venerdì 12 agosto 2016

Lo strano caso del parcheggio Conad

Qualcuno di voi forse ricorderà le polemiche fatte da questo Blog contro la Giunta Mazzatorta per l’ostinata e compulsiva volontà di vendita del patrimonio comunale accumulato nei decenni dalle Amministrazioni precedenti. In dieci anni gli uomini del fare disastri hanno venduto tutto, dalla farmacia ai magazzini comunali, da appartamenti ad appezzamenti di terreni. Per vendere l’area di via Ricci attigua all’Istituto Einaudi si è passati da un’asta all’altra fino a dichiarare la disponibilità del Comune a svenderla a prezzi di realizzo. Purtroppo la crisi dell’edilizia non ha permesso questo ulteriore danno. Negli ultimi tempi di quella esperienza amministrativa, per incassare qualche spicciolo che servisse a rabberciare il malmesso bilancio comunale, si è perfino arrivati  a mettere in vendita veri e propri fazzoletti di terra.

ex Farmacia Comunale di Chiari
Eppure questi signori, sempre all’affannosa ricerca di un qualche tesoretto su cui mettere le mani, hanno lasciato nella disponibilità della Società Conad un‘area di oltre 10mila mq . Perché? Cosa li ha spinti a fare una cosa tanto insensata e irrazionale?
Come ci informa Federico Lorini, rappresentante dell’Ufficio di Staff del Sindaco con competenza sulle politiche abitative e di governo del territorio (vedi Amministrazione Trasparente del luglio 2016 pag. 18) “nel luglio 2009, tramite una variante al Piano Regolatore Generale che ha trasformato una vasta area di via Vecchia per Castelcovati da agricola ad edificabile, è stato approvato in Consiglio Comunale il progetto di insediamento del Supermercato Conad. Nella realizzazione di tale progetto è stata coinvolta un’area di circa 10mila mq di proprietà del Comune di Chiari: tale area corrisponde all’intero parcheggio che ospita il deposito carrelli. Elemento importante da considerare è che senza la disponibilità di tale area l’intervento edilizio non sarebbe stato possibile… Ognuno può immaginare quale sarebbe stato il comportamento di qualsiasi privato che si fosse trovato in possesso di quell’area” 
Ma non è finita. “L’Amministrazione Comunale” è sempre Lorini a parlare “oltre a mettere a disposizione i suoi 10mila mq di area, anziché incamerare gli oneri urbanistici (circa 225 mila euro) ha chiesto a Conad di spenderli su questa stessa area per realizzarvi il parcheggio” utilizzato, aggiungiamo noi, dai clienti dello stesso supermercato.

Area parcheggio Supermercato Conad

Ora io domando:
  1. una società chiede di realizzare un supermercato vicino a un’area di proprietà comunale. Senza quell’area essa non può realizzare alcunché. Tu Comune, ammesso e non concesso che sia interessato all’ennesimo insediamento commerciale sul tuo territorio e non sai cosa fartene di quell’area, perché non gliela vendi? Perché ti astieni dal realizzare per le casse comunali un valore che allora poteva essere di circa 800mila euro? Cosa ti spinge a metterla semplicemente a disposizione di Conad? Cosa hai avuto in cambio? Cosa ne hanno ricavato i cittadini?
  2. perché invece di incassare 225mila euro di oneri urbanistici è stato chiesto a Conad di realizzare sulla stessa area un parcheggio che serve il supermercato, quindi a tutto beneficio di Conad?

Insomma, due danni per la città per nulla giustificabili e uno scandalo rimasto in ombra e neppure messo nella giusta luce dall’attuale Giunta.
Oggi, grazie al lavoro certosino svolto da Federico Lorini, il Comune è rientrato in possesso dell’area e l’ha venduta, guarda caso a Conad, per la cifra di 500 mila euro. Una somma importante che può essere spesa a beneficio della Città, una somma che rischiava di rimanere nel dimenticatoio, sepolta fra le intricate scartoffie comunali. Rimane un dubbio su un’operazione a dir poco strana, inverosimile e sicuramente poco chiara. 
Chiari - Area parcheggio supermercato Conad

Forse gli ex Amministratori oggi presenti in Consiglio Comunale potrebbero spiegarci più dettagliatamente i termini della questione e in particolare dirci chi ha seguito l’operazione e trattato con la società Conad. Gli si potrebbero rivolgere domande alquanto interessanti, anche perché, come tutti sanno, l’interesse è figlio del diavolo e la sua coda la si trova sempre nei dettagli.
Una cosa la potrebbero fare anche gli attuali Amministratori. L’operazione è stata sicuramente seguita anche da dirigenti comunali. Sono gli stessi che c’erano durante l’Amministrazione Mazzatorta. Una relazione dettagliata su come si è svolta la trattativa la si potrebbe chiedere, come si potrebbe porre qualche domandina maliziosa. Lo stesso potrebbero fare i partiti presenti in Consiglio Comunale.
Una cosa infine la potrebbero fare i giornalisti d’assalto che curano da vicino le vicende clarensi. Qui c’è qualcosa di ben più importante del furto della cassetta delle elemosine, c’è qualcosa il cui puzzo di bruciato si sente lontano un miglio. Rinunciare per una volta al piccolo ruolo di passa veline e cercare di andare al fondo delle questioni, non è cosa che possa nuocere alla propria carriera, anzi.

