Questa è un'immagine tratta dal sito nazionale del PD . Non penso che l'idea sia quella di rappresentare i candidati alla primarie come super eroi. Trattando la cosa con auto ironia si vuole affermare invece l'esatto contrario. L'era dei super eroi è finita. L'uomo solo al comando che ti risolve i problemi ha fatto il suo tempo. Ora è tempo di serietà e competenza, non disgiunte da una certa leggerezza. Prendersi un po' in giro è il metodo migliore per togliere sacralità al potere e renderlo più umano.
martedì 13 novembre 2012
domenica 14 ottobre 2012
Requiescat in pace
Vicenda Polo della Cultura - Eleca chiede il Concordato Preventivo
La vicenda del Polo della Cultura è
tutt’altro che chiusa. Siamo invece arrivati al punto che abbiamo sempre
paventato e che mette la Giunta Mazzatorta in profondo imbarazzo. La Eleca Spa
il contraente dell’operazione da 20 milioni di euro che avrebbe dovuto offrire “a Chiari il più importante e suggestivo
contenitore culturale degli ultimi 50 anni”, ha presentato domanda di
concordato preventivo, stremata al pari di altre aziende del settore da una
crisi che sembra non finire mai.
Se “pietra tombale” deve essere posta, la si deve mettere alla
progettualità di questo Sindaco e di questa Giunta, caratterizzata da
superficialità e pressapochismo. Altro
che piagnucolare sui modi “a dir poco
scorretti” dell’opposizione! Qui se
c’è uno che è stato scorretto quello è stato il Sindaco Sandro Mazzatorta. E
non glielo dice “un povero cristo” che scrive su un piccolo blog, glielo ha detto in sede più prestigiosa il
principale esponente della sua stessa maggioranza, salito ora a più alti
incarichi. Sì, parliamo di Massimo Ghilardi che in una drammatica riunione del
Consiglio Comunale di Chiari ebbe a dire “Andammo
alle elezioni con un progetto morto, consapevoli che ci portavamo appresso un
cadavere” . E poi “Mi sarei aspettato
che il responsabile, cioè il Sindaco, facesse un passo avanti e si
assumesse la responsabilità di quello che è, a tutti gli effetti, un
fallimento politico”. Parole pesanti
come macigni che ci fanno intendere di chi sia effettivamente la responsabilità
di questa sciagurata operazione. Altro che “operazione fallita a causa dei problemi incontrati dalla società
di Cantù” !
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| Sede della Eleca di Cantù |
Oggi i principali artefici di questo
capolavoro, sostenuti dai soliti megafoni, cercano delle scusanti, nel vano
tentativo che questo disastro di natura economica e politica e le relative
responsabilità siano stornati dalle loro teste.
E allora ascoltiamo attoniti
l’accorato lamento del Sindaco che dice “Quando
incontri sulla tua strada una società che presenta carte ottime, ma che poi nel
retrobottega conserva cattive sorprese, ci si può fare ben poco. Certamente la
crisi ha pesato, ma poi evidentemente Eleca ci ha tenuti all´oscuro di elementi
di fragilità che diversamente ci avrebbero spinto altrove” (Brescia Oggi 10/10/2012).
Ma te pensa..! E chi era che frequentava quel “retrobottega” ? Eleca non era forse quell’azienda, tanto decantata dal sior Sindaco, disposta a investire a Chiari la bella cifra di 17 milioni di euro? Eleca non era quella azienda strutturata in più divisioni operative per offrire quello che si definisce servizio “chiavi in mano”? Eleca non era quell’azienda, affiliata alla Compagnia delle Opere, che ha lavorato per Regione Lombardia, Ferrovie Nord, Velodromo di Montichiari, Palazzo del Ghiaccio di Courmayeur, Stadio delle Alpi di Torino, Complesso Immobiliare Ripamonti di Milano ecc. ecc. ? Tutti progetti prestigiosi che non potevano certo essere portati a termine da un’azienducola qualsiasi. Come mai ora esce questa storia che la “Eleca ci ha tenuti all´oscuro di elementi di fragilità che diversamente ci avrebbero spinto altrove”? Si vuole con questo affermare che c’è stato dolo da parte del contraente e che le responsabilità del fallimento del Polo della Cultura sono da attribuire esclusivamente ad Eleca, i cui presunti elementi di fragilità sono stati tenuti nascosti?
Ma te pensa..! E chi era che frequentava quel “retrobottega” ? Eleca non era forse quell’azienda, tanto decantata dal sior Sindaco, disposta a investire a Chiari la bella cifra di 17 milioni di euro? Eleca non era quella azienda strutturata in più divisioni operative per offrire quello che si definisce servizio “chiavi in mano”? Eleca non era quell’azienda, affiliata alla Compagnia delle Opere, che ha lavorato per Regione Lombardia, Ferrovie Nord, Velodromo di Montichiari, Palazzo del Ghiaccio di Courmayeur, Stadio delle Alpi di Torino, Complesso Immobiliare Ripamonti di Milano ecc. ecc. ? Tutti progetti prestigiosi che non potevano certo essere portati a termine da un’azienducola qualsiasi. Come mai ora esce questa storia che la “Eleca ci ha tenuti all´oscuro di elementi di fragilità che diversamente ci avrebbero spinto altrove”? Si vuole con questo affermare che c’è stato dolo da parte del contraente e che le responsabilità del fallimento del Polo della Cultura sono da attribuire esclusivamente ad Eleca, i cui presunti elementi di fragilità sono stati tenuti nascosti?
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| Il cantiere del Polo della Cultura |
E no, non ce la potete venire a
raccontare così. Voi eravate perfettamente al corrente delle potenzialità della
Eleca Spa, alla quale avete chiesto di confezionare un progetto da 20 milioni
di euro che ha triplicato i volumi previsti dal progetto Caputo. Per realizzare
questa bella speculazione edilizia e commerciale, avete concesso al
contraente ogni beneficio possibile e immaginabile, di cui abbiamo più e più
volte parlato (leggi qui). Eppure il progetto è saltato.
