giovedì 17 maggio 2012

Carteggio Morcelliana

Seguire le vicende della Fondazione Istituto Morcelliano e del suo attuale Presidente è sempre per me molto istruttivo.  Non solo da esse emerge forte la personalità di don Alberto Boscaglia, a cui sicuramente va riconosciuta una innata abilità gestionale e una energia fuori del comune, ma affiora anche quell’intreccio di potere che vede come protagonisti, da una parte, il Comune e segnatamente l’attuale Sindaco Mazzatorta e dall’altra, la Parrocchia.
Chiari - Istituto Morcelliano
Sulla questione del nuovo Statuto, fortemente voluto da mons.Verzeletti, da don Boscaglia e da Mazzatorta, si è scritto parecchio. Qui vale solo la pena richiamare il fatto che il progetto di smembrare la Fondazione con susseguente spartizione del patrimonio fra Parrocchia e Comune, “metà di qua e metà di là” , secondo le illuminanti parole del Sindaco, è miseramente fallito. La Regione Lombardia ha bocciato la proposta che prevedeva  la possibilità di cessione ad altri enti, senza corrispettivo, di parte del patrimonio dell’Istituto Morcelliano, con conseguente creazione di una Fondazione “un poco più povera”, ma a carattere confessionale, cioè con un CdA che non contemplava più un rappresentante del Sindaco.
Dal carteggio di tutta la vicenda, ora emergono alcuni fatti che ci fanno dire che il caso non si è dipanato in modo lineare, almeno per quanto riguarda l’atteggiamento tenuto da Regione Lombardia.
Chiari - Istituto Morcelliano
Infatti in un primo momento la Regione aveva dato il suo parere favorevole al nuovo Statuto e questo lo si può arguire indirettamente da due evidenze. La prima è data dalle parole del Sindaco che in una seduta del Consiglio Comunale ebbe a dire che erano stati posti in essere “atti, con i crismi dell’ufficialità, con dietro studi legali che controllano la legittimità, con un controllo preventivo della Regione Lombardia, sentito anche l’organo che controlla queste modifiche statutarie...”. La seconda evidenza la si può dedurre dal verbale del CdA  della Fondazione riunito in data 1 luglio 2010 per deliberare la modifica dello Statuto. Questa delibera, non votata dal rappresentante del Prevosto, Giuseppe Ramera, conteneva una postilla che ci fa dire che il parere preventivo della Regione Lombardia era stato dato ed era favorevole. Infatti sta scritto: “Iniziando la trattazione dell'ordine del giorno, il Presidente anzitutto informa i presenti di aver ottenuto sia dalla competente Autorità Governativa (leggi Regione Lombardia ndr) che dal Parroco pro tempore della Parrocchia dei SS. Faustino e Giovita e dal Sindaco di Chiari, organi istituzionali dell'Ente, parere favorevole in merito alle proposte modifiche statutarie...”.
Quindi in un primo momento la Regione Lombardia dà il suo parere favorevole alla modifica dello Statuto, ma, successivamente, cambia questo parere  in una stroncatura senza rimedio.  Cos’è che fa cambiare l’orientamento dell’ organo che controlla queste modifiche statutarie? 
A guardare le cose con obiettività, ciò è stato possibile grazie all’azione combinata di vari soggetti.
Innanzitutto Giuseppe Ramera, già rappresentante del Prevosto in seno al CdA della Fondazione. Egli per primo si è opposto alla preventivata spartizione dell’Ente, sollevando il problema sia nel paese (vedi articolo uscito sul mensile l’Angelo), sia in ambito politico. Le sue forzate dimissioni, sono state oggetto di una vertenza giudiziaria che è andata avanti sino a qualche settimana fa e che ha messo parecchio in imbarazzo, sia la Fondazione, sia Regione Lombardia.
Il secondo soggetto è sicuramente l’Udc che con maggiore forza si è opposto all’iniziativa di don Boscaglia, non solo per quanto riguarda la modifica dello Statuto, ma anche sui progetti del campo fotovoltaico e del campo da golf. Una sua precisa  istanza, presentata presso ASL  di Brescia, ha portato alle dimissione da Presidente del CdA di don Boscaglia in quanto non aveva i requisiti per rivestire quella carica.
Il terzo soggetto è il PD che, unitamente a Chiari Insieme, ha presentato a Regione Lombardia precise e argomentate osservazioni sulle modifiche statutarie, osservazioni che credo abbiano costretto gli Organi competenti della Regione a riconsiderare i loro pareri.
Per ultimo e senza falsa modestia, vorrei inserire me stesso. Non solo per aver scritto e discusso sull’argomento in modo circostanziato, ma soprattutto per aver sollevato per primo la questione relativa ai fini statutari, da realizzarsi attraverso le rendite date dal patrimonio e non invece attraverso il patrimonio stesso. Infatti la modifica dell’art. 3 dello Statuto confliggeva, come ho più volte ribadito,  in modo insanabile con quanto indicato dall’art. 4  che prescriveva la necessità di mantenere integro il patrimonio della Fondazione.

