martedì 19 gennaio 2016

L'autonomia delle Fondazioni


Suscitano quasi tenerezza gli ex Amministratori del Comune e delle Fondazioni che si riscoprono un’anima garantista.  Esultano per la sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso del Comune riguardo la modifica dello Statuto della Bertinotti Formenti e ci vengono a raccontare la favola che il loro intento era quello di “rendere la Fondazione autonoma e non vincolata al politico di turno”, quando la storia della Fondazioni clarensi negli ultimi dieci anni è invece proprio una storia di commistione fra politica e affari, fra interesse di parte e ambienti speculativi.


Sono anni che scriviamo su questo coacervo di potere che ha cercato in tutti i modi di asservire a sé le Fondazioni con i loro “sterminati patrimoni”, sono anni che paventiamo il rischio concreto di veder pregiudicata l’esistenza stessa di questi enti. 
Ora che la pentola è stata scoperchiata ed è venuto fuori tutto quanto e cioè cattiva amministrazione, conflitti di interesse, investimenti azzardati, distruzione di ricchezza, quel rischio è divenuto quanto mai concreto. Eppure i vecchi amministratori e i loro supporter sono ancora lì a strillare, denunciando abusi di potere e supposte diffamazioni. 
Arrivano al punto di ergersi a paladini di ambienti religiosi, come se in questi anni fossimo vissuti su Marte e non avessimo visto con i nostri occhi il patto stipulato tra Sindaco e Prevosto per dividersi le spoglie dell’Istituto Morcelliano. 
È da lì che è partito tutto, quello è stato l’inizio di un percorso che ha interessato tutte le Fondazioni. In breve volger di tempo si è proceduto alla cosiddetta “valorizzazione” dei patrimoni immobiliari, con il risultato che oggi non si hanno più i soldi per pagare i debiti e si fa perfino fatica a mettere assieme pochi spiccioli per pagare le bollette della luce.


Autonomia solo quando conviene
Se le Fondazioni dovevano essere autonome, dovevano esserlo da tutti, politici e non. Le decisioni assunte in questi anni ci dicono invece che questa autonomia proprio non c’è stata. A partire dalla pretesa del Sindaco Mazzatorta di volere la metà del patrimonio dell’Istituto Morcelliano, dalla vendita a riscatto del Cinema S. Orsola, operazione che esula completamente dai fini statutari della Bertinotti Formenti, dal progetto dell’Edificio Polivalente, necessario alla Parrocchia per le sue esigenze “religiose e pastorali”. Di che autonomia state parlando?
Oggi si grida alla vittoria per la sentenza del Tar e magari si avrebbe la pretesa di un reintegro del vecchio CdA della Bertinotti Formenti. Forse ci si dimentica che esso è stato commissariato dopo che tutti i consiglieri si erano dimessi e non certo per “l’asfissiante pressing dell’esecutivo” come qualcuno vorrebbe suggerire.
Ora, al di là di quanto sentenziato dal Tar che decreta sulla base della Legge e dello Statuto, tutto si può dire meno che la richiesta di modifica avvenuta a ridosso delle elezioni sia stata fatta per i nobili motivi che attengono all’autonomia dell’ente. La modifica dello Statuto è stata vista da molti come l’estremo tentativo di mantenere inalterata la propria posizione di potere. Prevedere che due dei cinque membri del Consiglio siano designati dal vecchio CdA è un obbrobrio giuridico, per non dire altro. Significa ritagliarsi la possibilità di una nomina a vita, cosa che contraddice ogni principio democratico. Quello che è emerso dopo l’insediamento del nuovo Consiglio potrebbe forse suggerire ben altre e più pesanti considerazioni.
I campioni dello spreco
L’ultima polemica è quella che riguarda i soldi spesi per affrontare queste cause. Si grida che si stanno sperperando i soldi dei cittadini e che è una vergogna. A questi signori dalla memoria labile forse bisogna ricordare le tante cause di carattere discriminatorio intentate dall’ex Sindaco Mazzatorta per l’assegnazione delle case popolari, per il bando sui premi all’eccellenza scolastica, per la scelta dei rilevatori del Censimento Istat. Tutte cause perse in prima istanza e in appello con spese legali pagate naturalmente dai cittadini di Chiari. Se ciò non bastasse, si potrebbero elencare le numerose parcelle di avvocati pagate nei processi Eleca, non ancora conclusi, e quelli per le rotonde più belle del mondo. Un fiume di denaro che piacerebbe quantificare. Di tutto possono parlare gli “strilloni” della vecchia maggioranza, meno che dello spreco di denaro pubblico. Su questo loro sono stati autentici campioni.









