domenica 12 febbraio 2012

La città prima di tutto

Ho accolto volentieri nel mio blog il contributo di Luca Gorlani, perchè anch’io penso sia venuta l’ora di iniziare a ragionare non tanto sulle prossime elezioni amministrative, quanto sulla nostra città. Secondo il mio punto di vista, quello che deve essere messo al centro di ogni ragionamento deve essere la città, intesa come comunità organizzata con i suoi problemi, i suoi bisogni, i suoi interessi.
Chiari - il centro storico
Qualsiasi riflessione però si voglia fare, non può non partire da una valutazione approfondita  delll’esperienza della Giunta Mazzatorta. Questo blog ha seguito passo passo e con voce critica, il dipanarsi di questa esperienza. Oggi però occorre un lavoro di analisi più approfondito che serva a leggere complessivamente questa vicenda.
Non è un lavoro che parte da zero. In questi anni, pur in mezzo a molte difficoltà, i partiti dell’opposizione presenti in Consiglio Comunale, hanno continuato a svolgere il loro lavoro di critica a quanto veniva fatto dall’Amministrazione, cercando di suggerire possibili alternative. Se la parola “politica” a Chiari ha ancora un senso, lo si deve in particolar modo all’attività svolta dai partiti dell’opposizione che hanno sollecitato con il loro impegno e magari non sempre riuscendoci, l’affermarsi di una cittadinanza attiva. Da questo punto di vista, la Giunta Mazzatorta, ha cercato in tutti i modi di ridurre gli spazi di democrazia, sia all’interno del Consiglio Comunale sia fuori. I luoghi deputati all’incontro sono ormai inaccessibili per i comuni mortali e sciagurate scelte amministrative hanno privato la città dei luoghi di discussione e intrattenimento.
Mi sembra pertanto del tutto incomprensibile pretendere dai partiti che meglio hanno rappresentato le istanze di partecipazione e democrazia nella nostra città, un abbassamento del “tono della loro identità politica”. Cos’è questo, il necessario  tributo da versare sull’altare dell’antipolica, tanto di moda in questo momento o un riposizionamento tattico per non dare all’avversario punti di riferimento?
Se i partiti hanno ancora una loro dignità, forse è giunto il momento che esprimano pienamente  quanto la nostra Costituzione stabilisce  all’art. 49:  “tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere "con metodo democratico" a determinare la politica nazionale”.
Il Partito Democratico, pur con tutte le carenze di questo mondo, vuole avere l’ambizione, di concorrere con metodo democratico a determinare la politica, sia essa locale che nazionale. E poichè concorrere vuol dire correre insieme per raggiungere un obiettivo, va da sè  che il PD vuole partecipare assieme ad altri soggetti per determinare le scelte di politica nazionale e locale. E questi soggetti sono gli altri partiti facenti parte di una coalizione, sono soggetti non iscritti a partiti in grado di concorrere con il loro bagaglio di conoscenze alla composizione di un programma, sono le varie associazioni presenti sul territorio e disponibili a un dialogo aperto e franco.
Parlare di “cucinerie dei partiti” significa avere un concetto del tutto negativo della politica che mal si concilia con un impegno alto e disinteressato. Nel PD, specie in quello di Chiari, non esistono “cucinerie”, ma esistono persone che si confrontano liberamente sui problemi della città.
Aggiungo una considerazione del tutto personale. Secondo il mio punto di vista, il candidato sindaco del centrosinistra deve essere espresso dai partiti presenti in quest’area. Il motivo è semplice ed è la conseguenza del discorso  fatto sin qui. Questi partiti sono quelli che in questi anni hanno fatto politica, conoscono i problemi, sanno offrire soluzioni, hanno il  personale all’altezza della sfida.
Condivido pienamente la considerazione che non basta avere un buon candidato e un buon programma per vincere. Occorre che attorno ci sia la passione, il coinvolgimento di larghi strati della popolazione o come dice Luca Gorlani  “un moto popolare”.

