giovedì 17 dicembre 2015

Il tempo delle cazzate è finito

Siccome sul problema sicurezza si vuole giocare a chi la spara più grossa, lancio io un’idea. Per finanziare la proposta avanzata dalla minoranza propongo che gli stessi Consiglieri firmatari della mozione sulla Sicurezza Pubblica si facciano parte diligente per trovare un acquirente dell’airpol, il famoso aeroplanino poliziotto costato in tutto 360 mila euro (costo velivolo 110mila euro, formazione 6 agenti 47 mila euro, implementazione Sistema Informativo Territoriale (SIT) 74mila euro, mantenimento in servizio del velivolo 129mila euro).

Dopo cinque anni dalla sua inaugurazione con tanto di festa in piazza e taglio nastri, presenti i maggiorenti della Lega e l’allora Prefetto Brassesco Pace, non si è ancora capito a cosa mai sia servito questo mirabolante velivolo.
Se non trovano altri acquirenti i suddetti Consiglieri potrebbero provare a rivenderlo alla società Aviema di Rovato, la stessa che a suo tempo ce lo ha venduto e che ci ha relazionato con ripetuti video e articoli sulle caratteristiche eccezionali dell’aereo. 
Tenuto conto di un deprezzamento del 10% l’anno, potremmo riuscire a venderlo a circa 65 mila euro. Tolte parcelle di notaio, carte bollate e timbri vari, potremmo arrivare a 50 mila euro, qualcosa in più di quello che potrebbe costare il progetto “Più occhi sulla città”.

Ora, ammesso e non concesso che si riesca a trovare un acquirente per il mirabolante velivolo, i Consiglieri Navoni, Puma, Campodonico, Olmi, Gozzini e, “dulcis in fundo”, Zotti dovrebbero spiegarci, prima di imbarcarci in altre mirabolanti imprese, che ritorno hanno dato alla Città i 360 mila euro impiegati nell’operazione “Sicurezza in Volo”. Se non ce lo spiegano li invito a farsi da parte e tacere. Il tempo delle cazzate è finito.

lunedì 14 dicembre 2015

I giustizieri della notte

Siccome panico e paura per avvenimenti nostrani non bastavano, adesso ci si mette a pubblicare di fatti e misfatti avvenuti in paesi limitrofi, così tanto per creare un clima di pace e serenità in vista del santo Natale. I signori leghisti, sempre inclini a tranquillizzare gli animi, ci inzuppano il pane con domandine innocue che scatenano la canea dei commenti su feisbuk.
Cartello esposto in Comune di Capriolo
Se non bastasse, si intessono filippiche per accadimenti non personali, ma per fatti o presunti tali vissuti da vicini e li si racconta con tale pathos che si rimane letteralmente ammirati. Basta che qualcuno passando butti l’occhio nel giardino di una casa che viene preso per un ladro o per un delinquente pericoloso. Io che tutte le mattine esco per una passeggiata per le vie e i villaggi di Chiari, comincio veramente a preoccuparmi. Non vorrei che qualche “onesto cittadino”, dopo una notte passata insonne per paura dei ladri, mi impallinasse scambiandomi per un topo d’appartamenti. Quando si crea un clima di isteria sociale c’è poco da stare allegri.
Comunque il discorso è sempre lo stesso. L’attuale situazione è frutto di “un abietto e falso buonismo mascherato dal deleterio ‘politicamente corretto’ che ha permesso che cani e porci entrassero in casa nostra e la facessero da padroni”. 

Naturalmente la responsabilità è di chi governa ora e, vista la gravità della situazione, sarebbe bene che uscisse di scena.  Magari per lasciare il posto a quelli che ci hanno portato al fallimento, a quelli che hanno speso montagne di soldi per la sicurezza per poi accorgersi che per le spaccate nei negozi ed esercizi commerciali il famoso airpol, il simpatico aeroplanino poliziotto costato la bella cifra di 360 mila euro, non serve a niente.
Certo, i tempi in cui  i clandestini venivano impiegati come manodopera a basso costo sono finiti e ora che servono a poco possono essere considerati alla stregua di “cani e porci”. 
Che tempi quando si lavorava bene con i “giargianes”! Ne erano entrati a milioni. Certo, disturbavano un po’ il nostro senso estetico, ma se lavoravano 12 ore al giorno e senza fiatare, si poteva chiudere un occhio sul loro stato di clandestini.  Anzi era meglio che lo fossero, così stavano buoni e si accontentavano di quello che gli davi, altrimenti “raus!”. 
Ora si fanno le piazzate per sette profughi, considerati come il male assoluto che disturba i nostri sonni e ci rende nervosi e apprensivi. E se da quei sette venisse fuori il nuovo terrorista? L’abietto buonismo ha portato lo Stato Islamico direttamente a casa nostra. Che schifo!

Se la cosa non viene risolta siamo pronti ad alzare le barricate. Quelli di Casa Pound stanno già affilando le armi, si spera solo verbali. Essendo però gente d’azione, si sta preparando al controllo sistematico del territorio. Se le Forze dell’Ordine non ce la fanno a causa del “deleterio politicamente corretto”, allora è necessario che ci pensino gli “onesti cittadini”. 
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Delle belle ronde che facciano il giro del paese di notte, per vigilare, controllare e se necessario mettere a posto qualche barbone che dorme su una panchina. 