Sì c’entra la crisi, ma la crisi non
spiega tutto. Forse sarebbe il caso che qualcuno finalmente ci venisse a spiegare
chi stava dietro quella Fiduciaria Svizzera che deteneva di fatto il capitale
della Eleca Chiari Srl. E’ vero o non è
vero che l’impalcatura ha incominciato a scricchilare nel momento in cui questo
“piccolo” particolare è diventato di pubblico dominio ?
Questa del Polo della Cultura di
Chiari è come un gioco degli specchi, in cui le immagini dei protagonisti si riflettono e si rimandano in un alternarsi continuo di scenari
cangianti. Esistono protagonisti ed esistono comprimari. E se il protagonista principale e quindi il
maggior responsabile è il nostro Sindaco, vi sono anche comprimari che via via
hanno assunto un ruolo di primo piano.
Parliamo dell’Architetto Aldo Maifreni, responsabile primo
dell’abbattimento del Cinema Teatro Comunale e collaboratore stretto di
Mazzatorta in tutta la vicenda. A
sentire le sue parole “la fideiussione è
stata firmata con la società assicurativa Elvethia che garantirà il pagamento
anche in caso di insolvenza della società messa in liquidazione”, viene da sbellicarsi dalle risate. Maifreni è quello delle frasi famose. E’ sua
per esempio la perla delle rotonde realizzate “in prezioso materiale lapideo”.
Come per le rotonde fatte e rifatte, anche questa della fideiussione
sarà l’ennesima bufala. Non solo non tutela il Comune da ogni rischio di
insolvenza, ma è stata attivata per un importo di poco superiore ai 400 mila
euro, a fronte di 1,5 milioni sborsati dal Comune e senza contare il valore del
Cinema Comunale.
| L'ex Cinema Teatro Comunale in fase di demolizione |
I nostri amministratori pensano che
l’avvio della procedura concorsuale li metta al riparo da ulteriori sorprese?
Si sbagliano di grosso!
Non c’è niente da fare questa vicenda
del Polo della Cultura è nata male e si sta concludendo anche peggio. Quello
che doveva essere un faro luminoso acceso sulla sonnolenta Chiari, si è
tramutato nel tempo in un lumino da cimitero. D’altra parte la vicenda ha
sempre richiamato immagini raccapriccianti: progetto morto, cadavere da
tumulare e ora, per finire, pietra tombale.
Requiescat in pace e
amen.
martedì 9 ottobre 2012
Mino Martinazzoli
"Valore e limite della politica" un libro di Paolo Corsini su Mino Martinazzoli.
Ne discute con l'autore Claudio Baroni.
venerdì 21 settembre 2012
I mirabolanti progetti del don - 1
Campo fotovoltaico e foresteria
L’Istituto Morcelliano,
fondazione ormai bicentenaria, è nata per impulso dell’Abate Antonio Morcelli
con finalità di solidarietà sociale e
con lo scopo di arrecare benefici a persone svantaggiate per condizioni
fisiche, economiche, sociali e familiari, in particolare giovani.
Negli ultimi anni, l’attività
della Fondazione si era limitata a poca cosa e il grande patrimonio accumulato
nei secoli, era rimasto inoperoso, ma abbastanza integro nella sua
composizione.
L’intraprendente don Alberto Boscaglia,
assunta la presidenza dell’ente, ha pensato bene che fosse giunto il momento
per una svolta. Era necessario “valorizzare” quel patrimonio per adeguarlo alle
finalità della Fondazione.
Fin qui io capisco tutto e penso
che una equilibrata riconversione del patrimonio fosse possibile, anzi
auspicabile, per consentire di avere maggiori entrate (rendite) da destinare al
soddisfacimento delle finalità dell’Istituto.
Incomincio a non capire più
quando viene deciso di modificare lo Statuto dell’ente, inserendovi quella
clausola che prevedeva la cessione senza corrispettivo di parte del patrimonio
ad altri enti. Praticamente uno smembramento della Fondazione, con cessione al
Comune di Chiari di metà del patrimonio e la rinuncia da parte di quest’ultimo
al proprio rappresentante in seno al Cda. L’inserimento dell’istruzione dei
minori nelle finalità della Fondazione è una conseguenza di tale decisione, in
quanto il Comune ha interesse a costruire un polo scolastico con i soldi della
Morcelliana e la donazione modale doveva servire a vincolare l’ente Comune a
utilizzare quei soldi solo per quello
scopo.
Qui non siamo più nell’ambito
della “valorizzazione” del patrimonio dell’ente, siamo alla sua spartizione,
siamo alla cessazione della Fondazione come tale, con divisione delle sue
spoglie in parti uguali fra Comune e Parrocchia.
Non richiamerò i passaggi
attraverso cui questo progetto è miseramente naufragato. Per chi volesse
approfondire può leggere qui.
Oggi voglio limitarmi a discutere
dei progetti realizzati o in corso di realizzazione, per la riconversione di
questo patrimonio.
Preliminarmente dico che sarebbe
cosa buona, vista la vivace discussione in corso, che su tutte le iniziative
messe in piedi da don Boscaglia, ci
fosse la massima trasparenza. Sarebbe utile che per ogni operazione posta in
essere dal CdA della Fondazione, operazioni che interessano l’integrità del suo
patrimonio e la sua posizione debitoria, fosse fornito ogni dettaglio. Ciò allo
scopo di fugare ogni sospetto e di
consentire ai cittadini di Chiari, veri proprietari dell’ente, di farsi un’idea precisa di quanto sta
avvenendo.
| Chiari - Campo fotovoltaico della Morcelliana |
Iniziamo dal campo fotovoltaico. Si tratta di un impianto di 1000
kW realizzato nelle vicinanze della località Santellone su un terreno di 22
mila mq di proprietà della Fondazione. Il costo dell’impianto è di 3 milioni e
180 mila euro, oltre IVA del 10%. Insomma 3 milioni e mezzo di euro. Esso è
stato concretizzato attraverso la vendita di un terreno di 7,6 piò che ha
fruttato 300 mila euro e l’accensione di un mutuo di 3 milioni 180 mila euro al
tasso fisso del 4%, da rimborsare in 12 anni. La rata fissa è di circa 333 mila
euro. Alla fine del periodo la Fondazione avrà sborsato qualcosa come 4 milioni
di euro circa.