manifestazione elettorale a Chiari

Quanto al “programma realmente alternativo” voglio aggiungere queste brevi considerazioni.  Appare del tutto evidente che la battaglia politica dei prossimi anni si giocherà per buona parte sulla grande questione dell’utilizzo del territorio. Il passaggio delle due grandi infrastrutture con tutti gli sventramenti connessi, possono rappresentare solo l’inizio di un processo di massiccia urbanizzazione del territorio. Se nel 2014 rivincerà una coalizione di centrodestra è certo che questo avverrà. Noi dobbiamo mettere in campo una proposta condivisa che cerchi di salvaguardare il territorio da ulteriori scempi. E’ il discorso che come PD stiamo portando avanti ormai da qualche anno. Non si tratta solo di “tecnicismi”, si tratta di proposte che sono perfettamente in antitesi che le proposte e le realizzazioni della Giunta Mazzatorta.

mercoledì 8 febbraio 2012

Per una svolta radicale

Ricevo e volentieri pubblico lo scritto inviatomi da Luca Gorlani.
E’ un ragionamento, peraltro già pubblicato su  Facebook, che apre al grande dibattito che presto sarà avviato in vista delle prossime elezioni amministrative del 2014. Molti sono i temi sollevati e molti gli spunti di approfondimento. Penso sia il caso di cominciare quella riflessione che deve vedere coinvolti nei prossimi mesi, partiti, forze sociali e società civile.

Che fare?
Le elezioni amministrative a Chiari si terranno nella primavera del 2014. Ai
più questa potrà sembrare come una non notizia. Per chi ha invece a cuore le
sorti della comunità clarense dovrebbe suonare come un campanello di sveglia!
Mi riferisco ovviamente a tutti coloro che pensano che l’attuale maggioranza
politica che governa la città debba divenire minoranza. Si dirà: i tempi sono
prematuri, come si fa a preconizzare un progetto vista la sdrucciolevole e
precaria condizione della politica locale e no? Penso più prosaicamente invece
che i tempi di tutto ciò siano non solo maturi, ma se si vuole realizzare un
progetto politico che abbia una qualche radice si sia già in ritardo. E si è in
ritardo rispetto a queste tematiche che a me paiono fondanti:
1. Non si da un progetto e un programma politico da anteporre al centro destra
all’interno di uno schieramento canonico di centro sinistra come quello
costituito nelle due ultime tornate amministrative. Le esperienze locali che si
sono espresse con chiarezza e anche radicalità di contenuti, abbassando il tono
dell’identità politica sono state premiate, ciò deve essere preso a modello.
2. Sarà una sconfitta costruire un programma politico, per quanto si voglia
bellissimo, intelligentissimo, colto e lungimirante se questo non è sostenuto
da un moto popolare più profondo e che va oltre le cucinerie dei partiti, delle
associazioni, dei cani sciolti che pesano.
3. Non si costruisce un progetto e un programma politico se non si esprime un
chiaro messaggio realmente alternativo al centro destra. Questo dovrà
realizzarsi in modo da essere articolato con chiarezza anche simbolica e non
fare il verso a quello leghista sulla sicurezza intesa come ordine pubblico. Ma
non deve essere un proclama amministrativo ma pienamente politico. Dire: “la
nostra politica è amministrare” è un grave errore che concede ad un tecnicismo
che svuota il termine politica della sua essenza.
4. Un programma e un progetto politico deve indicare una strada municipale per
affrontare la crisi attuale. Deve produrre risposte credibili riguardo al come,
al cosa e al come produrre in questo territorio non da qui a cinque anni, ma da
qui a dieci, vent’anni. E in particolare riguardo alle energie, alla qualità
dell’acqua, dell’agricoltura e della mobilità del comprensorio di Chiari.
5. Deve essere data credibile risposta a questi temi: Trafilerie Gnutti e suo
rapporto con la municipalità; la questione immigrazione: è necessaria una
diversa prospettiva di governo e relazione con questa realtà. Mettere al centro
il tema della ricostruzione della comunità clarense attraverso azioni
culturali, sociali e urbanistiche atte a ricomporre un territorio lacerato sia
in termini ambientali, ma ancor di più sotto quelli sociali e relazionali. Non
può, non deve essere la paura l’unico minimo comun denominatore partecipativo,
non può esserlo solo la merce comprata e scambiata. Quale chiara disposizione
urbanistica attorno alle ferite arrecate al territorio clarense dalle grandi
opere. Le politiche sociali e culturali intese nella prospettiva di una piena
partecipazione delle persone portatrici di risorse personali e non di
problemi.
6. Chiari ha bisogno di realizzare un progetto scolastico adeguato non solo ai
tempi attuali, ma di quelli a venire. Un progetto politico deve indirizzare i
suoi sforzi in maniera prioritaria su questo tema specifico.
7. Aprire al mondo giovanile favorendo la partecipazione politica. Ai giovani
dobbiamo guardare per fare in modo che siano testimoni attivi di questo
progetto che non si interrompa con questa tornata elettorale.
Una svolta radicale, uso questo termine non a sproposito, per realizzarlo
dovremmo avere la forza di partire sin da oggi a discuterlo con tutti quelli
che hanno la voglia e la determinazione di realizzare davvero un'altra
municipalità.