giovedì 14 gennaio 2016

Fondazioni: piovono denunce

Ebbene sì, la situazione delle Fondazioni di Chiari è arrivata a un tale punto di degrado che le denunce vengono giù come se piovesse.
La prima è quella che nasce da una mozione presentata dai partiti di maggioranza  che chiedono al Consiglio Comunale di dare pieno mandato al Sindaco e alla Giunta di inviare esposti alla Procura della Repubblica, alla Guardia di Finanza e alla Corte dei Conti per chiedere una verifica sulla gestione economica, finanziaria e amministrativa delle Fondazioni Bettolini e Bertinotti Formenti al fine di tutelarne interessi e finalità.
La seconda è quella presentata da Renato Franzoglio e dai membri dell’ex CdA della Fondazione Bertinotti Formenti contro Sindaco, Capigruppo di maggioranza e pagina Facebook di Chiari Virtuosa. Il primo è accusato di abuso d’ufficio, gli altri di diffamazione.
In attesa di conoscere l’esito di questi atti il cui iter com’è prevedibile sarà molto lungo, penso sia utile continuare a ragionare su quanto è stato fatto in questi anni dai CdA delle varie Fondazioni. 


C’è qualcuno che solleva la seguente obiezione: le Fondazioni in quanto soggetti di diritto privato non hanno alcun dovere di rispondere alla politica. Operare senza vincolo di mandato però non può significare fare ciò che più aggrada.  Se i Consiglieri non sono obbligati a rispondere alla politica, devono in ogni caso rispondere alla Città, sia perché le Fondazioni sono un patrimonio che appartiene alla Città, sia perché esse, operando nel campo dell’assistenza e della beneficienza, svolgono un’importante funzione sociale. 
Comunque è singolare che questa obiezione venga sostenuta proprio da coloro che in questi anni hanno fatto un uso politico e strumentale delle Fondazioni, utilizzate come forzieri a cui attingere per raddrizzare un’azione politica caratterizzata da sprechi e fallimenti mai visti prima.  
Al di là di ogni difesa d’ufficio, quello che è emerso nelle scorse settimane riguardo l’amministrazione delle Fondazioni clarensi negli ultimi dieci anni è cosa che lascia sgomenti. Qui non stiamo parlando di scelte operative sulle quali com’è logico si possono avere differenti opinioni, qui si tratta di prendere atto che una gestione sconsiderata degli “sterminati patrimoni” rischia di portare questi antichi enti  alla loro estinzione. Come si fa a dire che la missione delle Fondazioni “non è in pericolo” e che per risolvere i problemi basta “un ragionato piano di alienazione degli immobili”? Vendere oggi immobili significa svenderli, sommando danno a danno. 


La cruda verità è che gli “uomini del fare” della corte dell’ex Sindaco ed ex Senatore Sandro Mazzatorta tutto hanno fatto meno che attuare gli scopi statutari previsti dalle varie Fondazioni, tutto hanno fatto meno che tutelare i patrimoni lasciatici dai Padri Fondatori. Da Amministratori che dovevano fornire assistenza alla parte più debole e svantaggiata della popolazione si sono trasformati in immobiliaristi, non badando a spese nel restaurare le antiche sedi, con il risultato che oggi ci troviamo bellissimi palazzi e neppure i soldi per pagare le bollette della luce. Sino a ieri si parlava di “valorizzazione” dei patrimoni, qualcuno oggi parla di “mutazione”. Sì, una mutazione che purtroppo non ha trasformato il bruco in farfalla.

LE FAMOSE ASSICURAZIONI SVIZZERE
C’è però qualcosa di ancora più grave che ci può far capire il modo in cui sono stati gestiti i soldi delle Fondazioni da parte di certi Amministratori, atti che richiederebbero ben più di una polemica politica. Qui si tratta di una presunta malversazione sulla quale dovrebbe a mio parere essere interessata la magistratura. Riporto quanto detto dal Consigliere Navoni durante il Consiglio Comunale del 23 dicembre scorso: “Le famose assicurazioni svizzere. La vicenda che presume la distrazione del patrimonio della Fondazione (Bettolini ndr) per quasi 200 mila euro a favore di un’agenzia di brokeraggio svizzera è stata portata a conoscenza del CdA di cui faceva parte nel 2011 il Presidente Mondini. Il CdA Mondini richiese all’ex Presidente (Oreste Libretti ndr) delucidazioni sulle operazioni e la completa documentazione sottostante, ma pur avendo più volte fatto richiesta non ricevette alcun tipo di risposta. Dopo diversi mesi una parte della documentazione fu consegnata, ma ritenuta incompleta e il CdA Mondini deliberò ancora una volta la richiesta della documentazione. Ancora oggi, in mancanza di prove certe, dobbiamo presumere che l’operazione fu fatta nei modi corretti, con tutta la necessaria approvazione da parte del CdA e nel pieno rispetto delle normative vigenti, credo per quanto riguarda i soldi prelevati in contanti o non in contanti”.


