sabato 24 ottobre 2015

Il mercato rimanga in centro

Ho saputo che il Comune ha svolto un’indagine presso gli esercenti del Centro Storico di Chiari per conoscere il loro parere in merito allo spostamento in viale Cadeo del mercato durante il periodo natalizio. La richiesta nasce dalla volontà di portare in piazza Zanardelli la pista di pattinaggio che l’anno scorso era  posizionata in piazza Rocca.
Da notizie trapelate sembra che i commercianti fino ad oggi consultati abbiano espresso in maggioranza il loro parere sfavorevole.


Mi permetto di fare due considerazioni. Una riguarda il metodo, l’altra il merito della proposta.
Riguardo al metodo, ritengo che un’Amministrazione debba avere sempre il coraggio delle proprie scelte, anche quando queste possono risultare impopolari. Se si sceglie la strada della consultazione permanente, allora snaturiamo il senso della nostra democrazia che è essenzialmente rappresentativa. Se una consultazione viene fatta per una questione come questa, perché allora non farlo per ogni scelta assunta dall’Amministrazione Comunale? Come si capisce bene ci si ficca in un intrigo da cui poi risulterebbe difficile uscire. 
Per quanto riguarda il merito io sono del tutto contrario in quanto durante il periodo natalizio la città ha bisogno di essere vissuta e il mercato, come ho ripetuto fino alla noia durante l’Amministrazione Mazzatorta, serve a rendere vivo il nostro Centro Storico (leggi qui). Spostarlo in periferia per quattro settimane significa rinunciare ad almeno 16 occasioni durante le quali i nostri cittadini si riverserebbero in massa per tutte le vie del centro città sia per fare acquisti, sia per incontrare altra gente. Questo flusso di persone non verrebbe compensato dalla presenza in Piazza Zanardelli della pista di pattinaggio. Comprendo quindi benissimo il punto di vista dei commercianti e lo appoggio pienamente.


La pista di pattinaggio può stare dove era l’anno scorso e se si vogliono rendere più attrattive le altre vie del centro e Piazza Zanardelli sarà bene che gli assessori competenti e i loro collaboratori si facciano venire altre idee.

Durante le Quadre si è deciso di spendere 30 mila euro ricevuti da sponsor privati per organizzare un concerto con la cantante Annalisa. Lasciando da parte la qualità dell’evento, mi viene da dire che trenta mila euro per una serata sono tanti soldi. Sono soldi che magari potevano essere impiegati per scopi meno appariscenti ma più utili, come per esempio sostituire i computer antidiluviani della Biblioteca Comunale oppure, tanto per rimanere nelle attività dell’effimero, creare eventi in Centro Storico durante il periodo natalizio che servissero a invogliare le persone a uscire dalle case e a creare socialità, movimento e giro d’affari.

Abbiamo sicuramente bisogno di promuovere la nostra Città, ma non esclusivamente con l’antico metodo del “panem et circenses”.

venerdì 11 settembre 2015

Piccola Atene

Chiari - Centro Storico
  • Dimmi Eumolpo come definiremmo dei pubblici amministratori che promettono di costruire una scuola e poi non la realizzano? Li definiremmo  buoni amministratori o cattivi amministratori?
  • Di certo cattivi amministratori.
  • E pubblici amministratori che dicono di voler costruire un teatro dove i cittadini possano assistere alle opere dei nostri grandi poeti e i giovani possano riunirsi per discutere liberamente  dei problemi della città come li definiremmo.
  • Sicuramente ottimi amministratori.
  • Anche se poi quel teatro non lo costruiscono e anzi distruggono il vecchio e anticipano al costruttore un milione di dracme che appartengono al tesoro della città? Anche in questo caso li definiremmo buoni amministratori?
  • Oh no Enotrio, sarebbero dei pessimi amministratori, non solo da biasimare ma anche da sanzionare severamente per aver dissipato senza costrutto il denaro dei cittadini.
  • E come definiremmo o Eumolpo quegli amministratori che fomentano la folla riguardo la sicurezza della città, affermando che i cittadini non sono sicuri neppure nelle loro case e che ci vuole una nuova caserma per vigilare su malviventi e criminali? Come definiremmo costoro se poi la caserma non la costruissero? Li definiremmo degni di fede?
  • Di certo no. Li definiremmo mestatori inaffidabili. 
    Simposio greco
  • E come chiameremmo quegli amministratori che invece di mettere a posto le strade con giudizio le realizzano con prezioso materiale lapideo che per la pioggia e il continuo passaggio di carri si disconnette e lascia buche che sono voragini? 
  • Li chiameremmo sicuramente incoscienti e poco accorti.
  • E ora dimmi Eumolpo, perché quegli stessi amministratori oggi vogliono insegnarci come si amministra al meglio la città e gridano e strepitano perché i nuovi amministratori stanno facendo esattamente quello che hanno promesso ai cittadini?
  • Perché, caro Enotrio, all’impudenza umana non c’è mai limite.