Chiari - Istituto Morcelliano
A tal proposito Regione Lombardia rileva che: “la donazione del patrimonio immobiliare ad altri enti pubblici o privati, prevista dall’art. 3 ultimo comma dello Statuto, non è ammissibile in quanto potenzialmente suscettibile di produrre una diminuzione patrimoniale tale da compromettere la capacità dell’Ente di realizzare le finalità statutarie, provocandone così il rischio di estinzione. Sul punto giova sottolineare che in una fondazione, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio è essenziale per il mantenimento e lo sviluppo della mission”.
Bene. Dopo questa tormentata vicenda che ha visto sconfessato un intero Consiglio di Amministrazione con il suo Presidente, per non parlare del Sindaco e del Prevosto, ci troviamo con l’Istituto Morcelliano retto e governato dagli stessi soggetti che hanno reso possibile questo disastro.
Già avevo scritto che  prendere quella decisione significava non aver capito nulla di quanto accaduto. Oggi, dopo gli ultimi avvenimenti che tratterò in un successivo post, sono ancora di più confermato in questa convinzione.

(segue)

mercoledì 9 maggio 2012

Gola profonda

Il “gola profonda” della politica clarense, in un’intervista rilasciata oggi al Giornale di Brescia, ci informa che “hanno preso il via i lavori di costruzione della variante  alla Provinciale 17 destinata a collegare la A4 alla BreBeMi”.  Strada da “22 milioni di euro” sottolinea orgoglioso l’Assessore Piantoni, quasi che i soldi li tirasse fuori di tasca sua.
Strada necessaria? Forse, anche se io personalmente penso si potessero trovare altre soluzioni, allargando per esempio strade già esistenti ed  evitando così di apportare ulteriori “sbreghi” a un territorio già in forte sofferenza ambientale per il passaggio delle grandi infrastrutture (Tav e BreBeMi).
Ma non è di questo che oggi voglio parlare.
Infatti il loquace assessore ci informa anche che “torna all’asta l’area comunale di via Ricci”. Questo sarà il quarto tentativo e, naturalmente, ogni volta viene abbassato il prezzo a base d’asta. Eravamo partiti da 2 milioni e 900 mila euro, oggi siamo arrivati a 1 milione e 300 mila euro, con una riduzione di oltre il 55%.
Insomma, per racimolare un po’ di soldi prima che spiri questo agonizzante secondo mandato amministrativo, la giunta Mazzatorta svende letteralmente quanto ormai rimane del “fu ricco” patrimonio della nostra Città.
Non solo. La giunta, pur di liquidare quanto resta, si dichiara disposta a trattare eventuali modifiche con coloro che si aggiudicheranno il bando. In cosa effettivamente consistano queste “modifiche” non è molto comprensibile, ma sicuramente non sarà un guadagno per la Città.
Ora ci chiediamo: ma perchè bisogna svendere quanto ci è stato lasciato dalle precedenti amministrazioni?  Non è meglio aspettare che la  situazione di mercato migliori? Magari fra qualche anno quell’area ci può venire utile. Dobbiamo per forza fare fuori tutto?
Il problema è che questa giunta, quando le vacche erano grasse, ha sprecato vagonate di soldi in consulenze inutili che nulla hanno dato alla Città, in progetti faraonici (Museo della Città), in progetti fallimentari (Polo della Cultura), in progetti deliranti (oltre 30 rotonde in “prezioso materiale lapideo”), in lunghi e costosi contenziosi legali (per il Polo della Cultura, per le rotonde “scassate”, per le scelte ideologiche della Lega). Per realizzare questo suo programma il Comune è stato indebitato oltre ogni limite e il patrimonio comunale completamente venduto.
Oggi, di fronte al suo fallimento politico e amministrativo, alla Giunta Mazzatorta non  rimane che raschiare il barile. Ma non sarà sufficiente. Gli ambiziosi progetti messi in campo negli ultimi anni: sistemazione di Viale Mazzini,  costruzione di una nuova Caserma dei Carabinieri, restauro o costruzione ex novo delle scuole, si scontrano con una situazione finanziaria e di bilancio disastrosa e molto probabilmente rimarranno lettera morta. Esattamente come la giunta che li ha ideati.