Ci scusi Consigliere Navoni, ma perché in mancanza di prove certe dobbiamo presumere che l’operazione fu fatta nei modi corretti? Nel caso specifico ci troviamo davanti a una perdita di 189 mila euro senza avere alcun documento che attesti quando fu messa in piedi l’operazione, con quale società di assicurazione, quali ne erano i termini, come sono avvenuti i pagamenti, chi ne erano i beneficiari, quali le clausole, chi l’autorizzò e per quale motivo si è determinata la perdita. L’unica cosa che sappiamo è che esiste “una lettera nella quale si chiedeva all’ex Presidente 2004-2010 (Oreste Libretti ndr) delle spiegazioni in merito a questo investimento, ma poi non si è fatto più seguito” (audizione dell’attuale Presidente dell’Opera Pia Bettolini presso le competenti Commissioni Consiliari). 
La lettera è del 2013, cioè risalente a ben due anni dopo l’insediamento del CdA Mondini. Come mai non si diede seguito? Sempre per la presunzione che l’operazione fosse stata fatta nei modi corretti? Fu convocato l’ex Presidente Oreste Libretti,  fu informata del fatto la ASL e se sì che risposte sono state fornite, che decisioni sono state assunte? A sentire l’attuale Presidente della Fondazione sembra che non ci sia stato niente di tutto questo. Si è accettata una perdita secca di 189mila euro e basta.

CASINO ROYALE
Sono cose di una gravità inaudita.  I Consiglieri Comunali di minoranza, invece di fare tante sceneggiate, farebbero bene a chiedere conto ai loro amici di questa operazione. Che fine hanno fatto questi soldi? Perché una Fondazione con scopi di assistenza e beneficienza si è imbarcata in un’operazione finanziaria ad altissimo rischio tale da generare la perdita totale del capitale? Perché poi con una società assicuratrice svizzera? 


La Svizzera sembra essere un punto di riferimento costante nella vicenda amministrativa mazzatortiana.  Era Svizzera la società Sole Alto S.A. che deteneva 88,40% del capitale della Jolly Immobiliare SpA di Milano, che a sua volta deteneva il 60% del capitale della Eleca Chiari Srl. 
La società Sole Alto S.A. che era di fatto la vera contraente del Comune nell’affare Polo della Cultura era e forse ancora è una società anonima, cioè una società di cui non si conoscono i soci perché nascosti dietro un discreto velo fiduciario. Questi soci occulti hanno di fatto incassato i nostri soldi: il milione di euro dato dal Comune a Eleca e non ancora recuperato e i soldi dei parcheggi per almeno due anni.

Adesso il fatto si ripete. Si stipula un contratto(?) con una società assicuratrice svizzera e 189mila euro di colpo svaniscono. Il Mago Silvan non avrebbe potuto fare di meglio. Sim sala bin!

giovedì 17 dicembre 2015

Il tempo delle cazzate è finito

Siccome sul problema sicurezza si vuole giocare a chi la spara più grossa, lancio io un’idea. Per finanziare la proposta avanzata dalla minoranza propongo che gli stessi Consiglieri firmatari della mozione sulla Sicurezza Pubblica si facciano parte diligente per trovare un acquirente dell’airpol, il famoso aeroplanino poliziotto costato in tutto 360 mila euro (costo velivolo 110mila euro, formazione 6 agenti 47 mila euro, implementazione Sistema Informativo Territoriale (SIT) 74mila euro, mantenimento in servizio del velivolo 129mila euro).




Dopo cinque anni dalla sua inaugurazione con tanto di festa in piazza e taglio nastri, presenti i maggiorenti della Lega e l’allora Prefetto Brassesco Pace, non si è ancora capito a cosa mai sia servito questo mirabolante velivolo.
Se non trovano altri acquirenti i suddetti Consiglieri potrebbero provare a rivenderlo alla società Aviema di Rovato, la stessa che a suo tempo ce lo ha venduto e che ci ha relazionato con ripetuti video e articoli sulle caratteristiche eccezionali dell’aereo. 
Tenuto conto di un deprezzamento del 10% l’anno, potremmo riuscire a venderlo a circa 65 mila euro. Tolte parcelle di notaio, carte bollate e timbri vari, potremmo arrivare a 50 mila euro, qualcosa in più di quello che potrebbe costare il progetto “Più occhi sulla città”.




Ora, ammesso e non concesso che si riesca a trovare un acquirente per il mirabolante velivolo, i Consiglieri Navoni, Puma, Campodonico, Olmi, Gozzini e, “dulcis in fundo”, Zotti dovrebbero spiegarci, prima di imbarcarci in altre mirabolanti imprese, che ritorno hanno dato alla Città i 360 mila euro impiegati nell’operazione “Sicurezza in Volo”. Se non ce lo spiegano li invito a farsi da parte e tacere. Il tempo delle cazzate è finito.

lunedì 14 dicembre 2015

I giustizieri della notte

Siccome panico e paura per avvenimenti nostrani non bastavano, adesso ci si mette a pubblicare di fatti e misfatti avvenuti in paesi limitrofi, così tanto per creare un clima di pace e serenità in vista del santo Natale. I signori leghisti, sempre inclini a tranquillizzare gli animi, ci inzuppano il pane con domandine innocue che scatenano la canea dei commenti su feisbuk.
Cartello esposto in Comune di Capriolo
Se non bastasse, si intessono filippiche per accadimenti non personali, ma per fatti o presunti tali vissuti da vicini e li si racconta con tale pathos che si rimane letteralmente ammirati. Basta che qualcuno passando butti l’occhio nel giardino di una casa che viene preso per un ladro o per un delinquente pericoloso. Io che tutte le mattine esco per una passeggiata per le vie e i villaggi di Chiari, comincio veramente a preoccuparmi. Non vorrei che qualche “onesto cittadino”, dopo una notte passata insonne per paura dei ladri, mi impallinasse scambiandomi per un topo d’appartamenti. Quando si crea un clima di isteria sociale c’è poco da stare allegri.
Comunque il discorso è sempre lo stesso. L’attuale situazione è frutto di “un abietto e falso buonismo mascherato dal deleterio ‘politicamente corretto’ che ha permesso che cani e porci entrassero in casa nostra e la facessero da padroni”. 