domenica 6 settembre 2015

O ci salviamo assieme o periremo tutti

Mi chiedo cosa succederà quando l'emozione per la morte del povero Aylan scemerà e tutti saremo presi dai nostri piccoli grandi problemi che ci faranno dimenticare che là fuori c’è un mondo in subbuglio. In questi giorni la morte di quel bambino e le sue immagini terribili ci hanno a tal punto scosso che siamo stati costretti a prendere atto del dramma che si svolgeva sotto i nostri occhi, ma che facevamo di tutto per non vederlo. 
Le immagini hanno la capacità di suscitare emozioni e spesso arrivano dove le parole non ce la fanno. Noi possiamo riempire enciclopedie di parole, possiamo scrivere libri, articoli su giornali, post su siti e blog. Eppure i problemi non ci prendono perché le parole, solo quelle, non riescono a creare la necessaria empatia che ci faccia dire “questo problema è anche mio”. 


Le immagini, quelle sì. Specie se sono immagini vere, cioè immagini che riprendono la pura realtà, quelle che raccontano la storia mentre si sta svolgendo, immagini che non hanno bisogno di artifizi per rappresentare quello che vogliono rappresentare.

L’emozione passerà, ma i problemi continueranno ad assillarci. Saranno talmente duri che faremo di tutto per stornarli da noi. Ci prenderà il timore di non riuscire a governali e forse avranno la meglio i fomentatori di paura, quelli che hanno buon gioco a dire “vedete che avevamo ragione ad avvertirvi che non esiste altra via se non quella di alzare muri?  Siamo due mondi incompatibili: noi la civiltà, loro la barbarie”. 
Siamo a un momento di passaggio. L’umanità è su una barca malferma che fa fatica ad andare e imbarca acqua. O ci salviamo assieme o periremo tutti. Non c’è altra soluzione.

venerdì 4 settembre 2015

Un bambino che scuote le coscienze del mondo

Alcuni si sono chiesti perché l'immagine di un bambino morto su una spiaggia della Turchia ci abbia così commosso sino a scuotere profondamente le nostre coscienze. Perché quella foto e non tante altre che abbiamo visto in questi anni  dove erano pur ritratti bambini morti.
Ci sono delle foto che hanno una forza che dura nel tempo perché sono emblematiche di una situazione, un evento, una storia. Chi non ricorda la bimba che fugge nuda ai bombardamenti al napalm in Vietnam. 


Basta quella immagine per ricordarci quegli eventi drammatici. Quella immagine ha una forza che è più potente di tutti i morti patiti da vietnamiti e americani. Resterà per sempre fissa nella nostra memoria, come il bambino con le mani alzate in un campo di sterminio nazista.
L’immagine di Aylan rimarrà impressa nella nostra memoria perché ognuno di noi ha visto in lui suo figlio, suo nipote. Quel corpicino sbattuto dalle onde ha avuto la capacità di scuoterci dal nostro torpore, di urlare alle nostre coscienze il dramma vissuto da milioni di profughi che stanno abbandonando terre martoriate da guerre, fame, indigenza. 