domenica 6 maggio 2012

Orologio svizzero

Chiari - Torre Civica
ora effettiva 12,57


Chiari - Torre Civica
Ora effettiva 13,04

Ma l'orologio della Torre Civica, non era stato sistemato? Non si erano spesi 1.700 euro per la "sostituzione di alcuni apparati di automazione e l'installazione di un motore maggiorato"? E come mai allora ogni quadrante presenta orari diversi, non una giusta, come si può desumere da queste foto scattate ieri?
In compenso però  l'orario suonato dalle campane è preciso, come quello di un orologio svizzero.

venerdì 27 aprile 2012

sabato 21 aprile 2012

Progetto: 100 banchi per Morrumbene

Quanto è lontano il Monzambico? E Morrumbene, dov’è Morrumbene?
Se non ci fossero persone come don Piero Marchetti Brevi che mollano tutto e vanno a servire gli ultimi, noi sapremmo poco del Monzambico e niente di Morrumbene.
don Piero Marchetti Brevi a Morrumbene
Eppure questa piccola cittadina di quel lontano paese, ci parla dell’altra faccia della condizione umana.
Noi, presi dai nostri piccoli e grandi problemi, molto spesso perdiamo di vista gli altri, quelli che sono al di là del muro.  Sono quelli i cui figli a scuola siedono per terra, perchè non ci sono neppure i soldi per comprare i banchi, che fanno chilometri a piedi per andare a scuola alle 6 e mezza di mattina.
Don Piero, dopo aver svolto il suo ministero di prete a Chiari dal 1992 al 2006, ha scelto di trasferirsi lì. Una bella sfida. Una sfida che comporta la messa in discussione di tutto, salvo le proprie intime convinzioni che nascono da un grande messaggio.
Io ho visto Don Piero a Chiari, in uno dei suoi rari ritorni. Era venuto a passare un breve periodo nella sua vecchia comunità e ha pensato bene di cogliere l’occasione offerta dalla Parrocchia e dal Centro Giovanile 2000, per raccontare la sua esperienza a Morrumbene. Ne ho già parlato in un precedente post (leggi qui).
don Piero a Chiari
Quello che mi ha sorpreso quella sera è stata la serenità e nello stesso tempo la determinazione di questa persona. Egli, che ha conosciuto le facce estreme della condizione umana, ci ha messo in guardia dal credere che un mondo sia migliore dell’altro. In entrambi l’uomo si trova ad affrontare i difficili problemi del vivere, pur se le condizioni e le prospettive sono diverse.
L’opera di don Piero, sembra aver coinvolto in modo serio Mario Angeli, persona che ha dedicato la sua vita alla scuola. Attraverso la sua attività di Dirigente Scolastico, la scuola Toscanini di Chiari ha raggiunto livelli di eccellenza. Da quando è in pensione è andato a trovare  don Piero più volte. La prima è stata per la consegna di 80 banchi alla scuola di quella lontana parrocchia, spesa finanziata con i soldi destinati al regalo che genitori e docenti dell'Istituto Toscanini volevano fare al prof. Angeli in occasione del suo pensionamento. 