Naturalmente la responsabilità è di chi governa ora e, vista la gravità della situazione, sarebbe bene che uscisse di scena.  Magari per lasciare il posto a quelli che ci hanno portato al fallimento, a quelli che hanno speso montagne di soldi per la sicurezza per poi accorgersi che per le spaccate nei negozi ed esercizi commerciali il famoso airpol, il simpatico aeroplanino poliziotto costato la bella cifra di 360 mila euro, non serve a niente.
Certo, i tempi in cui  i clandestini venivano impiegati come manodopera a basso costo sono finiti e ora che servono a poco possono essere considerati alla stregua di “cani e porci”. 
Che tempi quando si lavorava bene con i “giargianes”! Ne erano entrati a milioni. Certo, disturbavano un po’ il nostro senso estetico, ma se lavoravano 12 ore al giorno e senza fiatare, si poteva chiudere un occhio sul loro stato di clandestini.  Anzi era meglio che lo fossero, così stavano buoni e si accontentavano di quello che gli davi, altrimenti “raus!”. 
Ora si fanno le piazzate per sette profughi, considerati come il male assoluto che disturba i nostri sonni e ci rende nervosi e apprensivi. E se da quei sette venisse fuori il nuovo terrorista? L’abietto buonismo ha portato lo Stato Islamico direttamente a casa nostra. Che schifo!

Se la cosa non viene risolta siamo pronti ad alzare le barricate. Quelli di Casa Pound stanno già affilando le armi, si spera solo verbali. Essendo però gente d’azione, si sta preparando al controllo sistematico del territorio. Se le Forze dell’Ordine non ce la fanno a causa del “deleterio politicamente corretto”, allora è necessario che ci pensino gli “onesti cittadini”. 
Clicca qui per avviare il video

Delle belle ronde che facciano il giro del paese di notte, per vigilare, controllare e se necessario mettere a posto qualche barbone che dorme su una panchina. 

Spero che tornando da Milano all’una di notte non mi imbatta in qualche “giustiziere della notte” imbecille che mi viene a chiedere i documenti. E’ già successo.

venerdì 11 dicembre 2015

L'importanza delle parole

Alessandro Cugini, Segretario della Lega di Chiari, forse a causa della giovane età e della mancanza di esperienza, non si rende conto della gravità di certe parole e derubrica come “cazzate” affermazioni quali: “Io a questi qua un colpo in testa avrei il coraggio di darglielo” - “Caro Sindaco, spero che uno di questi profughi scappi, ti ammazzi la famiglia e ti stupri la moglie” - “Ci vorrebbero i forni” - “Solo due parole: pulizia etnica”.  
Le frasi sopra riportate sono solo una parte di quel florilegio che circola sulla rete e in particolare sulla pagina “In Piazza a Chiari”, che come ognuno sa è il luogo virtuale dove di preferenza amano scrivere i leghisti clarensi.
Se Cugini avesse un minimo senso dell’etica politica, eliminerebbe subito quei commenti che si prefigurano come incitamento alla violenza, all’odio razziale e alla xenofobia. Ignaro dell’importanza delle parole, egli invece alza le spalle e risponde “cazzate!”.


Il problema di fondo di questi dilettanti allo sbaraglio è che non sono capaci della minima analisi politica. Se lo fossero, forse cercherebbero di spiegarsi il perché una città conservatrice come Chiari abbia oggi un’Amministrazione di centrosinistra.
Mazzatorta ha avuto dalla sua tutto: numeri, soldi, fortuna. Eppure i risultati sono stati modesti. Sono state più le cose non fatte che quelle fatte, sono stati di più i fallimenti che i progetti realizzati. Non starò a ripetere la litania, sarebbe troppo lunga. Due cose però gridano vendetta al cielo: i soldi buttati in quel pozzo nero rappresentato dal Polo della Cultura - a proposito il milione regalato a Eleca non siamo riusciti ancora a recuperarlo - e le due voragini di via Sandella. Mi fermo qui per carità di patria.


