sabato 16 aprile 2016

Strafottenza

Stamattina, al ritorno dalla mia passeggiata giornaliera, mi sono imbattuto in questo cartello.


C’è scritto: “Gli alunni della primaria hanno pulito questo spazio. Non sporcate!”. Sono le aiuole di via della Battaglia  dove persone molto "civili" abbandonano la qualunque.
Poco più avanti, in viale Mellini e in viale Bonatelli, mi sono imbattuto in questo:



Volete dire che le persone non hanno fatto caso che a non più di 5 metri di distanza c’era un cestino porta rifiuti? Erano le 7,30 della mattina e l’incaricato di Chiari Servizi era da poco passato a pulire. 
Qui non si tratta solo di inciviltà, si tratta di disinteresse, menefreghismo, incuria,  insomma vera e propria strafottenza. 

venerdì 18 marzo 2016

Istituto Morcelliano - Fedele nei secoli

Fatemi capire, hanno trafficato tanto per inserire nello Statuto della Fondazione Istituto Morcelliano “l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale…promuovendo iniziative nel settore della formazione e istruzione dei minori e dei giovani”, al solo scopo di permettere a Mazzatorta di avere 5 milioni di euro per fare le scuole e ora ci vengono a dire che nella sede di viale Bonatelli andrebbe bene la Caserma dei Carabinieri?

La sede storica della Fondazione Istituto Morcelliano

Cosa faremo, una nuova modifica dello Statuto? Diremo che ci siamo sbagliati e che guardando bene le carte si evince chiaramente che l’assillo del grande prelato lungo tutto il corso della sua vita è stato quello di risolvere la questione della sicurezza dei giovani?
Diremo tutto questo senza correre il rischio di sentire una risata talmente fragorosa da seppellire sotto le macerie dell’antico istituto il povero geometra Mometti che senza il suo mentore non sa più a che santo votarsi per far quadrare il bilancio?
E che dire di quella perla dove si dice che il Morcelliano non si sente “moralmente” più in dovere di legare i propri standard qualitativi (leggi 2 milioni di euro da versare a richiesta all’Amministrazione Comunale per le scuole), avendo il Comune preso un’altra strada? 
“Moralmente”? Che senso ha questa parola nei rapporti economici fra due contraenti, quando a fronte di quell’impegno è stata firmata una convenzione e sottoscritta una fideiussione? In quale mondo vive il geometra Mometti, chi è il suo suggeritore?

La minoranza belante, sempre pronta a combattere battaglie di retroguardia, ha sposato con malcelato entusiasmo la proposta, senza neppure chiedersi se essa sia proponibile, fattibile, attuabile. Basta semplicemente dire che è una proposta che arriva dalla loro parte, che riguarda un cavallo di battaglia della Giunta Mazzatorta (mai realizzato però),  che è qualcosa che permette di dire, se rifiutata, che questa Amministrazione non ha alcuna intenzione di realizzare la Caserma. E questi sono gli amministratori del domani. Dio ci salvi!

Penso però che il Sindaco e la sua Giunta non possano stare in silenzio o tergiversare di fronte a queste provocazioni. Penso che una risposta decisa e puntuale al geometra Mometti e alla minoranza la debbano dare.  I patti li hanno voluti e firmati loro. Li rispettino!

giovedì 17 marzo 2016

E ti vengo a cercare

C’è una bella canzone di Franco Battiato che recita così:

E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici”.

