mercoledì 3 giugno 2015

Un sistema che cade a pezzi

Con la condanna in primo grado a 5 anni e 10 mesi di Enio Moretti e il commissariamento della Fondazione Bertinotti-Formenti si conclude miseramente a Chiari la parabola del potere leghista.
Seppure si tratti di questioni fra loro assai diverse, entrambe traggono origine dallo stesso modo di concepire il rapporto fra politica ed economia, un rapporto perverso fra strutture affaristico-speculative e il sistema politico istituzionale che ha consentito di affondare le mani nella  borsa del bilancio pubblico e negli sterminati forzieri delle Fondazioni.
Enio Moretti
Di Moretti, personaggio che ha segnato la storia recente della nostra città, ho già scritto in altro post (leggi qui). Resta solo da aggiungere che siamo arrivati a un tale livello di degrado che destano maggior allarme sociale cinque profughi che non hanno commesso alcun crimine e il cui unico torto è di essere nati nella parte sbagliata del mondo, rispetto a delle persone condannate per “associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale”. Per i primi è da mesi che certi “indignati” scrivono le cose più turpi e infami, per i secondi manco una virgola. Anzi ci viene detto che la questione è squisitamente privata e che noi non abbiamo alcun diritto di interferire, come se 20 milioni sottratti al fisco, ovvero a noi cittadini che paghiamo le tasse sino all’ultimo cent, possano essere considerati un fatto privato.

Il commissariamento della Fondazione Bertinotti Formenti si inserisce invece nella cronaca di una morte annunciata. 
L’ex Presidente Franzoglio e il Consiglio d’Amministrazione in questi anni hanno messo in piedi operazioni che definirle azzardate è un eufemismo. Non solo. Quando tutto il patrimonio è stato, come si usa dire, “valorizzato”, si è cercato di mettersi al riparo da inopportune intrusioni attraverso  la modifica dell’impianto statutario: una torsione inconcepibile il cui unico fine era quello di perpetuare all’infinito il potere leghista all’interno dell’Ente. Questo assurdo disegno ha trovato sponda, è bene ribadirlo, in Regione Lombardia e nella Parrocchia di Chiari.
Renato Franzoglio
Oggi, dopo le dimissioni a catena dei vari componenti del CdA, a reggere le sorti dell’antico ente è stato chiamato un Commissario Straordinario nella persona del Dott. Gianluca Fornari – Dirigente Amministrativo dell’ASL di Brescia. A lui il compito di gestione della Fondazione per i prossimi tre mesi, eventualmente prorogabili per altri tre.
Alcune domande sorgono spontanee:
  1. Perché i Consiglieri Arcari e Facchetti si sono dimessi? Quali sono le motivazioni che stanno alla base delle loro dimissioni?
  2. Perché l’ex Presidente Franzoglio è rimasto pervicacemente al suo posto e non ha sentito il dovere morale di dimettersi ancor prima che l’ente fosse commissariato?
Siamo certi che il Commissario Straordinario utilizzerà questi mesi per analizzare attentamente e approfonditamente lo stato della Fondazione allo scopo di consentire ai futuri legittimi amministratori di avere un quadro chiaro sulla sua situazione finanziaria e patrimoniale. 
Gli atti posti in essere dalla gestione Franzoglio destano infatti molti dubbi di legittimità in relazione agli scopi istituzionali propri dell’ente per cui sarebbe utile approfondirne alcuni aspetti: 
  1. Non si capisce quale interesse potesse avere la Fondazione ad acquisire la cooperativa “Quattro colori” che non operava certo nel campo delle politiche sociali. Quanto è costata questa acquisizione e che beneficio ha dato alla Fondazione? E’ servita essa a svolgere attività nel campo delle politiche sociali o altre iniziative sempre nell’ambito dei fini statutari dell’ente? Sono sorti conflitti di interesse fra la Fondazione e le cooperative Opus Terra e Quattro colori? Sono state poste in essere operazioni improprie? Quali sono i motivi che hanno impedito il pagamento regolare degli emolumenti ai dipendenti delle due cooperative?
  2. Che interesse aveva la Fondazione Bertinotti Formenti a firmare con la Parrocchia un atto di compravendita del Cinema S.Orsola? Come si configura questa acquisizione con i fini propri dell’Ente? Da quanto letto sui giornali il contratto prevedeva l’acquisizione del cinema attraverso versamenti graduali. Sono state pagate rate relative a questo contratto? Come prevede la Fondazione di onorare l'impegno con la Parrocchia? Per opere di manutenzione sullo stabile del Cinema la Fondazione ha avuto accesso a contributi regionali. Sono state effettivamente realizzate queste opere? E se non sono state realizzate che fine hanno fatto i soldi ricevuti dalla Regione? 
  3. Per la tensostruttura installata presso il Rustico Belfiore erano stati spesi 125 mila euro. Il tendone è stato rimosso perché essendo in pianta stabile risultava abusivo. Che fine ha fatto?  
  4. Sugli immobili del cosiddetto Conventino è stata iscritta un’ipoteca a favore di una Banca per un valore di 5 milioni di euro a fronte di un’apertura di credito ipotecaria di 2,5 milioni di euro. A cosa sono serviti questi soldi tenuto conto che per la ristrutturazione dello stabile delle ex Derelitte non si è fatto ricorso, almeno a quanto riferito, a impegni bancari? Come si pensa di restituire questi soldi? Dovremo dire addio all’immobile del Conventino restaurato da pochi anni e pensare che esso debba essere destinato “al mercato immobiliare, con soluzioni residenziali o direzionali” come riferito da un giornale locale nel febbraio del 2012? (leggi qui).
  5. Per il restauro della sede di via Rangoni sono stati spesi alcuni milioni di euro. Con l'arrivo del Commissario si verrà finalmente a sapere quanti soldi effettivamente sono stati spesi. Un Consigliere dell’allora minoranza aveva sollevato dubbi sulla regolarità dell’operazione, affermando che era stato compiuto un grave abuso edilizio realizzando un sopralzo su un edificio vincolato dalla Soprintendenza  (leggi qui). Forse è venuto il momento di fare chiarezza anche su questa  questione.