Spero che tornando da Milano all’una di notte non mi imbatta in qualche “giustiziere della notte” imbecille che mi viene a chiedere i documenti. E’ già successo.

venerdì 11 dicembre 2015

L'importanza delle parole

Alessandro Cugini, Segretario della Lega di Chiari, forse a causa della giovane età e della mancanza di esperienza, non si rende conto della gravità di certe parole e derubrica come “cazzate” affermazioni quali: “Io a questi qua un colpo in testa avrei il coraggio di darglielo” - “Caro Sindaco, spero che uno di questi profughi scappi, ti ammazzi la famiglia e ti stupri la moglie” - “Ci vorrebbero i forni” - “Solo due parole: pulizia etnica”.  
Le frasi sopra riportate sono solo una parte di quel florilegio che circola sulla rete e in particolare sulla pagina “In Piazza a Chiari”, che come ognuno sa è il luogo virtuale dove di preferenza amano scrivere i leghisti clarensi.
Se Cugini avesse un minimo senso dell’etica politica, eliminerebbe subito quei commenti che si prefigurano come incitamento alla violenza, all’odio razziale e alla xenofobia. Ignaro dell’importanza delle parole, egli invece alza le spalle e risponde “cazzate!”.


Il problema di fondo di questi dilettanti allo sbaraglio è che non sono capaci della minima analisi politica. Se lo fossero, forse cercherebbero di spiegarsi il perché una città conservatrice come Chiari abbia oggi un’Amministrazione di centrosinistra.
Mazzatorta ha avuto dalla sua tutto: numeri, soldi, fortuna. Eppure i risultati sono stati modesti. Sono state più le cose non fatte che quelle fatte, sono stati di più i fallimenti che i progetti realizzati. Non starò a ripetere la litania, sarebbe troppo lunga. Due cose però gridano vendetta al cielo: i soldi buttati in quel pozzo nero rappresentato dal Polo della Cultura - a proposito il milione regalato a Eleca non siamo riusciti ancora a recuperarlo - e le due voragini di via Sandella. Mi fermo qui per carità di patria.


Se ci fosse capacità di analisi, i cari amici leghisti e i loro alleati, si interrogherebbero sul valore di quella stagione politica che si è conclusa miseramente con l’arresto di uno dei loro più insigni rappresentanti e con il fallimento delle secolari Fondazioni, orgoglio di una Chiari munifica e solidale. Come spiegato in altra sede, “seppure si tratti di questioni fra loro assai diverse, entrambe traggono origine dallo stesso modo di concepire il rapporto fra politica ed economia, un rapporto perverso fra strutture affaristico-speculative e il sistema politico istituzionale che ha consentito di affondare le mani nella  borsa del bilancio pubblico e negli sterminati forzieri delle Fondazioni”.  Le risposte a questi fatti di una gravità inaudita, sono state reticenti e infastidite.

Oggi, messi di fronte al fallimento certificato delle Fondazioni da loro gestite, sollevano lo schiamazzo su rom, moschee, profughi e furti. Non avendo altro da dare alla città, le offrono le loro ossessioni, e pur di sollevare polveroni ciarlano di “forni”,  “pulizia etnica” e “colpo in testa” .

lunedì 30 novembre 2015

PAURA


"L'urlo" di Edvard Munch

La sera che i cani abbaiavano, io e mia moglie siamo usciti per andare al Cineforum. A nostro rischio però, perché come tutti sanno Chiari la sera è piena di tagliagole pronti a tutto. Le strade erano deserte. Le uniche persone incontrate sono state un ragazzone nero con uno zaino sulle spalle, sicuramente pieno di refurtiva e un uomo che era appena uscito da uno dei pochi bar aperti e che sicuramente si stava preparando a mettere a segno un colpo in qualche abitazione.

Cineforum d'Autunno a Chiari

Il film, “Freedom writers” parla di “paura” e di “cambiamento”. È la storia di una insegnante che si trova a svolgere il proprio compito in una scuola problematica della California. Animata da grandi ideali, si scontra subito con una situazione insostenibile, dove i ragazzi sono divisi per gruppi etnici e sono tutti l’un contro l’altro armati. Nel vero senso della parola però, tant’è che molti di loro hanno perso amici nelle risse scoppiate per la supremazia di un gruppo sull’altro. 
La paura che attanaglia questi quindicenni è quella di soccombere, quella di non farcela ad arrivare a 18 anni, quella di non riuscire a vivere una vita normale. Questa paura come reazione scatena aggressività e quindi, incapacità di avere rapporti normali con gli altri. In questo contesto la scuola, più che essere il luogo dove stemperare queste tensioni, è il vero e proprio campo di battaglia. 
L’impresa della povera insegnante sembra disperata, anche perché i suoi colleghi sono praticamente insensibili e disinteressati alle vicende dei ragazzi, considerati come semplici teppisti.
Come fare a superare questa situazione di incomunicabilità? Il primo passo è quello del riconoscimento delle loro individualità. Bellissima è la scena in cui i ragazzi, divisi in due gruppi, sono chiamati a rispondere a delle domande in una specie di gioco che si chiama “the line game”. Se rispondono positivamente alla domanda devono avvicinarsi a una linea rossa tracciata sul pavimento e che divide i due gruppi. 
Si comincia con il chiedere se hanno un album del rapper nero Snoop Dogg e poi se hanno  visto il film “Strade violente”, se abitano in una casa popolare, se hanno un amico o parente in riformatorio o prigione, o se loro stessi sono stati in riformatorio, se conoscono qualcuno che fa parte di una gang o se loro stessi fanno parte di una gang, se hanno perso un amico in una scontro fra gang, o due amici o tre o quattro o più. A ogni domanda quasi tutti i ragazzi si avvicinano alla linea rossa e si guardano. Prima con aria di sfida, poi, piano piano sempre più con la coscienza di riconoscersi nell’altro, perché ha gli stessi problemi e vive le stesse esperienze. A quel punto qualcosa si rompe.
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Il passo successivo di questo percorso di autocoscienza è il capire che al di fuori di quel microcosmo c’è dell’altro. Innanzitutto quelli che la storia ha discriminato: le vittime dell’olocausto. Studiare l’olocausto, andare al Museo della Tolleranza di Los Angeles, leggere il “Diario di Anna Frank”, incontrare la donna che ha aiutato sino all’ultimo la famiglia Frank, sono mezzi per aprire la propria mente ad altre storie, storie in cui ognuno di loro si può riconoscere, perché sono storie di reietti. Anzi certe storie sono ancora più crude della loro. E allora per arrivare alla completa autocoscienza occorre parlare di loro, della loro vita, delle loro esperienze. Ognuno è invitato a tenere liberamente un specie di diario, dove scrivere tutti i giorni. Una specie di autoanalisi. Alla fine, quando anche la scuola prende coscienza del percorso fatto dall’irriducibile insegnante, questi scritti entrano a far parte di un libro e l’esperienza della Room 203 diventa paradigmatica.