Mi è venuta in mente a proposito della breve intervista rilasciata a Massimiliano Magli dall’ex Senatore ed ex Sindaco di Chiari, Avv. Sandro Mazzatorta. Una breve intervista, dicevo, rilasciata a un caro amico e confinata in dodicesima pagina fra un riquadro pubblicitario e l’altro de "Il Giornale di Chiari". 
L'ex Senatore e Sindaco di Chiari, Sandro Mazzatorta
Il giornalista Massimiliano Magli

Non inganni il poco risalto dato all’evento. Essa vale più di tutto il giornale. È come un distillato di veleno rivolto non più contro gli avversari di un tempo, ma contro gli amici di ieri, divenuti per le mutevoli traversie politiche, i feroci nemici di oggi.
Quello che non sopporta il professorino venuto da Verbania e assurto rapidissimamente agli alti scranni del Senato della Repubblica purtroppo non Padana, è di essere stato fatto fuori dalla corrente avversa dei Maroni e dei Salvini. Lui, sempre fedele al capo, al mai dimenticato Umberto Bossi che con un braccio e mezza voce vale dieci volte Salvini e Maroni messi insieme.
L’aneddoto che raccoglie Magli è di quelli che passano nei libri di storia, quando verrà il tempo di scrivere la Storia di questi anni bui.
Fabio Rizzi, Consigliere Regionale e braccio destro del Governatore, lui le amicizie le ha saputo scegliere bene. Quando era in Senato assieme al nostro Mazzatorta si fece prendere la mano dalla smania di scrivere un libro. Tutti i politici devono lasciare traccia del loro passaggio su questa terra e Fabio Rizzi non è stato da meno. 

L'ex Consigliere Regionale della Lega Nord Fabio Rizzi

L’argomento trattato non era granché originale. Tuttavia parlare di onestà in un Paese dove l’onestà bisogna cercarla con il lanternino, è un po’ una presa per i fondelli. Il titolo del tomo era quanto mai definitivo: “Game Over - Il default della politica”. 
Ora, questo libro sarebbe andato a finire nelle librerie degli amici (Mazzatorta ne ha ricevuto copia con tanto di dedica: “A Sandro con profonda stima! Mai mulà! Fabio”), o nella Biblioteca del Senato e nessuno ne avrebbe più parlato. Solo che Rizzi ha avuto la bella idea di farsi pizzicare con le mani nella marmellata e allora tanti saluti alle belle frasi di Kant sull’onestà e alla ramazze verdi usate per dire che bisognava rifondare il partito dopo gli scandali di Belsito, la laurea albanese del Trota e gli investimenti in Tanzania con tanto di diamanti. Rizzi fu uno di quelli che fece andare di più la ramazza, per cui oggi all’ex Senatore e Sindaco di Chiari, restio per natura a esprimere giudizi fino al terzo grado, tutto questo suona davvero surreale.

Renzo Bossi

E anche a me suona surreale e direi anche un tantino rivoltante. Non meno però della velenosa vendetta consumata da Mazzatorta tramite il suo giornalista di riferimento, sempre pronto alla marchetta quando il capo chiama.
Fra i due c’è un’affinità quasi elettiva e una totale condivisione politica. L’intervista si chiude con le parole profetiche di Mazzatorta che potrebbero tranquillamente essere pronunciate a voce alta anche dal nostro Magli: “Se non viene azzerata ed estirpata questa classe politica sarà impossibile pensare a un cambio di rotta”.
O bella! Sono le stesse parole che molti di noi hanno pensato quando governava l’allegro Berlusconi con il ruvido Bossi. Sappiamo tutti come è andata a finire e ne stiamo ancora pagando le conseguenze.
Purtroppo la malapianta non muore mai e sono ancora tutti lì pronti a riciclarsi.

sabato 12 marzo 2016

Rotta inevitabile

Quello che molti nel PD non riescono a capire è che questo partito non può essere la somma del PCI  con una parte della vecchia DC o viceversa. Il PD nelle intenzioni di chi lo ha ideato doveva essere altra cosa. Doveva essere un partito nuovo che uscisse dai recinti identitari dei due vecchi partiti per aprirsi alla società, cioè a quei ceti produttivi cresciuti nell'era di internet, a quell’elettorato di opinione che chiedeva di innovare modi e contenuti della politica. 