Lasciando da parte per un momento i problemi relativi all’utilizzo di terra
coltivabile per impianti di questo tipo, cosa dai più ritenuta dannosa e
controproducente ai fini di uno sviluppo equilibrato del territorio, qui preme
mettere l’accento su un fatto. L’operazione è meramente speculativa e si tiene in
piedi solo grazie agli incentivi generosamente dati dallo Stato italiano. Senza
quegli incentivi l’operazione sarebbe in perdita.
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| Chiari - Campo fotovoltaico della Morcelliana in via Vecchia per Pontoglio |
Ora Francesco Giavazzi, il super
consulente incaricato dal Consiglio dei Ministri per la spending review relativamente agli incentivi dati alle imprese, in
un suo recente intervento presso una nota trasmissione televisiva, ha detto
chiaramente che gli incentivi per questi impianti sono spesi male perchè si
tratta di tecnologia ormai obsoleta. Il ragionamento è questo: non è possibile
ed è economicamente sbagliato dare incentivi per 20 anni per sostenere una
tecnologia già oggi vecchia. Meglio sarebbe togliere questi incentivi e
indirizzare i soldi altrove, come ha fatto la Spagna. Probabilmente è solo
un’ipotesi di scuola, ma quando si è con l’acqua alla gola si possono prendere
decisioni drastiche. Vedi normativa sulle pensioni cambiata dall’oggi al domani
senza tanti problemi.
Cosa succederebbe alla Fondazione
se questa ipotesi diventasse realtà? Sarebbero cavoli amari. E’ da sperare che ciò non avvenga, ma come si può
vedere anche un’operazione che sembrava tranquilla, oggi presenta qualche incognita.
| Chiari - Foresteria presso l'Istituto Morcelliano |
Foresteria. Si tratta di alloggi - sette monolocali
e quattro bilocali - realizzati nell'ala sud dell''Istituto Morcelliano. Il
valore dell’operazione è di 1 milione e mezzo di euro e avrebbe dovuto essere
finanziata con il ricavato del fotovoltaico. Come si può comprendere, per il
momento ciò non è possibile. La Fondazione ha dovuto accendere un mutuo di 1,5
milioni di euro, i cui termini (rata,
durata, tasso) non sono al momento conosciuti. Riusciranno gli affitti a
ripagare le rate del mutuo? Ne dubitiamo. Come dubitiamo che l’affitto dei
monolocali e bilocali sia destinato a “giovani in difficoltà”, visto che lo
stesso don Alberto ha parlato di locali “da
concedere in locazione a un canone calmierato a maggiorenni, medici o
insegnanti”. Quindi, per il momento, questa operazione è in perdita e lo
sarà per parecchi anni, non porta maggior reddito alla Fondazione e non risponde
alle finalità dell’ente.
I mirabolanti progetti del don - 2
Campo da golf
É l’operazione che in assoluto ha sollevato le più
aspre polemiche. I motivi sono molteplici.
L’operazione riguardava, in
origine, l’utilizzo di un terreno agricolo di 341 mila mq, di proprietà della
Fondazione per la realizzazione di un campo da golf a 9 buche. Situato fra i
comuni di Chiari e Pontoglio prevedeva oltre al campo da golf, anche un campo
pratica, “Club house”, Magazzino, Ristorante, Hotel, residence e 17 ville
singole di cui 11 con piscina e, come noto, una cava di circa 800 mila mc.
Successivamente, per problemi
sorti in quel di Pontoglio, dove si era svuluppata una ferma opposizione, in
particolar modo per lo spreco di suolo agricolo, il progetto venne
ridimensionato e limitato alla porzione di terreno situato nel Comune di Chiari
(circa 260 mila mq).
La cubatura delle villette è di
15 mila mc complessivi e verranno costruite solo se vi è la certezza di
venderle. Per quanto concerne la cava, si afferma che il movimento terra sarà
solo interno all’area del golf, escludendo categoricamente vendita di ghiaia a
terzi. Si inizierà innanzitutto con la realizzazione del campo pratica, “club
house” e ristorante. A seguire le villette e buon ultimo il campo da golf.
Queste, almeno, sono le intenzioni dichiarate.
Con il Comune, la Fondazione si
assume l’impegno di destinare 2 milioni di euro per la costruzione di una nuova
scuola, che rimarrebbe di proprietà della Fondazione e verrebbe ceduta in
gestione gratuita al Comune per un periodo da stabilire in convenzione.
Eventuali altri introiti provenienti dalla vendita delle ville, sarebbero
destinati, per un totale di altri 3 milioni di euro, alla costruzione del polo
scolastico tanto atteso da Sindaco e Giunta.
Lasciando da parte la
considerazione se sia ammissibile per un prete fare l’imprenditore piuttosto
che curare le anime, considerazioni che lasciamo ad altri, a noi preme entrare
nel merito delle questioni.
1) Tutte le iniziative assunte
dal CdA della Fondazione dovrebbero essere improntate alla salvaguardia e alla
valorizzazione del patrimonio della stessa. Perchè solo un patrimonio integro e
valorizzato può produrre le rendite necessarie a raggiungere i fini statutari.
Le iniziative sin qui portate avanti da don Boscaglia e dal CdA sono senz’altro
ambiziose, ma comportano un forte tasso di rischio. Quando si tratta di
intervenire su beni appartenenti alla collettività, si dovrebbe avere molta
cautela e scegliere tipi di investimenti a rischio contenuto.
2) Il progetto non è supportato
da alcun piano finanziario. Quanto costerà realizzare il progetto, compresi
campo pratica, club house, magazzino, ristorante, hotel, ecc? Quali fonti di
finanziamento si intendono attivare e in che misura? Quanto si realizzerà dalla
vendita delle villette? Chi gestirà il tutto? Che affitto si conta di ricavare?