    La sede delle ex Derelitte in fase di ristrutturazione

Come si vede, queste e altre operazioni che qui sarebbe lungo analizzare configurano un modo di operare a dir poco disinvolto che poco ha a che vedere con gli scopi istituzionali della Fondazione. Forse è venuta l'ora di analizzare approfonditamente l'operato degli amministratori e valutare se siano stati compiuti atti in conflitto di interessi, contrari allo Statuto ed eventualmente alla legge. Chi fosse eventualmente responsabile ne dovrà rispondere di fronte al magistrato.  
A Chiari le Fondazioni sono state utilizzate per realizzare lucrose iniziative immobiliari, dimenticando che esse dovrebbero perseguire unicamente “finalità di solidarietà sociale in particolare nel settore dei servizi socio assistenziali rivolti a minori, disabili, giovani in condizione di emarginazione e anziani”. Esattamente tutto il contrario di quello che è stato fatto negli ultimi anni.

giovedì 21 maggio 2015

Un centro storico vivo


A Chiari, come in tantissimi altri posti, la crisi ha creato seri problemi al settore del commercio.  Chiunque giri per le vie del centro può constatare quanti siano gli esercizi chiusi e le saracinesche abbassate. 
Se la crisi è la massima responsabile di questa situazione, una buona mano l’ha messa anche l’Amministrazione Comunale precedente che poco ha fatto per rivitalizzare il centro. In alcuni casi, anzi, ha operato scientemente perché esso venisse desertificato. La vicenda mercato e le polemiche che per anni ne sono seguite, sono emblematiche.
Oggi, forse si compie un primo, piccolo passo di inversione di tendenza. L’Amministrazione Vizzardi, consapevole dell’importanza del centro storico ai fini di uno sviluppo equilibrato della nostra comunità, lancia un’operazione - CHIARI OPEN - che vuole essere un tentativo per cancellare dalle vie del centro quella sensazione di abbandono che è fisicamente avvertibile in quasi tutte le vie.
I negozi chiusi, le vetrine polverose, potrebbero riprendere nuova vita se i vari esercenti fossero disponibili a utilizzarli per mostre, show-room, temporary shop, ovverosia apertura temporanea di negozi ad affitti calmierati.
L’iniziativa non è nuova. Una iniziativa simile era stata avviata a Brescia e aveva visto la collaborazione fra il Comune e gli esercenti di Corso Palestro. Ne avevo parlato nell’agosto dello scorso anno sul mio profilo Facebook e l’avevo segnalata come iniziativa da emulare. Quindi non può che farmi piacere se a distanza di meno di un anno anche a Chiari prende avvio una iniziativa che dimostra sensibilità verso un problema fondamentale qual’è quello della vivibilità del nostro centro storico.
Spero che la stessa sensibilità ci sia da parte degli esercenti e che tutti si lavori per rendere più bella e vivibile la nostra città.