Per fare questo era necessario  l'avvento di una nuova classe dirigente, la vecchia era dichiaratamente incapace di comprendere i mutamenti che stavano avvenendo nella società ancorata com’era a vecchi schemi novecenteschi.
Matteo Renzi, dopo le deludenti stagioni di Veltroni, Franceschini, Bersani ed Epifani, ha incarnato questa esigenza. Ha portato all’interno del PD una ventata di novità, rompendo schemi e liturgie che avevano fatto il loro tempo. Una rivoluzione che solo un leader giovane poteva fare e non per nulla la sua prima parola d’ordine è stata “rottamare”. Rottamare, ovverosia liquidare una classe dirigente vecchia e perdente, ma anche una politica vetusta.


Naturalmente tutto questo è stato mal digerito e le rivolte dei vari D’Alema, Bersani, Bassolino, sono gli ultimi sussulti di una classe politica che non riesce a capire che il momento di farsi da parte era ieri. Insistere in una cocciuta  difesa delle  retrovie serve solo a rendere la rotta ancora più dolorosa.

sabato 5 marzo 2016

Riesumiamo le ronde!

Qualcuno nei giorni scorsi ha affermato che la precedente Amministrazione capeggiata dal Senatore Sindaco Sandro Mazzatorta, ha messo in campo ingenti risorse e mezzi per arginare la microcriminalità e la delinquenza sul territorio. Vero, sono stati messi in campo molte risorse e molti mezzi, ma nessuno però ci spiega con quali risultati. 
Nessuno per esempio ci spiega quali siano stati i risultati ottenuti con il famoso Airpol, l’aereo poliziotto inaugurato in pompa magna il 3 ottobre 2010 alla presenza dell’ex Prefetto di Brescia Brassesco Pace ed eminenti rappresentanti della Lega Nord fra cui la sedicente psicologa Monica Rizzi.


Il velivolo, costato la bella cifra di 360 mila euro, è stato portato in giro  da una fiera aeronautica all’altra come la madonna pellegrina, ma di risultati nisba. A meno che non si vogliano spacciare per risultati il piccolo orto di marijuana (e in questo caso il termine spacciare è quello giusto) o il mucchietto di materiali inerti scoperti nei primi giorni di volo magari dietro soffiata di qualche volante.
E che dire del distaccamento della Polizia Locale? Secondo le profetiche parole del nostro ex sindaco, avrebbe dovuto fare della stazione un salotto. Peccato che nello spazio di due anni il salotto si sia trasformato in una latrina a cielo aperto dove, se mi permettete, è abbastanza complicato prendere un caffè o un aperitivo aspettando il treno.

Le Ronde poi sono state un successo planetario. Erano così efficienti che si è deciso per carità di patria di assegnarle a servizi mortuari: montaggio gazebo della Lega prima, accompagnamento salme al cimitero dopo. Oggi qualcuno le vuole riesumare, ma non so se sia già trascorso il tempo previsto dal regolamento cimiteriale. 

Per la nuova Caserma dei Carabinieri di soldi per fortuna ne sono stati spesi pochi, ma di chiacchiere in otto anni ne sono state fatte tantissime. Se avessimo dovuto pagarle (le chiacchiere intendo) avrebbero mandato in fallimento il Comune.