3) Don Boscaglia dice che “non si sono riscontrati limiti invalicabili
di fattibilità dal punto di vista ambientale”, mentre da parte di tre rappesentanti del Pdl,
Puma, Navoni e Mombelli, si afferma che “il
campo da golf rispetta e preserva il territorio da altre destinazioni
edificatorie, eccezion fatta per quelli...previsti dal progetto”.
Ora, come si fa a dire che non ci
sono problemi dal punto di vista ambientale? Lì oggi c’è un terreno ad uso
agricolo, domani ci sarà qualcos’altro. In un territorio messo a dura prova da
una speculazione edilizia ingorda e devastante, da grandi infrastrutture che
stanno consumando centinaia di ettari di suolo agricolo, sfregiando in modo
irreparabile la nostra campagna, sinceramente non si sentiva la necessità che
una Fondazione di ispirazione cattolica, si desse da fare per cementificare
ulteriormente il suolo, divorando altra campagna. In Italia si sa, dove si
costruiscono tre case è probabile se ne costruiscano dieci e dove se ne
costruiscono 15 è probabile se ne costruiscano 50. Ci sarà sempre un motivo per
costruire di più e, in questo caso, non è detto che il motivo non nasca dalle
esigenze finanziarie della Fondazione stessa.
4) In un articolo, mai smentito,
uscito sul Giornale di Brescia il 23 agosto scorso si affermava testualmente: “La Fondazione, stando ai primi accordi, in
cambio della possibilità di costruire il
maxi campo da golf, si impegna ad acquistare il terreno sul quale realizzare l’ampliamento
(della scuola Toscanini ndr), ad
affidare la stesura del progetto a dei tecnici, a costruire la scuola (12 aule,
4 laboratori e un’eventuale mensa)”. Fare tutto questo con 2 milioni di
euro sembra difficile, ma vedremo. Il problema è un altro. Non mi pare che
esista alcuna disposizione di legge che preveda che l’autorizzazione ad avviare
una qualsiasi attività produttiva possa essere condizionata. Cosa vuol dire “in cambio della possibilità di costruire...” . L’autorizzazione ad
avviare un’impresa viene concessa dal SUAP (Sportello Unico Attività
Produttive), se ci sono i requisiti necessari e se vengono presentati tutti i
documenti richiesti. L’imprenditore non deve nulla in cambio. A me questa cosa
sembra alquanto ricattatoria e si inquadra in quel rapporto collusivo di cui ho parlato in altro post e che si estrinseca nel seguente accordo: “tu mi autorizzi il progetto io ti dò la
scuola” oppure “io ti dò l’autorizzazione se tu mi costruisci la scuola”. C’è stato
questo da parte del Comune, una specie di imposizione nei confronti della
Fondazione o è stata la Fondazione a sottoporsi spontaneamente a questo
ricatto? In ogni caso il don deve aver cambiato radicalmente
opinione in materia. Nella sua intervista a Rosanna Agostini di qualche tempo fa,
alla precisa domanda della giornalista “non
sarebbe una soluzione più logica mantenere la proprietà di quanto viene
realizzato, prodotto o costruito, ricevendo un’affitto?” il don si dichiara
perplesso per non dire contrario. Oggi cambia idea e decide di regalare 2
milioni di euro, forse anche 5, a questa Amministrazione spendacciona, senza avere nulla in cambio. Si realizza
così, per altra via, quanto a suo tempo pretendeva il Sindaco: “questo patrimonio deve andare a finire metà
di qua e metà di là”.
5) L’unica non
favorevole in seno alla maggioranza è
l’Assessore ai Servizi Sociali Boifava. E si capisce anche il perchè. Quei
soldi dirottati verso il Polo scolastico, vengono tolti ai servizi sociali e in
particolare alle politiche in favore dei giovani in difficoltà che con il perdurare
della crisi economica diventano sempre più numerosi. In tempi di vacche magre, durante i quali si comincia a
tagliare anche sui servizi alla persona, questo è un vero smacco.
6) Si dice che
questa operazione non comporterà alcun danno patrimoniale per l’ente. Questo
naturalmente è ancora presto per dirlo. Non ci sarà danno patrimoniale se tutto
andrà secondo le previsioni. Se le cose invece si mettono male e se, per esempio, non si trovano acquirenti per le famose ville, allora il danno patrimoniale
potrebbe essere rilevante. Per quanto
concerne il Comune, se le cose vanno per il verso giusto riceverà gratis et amore Dei una scuola e forse un polo scolastico. Rinuncia però a 530
mila euro di standard qualitativi che entreranno a far parte del patrimonio
della Fondazione. Insomma un mezzo pasticcio.
D’altra parte tutta
l’operazione è tirata per i capelli, piena di contraddizioni e buchi ancora da
riempire. Ci sembra che si stia andando avanti alla garibaldina, nella convinzione
che tanto, strada facendo, le cose si metteranno a posto. Non sempre vanno a
posto e l’operazione Polo della Cultura ce lo insegna.
I mirabolanti progetti del don - 3
La viabilità in via San Sebastiano e via Tagliata.
Se vi dovesse capitare di passare per le traverse di
via Tagliata, noterete che sono stati realizzati degli stalli di parcheggio e
una pista ciclabile. Gli stalli di parcheggio, in particolare, hanno
determinato la sollevazione dei residenti in quanto, con una decisione
strampalata, sono stati disegnati proprio davanti all’uscio delle abitazioni.
Con una macchina parcheggiata davanti, un disabile o una mamma con passeggino o una persona in bicicletta,
fanno fatica a entrare o uscire.
Ma l’imperativo di oggi è: “fare”. E infatti, nel corso dell’estate, si è proceduto all’abbattimento della vecchia ala dell’oratorio, per realizzare al suo posto nuovi stalli per la sosta di automobili. Seguiranno la realizzazione di una rotonda, alla confluenza fra via Tagliata e via S. Sebastiano e dopo, quando cioè le risorse finanziarie lo consentiranno, la costruzione di una sala polivalente. Tutte queste iniziative sollevano forti interrogativi a cui sarebbe utile dare delle risposte precise.