Dipendesse da noi proporremmo i vecchi amministratori per una onorificenza civica. Il valore, specie quando è indirizzato a tutelare il primario interesse dei cittadini, va sempre premiato.

martedì 12 luglio 2016

Inseguire fantasmi

Allora, vediamo! È due anni che la Lega ce la sta menando con la situazione Sicurezza fuori controllo a Chiari. È due anni, cioè da quando hanno preso la batosta elettorale, che stanno facendo e scrivendo cose da pazzi per accreditare una presunta verità: la Sicurezza a Chiari è fuori controllo a causa della sottovalutazione del problema da parte della Giunta Vizzardi. Prima, cioè quando governava Mazzatorta, il Sindaco che aveva speso montagne di soldi per aerei poliziotto, ronde padane e distaccamenti di polizia, si stava molto meglio e le persone passeggiavano per le vie del centro anche di notte e a casa stavano con porte e finestre aperte, tanto nessuno veniva a disturbare i loro sonni. 


In questi due anni, sui siti e profili dei vari attivisti e simpatizzanti leghisti, sono stati scritti fiumi di parole, con commenti che spesso hanno rasentato l’incitamento all’odio razziale e alla violenza, per non dire l’istigazione a delinquere. Se ciò non bastasse, si sono messi in mezzo anche i giornali. I soliti megafoni in servizio permanente effettivo, hanno dato il meglio di sé nel realizzare articoli a quattro colonne per il furto della cassetta dell’elemosina. Lo scopo era quello di dimostrare che Chiari, da piccola Atene qual era, si era trasformata in poco tempo in una landa desolata dove la facevano da padroni ladri e tagliagole.

Oggi vengono resi noti i dati forniti dalla Prefettura di Brescia, unica autorità in grado di dire una parola certa sul PROBLEMA SICUREZZA. Guarda guarda! La piccola Atene dei tempi di Mazzatorta era solo una fantasia mediatica e anche allora come oggi, si commettevano furti, rapine, atti vandalici e truffe. Anzi a ben vedere la situazione era ancora più grave, nonostante i soldi spesi senza ritegno.
È quello che ho scritto varie volte su questo Blog, prendendomi critiche e rampogne dai vari signori “so tutto io”. I dati tuttavia hanno una loro cocciutaggine e la realtà si può manipolare fino a un certo punto, ma non per sempre. 
Pur di non recedere di fronte all’evidenza, ora si cerca di asserire che i dati non corrispondono a verità e che un conto è il furto di una bicicletta e un conto il furto in un appartamento. Siamo d’accordo. Il Sindaco ha promesso altri dati. Aspettiamo!


Poiché questo rappresenta in ogni caso un colpo, la Lega ha pensato bene di  rilanciare, organizzando un sit-in in Piazza del Granaio per mettere in evidenza l’allarme profughi, un problema che come tutti sanno lascia inquieti i clarensi.  Sono stati chiamati a raccolta attivisti e dirigenti provinciali, regionali e naturalmente i soliti megafoni accorsi a dare una mano ai vecchi amici.
Avrebbe dovuto essere un gran raduno di folla e invece è stato un flop memorabile. Togli i dirigenti locali, provinciali e regionali, in piazza del Granaio non c’era nessuno, segno che i clarensi non sono così ansiosi e che la Lega continua a inseguire i suoi fantasmi. Un grande risultato, non c’è che dire!

sabato 9 luglio 2016

McDonald's a 5 Stelle

Cos’è che ha determinato il successo di McDonald’s in tutto il mondo?
Innanzitutto il prodotto. Il prodotto McDonald’s è fatto per andare incontro ai gusti di una larga platea di possibili clienti. Gli elementi sono semplici: pane morbido e leggermente dolce, carne premacinata che non richiede, al pari del pane, molto sforzo nel masticarla, salse varie per conferire alla stessa un sapore gustoso, insalata, formaggio fuso. 
Il secondo elemento è dato dal ferreo controllo della produzione e della distribuzione. 
Il terzo elemento è la standardizzazione. In qualunque negozio McDonald’s tu entri, troverai sempre gli stessi prodotti che hanno tutti lo stesso sapore. La standardizzazione del prodotto mette il cliente al riparo da brutte sorprese. Quando entri in questi fast food ti aspetti di mangiare quello che poi effettivamente mangerai. Non c’è un panino diverso dall’altro, un servizio diverso secondo il posto. Tutto è omologato.
Il quarto elemento è il prezzo. Un prezzo contenuto che dà la possibilità di soddisfare la fame con poca spesa.
Il quinto elemento è il servizio. È un servizio self-service rapido. Il tempo di decidere cosa prendere e sei subito servito: un Big Mac con patatine e una Coca. Una delizia. 
Il sesto elemento è il marketing. È l’elemento determinante. È quello che permette di vendere un prodotto di scarso valore in tutto il mondo. Il marketing è fatto di marchio. Il marchio McDonald’s lo trovate in tutto il mondo, anche nei posti più sperduti. Poiché è un prodotto indirizzato per lo più a una clientela giovane, tutta l’organizzazione deve rispondere a canoni giovanilistici. E così i dipendenti sono giovani, i negozi  scintillanti, gli incarti e le tovagliette accattivanti. Il cliente McDonald’s è un cliente giovane, che entra in un ambiente dove ci sono giovani. Questo elemento identitario è determinante.