Mario Angeli a Morrumbene - consegna dei nuovi banchi
Oggi, dopo un'ulteriore sua visita a Morrumbene, vuole realizzare  un “piccolo”  progetto: “100 banchi per Morrumbene”, che in quella realtà significa dare la possibilità a 600 bambini di frequentare  la scuola seduti su un banco e non per terra.
Per realizzarlo, ha inviato ai massimi rappresentanti della città, nonchè ai rappresentanti di istituti scolastici, associazioni, sindacati, giornali e blog (leggi qui), una lettera in cui si chiede la loro collaborazione per la diffusione dell’iniziativa.
Questo blog, come avvenuto in passato, aderisce con entusiasmo  e viva partecipazione a questa iniziativa.

venerdì 30 marzo 2012

Curiale ipocrisia

Regione Lombardia, con Decreto n. 376 del 24 gennaio 2012 ha approvato il nuovo Statuto della Fondazione Istituto Morcelliano, cassando in pratica quelle modifiche, molto care al Sindaco, al Prevosto e a don Boscaglia, che prevedevano:
- la cessione ad altri enti, senza corrispettivo, di parte del patrimonio dell’Istituto Morcelliano attraverso una donazione modale;
- la gestione dell’ente attraverso un CdA confessionale, cioè senza la presenza di un rappresentante del Sindaco. 
Sede della Fondazione Istituto Morcelliano

Sentite con quanta curiale ipocrisia viene descritta dal Consiglio d’Amministrazione la batosta rimediata:

“Il nuovo Statuto, pur non contemplando la donazione modale, recepisce pienamente le progettualità avviate e dota l’Ente di enormi prospettive”.

Infatti. L’Ente continua ad avere enormi prospettive solo grazie al fatto che il piano di spartizione del suo patrimonio non è andato a buon fine. Se il disegno del Sindaco di forzare lo scrigno della Fondazione fosse stato portato a compimento, non ci sarebbero più state prospettive per l’ente e il patrimonio sarebbe andato “metà di qua e metà di là”. Altro che storie!

“Regione Lombardia, con l’approvazione delle variazioni allo Statuto, manifesta apprezzamento per l’operato già svolto dalla Fondazione e per le sue attività future senza riscontrare da parte dell’Ente una presuntiva volontà di “spartizione” del patrimonio dell’istituto tra Comune e Parrocchia. Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Istituto Morcelliano manifesta apprezzamento per i riscontri positivi alle modifiche dello Statuto da parte di tutte le realtà politiche clarensi, sia di maggioranza che di opposizione”.


Chiari - Sindaco - Prevosto - don Boscaglia
Ora ci piacerebbe sapere come si faccia ad affermare in buona fede che non c’è stata “presuntiva volontà di spartizione” del patrimonio dell’istituto tra Comune e Parrocchia”.  Ma scusate che film abbiamo visto negli ultimi due anni? Chi ha scritto la lettera del 17 maggio 2010 indirizzata al CdA della Fondazione? Da chi è stato sottoscritto il parere indirizzato al Presidente della Fondazione in data 3 giugno 2010? Chi ha proposto la modifica degli artt. 3 e 6  dello Statuto della Fondazione Istituto Morcelliano? Chi ha pronunciato queste parole: “Si tratta di far pervenire al Comune, attraverso una donazione, una parte del patrimonio della Fondazione da investire nella realizzazione del Polo scolastico di via Roccafranca...un lavoro di 6 o 7 milioni...  ...Nelle fondazioni c’è un patrimonio immobiliare sterminato che è meglio non saperlo. Perchè in questo Comune abbiamo bisogno di tante cose e non abbiamo voluto mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Abbiamo cercato di ridurre i costi, le spese, gli sprechi ( ah sì, e dove di grazia? - ndr), ma non abbiamo mai agito sul fronte delle entrate (forse sarebbe stato meglio aggiungere ‘ancora’ - ndr)...Il pensiero del Morcelli può essere interpretato in cento modi, ma è molto chiaro: questo patrimonio deve andare a finire là, metà di qua e metà di là ed è quello che questo Sindaco e questo Parroco hanno tentato di fare”?