sabato 2 maggio 2015

Le parole sono pietre

Le parole della polemica politica non mi spaventano. Da quando scrivo su questo blog ne ho dette e ricevute a valanghe. Ma un conto è il commento ironico, tagliente, dissacrante o le parole anche pesanti rivolte a un uomo politico per quello che fa nell’esercizio delle sue funzioni, un altro conto sono le offese personali che attengono alla sua sfera privata o, peggio, parole e frasi che si configurano come istigazione alla violenza.
Ora, nel caso che ci occupa a Chiari [“Caro Sindaco, spero che uno di questi profughi scappi, ti ammazzi la famiglia e ti stupri la moglie”] l’istigazione a delinquere non esiste. E’ un auspicio, una speranza tanto più vergognosa e riprovevole in quanto rivolta non alla figura del Sindaco, ma alla sua famiglia e a sua moglie, cioè a persone estranee alla sua attività politica  e quindi alla sua responsabilità come pubblico ufficiale.  
Possiamo dire che non configurandosi come un reato questo commento sia meno grave? Possiamo dire, come fa il Segretario della Lega di Chiari, Alessandro Cugini, che dopotutto si tratta di un “commentino su Facebook”, al quale non va data alcuna importanza, essendo altri i problemi?


Forse sarebbe il caso di approfondire la questione. 
La speranza espressa dal commentatore dovrebbe servire a confermarlo nella propria idea. L’idea è questa: i profughi in arrivo a Chiari rappresentano un pericolo alla nostra sicurezza. Nel caso dovessero scappare (scappare da cosa? Non sono mica in prigione) potrebbero ammazzare e stuprare. Nel caso, caro Sindaco, spero che ad essere ammazzata sia la tua famiglia e stuprata tua moglie. Questo in sintesi è il succo del discorso.
Ma come si fa a mettere in piedi una fantasia del genere senza neppure conoscere le persone che andremo a ospitare? Perché immaginiamo possano essere assassini e stupratori quando non sappiamo niente di loro? Sappiamo per caso da dove vengono, da quale città, paese, villaggio? Sappiamo cosa facevano prima e da quali pericoli o calamità stanno scappando? No, non lo sappiamo, ma presumiamo possano essere terroristi, assassini e stupratori. Eppure si tratta di profughi per i quali sono in corso le pratiche per stabilire se ad essi possa essere applicato lo status di rifugiati secondo le convenzioni internazionali. Per essi è previsto in questa fase di transizione un percorso di accompagnamento che ci permette di controllarli molto meglio che se fossero dei semplici clandestini.

Negli anni passati, cioè negli anni in cui governava la Lega a Chiari, gli stranieri sono più che triplicati. La maggior parte di essi erano clandestini, regolarizzati successivamente con i vari decreti. Abbiamo forse gridato all’invasione e all’arrivo di assassini e stupratori? 
Oggi invece si montano campagne di odio per cinque semplici profughi.
Questa campagna è in corso da mesi, da quando cioè il centrodestra ha subito il tracollo elettorale. Essa è alimentata dal partito della Lega e in particolare dai suoi massimi rappresentanti.
A furia di soffiare sul fuoco, emergono quasi inevitabilmente paure irrazionali alle quali si reagisce con un misto di rabbia e aggressività. Le frasi lette in questi giorni fanno inorridire per il loro contenuto xenofobo e razzista. Continuare a parlare di “forni” e “lanciafiamme” non solo richiama alla mente tempi tragici mai dimenticati, ma testimonia della depravazione mentale a cui certi individui possono arrivare.
Cugini e Campodonico possono anche nascondersi dietro un “disclaimer”, ma la responsabilità di queste nefandezze è tutta loro.

venerdì 1 maggio 2015

Profughi e fanatismo

“Caro Sindaco, spero che uno di questi profughi scappi, ti ammazzi la famiglia e ti stupri la moglie”.
Questo commento, apparso sul profilo FB del Consigliere Comunale Campodonico, è una summa di vergogna e infamia. Diventa difficile capire in quale fondo di turpitudine germinano idee come queste, in quali famiglie crescono persone che esprimono queste nefandezze. Se ci fossero dei genitori all’altezza del loro compito porterebbero i loro figli a calci nel sedere a chiedere scusa al Sindaco e alla sua famiglia. 
Purtroppo questo vile messaggio non è il solo. In quella fogna maleodorante che è diventata la rete  circolano parole che offendono e infamano le persone, quando non sono vere e proprie istigazioni alla violenza. 