Big Mac a 5 Stelle


Valutate ora quanto affine sia il M5S al mondo McDonald’s.

Prodotto, controllo, standardizzazione e marketing sono elementi che hanno determinato il successo del Movimento.
Anche il M5S elabora prodotti buoni per una certa fascia di mercato. Fascia poco incline a farsi domande sulla qualità del prodotto, ma sicuramente disponibile a consumare idee e proposte preconfezionate.
Il controllo su ciò che si produce (proposta politica - linguaggio)  e su come lo si distribuisce attraverso i vari canali mediatici, per avere valore deve essere ferreo. Affinché non si crei una insopportabile cacofonia, la narrazione deve avere il carattere dell’univocità e rimanere quindi nelle mani di Casaleggio e Grillo. Se non c'è questo viene giù tutto come un castello di carta.
La standardizzazione dell’offerta politica è un tratto distintivo del Movimento. Tutti parlano la stessa lingua, tutti usano gli stessi termini, tutti si muovono nella stessa direzione. Al pari dei McDonald’s, la più grande impresa fordista ancora esistente al mondo, l’attivista del M5S viene istruito rigorosamente. Egli sa perfettamente cosa deve fare, cosa deve dire, dove deve dirlo e il suo lavoro è complementare a quello di tutti gli altri. Non sono ammessi intralci, altrimenti il sistema entra in difficoltà.
Quello che avviene nei McDonald’s, dove i lavoratori vengono tenuti sotto controllo dalle macchine stesse, avviene anche nel M5S. Il controllo è esercitato da Grillo e dalla Casaleggio Associati che funzionano come inibitori. E se lì il dosatore di bibite si ferma automaticamente quando il bicchiere è pieno o la friggitrice avverte quando le patatine sono croccanti, qui Grillo e Casaleggio ti dicono qual è il limite della tua autonomia e quando è arrivato il momento di fermarsi. L’esempio della Raggi a Roma è l’ultimo in ordine di tempo.
La formazione del personale politico non richiede un grande impegno di conoscenza. L’importante è eseguire bene le poche indicazioni date dal Blog che rappresenta agli occhi dei fanatici sostenitori del movimento l’unica fonte di verità.

Virginia Raggi
L’esperienza della Raggi a Roma ha dato la misura di quanto importante sia il  “controllo” e il “marketing”.  Tutto quello che è stato fatto è stato costruito a tavolino attraverso una notevole operazione mediatica che ha messo al centro più che il programma la persona. Le poche proposte fatte dalla candidata del M5S erano risibili. Ella però aveva un valore mediatico innegabile che è stato imposto all’attenzione dell’opinione pubblica attraverso una campagna di marketing mirata e ben orchestrata. Anche l’ultima trovata del bambino portato in Consiglio Comunale risponde a questa esigenza.
C’è chi dice che il marketing non basta a sostenere un prodotto non buono. L’esempio McDonald’s dovrebbe farci capire che non sempre è così.

Resta da capire però se questo meccanismo, che ha in sé i germi di un nuovo tipo di fascismo, possa reggere nei tempi lunghi. Finora ha retto perché il Movimento non ha dovuto affrontare il problema del governo in realtà significative. Oggi si trova a un bivio. Raggi e Appendino devono dimostrare al mondo che al di là delle parole c’è anche la sostanza. Inoltre esse non possono essere controllate in ogni loro decisione, anche perché nelle loro giunte sono presenti personalità non direttamente riconducibili al Movimento. Si riuscirà a trovare una sintesi fra le varie esigenze o le frizioni arriveranno a un punto di rottura irreparabile? Una risposta a questo quesito ce la può dare solo il tempo.

sabato 2 luglio 2016

The Floating Piers

La grandiosa opera di ChristoThe Floating Piers”  ha destato, com’era prevedibile, molto interesse e molte perplessità. L’interesse è testimoniato dalle tante persone che hanno deciso, nonostante i disagi, di partecipare a questo evento, le perplessità riguardano l’idea che una installazione del genere possa essere considerata opera d’arte. “Come può definirsi opera d’arte qualcosa che non dura nel tempo ed esaurisce la sua funzione in 15 giorni?”  Già questo fatto dovrebbe escludere l’opera di Christo dal novero delle opere d’arte. Il Laocoonte, il David di Michelangelo, King and Queen di Henry Moore sono opere destinate a resistere all’usura del tempo e quindi, in quanto immortali, sono considerate opere d’arte.