La sua postura - riverso quasi stesse dormendo - ci ha richiamato alla mente immagini familiari, di bambini che dormono sereni nel letto di casa. Non per nulla un artista l’ha ritratto nella stessa postura, ma in un letto, con giocattoli luminescenti che scendono dal soffitto. 
Tutti abbiamo sentito un moto di protezione verso un bambino che protezione purtroppo non ha ricevuto. Suo papà aveva fatto richiesta di asilo al Canada dove già dimorava la sorella, ma la risposta è stata “no”. Un “no” gridato da molti in Europa, un “no” dettato da paura, dal timore di dover fare i conti con una umanità disperata che turba le nostre vite tranquille e protette.



Un gesto di gentilezza Aylan l’ha avuto dalla guardia turca che l’ha trovato sulla spiaggia di Bodrum. La delicatezza con cui ha sollevato quel piccolo corpo esanime, ci fa dire che la compassione non ci ha abbandonato del tutto e che gesti di “pietas” sono ancora possibili in un mondo in cui sembra smarrita persino la speranza.

giovedì 3 settembre 2015

Tutti colpevoli


Quando vedo un bambino di tre anni sbattuto dalle onde in una spiaggia di Bodrum, mi viene da dire che tutti siamo colpevoli di quella morte. 
TUTTI! 
Di quella morte come della morte di migliaia di bambini a Gaza, in Siria, in Mali, in Somalia, in Congo, in Nigeria. Ovunque una giovane vita viene spenta a causa di guerre o inedia, allora lì ognuno di noi è chiamato a risponderne. Non c’è destra né sinistra, ricco o povero, nord o sud. Tutti siamo responsabili di quelle morti e se c’è un Dio ne risponderemo nel giorno del supremo giudizio e se non c’è ne risponderemo davanti alla storia.



mercoledì 2 settembre 2015

Quei migranti che alimentano le nostre paure

La Lega non vuole i migranti.
Nessuno penso li voglia. Nessuno penso possa essere felice che centinaia di migliaia di persone abbandonino le loro case, le loro città, i loro paesi per fuggire dalla guerra, dalla fame, da una situazione economica disperata.
Eppure i migranti sono qui da noi.  Dire “non li voglio” è un desiderio e nulla più. Non serve girare la testa dall’altra parte, alzare muri, rinchiudersi nelle proprie case, chiamarli “clandestini” per esorcizzarli. 
Quando vediamo persone rinchiuse in valige o nel vano motore di una macchina, allora possiamo capire che il desiderio di fuga da una situazione insostenibile è troppo forte per essere arrestato. L’hanno perfino capito quei capi di Stato che fino a ieri dicevano che il problema profughi era un problema dell’Italia.

Migrante nascosto nel vano motore di una macchina
Il fatto di non volere i migranti non ha impedito agli stessi, nel tempo in cui governava la Lega, di venire in Italia - dall’Albania, dal Marocco, dalla Romania. Non lo ha impedito la Bossi-Fini né tanto meno il reato di clandestinità.
Negli anni di governo della Lega a Chiari gli stranieri sono passati da 1342 a 3242 (anni 2004 - 2011).  Nei due anni successivi questo numero è di certo aumentato. Erano tutti regolari? No, la maggior parte di essi era costituita da cosiddetti “clandestini”. Sono stati rimpatriati? No, sono rimasti qui, hanno trovato un lavoro, sono stati regolarizzati, si sono integrati e ora fanno parte a tutti gli effetti della nostra comunità.
Eppure nei giorni e nei mesi scorsi i rappresentanti della Lega hanno fatto le piazzate per quattro, dico quattro profughi che sono stati ospitati a Chiari da una cooperativa. 
Sono state inscenate manifestazioni, gazebo, blocchi di cascina e altre amenità del genere. Intere ore di Consiglio Comunale sono state dedicate a questo tema, per non parlare dei fiumi di parole che si sono sprecati su Facebook e altri social network.
Come mai 1900 “clandestini” passano inosservati mentre si governa e 4 profughi sono additati come un pericolo estremo quando si sta all’opposizione? Non è una esagerazione per non dire una idiozia? Certo che lo è, ma tutti siamo lì a parlarne come fosse problema serio, anzi il problema principale della nostra città. 