E’ giunta l’ora di dire basta! La rete, Facebook non possono essere un porto franco dove ognuno scarica impunemente i propri scazzi senza  poi rispondere delle parole che scrive. 
E’ una deriva  purtroppo alimentata da giornali accondiscendenti che scambiano l’informazione per una ghigliottina, un tritacarne dove gettare chiunque non corrisponda ai canoni delle loro miserevoli linee editoriali. I siti e profili canaglia in questi anni si sono moltiplicati in misura esponenziale. La libertà di parola e di opinione non c’entra proprio niente. In Italia ognuno è libero di esprimere le proprie idee, ma la dignità della persona va salvaguardata e a nessuno è consentito infangare o, peggio, incitare alla violenza.
Si dice “La gente è esasperata, non ne può più”. Possono mai essere le accuse infamanti e le violenze gratuite una risposta a una situazione di difficoltà? Anche perché queste violenze sono  spesso messe in atto da persone che le difficoltà della vita non le conoscono. Il motore che alimenta queste manifestazioni violente è quasi sempre il fanatismo e una bestiale idea di intendere la politica, non più confronto anche aspro sui problemi, ma invettiva, offesa, turpiloquio, violenza verbale.


Per rimanere nel nostro piccolo ambito, quel messaggio non è una cosa isolata. A Chiari, sulla questione profughi, si sta intessendo da mesi una polemica ossessiva che ultimamente ha assunto caratteri di vera e propria isteria. Se quel commento è a dir poco raccapricciante non lo sono da meno altri che inneggiano ai “forni”, ai “lanciafiamme”, alle “ruspe”, da usare naturalmente per far fuori i profughi che arrivano da lidi lontani. Atteggiamenti di stampo fascista che certamente non sono attenuati da prese di distanza ipocrite e tardive. Quando si hanno responsabilità istituzionali occorrerebbe avere senso della misura, mentre certi rappresentanti leghisti attizzano tutti i giorni la canea, salvo poi nascondere la mano quando le cose si mettono male e le parole diventano pietre. Alzare le mani per dire io non c’entro serve solo a rendere ancora più manifesta la responsabilità di questi dirigenti. 
A seguito della batosta elettorale certi personaggi hanno pensato bene di alzare il livello della polemica per recuperare alla loro causa quell’elettorato deluso da una gestione decennale fatta di inaudito spreco di denaro pubblico e di clamorosi fallimenti. Chiari viene dipinta come una novella Beirut, una casba dove imperversano bande di tagliagole. E’ una visione del tutto falsa, creata ad arte per generare in menti impressionabili uno stato di tensione e di paura. 
Ognuno è libero di dipingere la realtà come meglio crede. Se la polemica rimane nell’ambito del confronto democratico seppure aspro, nulla da dire. Se trascende in vera e propria istigazione a delinquere, allora del fatto non si dovrà interessare solo la politica, ma dovrà essere chiamata in causa anche la magistratura.

martedì 21 aprile 2015

25 aprile di lutto

Quest'anno si farà fatica a scendere in piazza a fare festa. Le bandiere, la banda, i cori, i mille colori che animano ogni anno il 25 aprile, sembrano quasi fuori luogo in questo presente di morte. Quei 700 corpi sepolti in un oceano di indifferenza ci ammoniscono. Anche loro cercavano “liberazione”, liberazione dalla guerra, dalla fame, dall’indigenza, ma il loro percorso è stato tragicamente interrotto, le loro esistenze spezzate.


Se “la libertà non e’ una proprietà individuale, ma un bene fondamentale di tutti”, quel “tutti” non può essere circoscritto alla nostra terra e al nostro popolo. Finché ci saranno guerre, fame, ingiustizie, finché ci sarà poca gente che ha molto e una sterminata moltitudine che ha poco, quel termine così bello - “libertà”  - perde gran parte del suo valore. La libertà non può coniugarsi con l’ingiustizia e noi, tutti noi, nessuno escluso, siamo parte di quella ingiustizia.
E’ veramente raccapricciante sentire alcuni logorroici politici parlare di blocco navale e di affondamento di barconi, è straniante leggere alcuni corsivi che imputano questo dramma al buonismo della sinistra. Mettere il proprio tornaconto elettorale al di sopra della vita di tanti giovani, donne, e bambini è veramente rivoltante.
In tutto il mondo, milioni di persone cercano rifugio in posti diversi dal loro paese per fuggire a guerre, faide e atti di terrore, frutti marci di anni di colonialismo cinico e rapace, spesso conseguenza di scelte politiche avventate e poco lungimiranti.