Locandina di "Freedom writers" di Richard LaGravenese

Film da vedere. Film che parla della paura e del suo superamento, film che parla del cambiamento, della volontà di raggiungere un obiettivo combattendo contro la pigrizia mentale nostra e di chi vuole lasciare le cose come stanno.
La paura, sentimento umanissimo, ci ruba la vita. Ci blocca i movimenti, ci costringe a stare dietro le inferriate a scrutare veri o presunti nemici. La paura ci costringe a vivere una vita piena di ansia, di angosce notturne, di timori, ci mette dentro un recinto dove riconosciamo soltanto quelli del nostro clan, della nostra gang, del nostro ristretto ambiente. La paura più terribile è quella di veder violato questo recinto, la nostra stessa intimità, la nostra casa, luogo inviolabile per eccellenza. 
Cosa possiamo fare per vincere questa paura? Chiedere un maggior presidio alle Forze dell’Ordine, chiedere agli Amministratori Pubblici maggiore impegno? Certo, è bene che lo chiediamo. Ma chiediamoci anche cosa possiamo fare noi.
Oltre alla prudenza e all’accortezza che dobbiamo sempre avere, dobbiamo vivere pienamente la nostra vita. Il che significa che dobbiamo vivere pienamente la nostra città e al Sindaco e ai nostri Pubblici Amministratori dobbiamo chiedere non di fare gli sceriffi con facce truci e fucile in mano, ma di fare di tutto perché noi possiamo vivere al meglio la nostra città.
A quelli che vogliono tenerci chiusi nelle nostre gabbie mentali dobbiamo dire NO!
Le nostre paure sono il loro successo, le nostre paure sono la loro affermazione. Si nutrono delle nostre paure, prosperano dei nostri timori. Non credete a quelli che dicono che questi non sono discorsi politici, perché lo sono, eccome! C’è una politica che alimenta odio e paura perché non ha altro da offrirci. La politica non è questo. La politica è quella che consente al cittadino di vivere appieno la propria vita in armonia con gli altri. Chiediamo momenti di incontro e di partecipazione. Forse ci accorgeremo, avvicinandoci a quella ideale linea rossa, che anche altri hanno gli stessi timori e le stesse paure e forse insieme riusciremo a superarli.

P.S. - Voglio ringraziare i ragazzi di Spazio Giovani e Informagiovani dell’opportunità che mi hanno dato di vedere il bel film di Richard LaGravenese. È stata anche per me l’occasione per uscire per un momento dalla mia gabbia.

sabato 28 novembre 2015

ABBAIANO I CANI: CARABINIERI AVVISATI

Ovvero la Sicurezza ai tempi della Giunta Vizzardi


PROCURATO ALLARME - Art. 658 Codice Penale - 
Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da euro 10 a euro 516.

Da qualche tempo a questa parte, Chiari sembra essere diventata la patria di ladri assassini e stupratori, sempre pronti ad attentare alla vita e alle cose di innocenti e indifesi cittadini.
Alcuni di questi, stando ben chiusi nelle loro case, continuano a lanciare allarmi attraverso i social network di ladri presenti in una tal zona della città, di persone vestite di nero che scalano palazzi o scendono dai tetti, di uomini mascherati che cercano di forzare porte e cancelli. Insomma una situazione terrificante che dovrebbe indurre ciascuno di noi a stare ben tappato in casa con la carabina a portata di mano.