Luca Gorlani

lunedì 6 febbraio 2012

Derelitte

Come era stato chiesto da questo blog, il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Bertinotti Formenti ha avuto due incontri con le competenti Commissioni consiliari per discutere in merito alla ristrutturazione dello stabile delle Derelitte  e  alle relative politiche socio-assistenziali.
lo stabile delle Derelitte
Questo di per sè è stato un fatto positivo perchè ha portato all’attenzione del Consiglio Comunale, organo rappresentativo di tutta la cittadinanza, un problema di rilevante portata. Forse sarebbe stato meglio tenere questo incontro prima di rilasciare dichiarazioni  agli organi di stampa, ma sempre meglio che niente.
Rimangono alcune forti perplessità:
1) è stato affermato che l’ex “Conventino” non verrà venduto. Ottima notizia. Resta però da capire da dove sia uscita l’indiscrezione che sarebbe stato destinato “al mercato immobiliare, con soluzioni residenziali o direzionali”. La fonte giornalista di solito riporta dichiarazioni di prima mano assunte in ambienti molto vicini al sindaco e ai suoi collaboratori.  Se è stato scritto questo, sicuramente qualcuno quella frase la deve aver pronunciata e se l’ha pronunciata significa che ha allungato gli occhi sulla pregiata struttura. La notizia della “non vendita” è buona, ma i dubbi restano;
il cortile delle Derelitte
2) il Presidente della Fondazione ha spiegato che la riqualificazione dell’immobile era necessaria in quanto la struttura era ormai pericolante. Non facciamo fatica a crederlo visto che di questa ristrutturazione si parla da almeno 30 anni. E' bene recuperare all'uso della Comunità clarense un importante complesso edilizio di pregevole valenza storica e monumentale La copertura finanziaria dell’operazione è data dai proventi degli espropri  BreBeMi e TAV e  quindi non ci dovrebbe essere bisogno di ulteriori alienazioni di patrimonio. Bene.
Facciamo un inciso. Lo stabile delle Derelitte ha grosso modo una superficie utile pari a quella dell’ex Comune-Anagrafe-Carceri. Il costo preventivato per il suo recupero, pur aggiungendo un ragionevole incremento dovuto a  qualche imprevisto, è meno  della metà di di quello del Nuovo Museo della Città. A costo di essere noiosi, riaffermiamo che la ristrutturazione dell’ex Comune è costata una follia, anzi un treno di “ampolle di sangue”.
3) il Presidente Franzoglio è stato  abbastanza chiaro nell’esporre i dati riguardanti gli aspetti immobiliari dell’operazione, ma è stato molto vago sugli aspetti di politica socio-assistenziale. Le perplessità espresse nel mio precedente post rimangono tutte. Affermare di essere disponibili a valutare eventuali suggerimenti, non toglie dalla testa i dubbi che si sta portando avanti un’operazione, pur necessaria, senza aver bene in mente cosa fare una volta recuperato lo stabile;
4) a questo punto sarebbe utile sapere quale sia la posizione del Comune e in particolare dell’Assessorato alle Politiche sociali e servizi alla persona. Pur facendo salva l’autonomia gestionale del Consiglio della Fondazione, occorre  che l’Assessore faccia da tramite fra il Comune e la Fondazione (e le Fondazioni sarebbe meglio dire) per sviluppare assieme un piano integrato di politiche socio-assistenziali nei confronti di giovani, anziani e persone in difficoltà. Occorre vincere le tendenze a rinchiudersi nei propri cortili, a pensare che la Fondazione di cui si è amministratore pro-tempore, sia  il luogo da salvaguardare da ingerenze esterne. Questa sembra essere la volontà manifestata dalla Fondazione Bertinotti Formenti e si può auspicare che si perseveri in questa direzione. Le Fondazioni sono un patrimonio della città, beni che ci sono stati tramandati dai nostri padri, beni che devono servire a dare sostegno ai bisognosi, non fortilizi in cui rinchiudersi, non mezzi per fare affari.