Chiari - Municipio
Mi pare che questa, più che una dichiarazione, sia una confessione spontanea. La volontà di spartizione non era solo “presuntiva”, ma era esplicita, chiara e precisa.
E se le parole del Sindaco non sono sufficienti a chiarire questa volontà, allora possiamo aggiungere quelle del Prevosto, che in maniera meno brutale afferma lo stesso concetto “...mi pare che la Fondazione dovrebbe poter...trasformare il patrimonio in opere, strutture e realtà non di per sè rimanenti in proprietà della fondazione, ma donate alla comunità nei suoi enti o associazioni...Che la fondazione rimanga costituita e solida, e se necessario un poco più povera (ma il patrimonio non è poco) se questo è ciò che chiede la nostra gente come prezzo di efficienza ed efficacia”.
Tutte queste cose le abbiamo sognate? Non ci pare.

- Chiari -
mons.Verzeletti e don Boscaglia
Forse in questo caso il  Prevosto non ha inteso bene cosa effettivamente gli chiedeva la sua gente.  Ha prestato orecchio alle sirene provenienti dal Palazzo Municipale, ma non ha inteso le molte voci che si sono alzate, anche dal suo “gregge”, facendo arrivare la loro eco sino alla curia di Brescia.  Voci che lo esortavano a non prendere quella strada.  Voci che si sono concretizzate in una ferma opposizione a questo dissennato progetto di smembramento della bicentenaria fondazione, a partire dallo stesso Consigliere da lui designato. Voci che si sono trasformate in osservazioni indirizzate all’Asl di Brescia e alla Regione Lombardia e che hanno determinato l’epilogo che è sotto gli occhi di tutti. Altro che “riscontri positivi alle modifiche dello Statuto da parte di tutte le realtà politiche clarensi, sia di maggioranza che di opposizione”!

Designare  alla guida della Fondazione le stesse persone che sono state protagoniste di questo “flop”, significa non aver capito niente di quanto accaduto.  Anzi si cerca di far passare l’idea che dopotutto nulla di così tragico è successo. Se Regione Lombardia non ha riscontrato “da parte dell’Ente una presuntiva volontà di “spartizione” del patrimonio dell’istituto tra Comune e Parrocchia”  e se “manifesta apprezzamento per l’operato già svolto dalla Fondazione e per le sue attività future”, perchè mai non proseguire sulla strada già tracciata? Tolto l’impedimento statutario, don Boscaglia è ritornato, come previsto, a capo della Fondazione, con la ferma intenzione di portare a compimento il suo progetto. Magari con un atteggiamento più suadente, un linguaggio più curiale, una disponibilità a discutere con quelle posizioni politiche, sia di maggioranza che di opposizione, che hanno dato riscontri positivi alle modifiche dello Statuto, ma sempre più deciso a realizzare quello che ha in testa, a incominciare dal campo da golf a nove buche con tanto di “club house”, ristorante, hotel, residence, ville di lusso e cava,  
Si è concluso un “game”, ma la partita è ancora tutta da giocare.