E’ mai possibile che a lanciare questi allarmi siano sempre le stesse persone? Cavolo, io mi affaccio tutte le sere al balcone più e più volte, ma di ladri veri o presunti neanche l’ombra. Mi capita anche per ragioni varie di uscire la sera, ma di uomini mascherati o gente col grimaldello in mano niente.
Ora, io non mi spiego come faccia una persona, tappata in casa ad affermare che ci sono dei ladri in azione da qualche parte. Li hanno visti loro forzare un cancello, una porta, una finestra ed entrare in un appartamento? Dalle descrizioni che fanno questi signori non si direbbe. Si afferma che i cani abbaiano. Basta un abbaiare di cani per affermare che ci sono in azione dei ladri? Vicino casa mia c’è un cane che abbaia dalla mattina alla sera. Devo arguire che ci sono ladri in azione a tutte le ore del giorno? 
Qualcuno parla di orde di ladri pronte a intervenire, di situazione sicurezza fuori controllo, di Amministrazione Comunale indifferente, di cittadini impauriti e indifesi. Sottovalutare il problema sicurezza è da irresponsabili, ma è altrettanto da irresponsabili ingigantirlo con atteggiamenti isterici che nulla portano alla soluzione dei problemi. Qualcuno vuole una soluzione all’americana, dove i cittadini sono tutti armati e la polizia spara sul primo nero ubriaco che si trova per strada? Qualcuno auspica il coprifuoco serale con Sindaco e Giunta per strada con winchester alla mano?
Tuttavia le preoccupazioni dei cittadini sono comprensibili. La situazione mondiale  e delle città non è tale da indurre a facili ottimismi. Quello che risulta inaccettabile è l’atteggiamento di certi politici che alimentano, per vergognosi interessi personali e di partito, atteggiamenti che si prefigurano come isteria collettiva e vero proprio procurato allarme.

A Chiari questi signori passano il loro tempo a soffiare sul fuoco alimentando paure e odio. Da quando hanno perso le elezioni per il loro scellerato modo di amministrare la Città, non hanno fatto altro che parlare di zingari, Rom, moschee e profughi, come se Chiari facesse parte del Califfato islamico. Non contenti, ultimamente hanno tirato fuori alcuni argomenti su cui farebbero bene a tacere. Uno di questi è la nuova Caserma dei Carabinieri. Dicono che l’Amministrazione Vizzardi non ha intenzione di costruirla. Scusate, ma voi che cosa avete fatto in dieci anni di amministrazione? Della Caserma si è incominciato a parlare nel 2006 (leggi qui). Una montagna di parole e fatti zero. Ora venite a fare coloro che hanno a cuore il decoro e l’agibilità dell’Arma? Ma vergognatevi!


E l’Acsu, le famose Ronde Padane? Raccontano che fossero il presidio del territorio. Da quello che mi ricordo, si facevano la passeggiata in centro la domenica mattina, momento in cui i ladri come si sa escono a frotte, aiutavano quelli della Lega a montare i loro gazebo e quando hanno capito che svolgendo quei compiti non potevano essere remunerati, hanno pensato bene di fare gli accompagnatori ai funerali.

E che dire dei soldi spesi? Per un aereo inutile, il famoso airpol, hanno speso 360 mila euro. Per smantellare il campo nomadi 150 mila euro. Per il famoso distaccamento della Polizia Locale presso la stazione, mai utilizzato, 50 mila euro. E mi fermo qui per carità di patria. La sicurezza dei cittadini è un argomento troppo serio per farne piazzate mediatiche e non.
Sono uscito in balcone, l’aria è frizzante, in cielo c’è una splendida luna, il maledetto cane abbaia, non chiamo i Carabinieri: hanno cose più importanti da fare che seguire l’abbaiare di un cane.

sabato 21 novembre 2015

Scatole vuote

Mi piacerebbe che i Consiglieri Comunali di minoranza che giornalmente scrivono con molta passione su quella “interessante” pagina che è “In piazza a Chiari”, dedicassero una piccola parte del loro tempo per trattare, con dati di fatto alla mano, di una questione che riguarda da vicino la nostra Città, cioè dello stato delle antiche Fondazioni di Chiari.  Questione non piccola, tenuto conto dei patrimoni di cui sono titolari questi enti e dell’importante attività che dovrebbero svolgere in campo socio-assistenziale.
A seguito del rinnovo dei CdA della Fondazione Bertinotti Formenti (leggi qui) e dell’Opera Pia Bettolini, i nuovi amministratori hanno cercato di capire quale fosse lo stato dell’arte, cioè quale fosse la situazione economico-finanziaria delle due Fondazioni. Della terza, l’Istituto Morcelliano, si sa poco e quello che si sa è filtrato da narrazioni giornalistiche di seconda e terza mano.

Chiari - Fondazioni

La situazione, peraltro parziale per carenza di documentazione, è stata illustrata davanti alla competente Commissione Consiliare, nel corso di distinte audizioni pubbliche. A queste audizioni non ha partecipato la Fondazione Istituto Morcelliano.
Il quadro che emerge è allarmante e conferma quanto scritto su questo blog da cinque anni a questa parte. Gli amministratori che si sono succeduti nel corso dei dieci anni dell’Amministrazione Mazzatorta erano animati da un unico obiettivo, quello della trasformazione dei cespiti facenti parte del patrimonio dei vari enti per renderli, si diceva, più remunerativi. La parola magica usata è stata valorizzazione. Cioè dare maggior valore a terreni, cascine, caseggiati la cui redditività era molto bassa. Una valorizzazione dei cespiti e quindi una loro migliore redditività, avrebbe consentito di svolgere con maggiore efficacia le finalità proprie delle Fondazioni. Principio giusto e condivisibile se a gestire questo passaggio fossero state chiamate persone capaci e accorte. Ma così non è stato. 
Si trattava di gestire una fase molto delicata, in cui dovevano essere contemperate due esigenze: la trasformazione del patrimonio che per forza di cose doveva avvenire in modo graduale e la continuazione della “mission” dei vari enti che era, non dimentichiamolo, quella di carattere socio-assistenziale.
Gli amministratori però, aperti i forzieri e visto che in essi erano contenuti “patrimoni sterminati”, per usare le parole dell’ex Sindaco Mazzatorta, hanno perso il lume della ragione. Sollecitati da Prevosto e Sindaco, in breve volgere di tempo hanno avviato spregiudicate operazioni immobiliari volte alla vendita di buona parte del patrimonio dei vari enti da cui, come è facile supporre, sono derivate lucrose mediazioni. Ma poiché i soldi ricavati non erano sufficienti per ristrutturare le antiche sedi o avviare gli ambiziosi progetti, essi hanno acceso mutui e prestiti che hanno appesantito in modo insostenibile la situazione debitoria di tutte le Fondazioni. 
Quanto sia stata proficua l’opera di valorizzazione dei patrimoni ce lo può chiarire la seguente slide che è stata redatta sulla base dei dati forniti in sede di audizione presso la competente Commissione Consiliare dal Presidente della Fondazione Opera Pia Bettolini