La nostra reazione di fronte a tutto questo è di paura. Paura di dover rinunciare a una piccola parte delle nostre comodità, paura di accogliere fra le nostre comunità persone che arrivano da lidi lontani, diversi per razza e per cultura, ma come noi essere umani alla ricerca di un po’ di felicità in questo mondo. Temiamo forse di dover prendere atto che al di fuori delle nostre case lucenti, dei nostri paesi puliti, dei nostri Stati ordinati, esiste una realtà ben diversa.
I profughi nel mondo sono un numero sterminato. Alcuni Stati ne accolgono centinaia di migliaia, altri milioni. Noi, all’interno delle nostre mura, tremiamo all’idea di doverne accogliere qualche decina. Alziamo barricate, lanciamo ammonimenti, firmiamo appelli, salvo poi la domenica andare in chiesa a batterci il petto.
Questo 25 aprile vorrei non dover ascoltare musica e cori e canti. Per commemorare i morti, per pensare alle immani tragedie che attraversano i nostri tempi, per i disperati del mondo, vorrei sentire solo la triste nota del silenzio.
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giovedì 26 marzo 2015

Trombato

Il Consigliere Comunale di minoranza Gabriele Zotti probabilmente deve ancora smaltire la batosta rimediata alle ultime elezioni comunali. Egli infatti, con i suoi continui quanto incontrollati eccessi di rabbia, continua a menare micidiali fendenti a destra e a manca contro chi egli ritiene avversario politico o, peggio, nemico.
Poverino è da comprendere. Quando governava (si fa per dire, eh!) la sua vita aveva un senso, mentre oggi, non avendo molto da fare, passa il tempo a scrivere  “distillati di saggezza” in quella stanza di compensazione degli scazzi quotidiani che  è  “In piazza a Chiari”, sedicente sito Facebook di dibattito politico.
Non contento delle cose che scrive, si è messo anche a realizzare penosi e inguardabili video dove dispensa agli attuali Amministratori Comunali suggerimenti e raccomandazioni su come governare al meglio la nostra città, come se avessimo già dimenticato i clamorosi fallimenti rimediati nei dieci anni precedenti dalle Giunte Mazzatorta.
Come detto sopra, bruciato per il deludente risultato elettorale, il Consigliere Zotti non si dà pace e riversa sui propri avversari il proprio livore e il proprio scontento. Che lo faccia con i rappresentanti della maggioranza è comprensibile, ma che lo faccia con un ospite del Consiglio Comunale è ingiustificabile. 

Il Consigliere Comunale Gabriele Zotti

Questo è quanto avvenuto nel Consiglio Comunale del 16 marzo scorso durante il quale il Consigliere Zotti ha usato nei confronti del dott. Gianluca Delbarba, Presidente di Chiari Servizi Srl, dichiarazioni calunniose dettate da un agire vile, violento e ingiustificato, tanto più che il dott. Delbarba era nella impossibilità di replicare.
Certo Zotti non deve aver gradito il Comunicato del Partito Democratico e quello che io stesso gli ho detto in separata sede, ma arrivare a darmi del trombato in quanto Gianni Rocco ha preso il mio posto è tutta da ridere. 
A Zotti risulta per caso che io abbia preteso in qualche sede o istanza la carica di addetto stampa del Comune ricoperta oggi da Gianni Rocco? Gli risulta che io abbia preteso qualche candidatura alle passate elezioni e sia stato “trombato”? Gli risulta che io abbia preteso qualche poltrona in qualche ente o commissione e che mi sia stata rifiutata? 
Se a lui risulta, con prove di fatto alla mano, allora io sono pronto a dichiarare pubblicamente di essere “un trombato”, ma se a lui non risulta allora mi faccia le sue scuse e la finiamo lì. Se non lo fa allora sono libero di considerarlo un cialtrone che si riempie la bocca di parole senza senso  e prive di verità.

Ogni volta che ci incontriamo, il sig. Zotti mi chiede quale carica io ricopra. Evidentemente la sua mente non riesce a comprendere che ci possa essere un interesse per la politica indipendentemente dalle cariche ricoperte. La cittadinanza attiva è un concetto troppo astruso per lui,  l’impegno disinteressato un controsenso. Forse ora capisco pienamente perché il nostro sistema politico è corrotto all’interno in modo quasi irrimediabile. E’ questa la mentalità che rende il l’Italia il paese che è. Ma a costo di fare il don Chisciotte, io dico che un diverso modo di intendere la politica è possibile, e lo sarà solo se lo vorranno e lo pretenderanno le persone perbene.

mercoledì 4 febbraio 2015

Raccolta differenziata

Questione di buon senso


Quando nel 2003 il Ministro della Salute del governo Berlusconi Gerolamo Sirchia propose la Legge che proibiva di fumare nei locali pubblici, si scatenò violenta una campagna di stampa tesa a dimostrare gli effetti catastrofici del provvedimento.
Si litigò per mesi, poi con una buona dose di buon senso e qualche piccolo aggiustamento, la legge andò a regime e tutti ne abbiamo tratto enormi benefici, in particolare per la salute.