Ma l’imperativo di oggi è: “fare”. E infatti, nel corso dell’estate, si è proceduto all’abbattimento della vecchia ala dell’oratorio, per realizzare al suo posto nuovi stalli per la sosta di automobili. Seguiranno la realizzazione di una rotonda, alla confluenza fra via Tagliata e via S. Sebastiano e dopo, quando cioè le risorse finanziarie lo consentiranno, la costruzione di una sala polivalente. Tutte queste iniziative sollevano forti interrogativi a cui sarebbe utile dare delle risposte precise.
1) Questi lavori,
(abbattimento vecchia ala oratorio e sala polivalente compresi) si stanno
realizzando o si realizzeranno con i soldi della Fondazione Istituto
Morcelliano? Di che soldi stiamo parlando? Si tratta dei soldi rivenienti dal
fotovoltaico, si tratta di rendite accumulate precedentemente, si tratta di
altri introiti?
2) I lavori
insistono su aree e fabbricati del CG2000 e cioè della Parrocchia. Se si stanno
utilizzando i soldi della Fondazione, si è per caso firmata una convenzione fra
Parrocchia, Comune e Fondazione, per stabilire diritti e obblighi di ciascun
contraente? Se non esiste alcun tipo di convenzione, a che titolo don Boscaglia
sta usando soldi della Fondazione per interventi da effettuarsi su proprietà
altrui?
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| Chiari - CG2000 lavori in corso |
3) Perchè il
rappresentante del Comune presso il CdA della Morcelliana non dice niente in
proposito e niente hanno da dire il Sindaco e
gli assessori competenti?
A noi sembra che
queste iniziative rendono chiara l’idea di cosa voglia dire gestire la cosa
pubblica in modo raffazzonato, improvvisato e sciatto. Non si distingue più il
privato dal pubblico e anzi i soldi pubblici, cioè i soldi appartenenti a tutta
la comunità, vengono utilizzati per
assecondare interessi privati. Si arriva al punto che i Pubblici
Amministratori, cioè coloro che sono stati votati dai cittadini per governare
la loro città, rinuncino al loro ruolo e affidino la realizzazione di lavori
pubblici a un prete, intraprendente quanto si vuole, ma responsabile solo nei riguardi di se stesso e forse della
parrocchia, un prete che gestisce il patrimonio di una Fondazione bicentenaria
in modo del tutto spregiudicato.
Ma che fine ha fatto
lo spirito civico dei cittadini di Chiari?
Non c’è niente da dire, non c’è nulla da chiedere a don Alberto
Boscaglia e al Prevosto, se non al Sindaco e ai suoi Assessori? Ci pare che questo sia, un atteggiamento omissivo
assai grave, destinato a pesare parecchio sul futuro della nostra città.
giovedì 20 settembre 2012
Un megafono stonato
In un articolo apparso sul
Giornale di Chiari in questi giorni, Massimiliano Magli, suo direttore ed
editore, si lancia in una incomprensibile polemica nei riguardi del PD,
polemica che nulla ha a che vedere con l’oggetto dell’articolo e che a noi sembra
frutto di confusione mentale e atteggiamento preconcetto nei confronti di uno
dei protagonisti della vita politica italiana e clarense.
Magli parla di “un vergognoso attacco del PD davanti al
Prefetto nei confronti del Comune di Chiari che aveva acquistato spazi a
pagamento sul nostro giornale”. Sono cose che risalgono a 2 anni e mezzo
fa, ma egli continua a rimestarci sopra in modo del tutto inaudito e, tanto per
cambiare, disinformato.
Ebbene quell’attacco vergognoso, come lo chiama lui, è stato firmato da tutti i
consiglieri comunali di minoranza (tutti!) e riguarda numerosi argomenti in cui
venivano evidenziate “irregolarità e mancato rispetto della Legge
e dei Regolamenti comunali da parte dell’Amministrazione del Comune di Chiari”.
La missiva era indirizzata al
Prefetto in quanto è l’organo di vigilanza sugli Enti Locali. Si era in
campagna elettorale e i partiti che
componevano la maggioranza consiliare della nostra città avevano pensato di
usare soldi pubblici, soldi quindi dei cittadini di Chiari, per farsi
propaganda. Vedi la costosissima pubblicazione “Dalle parole ai fatti”
distribuita nei gazebo della Lega o l’acquisto di spazi di pubblicità su un
giornale locale . Cose tutte vietate dall’art. 9 della Legge 28/2000.
Questo è l’attacco vergognoso lamentato da Magli. Ognuno può farsi un’idea se
queste siano cose fatte legittimamente e trasparentemente dal Comune e se da
parte del PD ci sia stato un attacco al Giornale di Chiari, mai nominato nella
missiva.
Solo che Magli non si ferma qui.
Si può tranquillamente dire che quell’attività dell’Amministrazione Comunale
fosse legittima e trasparente, altri affermeranno il contrario e tutto finisce
lì. Restiamo nell’ambito dell’opinabile.
No,
Magli afferma perentorio che un partito che
fa cose di questo tipo “è un partito scorretto
e suicida...anzi già morto e sepolto”.
Come si vede il marchio del Movimento 5
Stelle è già impresso a fuoco. Ma è un marchio mortifero.
Risentito per questo affronto inaudito, Magli allora ha
deciso di tirare una riga su e dire basta alla pubblicazione di articoli
provenienti dai partiti. Non proprio tutti. Egli stesso ammette: ad eccezione
di “interviste e occasionali interventi
che vengono realizzati o accolti da noi” mentre quelli che “non riteniamo interessanti sono a
pagamento”. State pur certi che
quelli non interessanti sono stati quelli del PD.
E’ capitato infatti che il
Giornale di Chiari abbia ospitato scritti di rappresentanti del Pdl e dell’Udc,
in bella evidenza e con tanto di foto, ma quanto al PD è stato addirittura
negato un diritto di replica al Segretario della locale sezione, nonostante
Magli avesse da una parte mosso, tanto
per cambiare, ingiustificate e pesanti critiche
nei confronti del PD clarense e dall’altra fatto il panegirico del Sindaco
Mazzatorta e della sua Giunta (leggi qui).
