sabato 13 agosto 2011

La mazzata

E a pagare sono sempre i soliti

Prime pagine quotidiani del 13.08.2011


 

mercoledì 10 agosto 2011

I labirinti delle nostre paure

preghiera
Se si crede, Dio è dappertutto, nelle strade affollate come nel deserto. I suoi templi però rappresentano per l’uomo, a tutte le latitudini, i luoghi santi per eccellenza. Sinagoghe, chiese, moschee, templi,  sono stati e sono i luoghi dove generazioni e generazioni di uomini e donne hanno rinnovato il patto con il loro dio, si chiamasse egli semplicemente Dio o Yahweh o Allah o Brahman o Atèa. Dio ha molti nomi, come molte sono le lingue che si parlano nel mondo, come molte sono le civiltà. E ovunque c’è un tempio lì ci sarà un essere umano che solleverà la sua preghiera per glorificare il suo dio, per implorare protezione e pietà.
L’uomo, da quando è diventato un essere senziente, ha sentito forte il desiderio di appellarsi a un essere supremo, che lo proteggesse da una natura brutale e lo elevasse dalla sua condizione ferina. Bisogno ancestrale quindi, radicato nel profondo dell’essere, incancellabile. Col tempo e  visti i tanti casi della storia in cui questo bisogno è stato disconosciuto e negato, esso ha assunto il ruolo di diritto inalienabile. A nessuno può essere negato questo diritto, perchè esso è uno dei  diritti fondamentali riconosciuti all’uomo dalla “Dichiarazione universale dei diritti umani”: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, in pubblico o in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”. Enunciazione ripresa pari pari dalla nostra Costituzione che all’art. 19 recita “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.
labirinto mentale
Cos’è allora questo strepitare scomposto di politici nostrani di fronte alle richieste di fondare moschee? Perchè si mobilitano comitati, capipopolo, delegazioni? (leggi qui) Cos’è che mette paura nella parola moschea?  Noi le chiamiamo chiese, loro le chiamano moschee e allora? E se invece della moschea fosse una sinagoga o un tempio induista, buddista, taoista o mormone, faremmo una battaglia per ogni richiesta, sull’assunto che l’unica religione ammessa nel nostro paese debba essere la religione cristiana, cattolica, romana?
Qualche tempo fa mi trovavo ad Aleppo all’ingresso della grande moschea vicino la Cittadella. I bambini giocavano a rincorrersi come fanno i nostri figli o i nostri nipoti davanti alle nostre chiese. Mi sono ricordato di certi mesi di maggio da noi.  Dentro la moschea la gente pregava il loro dio con compostezza, come si fa nelle nostre chiese. 
Cos’è che mette paura? Forse abbiamo bisogno di aprire la mente. Evitare  di lasciarci intrappolare dai pensieri malati di coloro che vogliono imprigionarci nei labirinti delle nostre paure. La paura dell’altro, del diverso, dello straniero. Sono pensieri malati che attecchiscono facilmente perchè fanno appello al grumo nero che è dentro ognuno di noi. Evitiamo di farci intrappolare. Questi individui, qui come altrove, brandiscono simboli religiosi come fossero clave, costruiscono le loro fortune politiche facendo appello alle nostre paure. Il mondo non sarà un bel posto dove vivere se questa gente l’avrà vinta.