giovedì 3 marzo 2016

Diritto alla sicurezza

Il diritto alla sicurezza è un diritto sacrosanto del cittadino. I tanti furti in appartamento commessi in questo periodo, a Chiari come altrove, devono essere considerati un fatto grave perché creano ansia e preoccupazione. 
Le persone devono sentirsi sicure in casa propria, è un loro “diritto”. Se questo non avviene, si infrange uno dei patti fondamentali stipulati fra Stato e cittadino nelle società moderne: il singolo individuo rinuncia a farsi giustizia da sé in cambio di una protezione da parte dello Stato.
La civiltà ebbe inizio, come ci ricorda il poeta, quando le “umane belve” incominciarono a stabilire fra loro dei patti, iniziarono a darsi degli ordinamenti  compendiati nelle felici parole  “nozze, tribunali ed are”. Al di fuori di questi ordinamenti che nel contesto moderno potremmo sintetizzare con il termine di “legge”, esiste solo l’arbitrio e la barbarie. Un motivo questo per cui viene punito chi si fa giustizia da sé senza che vi sia una legittima difesa.
Io non mi sognerei mai di guardare dall’alto in basso chi ha subito un furto o chi in buona fede si preoccupa di questo fenomeno e chiede più sicurezza con un più efficace intervento delle Forze dell’Ordine.

Cosa diversa sono le polemiche pretestuose portate avanti da chi, per meschino interesse di partito, alimenta paure e divisioni. Il Sindaco non è uno sceriffo e i suoi poteri in materia sono abbastanza limitati, per cui, continuare ad alimentare contrasti serve solo a soddisfare la pancia dei propri tifosi, ma non sposta di un millimetro la questione.
Quelli che oggi a Chiari si affannano a pubblicare tonnellate di post su Facebook per convincerci che l’ondata di furti che stanno avvenendo nella nostra città è frutto del lassismo e della disattenzione dell’attuale Amministrazione, evidentemente hanno memoria corta. Se al tempo in cui governavano loro le cose andavano meglio non si capisce perché si siano dati un gran daffare a concretizzare  provvedimenti che avrebbero dovuto servire da contrasto alla criminalità: Airpol, Patto locale sulla Sicurezza Urbana, distaccamento della Polizia Locale, Ronde ecc. . 
I risultati di queste scelte sono stati pessimi, segno che non bastano provvedimenti di facciata e dichiarazioni rilasciate a giornali compiacenti per risolvere il problema.

Facce di bronzo

L'ho scritto e riscritto decine di volte. La famosa “valorizzazione” dei patrimoni delle Fondazioni di Chiari non poteva che portare al loro fallimento. Il motivo è del tutto evidente: in questi anni i cosiddetti “uomini del fare disastri” si sono concentrati in modo quasi esclusivo sulla movimentazione degli “sterminati patrimoni” con l’unico risultato di aver generato lucrosi affari per una casta famelica di immobiliaristi, mentre le persone in difficoltà, ovvero i giovani, gli anziani e le famiglie bisognose di sostegno, non hanno partecipato al banchetto e sono rimaste sotto la tavola a raccogliere le briciole.


Oggi le Fondazioni non solo non hanno un soldo per attuare le finalità statutarie, ma non hanno neppure i denari per pagare i debiti contratti verso le banche e perfino il pagamento delle bollette diventa un problema.  Eppure, coloro che sono stati gli artefici di questo immane disastro continuano a protestare la loro innocenza e gridare che la colpa di tutto va fatta ricadere nella “volontà persecutoria della maggioranza nei confronti delle Fondazioni”. Mi verrebbe la voglia di usare un’espressione molto volgare, per decenza mi limito a dire che queste sono persone senza vergogna.

martedì 19 gennaio 2016

L'autonomia delle Fondazioni


Suscitano quasi tenerezza gli ex Amministratori del Comune e delle Fondazioni che si riscoprono un’anima garantista.  Esultano per la sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso del Comune riguardo la modifica dello Statuto della Bertinotti Formenti e ci vengono a raccontare la favola che il loro intento era quello di “rendere la Fondazione autonoma e non vincolata al politico di turno”, quando la storia della Fondazioni clarensi negli ultimi dieci anni è invece proprio una storia di commistione fra politica e affari, fra interesse di parte e ambienti speculativi.