martedì 27 marzo 2012

Il valore della bellezza

Dal punto di vista urbanistico una città è un insieme di spazi pieni e di spazi vuoti e non possono esistere gli uni senza che vi siano gli altri, in un’alternanza di materia e assenza di essa che rende armonioso il tutto.
Nella città medievale, per esigenze di sicurezza, gli spazi pieni avevano la prevalenza sugli spazi vuoti. La qualità dell’insediamento era dato dalla tipologia delle case, dal loro tenersi assieme in un tutto armonico, dalla capacità di seguire e assecondare i rilievi del territorio o un corso d’acqua. Nonostante ciò, la sapienza antica era riuscita a utilizzare il poco spazio disponibile per creare il vuoto urbano, rappresentato dalle piazze, luoghi di incontro dei cittadini per tutte le loro attività pubbliche e private. Chiari ne è un esempio illuminante.
Chiari - Centro storico

Con l’avvento della città moderna, gli spazi si sono dilatati. Dove sono stati ideati seri Piani Regolatori, gli spazi vuoti hanno assunto un’importanza primaria. Non solo strade più larghe e piazze, ma anche parchi e giardini, per rendere godibile la vita dei cittadini. Dove questo non c’è e prevale una concezione utilitaristica e speculativa del territorio, la città è soffocata e la qualità della vita  è pessima.
In questo caso, lo spazio vuoto è uno spazio privo di valore se esso rimane tale. Acquista valore se esso può essere edificato.
Da un po’ di tempo a questa parte, molti nostri Pubblici Amministratori hanno inventato una locuzione verbale che cerca di dare dignità a questo concetto di rapina del territorio. La locuzione è “valorizzare il patrimonio”. Intendendo con ciò dare valore o maggior valore a una cosa che prima non ne aveva o ne aveva poco.
Ora, un campo incolto non ha valore economico, se si guarda la realtà con occhi rapaci. Ne ha invece molto se si considera la realtà dal punto di vista estetico. La bellezza ha un valore fondamentale nella nostra vita. Senza l’idea di bellezza non ci sarebbero  tutti i capolavori che nel campo artistico accompagnano la nostra vita, dalle grotte di Lascaux ai giorni nostri.  Un prato, specie se incolto, con i suoi colori, la sua vita, i suoi profumi, ha una sua bellezza intrinseca che un assessore o un dirigente comunale il cui animo è ormai reso insensibile da delibere e determine, difficilmente  possono capire.
Chiari - prato

A Chiari, in Comune, qualcuno è attento solo al profumo dei soldi. Dopo averne sprecati quantità industriali in progetti faraonici e fallimentari, ora cerca di raschiare il barile vendendo gli ultimi pezzi di terreno di proprietà comunale rimasti disponibili.
Per rendere appetibile la vendita, si prendono anche la briga di predisporre loro stessi un Piano Integrato di Intervento (P.I.I) che prevede la modifica della destinazione urbanistica delle aree. Non più aree  destinate a servizi, ma  aree destinate ad “Ambiti residenziali ad alta densità”. Costo per il Comune circa 17 mila euro.
Insomma stiamo parlando di un piccolo appezzamento di terreno di proprietà comunale ubicato in via Fulgosa. L’importo a base d’asta è fissato in 106mila e 400 euro. Quando si dice essere alla frutta!
Sentite adesso con che parole auliche viene giustificata l’operazione.:
“L’intervento prevede la riqualificazione della zona periferica a Nord del centro storico, al momento occupata da un campo incolto: la definita attribuzione della volumetria residenziale promuove la riqualificazione dell’attuale vuoto urbano in connessione al tessuto edilizio circostante”.
In tre righe la parola “riqualificazione” viene usata due volte, accompagnata dal verbo “promuovere" che ha, come è facile immaginare, un valore positivo. Insomma,  signori, stiamo facendo un buon affare. Dove c’era un vuoto urbano, un inutile campo incolto, domani ci sarà   una “unità immobiliare con impianto ad L distribuita su due piani e con una volumetria di 532,8 metri cubi” che  riqualificherà, ne siamo certi, la zona periferica a Nord del centro storico.

sabato 24 marzo 2012