giovedì 7 luglio 2011

Diritto di replica a pagamento

Del rapporto fra informazione e potere ci siamo occupati varie volte, mettendo in evidenza l’inclinazione degli uomini di potere di utilizzare i mezzi di comunicazione di massa per fini propri e la disponibilità di molti giornalisti di farsi utilizzare. Se non si ha schiena dritta e capacità di resistere alle sirene molto convincenti del potere, la stampa cessa di essere il mezzo attraverso cui la società civile controlla il potere stesso e diventa semplicemente un “porta voce”. Anzi, in molti casi il giornalista si trasforma in promotore di consenso. E più potente è il mezzo che utilizza, più forte è il potere di persuasione nei confronti di cittadini che non sempre hanno  mezzi adeguati di analisi e di critica della realtà.  
Siamo l’unico  paese  in cui il Presidente del Consiglio dei Ministri è proprietario direttamente di tre televisioni nazionali e indirettamente delle altre tre, di numerosi giornali e riviste, di canali radio e di intrattenimento. Una singolare anomalia, inconcepibile in qualsiasi altra democrazia occidentale. Eppure questo fatto è visto da molti come naturale.
Purtroppo questa tesi è talmente diffusa, che anche in ambito locale è passata ormai la teoria che i mezzi di comunicazione di massa debbano essere a disposizione del potere. Con i soldi dei cittadini vengono comprate intere pagine di giornali per pubblicare quella che un po’ ipocritamente viene definita come “informazione istituzionale”. Si realizza così un duplice interesse: quello dell’amministrazione politica di avere una vetrina in cui esporre idee, progetti e realizzazioni, quello della testata giornalistica di avere una fonte di entrata certa.
Però, quello che apparentemente potrebbe essere motivo di orgoglio, col tempo rischia di diventare una trappola. Gradualmente si perde capacità di critica e la realtà non è più quella che i fatti raccontano, ma solo quella che la narrazione politica vuole fare emergere.
Arrivati a un certo punto non è neppure necessario che il politico intervenga direttamente. Il giornalista segue lo schema indicato con diligente disciplina.
Qualcosa di simile sta avvenendo a Chiari e i fatti emersi negli ultimi giorni, ci danno un esempio di cosa voglia significare la parola “commistione” (leggi qui).
Il fatto è assolutamente inaudito. Forse siamo l’unico posto al mondo in cui il “diritto di replica” è a pagamento.