Magli afferma soddisfatto che
ospitare sui suoi giornali spazi autogestiti da partiti politici e
amministrazioni pubbliche è quanto mai “fruttuoso”.
Non stentiamo a crederlo. Il Comune di Chiari, per due pagine pubblicate ogni
mese, viene a spendere oltre 10 mila euro l’anno.
Insomma qualcosa come 800 euro a numero, per articoli già pubblicati sul sito
informativo del Comune, Chiarinewsletter,
curato dalla giornalista Rosanna Agostini, retribuita sempre dal Comune con i
soldi dei cittadini di Chiari. Solo per questa attività informativa veniamo a
spendere 26 mila euro l’anno, mentre si riducono i fondi ai servizi sociali,
alle famiglie, agli anziani, alla cultura ecc.
Ma Magli non è ancora
soddisfatto. Ha ancora veleno in corpo per lanciare l’ultimo assalto. Ma
esagera e così getta la maschera. Attenzione a quello che dice: “Inutile dire che per pochi euro al mese il PD non ce l’ha fatta, ha molte difficoltà
evidentemente e pochi euro al mese sono un’enormità”.
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| Sede PD Chiari |
Il PD di Chiari è un partito che si
autofinanzia. Le uniche entrate che ha provengono dalle tasche dei suoi
iscritti e queste devono servire a sostenere spese di gestione e le attività
politiche. Non è una difficoltà è un orgoglio, se queste parole possono avere
ancora un senso per il disincantato Magli. Evidentemente egli frequenta partiti
e politici che hanno molta disponibilità finanziaria, buon per lui e i suoi
amici. La politica che tutti vogliamo sia finalmente sobria,
equilibrata e disinteressata, va praticata nei fatti non solo nelle parole.
Ma cosa vuol dire “per pochi euro al mese il PD non ce l’ha
fatta”? Vuol forse dire che se gli viene pagata la “marchetta” lui cambia atteggiamento nei confronti del PD? Vuol forse
dire che per avere un maggiore apprezzamento nei suoi articoli, occorre
concordare uno spazio autogestito sul suo giornale secondo le tariffe a suo
tempo comunicate? Sono questi i taciti accordi che il giornalista e l’editore
Magli fa con partiti e pubbliche amministrazioni? “Tu compri uno spazio nel mio giornale, io
avrò un occhio di riguardo nei tuoi confronti, sarò il tuo megafono”? A vedere
come stanno andando le cose sembrerebbe proprio di sì.
lunedì 3 settembre 2012
Stazione e cimitero
Paradigma del fallimento politico
dell’amministrazione Mazzatorta
Mi ero ripromesso, durante il
periodo delle Quadre, di non postare alcun articolo, ma stamattina non ho
potuto fare a meno di annotare che la discarica abusiva del cimitero è
tuttora operativa.
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| Chiari - Abbandono di rifiuti presso il cimitero |
Dopo i miei articoli precedenti,
i responsabili della Comunità di Zona si sono dati molto da fare per nascondere
questo scempio, mandando in ore antelucane dalle parti del cimitero, mezzi e
personale a disposizione allo scopo di far sparire lo schifo lasciato da
cittadini poco inclini a rispettare le norme del vivere civile.
Purtroppo in alcuni giorni (vedi
stamattina), qualcosa non funziona a dovere e la spazzatura fa bella mostra di
sè fin verso le nove.
Mi sembra del tutto chiaro che
questo malcostume si perpetuerà sino a che non si prenderanno sul serio e non a
parole, quelle misure necessarie a individuare i trasgressori. Sino a che queste
persone saranno certe di farla franca, il fenomeno non verrà stroncato.
Stesso discorso per la stazione.
Le foto che pubblico sono la testimonianza lampante che tutte le belle parole
spese dal Sindaco sull’argomento sono volate nel vento, ma non hanno spostato
il problema di un millimetro. Con l’aggravante però che per avere la pretesa di
fare della stazione “un salotto” si sono spesi un mucchio di soldi dei
cittadini di Chiari, col bel risultato che è sotto gli occhi di tutti.
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| Chiari - la Stazione ferroviaria stamattina 3/9/2012 |
Oggi si apre la settimana delle
Quadre. La stazione è una delle porte d’ingresso alla città. Non penso che ci
facciamo una bella figura con quanti, cittadini di comuni limitrofi,
decideranno di prendere il treno per raggiungere Chiari. Senza pensare che i
pendolari che giornalmente si recano a Milano o Brescia per lavoro o studio
hanno il sacrosanto diritto di vedere la stazione, se non come un salotto,
almeno come un luogo decoroso e degno di una città civile.
Purtroppo non si viene a capo di
questo problema perchè questa Amministrazione del “fare chiacchiere” pensa che
il problema sia solo di ordine pubblico. Se si interviene solo dal punto di vista
dell’ordine pubblico e con interventi saltuari e poco coordinati il problema
non si risolve. Occorre altro. Occorre
vedere come si possono risolvere i casi umani che sono la causa del degrado. I
servizi sociali del Comune dovrebbero cercare di capire chi passa le sue notti
lungo le banchine, nei sottopassi, nei locali della ferrovia. Si tratta di
comportarsi come un paese civile che cerca di risolvere i suoi problemi. E per
risolvere un problema occorre prima conoscerlo. E’ gente senza fissa dimora,
stranieri sbandati e senza permesso, spacciatori, ubriachi, prostitute,
delinquenti, vandali, ragazzi annoiati? Per ognuna di queste tipologie di
individui, stranieri e no, gli
interventi sono diversi. Chi sono questi fantasmi che popolano le notti lungo i
binari della ferrovia? Se sai chi hai di fronte puoi mettere in campo le
iniziative per risolvere il problema, se non lo sai rischi di fare propaganda
di bassa lega e alzare polveroni che lasciano il tempo che trovano.
venerdì 10 agosto 2012
Polemiche agostane
Ovvero i doveri dell'informazione
Nell'ultimo numero del Giornale di Chiari, è stato usato mio materiale senza chiedere il permesso di usarlo e senza citare la fonte. Sarebbero bastate delle scuse e
la questione sarebbe finita lì. Massimiliano Magli, suo direttore-editore, invece ha voluto fare polemica (leggi qui),
dimostrando così di essere oltre che un cattivo giornalista anche un pessimo
editore.