Sbarco di migranti

Siamo così preoccupati da questa situazione che ci affrettiamo a dire che Chiari non ha le strutture per ospitare dei profughi. Non ha le strutture?  Se non fossimo presi dalla paura di perdere qualche voto, se evitassimo di dare credito ai soliti stupidi fomentatori di paure, allora le strutture le troveremmo e potremmo dare accoglienza non a quattro, ma a quaranta profughi. Se solo avessimo coraggio.

Qualche giorno fa il filosofo Zygmunt Bauman affermava: «Questi migranti, non per scelta ma per atroce destino, ci ricordano quanto vulnerabili siano le nostre vite e il nostro benessere. Purtroppo è nell’istinto umano addossare la colpa alle vittime delle sventure del mondo. E così, anche se siamo assolutamente impotenti a imbrigliare le estreme dinamiche della globalizzazione, ci riduciamo a scaricare la nostra rabbia su quelli che arrivano, per alleviare la nostra umiliante incapacità di resistere alla precarietà della nostra società. E nel frattempo alcuni politici o aspiranti tali, il cui unico pensiero sono i voti che prenderanno alle prossime elezioni, continuano a speculare su queste ansie collettive, nonostante sappiano benissimo che non potranno mai mantenere le loro promesse…L’umanità è in crisi. E l’unica via di uscita da questa crisi catastrofica sarà una nuova solidarietà tra gli umani»

Molti dei migranti sono bambini

martedì 18 agosto 2015

Gli esteti dei rifiuti



Da quando a Chiari è stata avviata la raccolta differenziata dei rifiuti urbani con il sistema  cosiddetto “porta a porta”, sono nati come funghi gli esteti dei rifiuti.
Ciò che anima i componenti di questa nuova corrente artistica è il rifiuto dei rifiuti. Essi non sopportano di vedere per strada o in un fosso una carta, un sacchetto, una bottiglia di plastica. Il loro gusto estetico ne risulta offeso e inveiscono contro il sindaco e la sua giunta che hanno permesso con le loro scelte sciagurate questo oltraggio alla bellezza del paesaggio urbano e contadino.
Se siete fuori di primo mattino li potete vedere per le vie di Chiari raccogliere testimonianze di questo vituperio. Con le loro macchinette fotografiche tutti i giorni passano in rassegna vie, vicoli e piazzette alla ricerca dei corpi del reato.

Nulla passa inosservato. I cestini dei rifiuti sparsi un po’ in giro per la città sono esaminati minuziosamente per rilevare se contengano innocui fazzoletti di carta oppure sacchetti dello sporco. Ogni bicchiere di plastica, ogni foglio di giornale, ogni stecco di gelato viene accuratamente documentato. Il dossier realizzato è  diventato ormai un tomo enciclopedico.

Peccato però che questi esteti non abbiano fatto la stessa cosa quando governava  il “rivoluzionario” Mazzatorta. A quei tempi i cassonetti imputridivano sotto il sole padano d’agosto allietando dei loro “effluvi” i nostri delicati sensi. Montagne di rifiuti adornavano i suddetti cassonetti e, in alcuni casi (leggi qui e qui), vere e proprie discariche si aprivano qua e là per il sacro suolo dei nostri padri.
Allora i nostri esteti non avevano ancora acquistato le loro macchinette fotografiche e giudicavano lo scempio come opera malvagia di persone incivili che si adoperavano testardamente per sabotare l’impegno riformatore del sindaco Mazzatorta e della sua giunta. 
Oggi invece se qualche sacchetto viene lasciato nei cestini porta rifiuti o una carta delle caramelle viene abbandonata in un parco giochi, la responsabilità, anzi la colpa, è dell’inefficiente PAP.