venerdì 1 luglio 2011

Un coltello puntato alla gola

Era da un po’ di tempo che la notizia circolava. Il Comune ha ridotto il contributo alla Fondazione Morcelli Repossi da 26 mila a 16 euro. Insomma quei 26 mila euro che corrispondevano ai 50 milioni di lire dati dalla Giunta Facchetti, non solo non sono stati mai aumentati, ma addirittura oggi vengono decurtati.
Chiari - Nuovo Museo della Città
L’altra notizia, anch’essa a noi nota, è che il Vice Sindaco Seneci, con una lettera indirizzata alla Fondazione, propone di realizzare “un ciclo di mostre tematiche da tenersi presso il Museo della Città ...usufruendo della disponibilità dell’importante patrimonio in opere e documenti a disposizione della Fondazione”.  Così viene raggiunto il “duplice obiettivo di ampliare la conoscenza da parte della cittadinanza delle opere d’arte di proprietà dell’ente...e di permettere alla Fondazione, attraverso il finanziamento delle iniziative da parte del Comune, di disporre di un’ulteriore fonte di finanziamento per le proprie attività”.
Naturalmente la Presidente della Fondazione Ione Belotti ha accettato la proposta in quanto “il patrimonio della Fondazione appartiene a Chiari...e a noi interessa moltissimo mettere a disposizione dei clarensi le opere della Morcelli Repossi”.
Ripetiamo, eravamo a conoscenza di queste cose da un po’ di tempo e non siamo mai intervenuti per non creare imbarazzo a chi stava conducendo trattative riservate. Oggi però che la professoressa Belotti rende pubblica la questione con un’intervista al Giornale di Brescia, vogliamo esprimere chiaramente la nostra opinione.
Questa Giunta del fare sprechi, ha avuto sino ad oggi come linea di condotta quella di un uso a dir poco disinvolto del denaro pubblico. Non si tratta solo dei milioni impiegati per un Polo della Cultura mai nato o dei milioni spesi per progetti e consulenze che nulla hanno portato alla città, ma anche delle tantissime piccole somme utilizzate per feste, ricorrenze, cerimonie, celebrazioni, manifestazioni, inaugurazioni che molto spesso sono servite a  illustrare i nostri amministratori più che la città.  Tutti ci ricordiamo dei 117 mila euro spesi per la mostra elettorale “Futurismo anno 100 dal cielo” o dei 13 mila euro per lo spettacolo dei “Fichi d’India”, per parlare solo di quelli che vengono subito in mente.
Chiari - Fondazione Morcelli Repossi
Oggi invece i nostri Amministratori hanno imboccato la linea del rigore amministrativo e lesinano alla Fondazione Morcelli-Repossi, l’unica che a Chiari fa qualcosa di serio in campo culturale, quei quattro soldi finora dati.
Il vice Sindaco Seneci parla di un duplice obiettivo che così verrebbe raggiunto dalla Fondazione. A noi sembra che qui, se c’è un obiettivo che  viene raggiunto, è solo quello della Giunta Mazzatorta che non avendo uno straccio di politica culturale da spendere, si rivolge alla Fondazione Morcelli Repossi per avere un aiuto.  Un aiuto richiesto apparentemente con toni dimessi e disponibili, ma nella sostanza reclamato con l’arma del ricatto rappresentato dalla possibilità di revocare, in ogni momento, il pur piccolo contributo. Insomma una specie di coltello puntato alla gola.
Si badi bene che nel momento in cui nacque l’idea di realizzare il Nuovo Museo della Città, qualcuno ebbe a dire che a Chiari un museo c’era già ed era rappresentato appunto dalla Fondazione Morcelli-Repossi. Il Sindaco allora rispose piccato che si aveva intenzione di fare un “museo dinamico e non polveroso”, ammettendo indirettamente che la Fondazione fosse un museo statico e polveroso. Oggi, che ci si trova in brache di tela e in qualche modo bisogna giustificare il delirio di soldi spesi per riqualificare gli immobili dell’ex Comune, ci si rivolge a quella istituzione “statica e polverosa” per avere una mano.
In breve, si tolgono 10 mila euro alla Fondazione e la si costringe a realizzare parte delle proprie iniziative all’interno del Nuovo Museo della Città. Si tratta in sostanza di una politica ricattatoria, destinata a mettere in difficoltà l’antico ente. E infatti la professoressa Belotti, senza mezzi termini, dichiara  che “mai come in questo periodo per noi è importante ricevere delle donazioni. Facciamo quindi appello a tutti i clarensi”.  

martedì 28 giugno 2011

Mercato: speriamo sia la volta buona

Chiari - mercato in Centro Storico
Secondo indiscrezioni che circolavano ieri in Consiglio Comunale, sembrerebbe che il Mercato ritorni in centro a partire dal prossimo 5 luglio. L'uso del condizionale è d'obbligo in una vicenda che ha visto nel corso degli ultimi tre anni un susseguirsi continuo di solenni proclami e di imbarazzate smentite.
Ora invece sembra che i mal di pancia della Lega siano rientrati e che finalmente si possa firmare la Determinazione Dirigenziale che autorizzi il ritorno del mercato in centro.
Speriamo che martedì sia la volta buona.

Per tutti gli articoli pubblicati sulla questione - mercato - (leggi qui)

lunedì 27 giugno 2011

Chiari - BreBeMi vista dall'alto (parte 2^)

Ecco altre drammatiche immagini del lungo tracciato
della BreBeMi  
in territorio di Chiari










Il materiale fotografico è pubblicato su gentile concessione di
Lorenzo Terzi di Rudiano

sabato 25 giugno 2011

Chiari - BreBeMi vista dall'alto (parte 1^)