Se ci fosse capacità di analisi, i cari amici leghisti e i loro alleati, si interrogherebbero sul valore di quella stagione politica che si è conclusa miseramente con l’arresto di uno dei loro più insigni rappresentanti e con il fallimento delle secolari Fondazioni, orgoglio di una Chiari munifica e solidale. Come spiegato in altra sede, “seppure si tratti di questioni fra loro assai diverse, entrambe traggono origine dallo stesso modo di concepire il rapporto fra politica ed economia, un rapporto perverso fra strutture affaristico-speculative e il sistema politico istituzionale che ha consentito di affondare le mani nella  borsa del bilancio pubblico e negli sterminati forzieri delle Fondazioni”.  Le risposte a questi fatti di una gravità inaudita, sono state reticenti e infastidite.

Oggi, messi di fronte al fallimento certificato delle Fondazioni da loro gestite, sollevano lo schiamazzo su rom, moschee, profughi e furti. Non avendo altro da dare alla città, le offrono le loro ossessioni, e pur di sollevare polveroni ciarlano di “forni”,  “pulizia etnica” e “colpo in testa” .

lunedì 30 novembre 2015

PAURA


"L'urlo" di Edvard Munch

La sera che i cani abbaiavano, io e mia moglie siamo usciti per andare al Cineforum. A nostro rischio però, perché come tutti sanno Chiari la sera è piena di tagliagole pronti a tutto. Le strade erano deserte. Le uniche persone incontrate sono state un ragazzone nero con uno zaino sulle spalle, sicuramente pieno di refurtiva e un uomo che era appena uscito da uno dei pochi bar aperti e che sicuramente si stava preparando a mettere a segno un colpo in qualche abitazione.

Cineforum d'Autunno a Chiari

Il film, “Freedom writers” parla di “paura” e di “cambiamento”. È la storia di una insegnante che si trova a svolgere il proprio compito in una scuola problematica della California. Animata da grandi ideali, si scontra subito con una situazione insostenibile, dove i ragazzi sono divisi per gruppi etnici e sono tutti l’un contro l’altro armati. Nel vero senso della parola però, tant’è che molti di loro hanno perso amici nelle risse scoppiate per la supremazia di un gruppo sull’altro. 
La paura che attanaglia questi quindicenni è quella di soccombere, quella di non farcela ad arrivare a 18 anni, quella di non riuscire a vivere una vita normale. Questa paura come reazione scatena aggressività e quindi, incapacità di avere rapporti normali con gli altri. In questo contesto la scuola, più che essere il luogo dove stemperare queste tensioni, è il vero e proprio campo di battaglia. 
L’impresa della povera insegnante sembra disperata, anche perché i suoi colleghi sono praticamente insensibili e disinteressati alle vicende dei ragazzi, considerati come semplici teppisti.
Come fare a superare questa situazione di incomunicabilità? Il primo passo è quello del riconoscimento delle loro individualità. Bellissima è la scena in cui i ragazzi, divisi in due gruppi, sono chiamati a rispondere a delle domande in una specie di gioco che si chiama “the line game”. Se rispondono positivamente alla domanda devono avvicinarsi a una linea rossa tracciata sul pavimento e che divide i due gruppi. 
Si comincia con il chiedere se hanno un album del rapper nero Snoop Dogg e poi se hanno  visto il film “Strade violente”, se abitano in una casa popolare, se hanno un amico o parente in riformatorio o prigione, o se loro stessi sono stati in riformatorio, se conoscono qualcuno che fa parte di una gang o se loro stessi fanno parte di una gang, se hanno perso un amico in una scontro fra gang, o due amici o tre o quattro o più. A ogni domanda quasi tutti i ragazzi si avvicinano alla linea rossa e si guardano. Prima con aria di sfida, poi, piano piano sempre più con la coscienza di riconoscersi nell’altro, perché ha gli stessi problemi e vive le stesse esperienze. A quel punto qualcosa si rompe.
Clicca qui per avviare il video
Il passo successivo di questo percorso di autocoscienza è il capire che al di fuori di quel microcosmo c’è dell’altro. Innanzitutto quelli che la storia ha discriminato: le vittime dell’olocausto. Studiare l’olocausto, andare al Museo della Tolleranza di Los Angeles, leggere il “Diario di Anna Frank”, incontrare la donna che ha aiutato sino all’ultimo la famiglia Frank, sono mezzi per aprire la propria mente ad altre storie, storie in cui ognuno di loro si può riconoscere, perché sono storie di reietti. Anzi certe storie sono ancora più crude della loro. E allora per arrivare alla completa autocoscienza occorre parlare di loro, della loro vita, delle loro esperienze. Ognuno è invitato a tenere liberamente un specie di diario, dove scrivere tutti i giorni. Una specie di autoanalisi. Alla fine, quando anche la scuola prende coscienza del percorso fatto dall’irriducibile insegnante, questi scritti entrano a far parte di un libro e l’esperienza della Room 203 diventa paradigmatica.