Ho fatto questa premessa per dire che anche per la raccolta differenziata dei rifiuti è questione di tempo e di buon senso.
Sappiamo tutti, perché l'esperienza ce lo insegna, che la raccolta differenziata porta a porta è quella che permette di superare il famoso 65% previsto dalla Legge. A Chiari siamo appena al 42%: troppo poco. Pur non ritenendo che la questione debba diventare una battaglia ideologica, condivido l'idea che il cittadino debba avere responsabilità per i rifiuti che produce. Ci lamentiamo del fatto che il nostro territorio è inquinato, che ci sono troppe discariche, che non sappiamo più dove mettere la spazzatura, ma pensiamo che  dedicare qualche minuto al giorno per dividere i nostri rifiuti secondo la tipologia sia uno sforzo troppo grande da sopportare.
Cassonetti rifiuti a Chiari
D'altra parte, a Chiari la raccolta differenziata già lo facciamo per la plastica, le lattine, il vetro e la carta. Togliere i cassonetti significa vincere le cattive abitudini  degli ultimi irriducibili che continuano a gettare i loro rifiuti nel cassonetto in modo indifferenziato. Quindi la libertà di cui parla il Consigliere Zotti è la libertà  a perseverare nelle nostre cattive abitudini.
Comunque, al di là di come la si pensi, questa Amministrazione ha scelto. Si può non essere d'accordo, ma questo punto faceva parte del programma elettorale con il quale la coalizione che ha appoggiato Massimo Vizzardi ha vinto le elezioni. Attuarlo non solo è un diritto di questa Giunta, ma anche un suo preciso dovere. Gli impegni assunti in campagna elettorale vanno rispettati, lo esigono gli elettori.


Si dice che non esistono sono gli elettori del centrosinistra e si aggiunge che Vizzardi  è stato eletto da una minoranza. Concetto singolare. In democrazia sceglie chi vota. Se io decido di astenermi dal voto devo sapere che saranno altri a scegliere al mio posto. Questo è un principio valido in tutte le democrazie del mondo.
Si dice anche: "Poiché la scelta è importante, sarebbe utile che la cittadinanza si pronunciasse attraverso un referendum". Molti dei provvedimenti assunti da un'Amministrazione Comunale sono importanti.  Il PGT è importante, anche la costruzione di una scuola è importante, o il Museo della Città o il Polo Logistico o la ristrutturazione del Vecchio Comune. Tutte questioni importanti per le quali nessuno si è mai sognato di proporre un referendum. La nostra è una democrazia rappresentativa e ogni Amministrazione ha diritto di attuare il suo programma. Il ricorso al referendum - sarebbe solo consultivo - dovrebbe essere fatto soltanto su questioni decisive per le quali i cittadini non hanno avuto modo di esprimersi.
In questo caso l'occasione l'hanno avuta sia con la campagna elettorale,durante la quale si è discusso del problema, sia con il voto.


Non so se ricordate, ma ai tempi dell'Amministrazione Mazzatorta, il Polo della Cultura non era contenuto nel programma elettorale del Sindaco. La minoranza consiliare fu molto critica riguardo questo progetto e la popolazione dimostrò più volte le sue perplessità. Una petizione contraria alla sua realizzazione raccolse più di quattromila firme, che vorrebbe dire la maggioranza dei cittadini in un eventuale referendum. Nonostante ciò la Giunta Mazzatorta proseguì per la sua strada e i cittadini di Chiari ci rimisero oltre al cinema, anche  un milione e trecento mila euro, interessi esclusi. Nessuno però accusò Mazzatorta  di essere antidemocratico. Era convinto di un progetto e lo ha portato avanti senza tentennamenti. Perché dovrebbe comportarsi diversamente il Sindaco Vizzardi?

sabato 24 gennaio 2015

Zotti contro tutti

Quando penso a Gabriele Zotti mi viene subito in mente l'irriverente sketch di Massimo Troisi e Lello Arena dove un improbabile Arcangelo Gabriele, cieco, pasticcione e un po' suonato, si ostina a fare l'annunciazione del grande evento alla Maria sbagliata. 
La tromba del Giudizio è sostituita da una trombetta da fiera, l'aura da un retino da pescatore, il vento celestiale da un insistito e fastidioso calpestio. La similitudine non ha tanto a che vedere con l’ottusità del personaggio, quanto piuttosto con la sua cocciutaggine.