Situazione patrimoniale Fondazione Opera Pia Bettolini

Come si vede nell’arco di 10 anni il patrimonio delle ente è diminuito di 2milioni 673 mila euro e i debiti verso le banche sono passati da zero a 3milioni e 43mila euro. Il fatto grave è che tale situazione si è determinata solo negli ultimi due anni, cioè a partire dal progetto di trasformazione del patrimonio esistente nell’unità immobiliare di viale Cadeo. Insomma, l’Opera Pia Bettolini da Fondazione ricca è stata ridotta, in breve volgere di tempo, a una

scatola vuota ormai priva di valore.

Non è però un fatto isolato.
La situazione della Fondazione Bertinotti Formenti apparentemente sembra meno compromessa, ma è solo un’impressione. Il patrimonio è sì aumentato di valore a seguito della ristrutturazione del complesso di via Rangoni, ma sono lievitati esponenzialmente anche i debiti e quel che più conta, anno con anno si stanno accumulando perdite che riducono drasticamente il Patrimonio Netto.  
La Fondazione non ha entrate sufficienti per far fronte regolarmente al pagamento delle rate di mutuo e sono già stati notificati alcuni decreti ingiuntivi per lavori, prestazioni e imposte e tasse non pagate.
La cosa più incredibile è che il costo della ristrutturazione della storica sede di via Rangoni è lievitato del 100%. Da un preventivo iniziale di 1 milione e 500 mila euro, si è passati a un costo, non ancora definitivo di 3 milioni di euro.  Purtroppo i lavori non sono ancora terminati e una parte dello stabile risulta ancora da ristrutturare. 


Parlare di questo immane dissesto esigerebbe ben più di un articolo, anche perché ci sono questioni che richiederebbero una trattazione a parte: mi riferisco alla vicenda del Bocciodromo e a quella paradossale del Cinema S.Orsola. Per non parlare poi della organizzazione interna delle Fondazioni, dei conflitti di interesse esistenti, della documentazione relativa a importanti operazioni carente o addirittura inesistente, delle operazioni avulse dall’attività propria degli enti. 
Come definire tutto questo? A voler essere benevoli si potrebbe parlare di sciatteria e superficialità, ma a essere benevoli si rischia di essere conniventi. Anche perché non si tratta di situazioni in qualche modo risolvibili. Qui ne va della vita stessa delle Fondazioni.   
Spero che i cosiddetti “uomini del fare” si rendano conto dei danni arrecati alla Città, ma a giudicare dalle prime reazioni sembrerebbe proprio di no.

mercoledì 18 novembre 2015

Fondazioni: gusci vuoti

Quando nel gennaio 2012 parlavo di ”terra bruciata” a proposito di Fondazioni, a qualcuno quella espressione era apparsa sproporzionata e dettata da eccessiva vis polemica. A distanza di pochi anni, quella previsione sembra essere fin troppo ottimistica. 


Antiche istituzioni, nate per impulso di una borghesia illuminata e un clero operoso,  rischiano di morire definitivamente per eccesso di debiti e gestioni dissennate. Coloro che erano stati chiamati a gestire ricchi patrimoni al solo scopo di perseguire finalità di solidarietà sociale e beneficienza, hanno pensato bene di trasformarsi in immobiliaristi. Il principio della “valorizzazione” dei patrimoni che avrebbe dovuto ridare nuova linfa agli antichi enti, alla fine ha prodotto solo frutti guasti. Esso si è rivelato per quello che è sempre stato: una foglia di fico dietro cui nascondere inconfessabili speculazioni. 
Oggi, caduti i paraventi dietro cui si nascondeva la vicenda amministrativa, appare in tutta la sua evidenza il dissesto creato negli ultimi due mandati. Verificati i numeri e lette le carte, delle Fondazioni rimane solo un GUSCIO VUOTO. 
Così è per esempio per l’ Opera Pia Bettolini il cui patrimonio, se pur  “trasformato”, non ha più alcun valore. Infatti l’importo con cui è stato postato in bilancio è superato dai debiti e quel che più preoccupa è che non esistono entrate sufficienti per pagare le rate dei mutui in essere. Il rischio concreto è che a distanza di poco tempo l’antico ente venga messo in liquidazione.
Sede Opera Pia Bettolini
Come è mai possibile che si sia arrivati a tanto? Com’è mai possibile che una Fondazione ricca oggi si trovi in una situazione di dissesto, che la Città sia sul punto di perdere un suo asset fondamentale? 
Rivengono in mente le polemiche degli ultimi anni, gli strilli di chi parlava di “accuse infamanti e false”. Quanto fossero infamanti e false quelle accuse oggi lo possono vedere tutti. E siamo solo all’inizio.
Oggi verrà resa nota la situazione della Fondazione Bertinotti Formenti e c’è da scommettere  che le cose non saranno molto diverse. Anzi!
Per l’Istituto Morcelliano c’ è solo da aspettare che si realizzi appieno il progetto Golf e venga costruito con quel che rimane l’Edificio Polivalente. Il “De profùndis” è solo rimandato.