Papè Satan diceva il sommo vate. IL Pap è Satana, il male assoluto, il male da sradicare a tutti i costi dalla nostra città… anche a costo di cadere nel ridicolo.

sabato 8 agosto 2015

Origano

Origanum vulgare

Lo so che parlare di origano mentre nel mondo si consumano immani tragedie può apparire un atteggiamento bislacco, ma sono sempre convinto che anche nei momenti più bui un pizzico di leggerezza ci può dare la misura della nostra umanità fatta di grandi e piccole cose, gioie e tristezze.
Il fatto, rimbalzato sulla rete e da lì sugli organi di informazione, è quello avvenuto alla Festa del PD di Botticino. L’aggiunta di un pizzico di origano su una pizza è stata fatta pagare un euro. Due pizze due euro. 
Evidentemente, qualcuno dell’organizzazione, abituato ai profumi e agli aromi alpini, ha ritenuto che l’origano fosse una spezie esotica da far pagare quindi a peso d’oro.
La rete si è scatenata e in poco tempo ha subissato il partito del Presidente del Consiglio di contumelie e battute al vetriolo.
Ora, invece di abbozzare e chiedere scusa, alcuni dirigenti del PD hanno cercato di giustificare la cosa con argomentazioni che hanno tutta l’aria di una arrampicata sugli specchi.

Qualcuno ha affermato che le Feste in questione servono per autofinanziarsi per cui pagare un pizzico di origano un euro non è un dramma. Vero, ma è anche vero che alle Feste del PD partecipa tanta gente che non è né iscritta né simpatizzante del PD, e queste persone hanno tutto il diritto di sentirsi rispettate e non derubate. E poi, per autofinanziarsi non occorre mica succhiare il sangue alla gente!
Qualcuno invece ha usato argomenti più suadenti e ha affermato che si è approfittato della situazione per sferrare il solito duro attacco al PD, dimenticando il lavoro oscuro di tanti volontari che in modo gratuito ci mettono lavoro, faccia e fatica.
Anche questo è vero, ma gli iscritti e i simpatizzanti del PD che animano con il loro lavoro le Feste Democratiche e dell’Unità sono proprio quelli che dovrebbero sentirsi più arrabbiati.  Infatti il loro lavoro, il loro duro lavoro è stato gettato alle ortiche perché un qualche burocrate di partito ha ritenuto che un pizzico di origano dovesse costare un euro, dimostrando così di non avere alcuna idea del valore dei soldi e della realtà. Fosse costato 0,10 - 0,20 cent nessuno avrebbe avuto niente da dire.
Il fatto, mutatis mutandis, richiama alla mente il sentimento che si prova quando qualcuno del PD viene beccato con il sorcio in bocca. Gli iscritti e i simpatizzanti lavorano sodo tutto l’anno per sostenere il PD e affermare nel concreto il concetto di cittadinanza attiva, poi arriva un qualche farabutto che viene incriminato per truffa ai danni dello Stato e tutto il lavoro fatto va a farsi strabenedire.

Il PD è nato con l’ambizione di cambiare nel profondo il Paese. Per fare questo occorre una classe politica adeguata, programmi ambiziosi, ma anche comportamenti conseguenti, a partire dalle piccole cose.

giovedì 2 luglio 2015

Raccolta differenziata: prime impressioni

Il 29 giugno è partita anche a Chiari la racconta differenziata dei rifiuti con il sistema “porta a porta”. Naturalmente è ancora presto per tirare somme per cui mi limiterò a esprimere soltanto alcune impressioni personali.
Per me e la mia famiglia praticamente è cambiato poco e quel che è cambiato è sicuramente cambiato in meglio. La raccolta differenziata noi già la facevamo, dividendo carta e cartone, plastica, vetro e lattine. Avendo un giardino, abbiamo anche due composter dove smaltiamo  l’umido vegetale e naturalmente lo sfalcio dell’erba. L’unica differenza è che in pattumiera ci va solo l’umido mentre la parte indifferenziata, per noi abitanti del centro storico, va nell’apposito sacchetto grigio. Tenendo conto che alcune tipologie di rifiuti andranno smaltite all’isola ecologica, prevedo che nell’arco dell’anno l’indifferenziato sarà una piccola quantità.