Sono anni che scriviamo su questo coacervo di potere che ha cercato in tutti i modi di asservire a sé le Fondazioni con i loro “sterminati patrimoni”, sono anni che paventiamo il rischio concreto di veder pregiudicata l’esistenza stessa di questi enti. 
Ora che la pentola è stata scoperchiata ed è venuto fuori tutto quanto e cioè cattiva amministrazione, conflitti di interesse, investimenti azzardati, distruzione di ricchezza, quel rischio è divenuto quanto mai concreto. Eppure i vecchi amministratori e i loro supporter sono ancora lì a strillare, denunciando abusi di potere e supposte diffamazioni. 
Arrivano al punto di ergersi a paladini di ambienti religiosi, come se in questi anni fossimo vissuti su Marte e non avessimo visto con i nostri occhi il patto stipulato tra Sindaco e Prevosto per dividersi le spoglie dell’Istituto Morcelliano. 
È da lì che è partito tutto, quello è stato l’inizio di un percorso che ha interessato tutte le Fondazioni. In breve volger di tempo si è proceduto alla cosiddetta “valorizzazione” dei patrimoni immobiliari, con il risultato che oggi non si hanno più i soldi per pagare i debiti e si fa perfino fatica a mettere assieme pochi spiccioli per pagare le bollette della luce.


Autonomia solo quando conviene
Se le Fondazioni dovevano essere autonome, dovevano esserlo da tutti, politici e non. Le decisioni assunte in questi anni ci dicono invece che questa autonomia proprio non c’è stata. A partire dalla pretesa del Sindaco Mazzatorta di volere la metà del patrimonio dell’Istituto Morcelliano, dalla vendita a riscatto del Cinema S. Orsola, operazione che esula completamente dai fini statutari della Bertinotti Formenti, dal progetto dell’Edificio Polivalente, necessario alla Parrocchia per le sue esigenze “religiose e pastorali”. Di che autonomia state parlando?
Oggi si grida alla vittoria per la sentenza del Tar e magari si avrebbe la pretesa di un reintegro del vecchio CdA della Bertinotti Formenti. Forse ci si dimentica che esso è stato commissariato dopo che tutti i consiglieri si erano dimessi e non certo per “l’asfissiante pressing dell’esecutivo” come qualcuno vorrebbe suggerire.
Ora, al di là di quanto sentenziato dal Tar che decreta sulla base della Legge e dello Statuto, tutto si può dire meno che la richiesta di modifica avvenuta a ridosso delle elezioni sia stata fatta per i nobili motivi che attengono all’autonomia dell’ente. La modifica dello Statuto è stata vista da molti come l’estremo tentativo di mantenere inalterata la propria posizione di potere. Prevedere che due dei cinque membri del Consiglio siano designati dal vecchio CdA è un obbrobrio giuridico, per non dire altro. Significa ritagliarsi la possibilità di una nomina a vita, cosa che contraddice ogni principio democratico. Quello che è emerso dopo l’insediamento del nuovo Consiglio potrebbe forse suggerire ben altre e più pesanti considerazioni.
I campioni dello spreco
L’ultima polemica è quella che riguarda i soldi spesi per affrontare queste cause. Si grida che si stanno sperperando i soldi dei cittadini e che è una vergogna. A questi signori dalla memoria labile forse bisogna ricordare le tante cause di carattere discriminatorio intentate dall’ex Sindaco Mazzatorta per l’assegnazione delle case popolari, per il bando sui premi all’eccellenza scolastica, per la scelta dei rilevatori del Censimento Istat. Tutte cause perse in prima istanza e in appello con spese legali pagate naturalmente dai cittadini di Chiari. Se ciò non bastasse, si potrebbero elencare le numerose parcelle di avvocati pagate nei processi Eleca, non ancora conclusi, e quelli per le rotonde più belle del mondo. Un fiume di denaro che piacerebbe quantificare. Di tutto possono parlare gli “strilloni” della vecchia maggioranza, meno che dello spreco di denaro pubblico. Su questo loro sono stati autentici campioni.