sabato 24 ottobre 2015

Il mercato rimanga in centro

Ho saputo che il Comune ha svolto un’indagine presso gli esercenti del Centro Storico di Chiari per conoscere il loro parere in merito allo spostamento in viale Cadeo del mercato durante il periodo natalizio. La richiesta nasce dalla volontà di portare in piazza Zanardelli la pista di pattinaggio che l’anno scorso era  posizionata in piazza Rocca.
Da notizie trapelate sembra che i commercianti fino ad oggi consultati abbiano espresso in maggioranza il loro parere sfavorevole.


Mi permetto di fare due considerazioni. Una riguarda il metodo, l’altra il merito della proposta.
Riguardo al metodo, ritengo che un’Amministrazione debba avere sempre il coraggio delle proprie scelte, anche quando queste possono risultare impopolari. Se si sceglie la strada della consultazione permanente, allora snaturiamo il senso della nostra democrazia che è essenzialmente rappresentativa. Se una consultazione viene fatta per una questione come questa, perché allora non farlo per ogni scelta assunta dall’Amministrazione Comunale? Come si capisce bene ci si ficca in un intrigo da cui poi risulterebbe difficile uscire. 
Per quanto riguarda il merito io sono del tutto contrario in quanto durante il periodo natalizio la città ha bisogno di essere vissuta e il mercato, come ho ripetuto fino alla noia durante l’Amministrazione Mazzatorta, serve a rendere vivo il nostro Centro Storico (leggi qui). Spostarlo in periferia per quattro settimane significa rinunciare ad almeno 16 occasioni durante le quali i nostri cittadini si riverserebbero in massa per tutte le vie del centro città sia per fare acquisti, sia per incontrare altra gente. Questo flusso di persone non verrebbe compensato dalla presenza in Piazza Zanardelli della pista di pattinaggio. Comprendo quindi benissimo il punto di vista dei commercianti e lo appoggio pienamente.


La pista di pattinaggio può stare dove era l’anno scorso e se si vogliono rendere più attrattive le altre vie del centro e Piazza Zanardelli sarà bene che gli assessori competenti e i loro collaboratori si facciano venire altre idee.

Durante le Quadre si è deciso di spendere 30 mila euro ricevuti da sponsor privati per organizzare un concerto con la cantante Annalisa. Lasciando da parte la qualità dell’evento, mi viene da dire che trenta mila euro per una serata sono tanti soldi. Sono soldi che magari potevano essere impiegati per scopi meno appariscenti ma più utili, come per esempio sostituire i computer antidiluviani della Biblioteca Comunale oppure, tanto per rimanere nelle attività dell’effimero, creare eventi in Centro Storico durante il periodo natalizio che servissero a invogliare le persone a uscire dalle case e a creare socialità, movimento e giro d’affari.

Abbiamo sicuramente bisogno di promuovere la nostra Città, ma non esclusivamente con l’antico metodo del “panem et circenses”.

venerdì 11 settembre 2015

Piccola Atene

Chiari - Centro Storico
  • Dimmi Eumolpo come definiremmo dei pubblici amministratori che promettono di costruire una scuola e poi non la realizzano? Li definiremmo  buoni amministratori o cattivi amministratori?
  • Di certo cattivi amministratori.
  • E pubblici amministratori che dicono di voler costruire un teatro dove i cittadini possano assistere alle opere dei nostri grandi poeti e i giovani possano riunirsi per discutere liberamente  dei problemi della città come li definiremmo.
  • Sicuramente ottimi amministratori.
  • Anche se poi quel teatro non lo costruiscono e anzi distruggono il vecchio e anticipano al costruttore un milione di dracme che appartengono al tesoro della città? Anche in questo caso li definiremmo buoni amministratori?
  • Oh no Enotrio, sarebbero dei pessimi amministratori, non solo da biasimare ma anche da sanzionare severamente per aver dissipato senza costrutto il denaro dei cittadini.
  • E come definiremmo o Eumolpo quegli amministratori che fomentano la folla riguardo la sicurezza della città, affermando che i cittadini non sono sicuri neppure nelle loro case e che ci vuole una nuova caserma per vigilare su malviventi e criminali? Come definiremmo costoro se poi la caserma non la costruissero? Li definiremmo degni di fede?
  • Di certo no. Li definiremmo mestatori inaffidabili. 
    Simposio greco
  • E come chiameremmo quegli amministratori che invece di mettere a posto le strade con giudizio le realizzano con prezioso materiale lapideo che per la pioggia e il continuo passaggio di carri si disconnette e lascia buche che sono voragini? 
  • Li chiameremmo sicuramente incoscienti e poco accorti.
  • E ora dimmi Eumolpo, perché quegli stessi amministratori oggi vogliono insegnarci come si amministra al meglio la città e gridano e strepitano perché i nuovi amministratori stanno facendo esattamente quello che hanno promesso ai cittadini?
  • Perché, caro Enotrio, all’impudenza umana non c’è mai limite.

domenica 6 settembre 2015

O ci salviamo assieme o periremo tutti

Mi chiedo cosa succederà quando l'emozione per la morte del povero Aylan scemerà e tutti saremo presi dai nostri piccoli grandi problemi che ci faranno dimenticare che là fuori c’è un mondo in subbuglio. In questi giorni la morte di quel bambino e le sue immagini terribili ci hanno a tal punto scosso che siamo stati costretti a prendere atto del dramma che si svolgeva sotto i nostri occhi, ma che facevamo di tutto per non vederlo. 
Le immagini hanno la capacità di suscitare emozioni e spesso arrivano dove le parole non ce la fanno. Noi possiamo riempire enciclopedie di parole, possiamo scrivere libri, articoli su giornali, post su siti e blog. Eppure i problemi non ci prendono perché le parole, solo quelle, non riescono a creare la necessaria empatia che ci faccia dire “questo problema è anche mio”. 