Da quello che vedo in giro non mi pare che il passaggio al “porta a porta” abbia comportato grossi problemi. Certo, qualcuno ha messo fuori il contenitore sbagliato, ma questo era da prevedere. Una volta presa l’abitudine tutto entrerà nella norma e ognuno di noi esporrà i contenitori nei giorni stabiliti. 
L’unica preoccupazione poteva essere rappresentata dalla componente umida che tenuta in casa per quattro giorni poteva dare luogo a cattivi odori. Quattro giorni con in mezzo sabato e domenica forse sono troppi, specie d’estate. Sino ad oggi però non ho riscontrato grossi fastidi e devo dire che il piccolo contenitore da tenere sotto il lavello, se chiuso correttamente, non genera problemi. Certo bisognerà fare di necessità virtù. Compatibilmente con le proprie esigenze, sarebbe utile per esempio cucinare il pesce il giorno prima di quando dovremo esporre il contenitore dell’umido. Sempre per chi abita in centro storico, il venerdì e il martedì. Così dovrebbe essere per angurie e meloni e per tutti quei cibi che generano forti odori.

Ci sono poi quelle tipologie di rifiuti che non sono elencate nel vademecum fornito da Chiari Servizi. Penso che per decidere basti un po’ di buon senso e in ogni caso, se proprio non si vuole telefonare a Chiari Servizi, ci si può confrontare con il vicino di casa, con gli amici in Facebook, con parenti ecc. Come al solito la soluzione dei problemi è molto più semplice di quanto vogliono far credere i catastrofisti di turno. 
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una campagna forsennata che aveva come unico scopo quello di impedire questa scelta di civiltà. Sono stati usati tutti i mezzi e una campagna mediatica degna di miglior causa. Il motivo non si comprende se non nella pervicace volontà di essere bastian contrari a tutti i costi.


Ieri leggevo sul Giornale di Brescia che il Comune di Castelcovati, a guida leghista, con il suo 83,5% di raccolta differenziata è il comune bresciano più virtuoso. Perché quello che va bene in un paese posto a tre chilometri dalla nostra città non può andare bene per Chiari? 
Forse la risposta sta nella paura che hanno molte persone di accettare i cambiamenti. Come diceva un noto scrittore “Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle”. Mi sembra che questa Giunta la responsabilità del cambiamento se la stia assumendo.

sabato 6 giugno 2015

Campodonico stai sereno

Per la Fondazione Bertinotti Formenti sembra che tutti i nodi stiano venendo al pettine.
Un dato che più di tutti testimonia l’avvicinarsi di una tempesta minacciosa è la scomparsa dai profili Facebook di Roberto Campodonico e di Alessandro Cugini, cioè dei massimi rappresentanti della Lega a Chiari, di qualsiasi riferimento alla Fondazione. Non una parola, non una virgola, da parte di coloro che sino a ieri hanno difeso a spada tratta e al di là di ogni ragionevole necessità, l’operato dell’ex Presidente Renato Franzoglio. 

Alessandro Cugini e Roberto Campodonico
Colui che non più di tre mesi fa parlava di “accuse infamanti e false” volte a “screditare il ruolo e l’operato del legittimo Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Bertinotti Formenti e del suo Presidente Renato Franzoglio”, oggi si limita a dire: “Siamo sereni: Franzoglio o no vogliamo il bene della Fondazione. Per me è tutto regolare, se poi qualcuno ha fatto qualcosa pagherà le conseguenze”.

Parole quanto mai dure quelle di Campodonico che sembrano voler allontanare da sé ogni responsabilità politica e che danno l’impressione che l’ex Presidente Franzoglio sia stato scaricato dal suo partito.