giovedì 14 gennaio 2016

Fondazioni: piovono denunce

Ebbene sì, la situazione delle Fondazioni di Chiari è arrivata a un tale punto di degrado che le denunce vengono giù come se piovesse.
La prima è quella che nasce da una mozione presentata dai partiti di maggioranza  che chiedono al Consiglio Comunale di dare pieno mandato al Sindaco e alla Giunta di inviare esposti alla Procura della Repubblica, alla Guardia di Finanza e alla Corte dei Conti per chiedere una verifica sulla gestione economica, finanziaria e amministrativa delle Fondazioni Bettolini e Bertinotti Formenti al fine di tutelarne interessi e finalità.
La seconda è quella presentata da Renato Franzoglio e dai membri dell’ex CdA della Fondazione Bertinotti Formenti contro Sindaco, Capigruppo di maggioranza e pagina Facebook di Chiari Virtuosa. Il primo è accusato di abuso d’ufficio, gli altri di diffamazione.
In attesa di conoscere l’esito di questi atti il cui iter com’è prevedibile sarà molto lungo, penso sia utile continuare a ragionare su quanto è stato fatto in questi anni dai CdA delle varie Fondazioni. 


C’è qualcuno che solleva la seguente obiezione: le Fondazioni in quanto soggetti di diritto privato non hanno alcun dovere di rispondere alla politica. Operare senza vincolo di mandato però non può significare fare ciò che più aggrada.  Se i Consiglieri non sono obbligati a rispondere alla politica, devono in ogni caso rispondere alla Città, sia perché le Fondazioni sono un patrimonio che appartiene alla Città, sia perché esse, operando nel campo dell’assistenza e della beneficienza, svolgono un’importante funzione sociale. 
Comunque è singolare che questa obiezione venga sostenuta proprio da coloro che in questi anni hanno fatto un uso politico e strumentale delle Fondazioni, utilizzate come forzieri a cui attingere per raddrizzare un’azione politica caratterizzata da sprechi e fallimenti mai visti prima.  
Al di là di ogni difesa d’ufficio, quello che è emerso nelle scorse settimane riguardo l’amministrazione delle Fondazioni clarensi negli ultimi dieci anni è cosa che lascia sgomenti. Qui non stiamo parlando di scelte operative sulle quali com’è logico si possono avere differenti opinioni, qui si tratta di prendere atto che una gestione sconsiderata degli “sterminati patrimoni rischia di portare questi antichi enti  alla loro estinzione. Come si fa a dire che la missione delle Fondazioni “non è in pericolo” e che per risolvere i problemi basta “un ragionato piano di alienazione degli immobili”? Vendere oggi immobili significa svenderli, sommando danno a danno. 


La cruda verità è che gli uomini del fare della corte dell’ex Sindaco ed ex Senatore Sandro Mazzatorta tutto hanno fatto meno che attuare gli scopi statutari previsti dalle varie Fondazioni, tutto hanno fatto meno che tutelare i patrimoni lasciatici dai Padri Fondatori. Da Amministratori che dovevano fornire assistenza alla parte più debole e svantaggiata della popolazione si sono trasformati in immobiliaristi, non badando a spese nel restaurare le antiche sedi, con il risultato che oggi ci troviamo bellissimi palazzi e neppure i soldi per pagare le bollette della luce. Sino a ieri si parlava di “valorizzazione” dei patrimoni, qualcuno oggi parla di “mutazione”. Sì, una mutazione che purtroppo non ha trasformato il bruco in farfalla.