La durata nel tempo però non può essere il metro per considerare una creazione dell’uomo un’opera d’arte. Anche il Partenone è un’opera d’arte come lo è la Venere di Milo o il Cenacolo di Leonardo. Eppure quelle che noi chiamiamo indiscusse opere d’arte non sono più quelle che all’origine erano state create dalla mente e dalla abilità dell’uomo. Il Partenone non ha più le sue metope e le sue colonne originali, come la Venere di Milo non ha più le sue braccia e il Cenacolo di Leonardo è la parvenza di quello che aveva ideato il grande vinciano. Come si vede, anche le opere nate per durare nel tempo si sono mutate.
Se questo è vero, potremmo tranquillamente affermare che tutta l’arte è effimera. Magari ci vorranno secoli o millenni o centinaia di migliaia di anni, ma alla fine tutto quello che ha creato l’uomo è destinato prima o poi a scomparire.
Quindi, se anche le opere create per durare subiscono le ingiurie del tempo, perché non dovrebbero essere considerate opere d’arte le moderne, molto spesso create con materiale povero e quindi deperibile?


L’effimero è anzi il tratto distintivo dell’opera d’arte moderna e lo è in quanto essa è lo specchio della nostra società, mutevole, inafferrabile, transitoria, liquida. Nessun artista oggi pensa che la sua opera durerà nei secoli. Pensa piuttosto che la sua opera, ambigua e contraddittoria, possa interpretare la realtà dell’oggi.
Guardiamo le città. Non dico le nostre ancorate al concetto del conservare a tutti i costi. Guardiamo le città moderne. Il paesaggio urbano non è mai lo stesso. È mutevole, cangiante, straniante. E lì dove c’era un vecchio quartiere oggi ci sono grattacieli immensi e dove c’era una ferrovia oggi vedi un parco urbano. 
La stessa opera architettonica sembra aver perso corporeità. I grandi architetti fanno a gara a chi riesce a rendere la propria opera più leggera e diafana (vedi le  nuvole di Fuksas o le creazioni di Zaha Hadid).


Le opere di Christo sono per definizione effimere. La durabilità non è una cosa che lo interessi. Lo interessa di più la provocazione, la meraviglia, lo stupore. Quando solo salito sulla piattaforma, che dico, ancora prima di metterci piede, ho pensato che solo un artista visionario poteva immaginare una cosa simile, solo chi non è ancorato agli schemi vecchi di un’arte che deve seguire determinati canoni. Forse anche i grandi artisti dei tempi passati, coloro che con le loro opere hanno innovato il modo di dipingere, di scolpire o costruire, devono essere apparsi agli occhi di molti loro contemporanei dei pazzi. Il mondo ha bisogno di pazzi per progredire, di persone che sanno vedere al di là delle convenzioni.


La migliore definizione che sono riuscito a trovare per l’opera di Christo è questa: “progetto effimero contemporaneo dalla liquida sostanza performativa”.
Liquida sostanza performativa. La sensazione che si prova sulla piattaforma a piedi nudi è quella della instabilità, la stessa che si prova stando su una barca. Ma sulla barca stai fermo, mentre qui cammini, parli, ammiri, fotografi, mentre avverti questo leggero stato di precarietà di fronte alla mutevolezza del paesaggio. Un’opera d’arte che si fa usare. Certo l’ammiri in tutta la sua stupefacente grandiosità, ma tu sei parte dell’opera. Se fosse una piattaforma galleggiante messa lì per essere vista da lontano, non avrebbe molto senso. Il suo senso è dato dalla sua capacità di essere goduta in tutta la sua discreta pervasività. Questo suo attraversare il lago, entrare nel paese, abbracciare un’isola poi ancora indietro, senza che ciò comporti la minima devastazione ambientale.
“Coscienza dell’effimero”. Se non si ha coscienza  dell’effimero non solo non si può capire l’arte moderna, ma neppure la realtà contingente. Mi fa strano che coloro che portano avanti una critica totale alla politica classica, fatta di partiti organizzati, di istituzioni strutturate, non riescano a capire il valore di questa coscienza. La società sta cambiando rapidamente e la politica, come l’economia, le istituzioni,  l’istruzione, l’informazione devono adeguarsi di conseguenza. Dobbiamo attrezzarci a governare una realtà mutevole. Rimanere fermi a vecchi schemi è come guardare un’opera d’arte e vederci solo una passerella.

giovedì 30 giugno 2016

Egolatria a 5 Stelle

 "Il desiderio è che da oggi tutti i cittadini siano coinvolti e partecipi nel progetto di cambiamento della città. Per questo motivo creeremo dei sistemi di partecipazione attiva alla vita pubblica, sia attraverso i nuovi strumenti digitali che attraverso il più classico dei modi, ovvero il colloquio personale. Motivo per cui io e la mia Giunta dedicheremo un giorno al mese a ricevere i cittadini che lo richiedono" (Chiara Appendino).