Un territorio devastato

Siamo venuti in possesso di alcune foto che, più di altre,  
fanno capire l'entità dello sventramento
che il territorio di Chiari sta subendo a causa del passaggio
delle due grandi infrastrutture: BreBeMi e Tav.
Sono foto riprese da un parapendio e pensiamo siano
le prime ad essere pubblicate
per quanto riguarda il territorio di Chiari.
Riguardano il sedime dell'Autostrada  e le due grandi Aree di Servizio
che si stanno realizzando dalle parti di  via Sandella.
Per dare un'idea precisa di quanto sta avvenendo nella nostra campagna
accompagniamo le foto con visualizzazioni della stessa area ricavate da Google-Earth.
Il materiale fotografico è pubblicato su gentile concessione di
Lorenzo Terzi di Rudiano
che ringraziamo per la cortese collaborazione.
Chiari - BreBeMi - la campagna e le cascine soffocate















giovedì 23 giugno 2011

Gli "indignados"

Il segno distintivo che caratterizza molti dei rappresentanti del Governo è quello dell’indignazione. Insomma stanno incollati alle poltrone con l’attak, ma si comportano come se fossero all’opposizione.
Guardate la Lega. Ha condiviso con Berlusconi questa lunga stagione politica partita nel 1994 e di fronte a un Paese alla deriva, si indigna, presentando la lista della cose da fare in tempi certi.
Ma dico, dove eravate in tutti questi anni?  Avete goduto di una maggioranza che nessun governo dal 1946 in poi ha mai avuto e oggi ci venite a dire che bisogna fare rapidamente questo e quest’altro?  Bene, fatelo e alla svelta anche.

Lega - raduno di Pontida
Peccato però che sulla riforma fiscale vi hanno già risposto che soldi da spendere non ce sono e sulle missioni militari non si può prescindere dagli impegni assunti dal nostro Paese e che sull’immigrazione non è pensabile un blocco navale da parte della Nato e sui ministeri al nord non c’è trippa per gatti. Quattro secchi no su quattro punti fondamentali della vostra lista. Se le parole avessero un senso e non fossero solo propaganda già avreste dovuto dare il benservito al Berlusca. Invece continuate a fare melina, pensando che i cittadini, di fronte ai problemi che devono affrontare tutti i santi giorni, si possano fare impressionare dai folkroristici “raduni sul sacro suolo di Pontida”, dal  “cerchio magico di Bossi”, da “l’ampolla delle acque del Po” e da tutte le fantasticherie pseudo celtiche o longobarde rifilateci in questi anni dal partito padano. 
Purtroppo, mentre l’Italia soffriva gli effetti di una gravissima crisi (che il vostro alleato ha sempre esorcizzato o addirittura negato), voi vi siete baloccati dietro un federalismo  i cui effetti, se ci saranno, si vedranno fra molti anni, perdendo di vista la realtà del Paese che richiedeva interventi urgenti per lo sviluppo e il risanamento dei conti.
Bossi a Chiari
Oggi tutti i nodi stanno venendo al pettine e voi, pur di non prendere atto della realtà che richiede interventi “lacrime e sangue”, parlate di improbabili riduzioni di tasse e di spostamenti di ministeri al nord.


Silvio Berlusconi
 C’è qualcuno, come il nostro Senatore Mazzatorta, che pensa che sia tutto un problema comunicativo. Cioè che basti impostare una bella campagna mediatica per convincere gli italiani riottosi dei risultati prodigiosi conseguiti dal Governo. Anzi, in un momento di esaltazione verbale ha preteso di rimbrottare Berlusconi dicendogli che   “serve un comandante di vascello che sappia tracciare la rotta e non navigare a vista, non limitarsi al piccolo cabotaggio. - Riprenda il timone della nave, abbandoni il ponte di comando e torni in sala macchine a sporcarsi le mani nella morchia dei motori -”.  Solo così “saremo al suo fianco sino in fondo”.  Errore imperdonabile! Dire a un capitano di vascello “saremo al suo fianco sino in fondo” è come evocare un’imminente sciagura, un naufragio inevitabile.  Siamo certi che ascoltando queste inopportune parole il nostro premier si sarà toccato in segno di scaramanzia, le sue preziose e allenate parti intime.