Mi rinfaccia di averlo chiamato “megafono di Mazzatorta”. Lo è, perchè
nei suoi articoli non fa che amplificare quanto dice e fa il sindaco-senatore
di Chiari, senza però svolgere quella funzione che è tipica di un giornalismo
libero: quella cioè di raccontare i fatti così come avvengono e quella di porre
domande scomode a chi detiene il potere. A ben vedere mi dovrebbe pagare il
copyright, perchè in occasione delle ultime elezioni amministrative in
quel di Rovato, Magli si è proposto nei confronti dei futuri
amministratori come il loro “megafono”. Riguardo le malignità che lui ha
raccolto riguardo “l’operazione alla
stazione”, mi permetto di dire che le ha raccolte da persone appunto
“maligne”. Io non ho fatto altro che svolgere il lavoro che avrebbe dovuto fare
un giornalista che si rispetti. Ho letto l’articolo riportato da Chiari-week e
sono andato in stazione a riprendere quell’atto dimostrativo. E questo per la
semplice ragione che sul degrado della stazione avevo scritto ripetutamente sul
mio blog. Vi erano persone non esattamente di destra?
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| Cittadini impegnati a pulire i locali della stazione di Chiari |
Non lo so. Alcune di esse io neppure le conoscevo. Ho chiesto loro se erano disposte a
farsi intervistare e tutte lo hanno fatto in piena libertà e mettendoci la
faccia. Che fosse un atto dimostrativo vero e non inventato è dato dal fatto che
ne hanno parlato tutti i giornali, compreso quello su cui egli scrive. Se se ne
è parlato è perchè il mio servizio ha fornito materiale per parlarne.
Lo stesso è successo per la
discarica a cielo aperto che giornalmente si crea nei pressi del cimitero. Con la mia macchina fotografica ho puntualmente
documentato questo scempio creato da persone incivili, siano esse di Chiari o
no. Ho solo aggiunto una nota polemica riguardo le telecamere che i nostri
Amministratori hanno da mesi promesso di installare e che mai hanno installato.
| Chiari - discarica abusiva presso il cimitero |
La differenza fra me è lui è che lui riporta
“amplificandole” le dichiarazioni trionfalistiche del nostri Pubblici
Amministratori, Sindaco in testa, io invece prima di scrivere aspetto di vedere
se le cose promesse sono state realizzate. Con questo metodo, in questi 4 anni
di pubblicazioni su Chiari Blog, ho
messo in evidenza difetti e limiti dell’attività amministrativa del Sindaco
Mazzatorta e della sua Giunta, per non parlare delle serie innumerevoli di
fallimenti e fiaschi che l’hanno caratterizzata.
Magli sa benissimo che io, pur
avendo poca simpatia nei suoi confronti, non gli avrei mai negato l’uso del
materiale da me prodotto, perchè come dice bene lui, quello che viene pubblicato in
rete è patrimonio di tutti. Ma lui non scrive per un blog o un sito senza fine
di lucro. Dalla sua attività pubblicistica ne trae guadagno. In qualità di
giornalista e proprietario di una testata, il Giornale di Chiari, egli ha
doveri deontologici, non paragonabili a
quelli di un semplice blogger che scrive per semplice interesse personale. D’altra parte, altri gionalisti hanno
utilizzato il materiale in questione, chiedendomi il permesso e citando la fonte. Non si tratta
di protagonismo da parte mia, ma di semplice correttezza da parte loro.
Come giornalista, e questa è la
mia personalissima idea, quando tratta di argomenti politici, Magli non è stato e non è
al di sopra delle parti. Non racconta i fatti come avvengono, ma ne dà quasi
sempre una versione edulcorata a tutto vantaggio dell’Amministrazione
Mazzatorta. Questo suo modo di operare lo ha portato via via ad attuare una
specie di “conventio ad excludendum” nei confronti del PD, partito che più di
ogni altro ha contrastato la cattiva politica di questa Amministrazione. Sia sul
Giornale di Chiari, sia sui suoi articoli su BresciaOggi, il PD è difficilmente
citato e se viene citato viene fatto a denti stretti. E’ arrivato perfino a
negare al segretario di quel partito il diritto di replica, con la scusa che la
linea editoriale del Giornale di Chiari non prevedeva interventi di esponenti
politici. Peccato che subito dopo siano stati pubblicati articoli a firma del
segretario del PD di Castrezzato, del segretario dell’Udc di Chiari (con tanto
di foto), di esponenti del Pdl (Puma), solo per citare quelli che mi vengono in
mente. Eppure in un suo articolo aveva sollevato critiche pesanti nei confronti
del PD, per cui una replica non solo era naturale, ma la sua pubblicazione era
dovuta. Per non parlare di interviste ad esponenti di altri partiti pubblicati
su BresciaOggi, quando, sull’argomento trattato i più indicati a rispondere
erano i Consiglieri del PD, che quegli argomenti avevano trattato per primi e
con i dovuti approfondimenti (vedi Polo della Cultura, Cava di via Roccafranca,
Polo del Produrre ecc.).
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| Chiari - cantiere del Polo della Cultura |
Per finire qualcosa sulle frasi
degne di una querela. Io penso di essere polemico, ma mai offensivo. Uso l’arma
dell’ironia, ma non entro mai nell’ambito privato delle persone. Parlo di
politica, ma con cognizione di causa. Critico i politici, ma solo per gli atti
da loro posti in essere come uomini pubblici. Se qualcuno ha minacciato di
denunciarmi lo ha fatto per frasi non scritte da me ma da qualche scriteriato
commentatore. Venire fuori ancora con questa storia della querela è diventata
una cosa stucchevole. Se ho polemizzato con Magli è solo per suoi commenti a
fatti di rilievo avvenuti a Chiari: in particolare l’intervista al Sindaco da
parte dell’inviato di Striscia la Notizia, la vicenda del Polo della Cultura e
suo relativo fallimento.