Chiara Appendino non dice nulla di nuovo. Il suo desiderio di vedere “tutti i cittadini coinvolti e partecipi nel progetto di cambiamento della città”, è il desiderio espresso da tutti i sindaci e amministratori di questo mondo all’inizio del loro mandato. Tutti animati dalla voglia di coinvolgere i cittadini nel loro progetto di cambiamento, tutti desiderosi di allargare la base partecipativa delle decisioni. Peccato che poi nella realtà dei fatti, di fronte alla complessità dei problemi, questa voglia viene meno e la partecipazione si riduce a cosa del tutto marginale. È avvenuto in passato, avverrà ancora in futuro.
Chiara Appendino Sindaco di Torino
Questo succede perché all’inizio di ogni esperienza amministrativa il potere è fragile, per cui è necessario avere l’appoggio dei cittadini o almeno di una parte di essi. Quando il potere si assesta allora il desiderio di partecipazione si riduce, tant’è che col passare del tempo emergono atteggiamenti di fastidio per le critiche ricevute. Il potere, grande e piccolo che sia, mal sopporta le critiche, specie quando queste arrivano dalla propria parte. Allora si parla di smarrimento dell’iniziale carica se non di tradimento. Il potere spesso intende la partecipazione come iniziativa a supporto. Infatti si preferiscono i supporter ai cittadini attivi.
Forme di partecipazione diretta dei cittadini sono state sperimentate un po’ ovunque, ma quasi sempre al fervore iniziale sono subentrati stanchezza, apatia e disinteresse. Il fatto non mi meraviglia. La politica è attività complessa e amministrare lo è ancora di più. Pensare di avere un’opinione pubblica in servizio permanente effettivo è fatto del tutto illusorio.
Partecipazione è conoscenza, è responsabilità, è confronto, è rispetto delle idee altrui. In giro io non vedo questo. Vedo anzi una protervia che inquieta, una innata incapacità al confronto, una violenza verbale inaudita.

Parlare di politica partecipativa quando le decisioni vengono prese in ambiti molto ristretti e divulgate attraverso un blog assunto come novella bibbia, è l’esatto contrario della partecipazione. Qui non si vogliono cittadini coscienti dei loro diritti e dei loro doveri, si vogliono piuttosto fanatici adoratori di un feticcio, ottusi replicanti di un verbo osceno, intolleranti fondamentalisti che riempiono delle loro volgari giaculatorie i nuovi templi dei social media. No, mi dispiace, ma in questo non ci trovo nulla di nuovo. È solo l’antico vizio che si ripropone in forme nuove. 

Quando ho visto Grillo affacciarsi alla finestra dell’albergo o quando qualcuno ha parlato di nuova marcia su Roma, mi son venuti i brividi. I tratti di un nuovo fascismo ci sono tutti. Le piazze reali dove una volta convenivano folle oceaniche per osannare il capo, sono state sostituite da piazze virtuali. Il balcone non c’è più, ma in cima al palazzo mediatico, affacciato allo screen invece che alla finestra, il capo è uno solo. Il manganello è stato sostituito dalla parola usata come clava. Il “vaffa” è il grido di guerra dei nuovi rivoluzionari. L’avversario in quanto tale va sbeffeggiato, irriso, distrutto. La volgarità di espressione è il tratto distintivo di questo movimento nato sull’onda di un’antipolitica ottusa e irrazionale, alimentato dai vizi di una politica che fatica a emendarsi, a trovare in sé il senso di una nuova moralità. Dire “noi siamo onesti” non significa niente. Governate prima, affrontate giornalmente i problemi che il governare comporta e poi ne parliamo. Il povero Pizzarotti, persona che io stimo, è stato messo in croce. A governare si sbaglia e anche se sei il sindaco più irreprensibile, non è detto che non ti succeda di ricevere un avviso di garanzia per un’indagine avviata dalla magistratura. Se “bufala” è un termine infelice per definire questo desiderio di partecipazione da parte dei politici all'inizio del loro mandato amministrativo, nel caso specifico dei 5 Stelle forse è più corretto usare il termine “imbroglio”.

venerdì 24 giugno 2016

Europa matrigna?


Quello che segue è un articolo che avevo scritto nel settembre 2008, appena scoppiata la crisi dei mutui sub-prime:

"Avete mai pensato come la nostra esistenza sia spesso soggetta a un senso di assoluta precarietà?
Partiamo per le vacanze e al nostro ritorno non troviamo più la casa: andata in fumo per un corto circuito. Prima eravamo pieni di fiducia nell’avvenire, oggi siamo piombati in una situazione di sconforto e depressione.
Guardate cosa è capitato in questi ultimi giorni. Ci siamo distratti un momento e in quella frazione di secondo il mondo é cambiatoIrrimediabilmente. Non un piccolo cambiamento che non disturba i nostri sonni, ma un cambiamento epocale, di quelli che accadono una volta in un secolo.
La crisi scatenata dai cosiddetti mutui sub-prime e che ha visto coinvolte in un gigantesco crack colossi d’acciaio quali Lehman Brothers, Merryll Linch, Aig, Freddie Mac e Fannie Mae, non è di quelle che possiamo liquidare con una alzata di spalle. Si tratta di cose americane, di fatti loro. Hanno fatto il guaio e allora che se la sbrighino. No, quei fatti ci interessano da vicino eccome. E se non ci hanno messo abbastanza in allarme le cadute rovinose delle borse mondiali di questi giorni, ci penseranno i fatti, nei mesi e negli anni avvenire, a ricordarci che qui e ora un mondo è finito.
Il Governo americano, per correre ai ripari e per evitare un disastroso effetto domino che non avrebbe risparmiato niente e nessuno, ha messo sul piatto qualcosa come 700 miliardi di dollari. Una cifra tanto grande da non poterla neppure immaginare. Non soldi per investimenti, opere pubbliche, sostegno alle imprese o ai lavoratori. No, soldi che serviranno a comprare debiti. Cioè quella montagna di carta straccia creata dai guru della finanza e di cui sono piene le banche d’America e di tutto il mondo. Un marciume che intossica i bilanci e fa perdere quel bene essenziale che è la fiducia, senza il quale non c’è economia che possa tenere.
Il nostro querulo ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha avuto la premura di rassicurarci dicendo che le crisi ci sono, si superano e i paesi manufatturieri come l’Italia ne possono uscire più forti. Io non sarei tanto sicuro sulle nostre “magnifiche sorti e progressive”. Se la crisi diventerà più dura, può rendere molto oscuro il nostro orizzonte.
In inglese “blue” vuol dire blu, ma anche depresso. Ecco, gli americani all’inizio di questo nuovo millennio sembrano proprio “blue”e noi con loro".

Quando si parla di Europa matrigna forse ci si dimentica cosa è accaduto in questi anni.
La crisi che ha interessato i mercati finanziari nel 2008 è stata peggiore di quella vissuta nel 1929. Allora, milioni di persone sono passati da una situazione di sostanziale benessere a una situazione di grave indigenza. I film di allora, epici quelli di Chaplin, sono lì a testimoniarlo.

Se in questi anni non ci siamo ridotti a quei livelli è perché è intervenuto un cordone sanitario che bene o male ha limitato gli effetti della crisi. Non è stato sufficiente, si poteva fare di più? Tutto quello che volete. Non ci fosse stata l'Europa, le singole Nazioni sarebbero state dei piccoli vascelli in mezzo a una tempesta perfetta.
Noi in quel mare agitato ci siamo ancora. Qualcuno pensa che sganciandosi dalla formazione ha maggiori possibilità di sviluppo. La Gran Bretagna da questo punto di vista è la più attrezzata, ma se l'effetto della Brexit sarà la dissoluzione dello Stato, con Scozia e Irlanda del nord che se ne vanno, allora l'Inghilterra e il Galles da soli rischiano grosso. Sicuramente non è auspicabile, per il loro stesso interesse, che l'esempio venga seguito da altri.

giovedì 23 giugno 2016

Il peggiore

Massimo D’Alema, quando i suoi molteplici impegni glielo consentono, rilascia delle  memorabili interviste con le quali, come si diceva una volta, detta la linea. Nell’ultima, rilasciata ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, imputa a Renzi di aver rottamato il PD.
Singolare che ciò venga detto da un personaggio universalmente conosciuto come “il risolutore”. Nel corso della sua lunga carriera infatti, ha fatto fuori in successione Occhetto, Prodi, Veltroni e qualche problema l’ha pure creato a Fassino e a Bersani. 
Singolare è non proferire una pur minima parola di autocritica. Se il PD è messo male certo la massima responsabilità è di Renzi che ne è il segretario, ma non si può certo dire che la minoranza non abbia le sue colpe. 

Quando giornalmente si segano le gambe del tavolo o si afferma che Renzi è un usurpatore, un alieno caduto dal cielo, un accidente, poi non si può pretendere che ci sia entusiasmo da parte dell’elettorato PD posto a sinistra.
Dire che il partito è stato rottamato da Renzi significa dimenticare cosa era il partito durante la segreteria Bersani: la vittoria “mutilata”, la rumorosa protesta della base quando a successore di Napolitano si scelse Marini, l’impallinamento di Prodi, la rielezione di Napolitano perché non si riusciva a trovare una persona che mettesse d’accordo tutti, il PD praticamente commissariato, la vergogna dell’incontro con Grillo in diretta streaming. Insomma un partito allo stremo.
E oggi si viene a dire che Renzi ha rottamato il partito? Il partito è stato rottamato da una sinistra autolesionista, la sinistra sempre perdente dei fuoriusciti Civati, Cofferati, Fassina, Mineo, D’Attorre, la sinistra di chi la lotta, feroce e sorda, l’ha portata all’interno del partito senza esclusione di colpi.
Se Renzi ha avuto praterie davanti, se alle primarie è stato votato da tanti che prima avevano votato Bersani, è perché la sinistra ha fallito, si è auto eliminata.
Oggi D’Alema si pone alla testa di coloro che si propongono di far fuori il Segretario. Non dall’esterno con la fondazione un nuovo partito, anche se ciò non è escluso, ma dall’interno con un’opposizione brutale.

