindaci e giornalisti “obiettivi”, mi viene da rispondere con una battuta “E’ la televisione, bellezza!”.

No alla legge bavaglio!

La legge-bavaglio nega ai cittadini
il diritto di essere informati

lunedì 7 giugno 2010

Il papocchio

Dopo la “bella” figura rimediata dal nostro Senatore Sindaco nel servizio di Striscia la Notizia sull’inquinamento a Chiari, in suo soccorso sono intervenuti numerosissimi pompieri tutti animati da un unico scopo: spegnere le fiamme di una polemica che hanno divampato per almeno due settimane su giornali e siti della provincia e di cui il nostro blog è stato puntuale testimone.
Adesso in soccorso del Sindaco Mazzatorta scende ”nientepopodimeno” che il Giornale di Chiari, nella persona del suo illustre Direttore.
In un editoriale dal titolo “Se la notizia striscia” , Massimiliano Magli si lancia in una lunga invettiva nei confronti del telegiornale satirico, reo di aver confezionato un “servizio a dir poco improbabile”, segnato da un forte “pregiudizio” nei confronti “della vicenda, dell’intervistato e della morale sottesa” e tagliato in punti “piuttosto delicati”.
Peccato che quello che noi credevamo fosse un editoriale, in cui il direttore del giornale dovrebbe esprimere il suo punto di vista su un dato problema, si sia poi trasformato in un’intervista al Senatore Sindaco su un punto focale di tutto il servizio e cioè i rapporti fra l’Amministrazione e la Gnutti.
Inaugurazione rotonda Evaristo Gnutti
Il giornalista, sposando in pieno la tesi del Sindaco, afferma “l’inviato chiede al sindaco se dalla Gnutti il Comune abbia ricevuto rotonde, strade... La risposta del sindaco è un “ no” perentorio e credo proprio che non ci sia nulla da eccepire: un conto è ricevere in dono rotonde o strade, un conto è farle perchè rientrano in un intervento di espansione come standard urbanistici dovuti.” Qualcosa da “eccepire” ci sarebbe eccome, ma evidentemente il direttore del Giornale di Chiari ritiene opportuno non sollevare alcuna obiezione. Anzi abbandona la sfuriata nei confronti di Laudadio (“sempre più nervoso”) e lascia che sia il Sindaco a parlare della “mascalzonata” perpetrata nei suoi confronti. “...sono stati tagliati passaggi” incalza il Sindaco “ in cui, anzichè rispondere “sì” a uno che mi chiede se ho preso dei soldi dall’azienda, ho spiegato le convenzioni in essere, gli interventi dell’azienda a sostegno dell’ambiente clarense, come pure quelli compiuti a favore di un monumento come la Villa Mazzotti...Il Comune non ha preso nessun euro nemmeno per la Villa: quei soldi non transitano nelle casse municipali per poi venire deviati all’azienda restauratrice, ma finiscono direttamente a chi realizza quell’intervento, ossia la ditta”.
Quest’ultima frase detta dal Sindaco è da incorniciare e da mettere nell’albo delle frasi famose, come quella pronunciata da Scajola quando affermava di non poter più abitare in una casa pagata da altri a sua insaputa. Ma come fanno questi pubblici amministratori a sparare “baggianate” così astronomiche? Come fa un Sindaco che è anche Senatore ad asserire che il Comune non ha preso soldi dalla Gnutti solo perchè i soldi sono andati dalla Gnutti alla ditta restauratrice? Ma la Villa Mazzotti di chi è, la mia? E chi c’era a tagliare il nastro assieme al Dott. Enrico Gnutti l’11 giugno 2006 il giorno dello “scoprimento inaugurale della cancellata della Villa Mazzotti...interamente finanziata dalle Trafilerie Carlo Gnutti di Chiari”? Non c’era forse il Sindaco e l’ex Consigliere Regionale Moretti e l’ex Assessore alle Politiche giovanili Navoni? Ma insomma, di cosa stiamo parlando?
Quanto agli standard urbanistici dovuti , forse il caro Magli, prima di parlare di “servizi improbabili” farebbe bene a rileggersi la polemica sviluppatasi su questo blog qualche tempo fa proprio su questo tema. Il Vice Sindaco Seneci con dichiarazione rilasciata a Kilometrosette ebbe a dire “dopo il primo tratto della tangenziale ovest compiuto a spese dei cittadini con l’Amministrazione Facchetti, il secondo tratto completato con il Sindaco Mazzatorta, è stato quasi interamente finanziato da capitale privato (leggasi Gnutti ndr) grazie all’applicazione dello standard di qualità urbanistica...” Ora due sono le cose: o si tratta di standard urbanistici dovuti e allora il Vice sindaco dice una cosa del tutto inesatta o non si tratta di stardard urbanistici dovuti e quindi ha ragione il Vice Sindaco quando afferma che le opere sono state finanziate da capitale privato. Delle due l’una. Non è che si possono cambiare le carte in tavola secondo la convenienza del momento.

Inaugurazione restauro
Cancellata Villa Mazzotti
Finalino. In tutto questo bailamme o papocchio, come dice Magli, rimane una curiosità. Qualcuno afferma che il restauro della cancellata di Villa Mazzotti non sia frutto di un grazioso regalo della Gnutti, nè una sponsorizzazione a fronte di un rapporto collaborativo, come vorrebbe far credere Magli. Qualcuno dice che quei 103mila euro siano il corrispettivo del pagamento di una multa per reati ambientali comminata alla Gnutti parecchi anni fa e resa esigibile nel 2006. Sarebbe interessante sapere come stanno effettivamente le cose, per sgombrare il campo da spiacevoli supposizioni. Per quanto ci riguarda, vorremmo che questa voce fosse priva di fondamento e che il restauro della villa fosse avvenuto per un gesto di mera liberalità che farebbe onore alla Gnutti e dovrebbe rappresentare per il Sindaco un vanto e non una cosa di cui vergognarsi.