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Anche il nostro “arcangelo” è caratterizzato da una caparbia ostinazione che lo rende personaggio singolare e quanto mai simpatico del panorama politico clarense. È facendo appello a questa simpatia che mi rivolgo a lui in prima persona.

“Gabriele, vedo che ti piace molto scherzare e fare pantomime. Dovresti utilizzare meglio questa tua dote naturale. Dovresti lanciarti nel cabaret. Che so, potresti chiedere di entrare in "Scherzi a parte" o "Zelig", infiammeresti le platee, ne sono certo. Oppure, viste le tue ultime eclatanti uscite, potresti scrivere alla Gabanelli. Magari ti propone di realizzare un'inchiesta sulla moschea che il Vizzardi ha intenzione di costruire a Chiari. 

Dai, smuoviamo questo ambiente serioso e grigio, mettiamo un po’ di sale e pepe in questa insipida situazione politica! Vuoi mettere quanto ci si divertiva quando eri assessore? Quanti simpatici scherzi avete rifilato a quei creduloni di clarensi! 
Li avete tirati in giro per anni con quella "sola" del Polo della Cultura, "il più importante è suggestivo contenitore degli ultimi 50 anni a Chiari". Grandioso! Penso che se mi fossi messo d'impegno non sarei riuscito a trovare una definizione più perfida e perfetta di questa. Mazzatorta da quel punto di vista era impagabile.


E il milione di euro fatto sparire dalla sera alla mattina? Chissà che grandi risate vi siete fatti? Tutta quella gente che andava avanti e indietro chiedendosi dove mai fosse andata finire quella montagna di soldi! In Svizzera dicevano, no di qua, no di là. E il Ghilardi? "Siamo andati alle elezioni ben sapendo che quello era un progetto morto, un cadavere da tumulare" diceva. Uh, che paroloni! Avete fatto bene a togliervelo dai piedi. Adesso, il poverino, avrà tempo di meditare sul "cadavere" nel suo misero ufficetto al Ministero.


E che dire di quel delirio di rotonde fatte tutte "in prezioso materiale lapideo"? La frase del Maifreni è poetica, le buche un po' meno, ma in compenso avete speso un pozzo di soldi per farle e poi rifarle. Ma sì, chi se ne frega dei soldi. Si vive una volta sola nella vita, no?

Ora questi tengono da conto perfino gli spiccioli. Non c'é nulla da fare, signori si nasce. Dovresti un po' insegnargli come si amministra alla grande un Comune come il nostro. Come si riesce per esempio a produrre niente dal Polo del Produrre, o come si realizza nessun servizio dall'area Servizi della Bre.Be.Mi. (Ah a proposito, i miei complimenti per la bellissima foto).

Sono cose che non s’inventano dall’oggi al domani, richiedono impegno e preparazione. In via Sandella sono certo rimaste due voragini, ma vuoi mettere quanta bella ghiaia e quanti soldi sono stati cavati e ricavati. Sei un grande, riesci a fare quattrini anche dalle pietre.

E che dire della ristrutturazione dello stabile di Piazza Zanardelli? Avete speso più di sette milioni di euro, svendendo, pardon valorizzando, tutto il patrimonio del Comune. Pensa che quei sempliciotti che amministravano Chiari prima di voi si erano messi in testa di fare i farmacisti. Avete fatto bene a vendere. Le supposte si possono somministrare molto più efficacemente con altri mezzi.
Il momento però in cui hai superato te stesso è stato in occasione del manifesto contro quei bellimbusti di forzisti. Erano diventati come ciuchi imbizzarriti, ogni giorno a scalciare  contro il Senatore, dimenticando le grandi cose realizzate in dieci anni di duro e onorato lavoro. Ma tu li hai messi a posto. L'ironia tagliente che hai saputo usare è stata quanto mai efficace. Quel manifesto resterà nella storia. Innanzitutto la prosa. Bella, efficace, avvincente. Si vede che hai lavato i panni in Castrina.  Poi gli sberleffi irriverenti e beffardi, degni dei migliori joglar provenzali: Capo Stazione, Cancelliere di Frazione, Presidente dell’Accademia del Piffero. Superbo!