LE FAMOSE ASSICURAZIONI SVIZZERE
C’è però qualcosa di ancora più grave che ci può far capire il modo in cui sono stati gestiti i soldi delle Fondazioni da parte di certi Amministratori, atti che richiederebbero ben più di una polemica politica. Qui si tratta di una presunta malversazione sulla quale dovrebbe a mio parere essere interessata la magistratura. Riporto quanto detto dal Consigliere Navoni durante il Consiglio Comunale del 23 dicembre scorso: Le famose assicurazioni svizzere. La vicenda che presume la distrazione del patrimonio della Fondazione (Bettolini ndr) per quasi 200 mila euro a favore di un’agenzia di brokeraggio svizzera è stata portata a conoscenza del CdA di cui faceva parte nel 2011 il Presidente Mondini. Il CdA Mondini richiese all’ex Presidente (Oreste Libretti ndr) delucidazioni sulle operazioni e la completa documentazione sottostante, ma pur avendo più volte fatto richiesta non ricevette alcun tipo di risposta. Dopo diversi mesi una parte della documentazione fu consegnata, ma ritenuta incompleta e il CdA Mondini deliberò ancora una volta la richiesta della documentazione. Ancora oggi, in mancanza di prove certe, dobbiamo presumere che l’operazione fu fatta nei modi corretti, con tutta la necessaria approvazione da parte del CdA e nel pieno rispetto delle normative vigenti, credo per quanto riguarda i soldi prelevati in contanti o non in contanti”.


Ci scusi Consigliere Navoni, ma perché in mancanza di prove certe dobbiamo presumere che l’operazione fu fatta nei modi corretti? Nel caso specifico ci troviamo davanti a una perdita di 189 mila euro senza avere alcun documento che attesti quando fu messa in piedi l’operazione, con quale società di assicurazione, quali ne erano i termini, come sono avvenuti i pagamenti, chi ne erano i beneficiari, quali le clausole, chi l’autorizzò e per quale motivo si è determinata la perdita. L’unica cosa che sappiamo è che esiste “una lettera nella quale si chiedeva all’ex Presidente 2004-2010 (Oreste Libretti ndr) delle spiegazioni in merito a questo investimento, ma poi non si è fatto più seguito” (audizione dell’attuale Presidente dell’Opera Pia Bettolini presso le competenti Commissioni Consiliari)
La lettera è del 2013, cioè risalente a ben due anni dopo l’insediamento del CdA Mondini. Come mai non si diede seguito? Sempre per la presunzione che l’operazione fosse stata fatta nei modi corretti? Fu convocato l’ex Presidente Oreste Libretti,  fu informata del fatto la ASL e se sì che risposte sono state fornite, che decisioni sono state assunte? A sentire l’attuale Presidente della Fondazione sembra che non ci sia stato niente di tutto questo. Si è accettata una perdita secca di 189mila euro e basta.

CASINO ROYALE
Sono cose di una gravità inaudita.  I Consiglieri Comunali di minoranza, invece di fare tante sceneggiate, farebbero bene a chiedere conto ai loro amici di questa operazione. Che fine hanno fatto questi soldi? Perché una Fondazione con scopi di assistenza e beneficienza si è imbarcata in un’operazione finanziaria ad altissimo rischio tale da generare la perdita totale del capitale? Perché poi con una società assicuratrice svizzera? 


La Svizzera sembra essere un punto di riferimento costante nella vicenda amministrativa mazzatortiana.  Era Svizzera la società Sole Alto S.A. che deteneva 88,40% del capitale della Jolly Immobiliare SpA di Milano, che a sua volta deteneva il 60% del capitale della Eleca Chiari Srl. 
La società Sole Alto S.A. che era di fatto la vera contraente del Comune nell’affare Polo della Cultura era e forse ancora è una società anonima, cioè una società di cui non si conoscono i soci perché nascosti dietro un discreto velo fiduciario. Questi soci occulti hanno di fatto incassato i nostri soldi: il milione di euro dato dal Comune a Eleca e non ancora recuperato e i soldi dei parcheggi per almeno due anni.

Adesso il fatto si ripete. Si stipula un contratto(?) con una società assicuratrice svizzera e 189mila euro di colpo svaniscono. Il Mago Silvan non avrebbe potuto fare di meglio. Sim sala bin!