Le immagini, quelle sì. Specie se sono immagini vere, cioè immagini che riprendono la pura realtà, quelle che raccontano la storia mentre si sta svolgendo, immagini che non hanno bisogno di artifizi per rappresentare quello che vogliono rappresentare.

L’emozione passerà, ma i problemi continueranno ad assillarci. Saranno talmente duri che faremo di tutto per stornarli da noi. Ci prenderà il timore di non riuscire a governali e forse avranno la meglio i fomentatori di paura, quelli che hanno buon gioco a dire “vedete che avevamo ragione ad avvertirvi che non esiste altra via se non quella di alzare muri?  Siamo due mondi incompatibili: noi la civiltà, loro la barbarie”. 
Siamo a un momento di passaggio. L’umanità è su una barca malferma che fa fatica ad andare e imbarca acqua. O ci salviamo assieme o periremo tutti. Non c’è altra soluzione.

venerdì 4 settembre 2015

Un bambino che scuote le coscienze del mondo

Alcuni si sono chiesti perché l'immagine di un bambino morto su una spiaggia della Turchia ci abbia così commosso sino a scuotere profondamente le nostre coscienze. Perché quella foto e non tante altre che abbiamo visto in questi anni  dove erano pur ritratti bambini morti.
Ci sono delle foto che hanno una forza che dura nel tempo perché sono emblematiche di una situazione, un evento, una storia. Chi non ricorda la bimba che fugge nuda ai bombardamenti al napalm in Vietnam. 


Basta quella immagine per ricordarci quegli eventi drammatici. Quella immagine ha una forza che è più potente di tutti i morti patiti da vietnamiti e americani. Resterà per sempre fissa nella nostra memoria, come il bambino con le mani alzate in un campo di sterminio nazista.
L’immagine di Aylan rimarrà impressa nella nostra memoria perché ognuno di noi ha visto in lui suo figlio, suo nipote. Quel corpicino sbattuto dalle onde ha avuto la capacità di scuoterci dal nostro torpore, di urlare alle nostre coscienze il dramma vissuto da milioni di profughi che stanno abbandonando terre martoriate da guerre, fame, indigenza. 


La sua postura - riverso quasi stesse dormendo - ci ha richiamato alla mente immagini familiari, di bambini che dormono sereni nel letto di casa. Non per nulla un artista l’ha ritratto nella stessa postura, ma in un letto, con giocattoli luminescenti che scendono dal soffitto. 
Tutti abbiamo sentito un moto di protezione verso un bambino che protezione purtroppo non ha ricevuto. Suo papà aveva fatto richiesta di asilo al Canada dove già dimorava la sorella, ma la risposta è stata “no”. Un “no” gridato da molti in Europa, un “no” dettato da paura, dal timore di dover fare i conti con una umanità disperata che turba le nostre vite tranquille e protette.



Un gesto di gentilezza Aylan l’ha avuto dalla guardia turca che l’ha trovato sulla spiaggia di Bodrum. La delicatezza con cui ha sollevato quel piccolo corpo esanime, ci fa dire che la compassione non ci ha abbandonato del tutto e che gesti di “pietas” sono ancora possibili in un mondo in cui sembra smarrita persino la speranza.

giovedì 3 settembre 2015

Tutti colpevoli


Quando vedo un bambino di tre anni sbattuto dalle onde in una spiaggia di Bodrum, mi viene da dire che tutti siamo colpevoli di quella morte. 
TUTTI! 
Di quella morte come della morte di migliaia di bambini a Gaza, in Siria, in Mali, in Somalia, in Congo, in Nigeria. Ovunque una giovane vita viene spenta a causa di guerre o inedia, allora lì ognuno di noi è chiamato a risponderne. Non c’è destra né sinistra, ricco o povero, nord o sud. Tutti siamo responsabili di quelle morti e se c’è un Dio ne risponderemo nel giorno del supremo giudizio e se non c’è ne risponderemo davanti alla storia.



mercoledì 2 settembre 2015

Quei migranti che alimentano le nostre paure

La Lega non vuole i migranti.
Nessuno penso li voglia. Nessuno penso possa essere felice che centinaia di migliaia di persone abbandonino le loro case, le loro città, i loro paesi per fuggire dalla guerra, dalla fame, da una situazione economica disperata.
Eppure i migranti sono qui da noi.  Dire “non li voglio” è un desiderio e nulla più. Non serve girare la testa dall’altra parte, alzare muri, rinchiudersi nelle proprie case, chiamarli “clandestini” per esorcizzarli. 
Quando vediamo persone rinchiuse in valige o nel vano motore di una macchina, allora possiamo capire che il desiderio di fuga da una situazione insostenibile è troppo forte per essere arrestato. L’hanno perfino capito quei capi di Stato che fino a ieri dicevano che il problema profughi era un problema dell’Italia.