Locandina di "Freedom writers" di Richard LaGravenese

Film da vedere. Film che parla della paura e del suo superamento, film che parla del cambiamento, della volontà di raggiungere un obiettivo combattendo contro la pigrizia mentale nostra e di chi vuole lasciare le cose come stanno.
La paura, sentimento umanissimo, ci ruba la vita. Ci blocca i movimenti, ci costringe a stare dietro le inferriate a scrutare veri o presunti nemici. La paura ci costringe a vivere una vita piena di ansia, di angosce notturne, di timori, ci mette dentro un recinto dove riconosciamo soltanto quelli del nostro clan, della nostra gang, del nostro ristretto ambiente. La paura più terribile è quella di veder violato questo recinto, la nostra stessa intimità, la nostra casa, luogo inviolabile per eccellenza. 
Cosa possiamo fare per vincere questa paura? Chiedere un maggior presidio alle Forze dell’Ordine, chiedere agli Amministratori Pubblici maggiore impegno? Certo, è bene che lo chiediamo. Ma chiediamoci anche cosa possiamo fare noi.
Oltre alla prudenza e all’accortezza che dobbiamo sempre avere, dobbiamo vivere pienamente la nostra vita. Il che significa che dobbiamo vivere pienamente la nostra città e al Sindaco e ai nostri Pubblici Amministratori dobbiamo chiedere non di fare gli sceriffi con facce truci e fucile in mano, ma di fare di tutto perché noi possiamo vivere al meglio la nostra città.
A quelli che vogliono tenerci chiusi nelle nostre gabbie mentali dobbiamo dire NO!
Le nostre paure sono il loro successo, le nostre paure sono la loro affermazione. Si nutrono delle nostre paure, prosperano dei nostri timori. Non credete a quelli che dicono che questi non sono discorsi politici, perché lo sono, eccome! C’è una politica che alimenta odio e paura perché non ha altro da offrirci. La politica non è questo. La politica è quella che consente al cittadino di vivere appieno la propria vita in armonia con gli altri. Chiediamo momenti di incontro e di partecipazione. Forse ci accorgeremo, avvicinandoci a quella ideale linea rossa, che anche altri hanno gli stessi timori e le stesse paure e forse insieme riusciremo a superarli.

P.S. - Voglio ringraziare i ragazzi di Spazio Giovani e Informagiovani dell’opportunità che mi hanno dato di vedere il bel film di Richard LaGravenese. È stata anche per me l’occasione per uscire per un momento dalla mia gabbia.

sabato 28 novembre 2015

ABBAIANO I CANI: CARABINIERI AVVISATI

Ovvero la Sicurezza ai tempi della Giunta Vizzardi


PROCURATO ALLARME - Art. 658 Codice Penale - 
Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da euro 10 a euro 516.

Da qualche tempo a questa parte, Chiari sembra essere diventata la patria di ladri assassini e stupratori, sempre pronti ad attentare alla vita e alle cose di innocenti e indifesi cittadini.
Alcuni di questi, stando ben chiusi nelle loro case, continuano a lanciare allarmi attraverso i social network di ladri presenti in una tal zona della città, di persone vestite di nero che scalano palazzi o scendono dai tetti, di uomini mascherati che cercano di forzare porte e cancelli. Insomma una situazione terrificante che dovrebbe indurre ciascuno di noi a stare ben tappato in casa con la carabina a portata di mano.

E’ mai possibile che a lanciare questi allarmi siano sempre le stesse persone? Cavolo, io mi affaccio tutte le sere al balcone più e più volte, ma di ladri veri o presunti neanche l’ombra. Mi capita anche per ragioni varie di uscire la sera, ma di uomini mascherati o gente col grimaldello in mano niente.
Ora, io non mi spiego come faccia una persona, tappata in casa ad affermare che ci sono dei ladri in azione da qualche parte. Li hanno visti loro forzare un cancello, una porta, una finestra ed entrare in un appartamento? Dalle descrizioni che fanno questi signori non si direbbe. Si afferma che i cani abbaiano. Basta un abbaiare di cani per affermare che ci sono in azione dei ladri? Vicino casa mia c’è un cane che abbaia dalla mattina alla sera. Devo arguire che ci sono ladri in azione a tutte le ore del giorno? 
Qualcuno parla di orde di ladri pronte a intervenire, di situazione sicurezza fuori controllo, di Amministrazione Comunale indifferente, di cittadini impauriti e indifesi. Sottovalutare il problema sicurezza è da irresponsabili, ma è altrettanto da irresponsabili ingigantirlo con atteggiamenti isterici che nulla portano alla soluzione dei problemi. Qualcuno vuole una soluzione all’americana, dove i cittadini sono tutti armati e la polizia spara sul primo nero ubriaco che si trova per strada? Qualcuno auspica il coprifuoco serale con Sindaco e Giunta per strada con winchester alla mano?
Tuttavia le preoccupazioni dei cittadini sono comprensibili. La situazione mondiale  e delle città non è tale da indurre a facili ottimismi. Quello che risulta inaccettabile è l’atteggiamento di certi politici che alimentano, per vergognosi interessi personali e di partito, atteggiamenti che si prefigurano come isteria collettiva e vero proprio procurato allarme.