La linea è chiara. Al referendum vincono i NO, Renzi come promesso si dimette da Presidente del Consiglio e da Segretario, il PD viene momentaneamente retto da un organo collegiale, la solita oligarchia di partito, si forma un nuovo governo perché  “servirebbe una nuova legge elettorale”, si va al voto. Nel frattempo il PD indice un nuovo congresso, si elegge un nuovo segretario, si vota una linea politica che dovrebbe avere come obiettivo la ricostituzione dell’Ulivo, un novello morto che parla, la sinistra finalmente si riappropria di una cosa che gli appartiene di diritto. La restaurazione è completata.
Peccato che questo percorso sia irto di ostacoli. Renzi si può anche dimettere da Presidente del Consiglio e da Segretario, ma nulla è possibile in questo parlamento senza l’accordo con il PD. E il gruppo parlamentare del PD, benché votato sotto Bersani, è in maggioranza renziano.
Pensa D’Alema che una volta fatto fuori Renzi, la strada gli sia spianata per realizzare i soliti inciuci tipici della prima Repubblica?
Il rischio è di trovarsi di fronte a macerie, un paesaggio desolato dove avranno la meglio le forze oltranziste del populismo e del massimalismo. Forse a quel punto D’Alema e compagni potranno fare la loro battaglia di opposizione contenti di valere  come il due di coppe quando la briscola è a bastoni.

giovedì 12 maggio 2016

Unioni Civili e i labirinti delle nostre paure

La strada per affermare i diritti è sempre in salita. Una strada dura da affrontare perché quando si inizia il cammino si è sempre soli o in sparuta compagnia. Ma non è tanto questo. Le maggiori difficoltà vengono dai pregiudizi radicati nella mente  delle persone, talmente radicati che tutto quello che è fuori dalla cosiddetta “norma” è visto come un male inammissibile.  
Chi lotta per affermare i diritti è additato dalla folla dei benpensanti come un sobillatore, un provocatore, un sedizioso. L’ordine costituito ha le sue norme, chi vuole affermare diritti deve forzare lo status quo, magari con atteggiamenti e azioni provocatori. Nel corso della storia sono cose che si sono ripetute nei secoli. 
Ieri il nostro Paese, votando la legge sulle Unioni Civili, ha fatto un enorme passo  in avanti. Il percorso della legge non è stato né breve né facile. Si provava a ogni legislatura, ma ci si scontrava sempre in resistenze e opportunismi. 
Eppure questo strano Paese, con uno strano Parlamento, con un ancor più strano Governo, qualcosa di positivo lo sta facendo. Probabilmente quando saremo lontani dalle polemiche contingenti ci accorgeremo dei grandi passi in avanti fatti in molti ambiti.
Oggi non resta che gioire e fare festa.
Prima parlavo di pregiudizi. Nessuno ne è immune, perché tante sono le barriere e i labirinti creati dalla nostra educazione. Voglio riportare un’esperienza personale.
Ieri, dopo il voto del Parlamento, un amico ha postato su Facebook un video di Hozier “Take me to church”. È un bellissimo video in bianco e nero che accompagna una bellissima canzone.
Clicca qui per avviare il video
Il video tratta del tema dell’omofobia. È un atto di denuncia verso le discriminazioni omofobe, raccontando la storia d'amore di due ragazzi omosessuali che viene ostracizzata violentemente da un gruppo estremista.
In una sequenza questi due ragazzi si baciano. Non vi nascondo che in una reazione spontanea ho avuto un momento di fastidio. Poi, superato il primo turbamento, ho cominciato a ragionare, cercando di venire a capo di questa mia reazione. Ho guardato dentro di me e ho visto gli insegnamenti, i precetti, le regole che hanno governato la mia educazione. Ho rivisto le scene di scherno nei confronti di persone omosessuali, ho risentito le parole omofone pronunciate, ho rivisto l’umiliazione e la segregazione di persone altrimenti squisite sotto ogni aspetto. 
La ragione. Guai se a governarci è il pregiudizio, guai se a dirigere le nostre azioni è il preconcetto! 
Veniamo da secoli di educazione in cui il sesso è l’abisso della vergogna invece di essere il sommo della vera umanità. Non solo. L’orientamento sessuale è un discrimine fra ciò che è normale e ciò che rappresenta un disordine morale, un abominio.
La canzone di Hozier parla di affermare se stessi e di rivendicare la propria umanità attraverso un atto d’amore.
Ecco, il nostro Parlamento ha compiuto un atto di amore. Ha restituito dignità a tante persone senza diritti. Da ieri siamo tutti un po’ più responsabili.

martedì 3 maggio 2016

Ausiliari e parcheggi

Usare l’ironia è una cosa che fa bene allo spirito. Quindi ben venga che la Lega usi tale registro per commentare quanto avviene nella nostra città, anche se per certi argomenti io sarei un po’ più cauto. 
Stamattina un cittadino si è lamentato perché gli ausiliari del traffico a Chiari fanno il loro mestiere che è quello di sanzionare chi non rispetta divieti di sosta, pratica sosta selvaggia, non mette il disco orario all’ora che dovrebbe ecc.. 
Può darsi che ci sia un eccesso di zelo. Per quanto vedo in giro, mi sembra ci sia una carenza di controlli e molta gente lascia la macchina in posti dove non dovrebbe. 
Faccio un esempio. Ogni mattina, in via Mons. Angelo Zanetti ci sono schiere di macchine e furgoni parcheggiati sul marciapiede di fronte a un noto bar. 