Con questi compagni non potevi andare da nessuna parte. Grazie però al tuo impegno, alle tue uscite sui ROM, le moschee, gli immigrati, avete rischiato di vincere le elezioni. Qualcuno dice che le avete perse proprio per questo, ma non farci caso. La gente ha paura per sua natura e il bravo politico è quello che riesce ad alimentare e potenziare questa paura. 
Dopo una breve pausa, durante la quale hai avuto la possibilità di elaborare il lutto per la  immeritata sconfitta, sei tornato nell’agone politico baldanzoso e forte. Vedo che i cardini del tuo sentire continuano ad essere la libertà e la paura. La libertà di fare ciò che ci pare, la paura dei cambiamenti. Non sono forse stati l’essenza della politica che ha consentito alla DC di mantenere il potere in Italia per oltre 50 anni? Qualcuno dice che l’ha mandata a catafascio, ma si tratta dei soliti invidiosi. Tu sei figlio di quella DC. So che ami definirti “un democristiano non pentito”, quello per intenderci appartenente alla “gens dorotea” tutta affari e chiesa, quella per cui il clientelismo e il sottogoverno sono una forma d’arte.

L’ultima tua battaglia contro il “porta a porta” trova fondamento in quei due cardini. Ti stai battendo come un leone affinché il cittadino mantenga la libertà di fare ciò che gli pare. Insomma, se uno vuole gettare lo sporco alle tre di notte perché non deve avere la possibilità di farlo? Perché deve tenere tutto in casa sino al mattino dividendo la plastica dalla carta, il vetro, dall’umido? Cosa gliene viene in tasca? 
Tu sai benissimo che il cittadino è pigro e non ha voglia di cambiamenti. E’ un suo diritto. Non si tratta di assecondare le cattive abitudini degli irriducibili come dice qualcuno, ma di rispettare tutti. È per questo che hai realizzato quel bellissimo video. Riccardo Iacona non avrebbe saputo fare di meglio. Per come tieni in mano il microfono e per come ti muovi sicuro da un cassonetto all’altro, sembra che il giornalista d’inchiesta tu lo faccia da sempre. Continua così che ne vedremo delle belle.
Ora la raccolta porta a porta la stai facendo tu. Non dei rifiuti, ma delle firme dei cittadini di Chiari per battere con un referendum questa mania ecologista. La democrazia diretta è la forma migliore di democrazia, quella che praticavano gli antichi greci che di queste cose se ne intendevano. Certo, qualcuno dice che quando governavate voi usavate metodi da Gestapo e i Consigli Comunali li aprivate e chiudevate in tre minuti e mezzo e per problematiche rilevanti quali il PGT, ma si tratta di malignità. La stessa malignità di chi parla della nomina del ferrarese Mazzatorta a membro dell' Organo di Vigilanza della Società Chiari Servizi (ODV), come l’ultima “porcheria” della precedente Amministrazione. Insolenze di persone che non sanno cosa significhi governare una realtà complessa come Chiari. Meno male Gabriele che ci sei ancora tu che sai guardare lontano, la città ti sarà riconoscente". 



giovedì 8 gennaio 2015

Je suis Charlie

Si fa fatica a mantenere un minimo di razionalità di fronte ad atti così brutali e violenti. Il rischio è quello di farsi prendere la mano da sentimenti di rabbia, odio e vendetta.
È quello che vogliono questi assassini: fomentare una guerra di religione che spazi via ogni principio di tolleranza, libertà, democrazia. Non per niente è stato colpito il simbolo che sostanzia la civiltà democratica occidentale: la libertà d'opinione e di stampa.

Questi criminali credono di difendere l'onore della loro religione uccidendo cittadini inermi al grido di "Allahu Akbar". Ma non è un articolo o una vignetta che può offendere un dio. Lo può invece offendere un atto violento che spegne una vita.
Quest'idea di un dio vendicativo sta creando seri problemi all'Islam e al mondo intero. 
Le società moderne non possono essere governate su principi di carattere confessionale. Prima o poi è necessario che all'interno del mondo islamico si faccia una rivoluzione; non una rivoluzione  fondamentalista, ma una rivoluzione democratica. È questo lo devono fare quei popoli non altri. La democrazia portata con le armi ha prodotto solo lutti e distruzione.
Oggi, di fronte a questo atto brutale, c'è chi è già pronto a menare le mani, pensando che una forma di dialogo non sia possibile con persone che professano una religione considerata violenta. Pensare questo è come dare ragione ai terroristi.
Non si tratta di essere buonisti, ma di usare la ragione, quella ragione che ha mosso il pensiero dei grandi filosofi francesi del '700 e che è alla base della nostra democrazia.
All' oscurantismo si può rispondere soltanto in un modo: con la libertà che è la base di ogni principio democratico e con la responsabilità senza la quale la libertà è anarchia.