Lo ringrazio infine per avermi
attribuito un’ingenuità da adolescente. Spero di mantenere sempre questa
ingenuità che mi fa credere che la politica possa essere servizio nei confronti dei
cittadini e non “sangue e merda”
come afferma il sindaco.
martedì 31 luglio 2012
Nuova Caserma Carabinieri
Ovvero l’ennesimo “cadavere” della Giunta Mazzatorta.
Più passa il tempo, più la
vicenda della nuova Caserma dei Carabinieri rassomiglia a quella che ha
interessato il Polo della Cultura, almeno per quanto riguarda l’atteggiamento
dei nostri Pubblici Amministratori e in particolare del Sindaco.
Vi ricordate le parole che
pronunciò in Consiglio l’ex Consigliere
Comunale Massimo Ghilardi? “Andammo alle elezioni con un progetto morto, consapevoli che
ci portavamo appresso un cadavere” . Il progetto morto era il Polo della Cultura, già
“cadavere” prima delle elezioni amministrative. Ghilardi continuava: “Mi sarei
aspettato che il responsabile, cioè il Sindaco, facesse un passo avanti e si
assumesse la responsabilità di quello che è, a
tutti gli effetti, un fallimento politico. Se non lo farà, lascerà a noi il
peso di questa testardaggine”.
La
vicenda della nuova Caserma dei Carabinieri ricalca questo schema e rischia di
diventare l’ennesimo fallimento di questo Sindaco e della sua Giunta.
Si
era partiti nel 2006 con un grandioso progetto, quello del recupero della cava
di via Roccafranca attraverso un milionario Piano Integrato di Intervento
presentato, manco a dirlo, dal Gruppo Fin Beton.
Ci
è stato raccontato che a fronte di questo Piano Integrato di Intervento la Fin
Beton si assumeva l’onere (bontà sua) della costruzione della nuova Caserma
dei Carabinieri e di un anfiteatro da 2500 posti.
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| I famosi cartelloni pubblicitari 4x2 della Giunta Mazzatorta |
Naturalmente la Fin Beton non ci regalava
niente. La Caserma sarebbe stata costruita con i soldi degli oneri di
urbanizzazione di quella mega speculazione che prevedeva, è bene ricordarlo, un
Centro Commerciale di 45 mila mq e la costruzione di 150 appartamenti per una
popolazione residente di oltre 500 persone. Una pacchia!
Purtroppo,
la crisi economica e l’insolvenza della Fin Beton hanno infranto miseramente i
sogni di gloria di Sindaco e soci, per non parlare dei problemi nati con il
sequestro giudiziario di parte della cava che nel frattempo era divenuta una
discarica abusiva anche di rifiuti pericolosi.
Presa
la scoppola, i nostri Amministratori pensarono subito a un piano B. Acquistare
un’area di fronte alla cava e lì costruire la nuova Caserma, considerata “obiettivo
prioritario di questa Amministrazione”.
Per
fare ciò venne proposto un Accordo di Programma che prevedeva, per la
realizzazione dell’opera “stimata in 6
milioni di euro complessivi”,
gli interventi congiunti di Comune per
un importo di 2,5 milioni di euro, Provveditorato Interregionale alle Opere
Pubbliche della Lombardia per un importo di 1,5 milioni, Prefettura di Brescia per 1 milione. 2,5 + 1,5 + 1 al mio paese fanno 5. All’appello manca 1 milione di euro. Forse lo metterà Babbo Natale.
Tutto
bene? Beh, quando si tratta di metterci
i soldi in un periodo come questo, dire “tutto bene” è un azzardo. Per stare
nel nostro recinto, il Comune non ha il becco di un quattrino e per reperire
quei fondi dovrebbe vendere l’attuale sede dei Carabinieri di via Rota.
Impresa, come si può capire abbastanza difficile visti i momenti. La vicenda
dell’area di via Ricci, messa all’asta già 4 volte e ancora invenduta, ne è esempio lampante.
I
nostri però vanno avanti per la loro strada con piglio baldanzoso. L’Assessore
Piantoni ha sì smesso di dichiarare che i lavori per la nuova caserma
inizieranno fra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo, ma il Sindaco ha voluto
precisare che quest’opera deve essere iniziata, caschi il mondo, entro la
fine del suo mandato.
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| Il Sindaco di Chiari Sen. Sandro Mazzatorta |
Solo
che si tratta di una bufala. La Caserma dei Carabinieri non vedrà la luce, nè
ora nè chissà per quanti anni. A fare scendere con i piedi per terra Sindaco e
soci ci ha pensato bene il Comandante dei Carabinieri di Brescia Col. Marco
Turchi.
In
una lettera indirizzata al Sindaco, egli esprime tutte le sue perplessità sulla
fattibilità dell’Accordo di Programma perchè il Provveditorato alle Opere
Pubbliche non dispone di fondi, e il Ministero dell’Interno ha stabilito sin
dal 2005 la “sospensione di tutte le iniziative infrastrutturali con
oneri a carico del Dicastero”.
Insomma niente soldi neppure dalla Prefettura.
Dello
stesso tenore anche una recente lettera della Prefettura di Brescia che
riconferma la inesistenza di capitoli di spesa per nuove Strutture e la sola
esistenza di capitoli di spesa per affitti e manutenzioni. Ma scusate signori, ma allora di cosa stiamo
parlando?
Nonostante
queste parole, amare quanto si vuole ma vere, Sindaco e soci hanno inserito la
Caserma dei Carabinieri nell’elenco delle Opere Pubbliche da realizzare nel
triennio 2012-2014.
Insomma,
l’ennesimo “bluff”, l’ennesimo “progetto morto” , l’ennesimo “cadavere” che
il Sindaco si porterà dietro sino alla
fine del suo mandato, spacciandolo per cosa da realizzare con effetto
prioritario.
Comunque
se la caserma non verrà realizzata, il Sindaco può sempre dare la colpa ad
altri, perchè, come precisa il Col. Turchi
“la scaturigine
dell’iniziativa si protrae dal 2001”,
periodo in cui, com’è noto, a
Chiari governava la Giunta
Facchetti. Sempre lei, cribbio!
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