A Chiari questi signori passano il loro tempo a soffiare sul fuoco alimentando paure e odio. Da quando hanno perso le elezioni per il loro scellerato modo di amministrare la Città, non hanno fatto altro che parlare di zingari, Rom, moschee e profughi, come se Chiari facesse parte del Califfato islamico. Non contenti, ultimamente hanno tirato fuori alcuni argomenti su cui farebbero bene a tacere. Uno di questi è la nuova Caserma dei Carabinieri. Dicono che l’Amministrazione Vizzardi non ha intenzione di costruirla. Scusate, ma voi che cosa avete fatto in dieci anni di amministrazione? Della Caserma si è incominciato a parlare nel 2006 (leggi qui). Una montagna di parole e fatti zero. Ora venite a fare coloro che hanno a cuore il decoro e l’agibilità dell’Arma? Ma vergognatevi!


E l’Acsu, le famose Ronde Padane? Raccontano che fossero il presidio del territorio. Da quello che mi ricordo, si facevano la passeggiata in centro la domenica mattina, momento in cui i ladri come si sa escono a frotte, aiutavano quelli della Lega a montare i loro gazebo e quando hanno capito che svolgendo quei compiti non potevano essere remunerati, hanno pensato bene di fare gli accompagnatori ai funerali.

E che dire dei soldi spesi? Per un aereo inutile, il famoso airpol, hanno speso 360 mila euro. Per smantellare il campo nomadi 150 mila euro. Per il famoso distaccamento della Polizia Locale presso la stazione, mai utilizzato, 50 mila euro. E mi fermo qui per carità di patria. La sicurezza dei cittadini è un argomento troppo serio per farne piazzate mediatiche e non.
Sono uscito in balcone, l’aria è frizzante, in cielo c’è una splendida luna, il maledetto cane abbaia, non chiamo i Carabinieri: hanno cose più importanti da fare che seguire l’abbaiare di un cane.

sabato 21 novembre 2015

Scatole vuote

Mi piacerebbe che i Consiglieri Comunali di minoranza che giornalmente scrivono con molta passione su quella “interessante” pagina che è “In piazza a Chiari”, dedicassero una piccola parte del loro tempo per trattare, con dati di fatto alla mano, di una questione che riguarda da vicino la nostra Città, cioè dello stato delle antiche Fondazioni di Chiari.  Questione non piccola, tenuto conto dei patrimoni di cui sono titolari questi enti e dell’importante attività che dovrebbero svolgere in campo socio-assistenziale.
A seguito del rinnovo dei CdA della Fondazione Bertinotti Formenti (leggi qui) e dell’Opera Pia Bettolini, i nuovi amministratori hanno cercato di capire quale fosse lo stato dell’arte, cioè quale fosse la situazione economico-finanziaria delle due Fondazioni. Della terza, l’Istituto Morcelliano, si sa poco e quello che si sa è filtrato da narrazioni giornalistiche di seconda e terza mano.

Chiari - Fondazioni

La situazione, peraltro parziale per carenza di documentazione, è stata illustrata davanti alla competente Commissione Consiliare, nel corso di distinte audizioni pubbliche. A queste audizioni non ha partecipato la Fondazione Istituto Morcelliano.
Il quadro che emerge è allarmante e conferma quanto scritto su questo blog da cinque anni a questa parte. Gli amministratori che si sono succeduti nel corso dei dieci anni dell’Amministrazione Mazzatorta erano animati da un unico obiettivo, quello della trasformazione dei cespiti facenti parte del patrimonio dei vari enti per renderli, si diceva, più remunerativi. La parola magica usata è stata “valorizzazione”. Cioè dare maggior valore a terreni, cascine, caseggiati la cui redditività era molto bassa. Una valorizzazione dei cespiti e quindi una loro migliore redditività, avrebbe consentito di svolgere con maggiore efficacia le finalità proprie delle Fondazioni. Principio giusto e condivisibile se a gestire questo passaggio fossero state chiamate persone capaci e accorte. Ma così non è stato. 
Si trattava di gestire una fase molto delicata, in cui dovevano essere contemperate due esigenze: la trasformazione del patrimonio che per forza di cose doveva avvenire in modo graduale e la continuazione della “mission” dei vari enti che era, non dimentichiamolo, quella di carattere socio-assistenziale.
Gli amministratori però, aperti i forzieri e visto che in essi erano contenuti “patrimoni sterminati”, per usare le parole dell’ex Sindaco Mazzatorta, hanno perso il lume della ragione. Sollecitati da Prevosto e Sindaco, in breve volgere di tempo hanno avviato spregiudicate operazioni immobiliari volte alla vendita di buona parte del patrimonio dei vari enti da cui, come è facile supporre, sono derivate lucrose mediazioni. Ma poiché i soldi ricavati non erano sufficienti per ristrutturare le antiche sedi o avviare gli ambiziosi progetti, essi hanno acceso mutui e prestiti che hanno appesantito in modo insostenibile la situazione debitoria di tutte le Fondazioni. 
Quanto sia stata proficua l’opera di valorizzazione dei patrimoni ce lo può chiarire la seguente slide che è stata redatta sulla base dei dati forniti in sede di audizione presso la competente Commissione Consiliare dal Presidente della Fondazione Opera Pia Bettolini

Situazione patrimoniale Fondazione Opera Pia Bettolini

Come si vede nell’arco di 10 anni il patrimonio delle ente è diminuito di 2milioni 673 mila euro e i debiti verso le banche sono passati da zero a 3milioni e 43mila euro. Il fatto grave è che tale situazione si è determinata solo negli ultimi due anni, cioè a partire dal progetto di trasformazione del patrimonio esistente nell’unità immobiliare di viale Cadeo. Insomma, l’Opera Pia Bettolini da Fondazione ricca è stata ridotta, in breve volgere di tempo, a una

scatola vuota ormai priva di valore.