Migrante nascosto nel vano motore di una macchina
Il fatto di non volere i migranti non ha impedito agli stessi, nel tempo in cui governava la Lega, di venire in Italia - dall’Albania, dal Marocco, dalla Romania. Non lo ha impedito la Bossi-Fini né tanto meno il reato di clandestinità.
Negli anni di governo della Lega a Chiari gli stranieri sono passati da 1342 a 3242 (anni 2004 - 2011).  Nei due anni successivi questo numero è di certo aumentato. Erano tutti regolari? No, la maggior parte di essi era costituita da cosiddetti “clandestini”. Sono stati rimpatriati? No, sono rimasti qui, hanno trovato un lavoro, sono stati regolarizzati, si sono integrati e ora fanno parte a tutti gli effetti della nostra comunità.
Eppure nei giorni e nei mesi scorsi i rappresentanti della Lega hanno fatto le piazzate per quattro, dico quattro profughi che sono stati ospitati a Chiari da una cooperativa. 
Sono state inscenate manifestazioni, gazebo, blocchi di cascina e altre amenità del genere. Intere ore di Consiglio Comunale sono state dedicate a questo tema, per non parlare dei fiumi di parole che si sono sprecati su Facebook e altri social network.
Come mai 1900 “clandestini” passano inosservati mentre si governa e 4 profughi sono additati come un pericolo estremo quando si sta all’opposizione? Non è una esagerazione per non dire una idiozia? Certo che lo è, ma tutti siamo lì a parlarne come fosse problema serio, anzi il problema principale della nostra città. 

Sbarco di migranti

Siamo così preoccupati da questa situazione che ci affrettiamo a dire che Chiari non ha le strutture per ospitare dei profughi. Non ha le strutture?  Se non fossimo presi dalla paura di perdere qualche voto, se evitassimo di dare credito ai soliti stupidi fomentatori di paure, allora le strutture le troveremmo e potremmo dare accoglienza non a quattro, ma a quaranta profughi. Se solo avessimo coraggio.

Qualche giorno fa il filosofo Zygmunt Bauman affermava: «Questi migranti, non per scelta ma per atroce destino, ci ricordano quanto vulnerabili siano le nostre vite e il nostro benessere. Purtroppo è nell’istinto umano addossare la colpa alle vittime delle sventure del mondo. E così, anche se siamo assolutamente impotenti a imbrigliare le estreme dinamiche della globalizzazione, ci riduciamo a scaricare la nostra rabbia su quelli che arrivano, per alleviare la nostra umiliante incapacità di resistere alla precarietà della nostra società. E nel frattempo alcuni politici o aspiranti tali, il cui unico pensiero sono i voti che prenderanno alle prossime elezioni, continuano a speculare su queste ansie collettive, nonostante sappiano benissimo che non potranno mai mantenere le loro promesseL’umanità è in crisi. E l’unica via di uscita da questa crisi catastrofica sarà una nuova solidarietà tra gli umani»

Molti dei migranti sono bambini

martedì 18 agosto 2015

Gli esteti dei rifiuti



Da quando a Chiari è stata avviata la raccolta differenziata dei rifiuti urbani con il sistema  cosiddetto “porta a porta”, sono nati come funghi gli esteti dei rifiuti.
Ciò che anima i componenti di questa nuova corrente artistica è il rifiuto dei rifiuti. Essi non sopportano di vedere per strada o in un fosso una carta, un sacchetto, una bottiglia di plastica. Il loro gusto estetico ne risulta offeso e inveiscono contro il sindaco e la sua giunta che hanno permesso con le loro scelte sciagurate questo oltraggio alla bellezza del paesaggio urbano e contadino.
Se siete fuori di primo mattino li potete vedere per le vie di Chiari raccogliere testimonianze di questo vituperio. Con le loro macchinette fotografiche tutti i giorni passano in rassegna vie, vicoli e piazzette alla ricerca dei corpi del reato.

Nulla passa inosservato. I cestini dei rifiuti sparsi un po’ in giro per la città sono esaminati minuziosamente per rilevare se contengano innocui fazzoletti di carta oppure sacchetti dello sporco. Ogni bicchiere di plastica, ogni foglio di giornale, ogni stecco di gelato viene accuratamente documentato. Il dossier realizzato è  diventato ormai un tomo enciclopedico.

Peccato però che questi esteti non abbiano fatto la stessa cosa quando governava  il “rivoluzionario” Mazzatorta. A quei tempi i cassonetti imputridivano sotto il sole padano d’agosto allietando dei loro “effluvi” i nostri delicati sensi. Montagne di rifiuti adornavano i suddetti cassonetti e, in alcuni casi (leggi qui e qui), vere e proprie discariche si aprivano qua e là per il sacro suolo dei nostri padri.
Allora i nostri esteti non avevano ancora acquistato le loro macchinette fotografiche e giudicavano lo scempio come opera malvagia di persone incivili che si adoperavano testardamente per sabotare l’impegno riformatore del sindaco Mazzatorta e della sua giunta. 
Oggi invece se qualche sacchetto viene lasciato nei cestini porta rifiuti o una carta delle caramelle viene abbandonata in un parco giochi, la responsabilità, anzi la colpa, è dell’inefficiente PAP.

Papè Satan diceva il sommo vate. IL Pap è Satana, il male assoluto, il male da sradicare a tutti i costi dalla nostra città… anche a costo di cadere nel ridicolo.