Autovetture parcheggiate sul marciapiede

Da quello che mi è stato riferito, la cosa è stata più volte denunciata ai Vigili e in Comune, ma senza ottenere risultati. Ora io immagino una mamma con la carrozzina o un disabile. Per passare da lì sono costretti ad andare in mezzo alla strada perché delle persone “distratte” si dimenticano di fare dieci metri di strada per mettere la macchina negli appositi parcheggi sempre desolatamente vuoti, come si può vedere dalla cartina allegata.


Che questa lamentela venga fatta da un cittadino la si potrebbe ancora capire, che ad essa si accodi il Segretario della Lega mi fa solo sorridere.
Forse al caro Cugini occorrerebbe rinfrescare la memoria. 
In virtù della convenzione stipulata a suo tempo con Eleca SpA, il Comune aveva concesso a quella società la possibilità di gestire i parcheggi a Chiari per 30 anni. Non solo i 700 stalli che dovevano essere creati sotto il fantomatico Polo della Cultura, ma anche i parcheggi sparsi in giro per la città. Valore stimato 6 milioni di euro. E dire che l’ex Sindaco nel 2004 era contrario ai parcheggi a pagamento.
Quanto agli ausiliari del traffico, l’Amministrazione Mazzatorta ne aveva assunti due, ma solo per controllare i parcheggi a pagamento gestiti da Eleca. Costo complessivo circa 900mila euro, tutti sul groppone del Pantalone clarense.
Meno male che il Polo della Cultura è morto e seppellito, altrimenti avrebbe costituito per la nostra città un vero e proprio cappio al collo. Peccato però che il suo funerale ci sia costato un sacco di soldi che non recupereremo mai.



Salvinate

Le “salvinate” della Lega non finiscono mai. 
A Chiari, per esempio, stanno facendo una piazzata per le telecamere che l’Amministrazione Comunale ha intenzione di comprare con parte dei 100mila euro stanziati per il problema sicurezza.


Tenendo conto delle ristrettezze economiche dei Comuni, è una somma importante. Invece di essere contenti, i leghisti sollevano polveroni. “Avete fatto richiesta alla Regione e non avete ottenuto neppure un euro. Siete dei dilettanti allo sbaraglio!”.  Vero. Quando c’erano i professionisti i soldi invece arrivavano a vagonate, salvo poi sprecarli in modo indecoroso. 
In passato la Regione ha coperto d’oro la Giunta Mazzatorta. Loro dicono “Perché eravamo bravi”. No, appartenevate semplicemente alla stessa consorteria.
Foste stati bravi non avreste sprecato - voi e il Governatore Maroni - ben 360 mila euro in un velivolo che non è servito a niente, se non a fare mostra di sé presso qualche fiera del settore aeronautico, a tutto beneficio della ditta che ce lo ha rifilato e zero benefici per la Città di Chiari.


Foste stati bravi non avreste impiegato 50mila euro, più tutto il resto, in un distaccamento di Polizia che è rimasto desolatamente chiuso, salvo poi quando la polemica è divampata darlo in affido alle fantastiche Ronde Padane con il risultato che tutti conosciamo.
A proposito di  Ronde, quanto ci sono costate e che benefici hanno portato alla Città? A parte qualche passeggiata in centro storico la domenica mattina io non ricordo azioni degne di nota.


Vogliamo anche mettere i soldi per lo smantellamento del campo nomadi e quelli regalati alle famiglie per andarsene da Chiari, con il risultato che ce le siamo trovate in giro per la campagna di Chiari?
Dopo tutti questi clamorosi successi, i rappresentanti della Lega e loro alleati vorrebbero che con una bacchetta magica si risolvessero problemi che governando loro non hanno neppure scalfito.
Ritornando alle telecamere, mi ricordo di quando vicino al Cimitero si era aperta una vera e propria discarica a cielo aperto. Vi depositavano rifiuti incivili cittadini di Chiari, ma anche cittadini di altri paesi che venivano a portare la  “monnezza” mancava poco con i rimorchi.
Vista la gravità della situazione, i nostri amministratori pensarono che il problema potesse essere risolto con l’installazione di telecamere
Partì subito una campagna mediatica alimentata manco a dirlo dai soliti megafoni e si sprecarono paginoni di giornale per inneggiare alla lungimiranza del Sindaco e della sua Giunta.

Chiari - Discarica Cimitero - anno 2012

Passò un mese, ne passarono due e poi tre, ma di telecamere, anzi dei “multavelox dell’immondizia” neppure l’ombra. 
La cosa andò avanti per oltre un anno, sino a che in prossimità delle elezioni si decise di tagliare la testa al toro eliminando una volta per tutte i cassonetti.
Oggi gli stessi pretenderebbero l’installazione immediata di decine di telecamere sparse per tutto il paese, frazioni comprese.
Quando si dice avere la faccia come il bronzo!