Manifestazione della Lega a Chiari
Campodonico e Cugini, invece di fare le sceneggiate sui profughi, forse avrebbero fatto meglio a valutare l’operato di Franzoglio ben prima che la Fondazione venisse commissariata. Si è preferito invece lo schiamazzo e la polemica fine a se stessa, giungendo ad accusare la Giunta Vizzardi di voler “mettere le mani ad ogni costo sulla Fondazione Bertinotti Formenti per sete di potere e per piazzare a proprio piacimento le società cooperative che sono di loro gradimento”.
Non si è voluto vedere ciò che era evidente e ora, scoppiato il  bubbone, ognuno cerca improbabili vie di fuga.
La domanda fondamentale che la politica si dovrebbe porre è: perché i Consiglieri del CdA si sono tutti dimessi? Cos’è che ha spinto Assunta Facchetti e poi Giuseppe Arcari, ultimo dei “giapponesi” rimasto a difendere il fortino, a rinunciare al proprio incarico? La scusa delle diatribe fra Fondazione e Comune e della richiesta non ascoltata di incontro con il Sindaco, sembra abbastanza debole.
Le motivazioni devono essere ben più gravi e probabilmente riguardano la crisi finanziaria dell’ente e le decisioni molto opinabili assunte da Franzoglio.
Renato Franzoglio
Dalle parole di Arcari, “io stavo lì per fare volontariato”, emerge in modo allarmante  l’idea di un’amministrazione accentrata nelle mani del solo Presidente. Però i Consiglieri non possono limitarsi a fare tappezzeria specie quando sono in ballo corposi interessi economici. Essi hanno compiti e responsabilità ben precise. Al CdA è demandata la straordinaria amministrazione della Fondazione e fra gli atti di straordinaria amministrazione vi è anche la capacità di assumere mutui e accettare aperture di credito ipotecarie.  
Affermare di non essere a conoscenza di un’ipoteca iscritta sui beni dell’ex Conventino in data 01/02/2012 - atto per Notaio Mondello Manuela del 25/01/2012 - è un fatto di una gravità inaudita. Perché due sono le cose: o il Presidente ha operato senza delega o il CdA ha concesso la delega al Presidente mentre Arcari dormiva sognando asini volanti. La prima ipotesi mi sembra del tutto improbabile.

Stabile delle ex Derelitte
Nell’intervista concessa a BresciaOggi il 3 gennaio 2012, Renato Franzoglio parlava dell’intenzione di restaurare l’immobile di via Rangoni. Il costo complessivo sarebbe stato di 2,7 milioni di euro. “I soldi - spiegava l’ex Presidente - non sono un problema. L’ente fortunatamente è ricco e questa spesa può permettersela”.
Se l’ente era ricco e i soldi non erano un problema, come mai 22 giorni dopo quella intervista la Fondazione accedeva a una apertura di credito ipotecaria di 2,5 milioni di euro? Come mai in una audizione presso la competente Commissione Consiliare lo stesso Franzoglio affermava che per il restauro dell’immobile sarebbero bastati i soldi degli indennizzi di BreBeMi e Tav e che non ci sarebbe stato bisogno di vendere altri cespiti immobiliari? Come mai nell’intervista non fa cenno a questa apertura di credito e alla relativa ipoteca di 5 milioni? Come mai si afferma che relativamente all’ex Conventino  “l’ipotesi è di destinarlo al mercato immobiliare, con soluzioni residenziali o direzionali”, quando su quello stesso stabile si stava per iscrivere un’ipoteca di 5 milioni? 
Ex Conventino
Qual è la situazione debitoria della Fondazione nei confronti della Banca concedente, considerato che “a far tempo dal 31/12/2013 l’ammontare dell’apertura di credito sarà ridotto semestralmente dalla banca secondo lo schema indicato nell’iscrivendo atto…esonera la Banca dal preavviso per il pagamento di quanto eventualmente dovutole per capitale, interessi e accessori, a seguito delle riduzioni dell’ammontare dell’apertura di credito via via intervenute, obbligandosi per sé e aventi causa ad effettuare sul conto corrente i necessari versamenti”? Sono stati fatti questi versamenti, il rapporto con la banca è regolare? Come è mai possibile che un Ente considerato “ricco” tre anni fa, oggi non abbia neppure i  soldi  per pagare la corrente elettrica?
Queste sono domande che l’ex Consigliere Arcari potrebbe porre all’ex Presidente Franzoglio, sempre che il suo impegno di volontariato e le sue suggestioni oniriche lo consentano.