Non è però un fatto isolato.
La situazione della Fondazione Bertinotti Formenti apparentemente sembra meno compromessa, ma è solo un’impressione. Il patrimonio è sì aumentato di valore a seguito della ristrutturazione del complesso di via Rangoni, ma sono lievitati esponenzialmente anche i debiti e quel che più conta, anno con anno si stanno accumulando perdite che riducono drasticamente il Patrimonio Netto.  
La Fondazione non ha entrate sufficienti per far fronte regolarmente al pagamento delle rate di mutuo e sono già stati notificati alcuni decreti ingiuntivi per lavori, prestazioni e imposte e tasse non pagate.
La cosa più incredibile è che il costo della ristrutturazione della storica sede di via Rangoni è lievitato del 100%. Da un preventivo iniziale di 1 milione e 500 mila euro, si è passati a un costo, non ancora definitivo di 3 milioni di euro.  Purtroppo i lavori non sono ancora terminati e una parte dello stabile risulta ancora da ristrutturare. 


Parlare di questo immane dissesto esigerebbe ben più di un articolo, anche perché ci sono questioni che richiederebbero una trattazione a parte: mi riferisco alla vicenda del Bocciodromo e a quella paradossale del Cinema S.Orsola. Per non parlare poi della organizzazione interna delle Fondazioni, dei conflitti di interesse esistenti, della documentazione relativa a importanti operazioni carente o addirittura inesistente, delle operazioni avulse dall’attività propria degli enti. 
Come definire tutto questo? A voler essere benevoli si potrebbe parlare di sciatteria e superficialità, ma a essere benevoli si rischia di essere conniventi. Anche perché non si tratta di situazioni in qualche modo risolvibili. Qui ne va della vita stessa delle Fondazioni.   
Spero che i cosiddetti “uomini del fare” si rendano conto dei danni arrecati alla Città, ma a giudicare dalle prime reazioni sembrerebbe proprio di no.

mercoledì 18 novembre 2015

Fondazioni: gusci vuoti

Quando nel gennaio 2012 parlavo di ”terra bruciata” a proposito di Fondazioni, a qualcuno quella espressione era apparsa sproporzionata e dettata da eccessiva vis polemica. A distanza di pochi anni, quella previsione sembra essere fin troppo ottimistica. 


Antiche istituzioni, nate per impulso di una borghesia illuminata e un clero operoso,  rischiano di morire definitivamente per eccesso di debiti e gestioni dissennate. Coloro che erano stati chiamati a gestire ricchi patrimoni al solo scopo di perseguire finalità di solidarietà sociale e beneficienza, hanno pensato bene di trasformarsi in immobiliaristi. Il principio della “valorizzazione” dei patrimoni che avrebbe dovuto ridare nuova linfa agli antichi enti, alla fine ha prodotto solo frutti guasti. Esso si è rivelato per quello che è sempre stato: una foglia di fico dietro cui nascondere inconfessabili speculazioni. 
Oggi, caduti i paraventi dietro cui si nascondeva la vicenda amministrativa, appare in tutta la sua evidenza il dissesto creato negli ultimi due mandati. Verificati i numeri e lette le carte, delle Fondazioni rimane solo un GUSCIO VUOTO. 
Così è per esempio per l’ Opera Pia Bettolini il cui patrimonio, se pur  “trasformato”, non ha più alcun valore. Infatti l’importo con cui è stato postato in bilancio è superato dai debiti e quel che più preoccupa è che non esistono entrate sufficienti per pagare le rate dei mutui in essere. Il rischio concreto è che a distanza di poco tempo l’antico ente venga messo in liquidazione.
Sede Opera Pia Bettolini
Come è mai possibile che si sia arrivati a tanto? Com’è mai possibile che una Fondazione ricca oggi si trovi in una situazione di dissesto, che la Città sia sul punto di perdere un suo asset fondamentale? 
Rivengono in mente le polemiche degli ultimi anni, gli strilli di chi parlava di “accuse infamanti e false”. Quanto fossero infamanti e false quelle accuse oggi lo possono vedere tutti. E siamo solo all’inizio.
Oggi verrà resa nota la situazione della Fondazione Bertinotti Formenti e c’è da scommettere  che le cose non saranno molto diverse. Anzi!
Per l’Istituto Morcelliano c’ è solo da aspettare che si realizzi appieno il progetto Golf e venga costruito con quel che rimane l’Edificio Polivalente. Il “De profùndis” è solo rimandato.