venerdì 17 giugno 2011

Il mercato in centro

Al simpatico commentatore che sulla questione “mercato in centro” mi accusa di dedicarmi a “giochini politici che poco interessano i cittadini” rispondo che il mio, per essere  un canto fuori dal coro, è un canto veramente polifonico. Vi partecipano il Pdl e Progetto Chiari, che così si sono espressi in una riunione di una commissione convocata ad hoc.  Inoltre rappresentanti di queste formazioni politiche più e più volte si sono espressi per il ritorno in centro del mercato, compreso l’Assessore al Commercio Zerbini. Vi partecipano sicuramente tutti i partiti della minoranza. Vi partecipano la maggior parte dei commercianti  che operano nel centro storico e una parte degli ambulanti. Sono favorevoli tantissimi cittadini che non sopportano di vedere il nostro centro storico  desolato. Come si può vedere, sono in buona compagnia.
Chiari - Centro Storico
Essere riformista, non significa necessariamente, volere il cambiamento ad ogni costo. Ci sono cose che stanno bene come stanno e i veri riformisti sono coloro che le vogliono tutelare. A questa categoria appartengono i centri storici delle città, che  sono tra le cose  che  fanno bello e unico questo nostro Paese. Se essi sono arrivati abbastanza inalterati sino a noi, lo si deve a tutti i riformisti e conservatori che hanno avuto il buon senso di tutelare con amore quanto gli era stato tramandato dai loro padri. A Chiari come altrove, in tutte le epoche ci sono stati coloro che in nome di un supposto progresso hanno fatto le cose più ignobili  e deplorevoli, cancellando con la scusa del degrado, ma il più delle volte solo per mire speculative, pezzi del nostro tessuto urbano.   
Chiari - Centro storico e periferia
Evidentemente il nostro commentatore non deve aver seguito il consiglio di leggere il bell’articolo di Tonino Zana. Se l’avesse fatto forse avrebbe capito che i centri storici non sono solo un indistinto agglomerato di case antiche,  ma rappresentano delle comunità, un reticolo di vie, di relazioni, di attività commerciali, religiose, politiche. Il centro di queste relazioni sono le piazze che rappresentano, come le antiche agorà, i luoghi dove i cittadini convergono per incontrarsi, parlare, scambiarsi notizie e pettegolezzi, fare affari, divertirsi, fare mercato. Oggi, con lo sviluppo del turismo, molti centri storici hanno perso la loro essenza. Si sono riempiti di negozietti di souvenirs, pizzerie e fast-food e molti dei loro cittadini hanno preferito andare ad abitare altrove, perchè la loro città era ormai priva di anima.

Chiari - Piazza Zanardelli

Chiari ha la fortuna di avere ancora un centro storico pienamente vissuto dai cittadini. Non solo è luogo di incontro, ma anche luogo in cui si concentrano la maggior parte delle attività commerciali e di servizio. Purtroppo, il proliferare dei centri commerciali e un atteggiamento un po’ troppo individualistico degli operatori, sta creando non pochi problemi. Il rischio è che il centro storico si spopoli e perda la sua personalità.
Togliere il mercato dal centro di Chiari può essere concepito solo da chi non ha il minimo senso della storia, da chi è indifferente alle sorti della città, da chi mette al centro del proprio operato non il bene comune, ma il proprio interesse di parte. La nostra città si caratterizza, rispetto a molti paesi del circondario, per il fatto di avere un centro storico ben definito entro i  contorni della sua circonvallazione. Ma questo meraviglioso tessuto urbano, ideato da una sapienza antica e comunitaria, ha bisogno di tutti quei caratteri qualitativi che lo hanno reso famoso sino ai nostri giorni. Uno di essi è il mercato.