mercoledì 25 gennaio 2012

Il saluto di Chiari a Giovanni Repossi


 


L'estremo saluto di Chiari a Giovanni Repossi


Trittico Repossi in S. Maria



Omaggio a Giovanni Repossi

Intervista alla Prof.ssa Ione Belotti
Presidente della Fondazione Morcelli-Repossi

Per avviare il video clicca qui

sabato 14 gennaio 2012

Terra bruciata

Chiari è stata per molto tempo una città tranquilla, ordinata, pacifica. Certo conservatrice, cioè diffidente rispetto a tutte le correnti progressiste che hanno attraversato il nostro Paese, forse sonnolenta, forse anche un po’ pigra, ma mai cinica, mai disinteressata alle difficoltà degli ultimi. Prova ne siano le tante associazioni di volontariato che operano sul nostro territorio e le tante Fondazioni, già Opere Pie, che una borghesia illuminata e un clero operoso hanno  creato nel tempo per l’assistenza a persone povere e disagiate.
Il centro storico di Chiari
Queste Fondazioni hanno attraversato indenni la storia, giungendo magari un po’ malconce sino ai giorni nostri. Alcune di esse, come detto “garbatamente” dal nostro Sindaco, sono proprietarie di “patrimoni talmente sterminati che è meglio non saperlo”. Ma il non saperlo non esime certo dal desiderarli, visto che “in questo Comune abbiamo bisogno di tante cose e non abbiamo voluto mettere le mani nelle tasche dei cittadini”.
Bene. Ora che tutto quello che c’era da vendere del patrimonio comunale è stato venduto, ora che i tanto sbandierati soldi piovuti da Stato, Regione e Provincia sono stati spesi, cos’è che rimane in tasca a questa Giunta per fare qualcosa di decente e far vedere di esistere nel suo secondo mandato?
I  tanti progetti che avrebbero dovuto svegliare la sonnolenta Chiari dal suo lungo torpore, sono rimasti, ahimè, sulla carta. I Poli scolastici, la Caserma dei Carabinieri, la riqualificazione di viale Mazzini, per non parlare di quel capolavoro mai nato del Polo della Cultura, sono lì a testimoniare il fallimento di una politica fatta di tanti annunci, molte parole e pochi fatti.
Ora è giunto il tempo per il Sindaco Mazzatorta di rompere gli indugi e sfilarci dalle tasche, applicando l’Addizionale Irpef, la bella somma di 1 milione di euro. Ma capite bene che una cosa è mettere una tassa e un’altra cosa è avere la disponibilità immediata di quei soldi. E’ un bel problema!
Come un problema è quello della impossibilità di indebitare ulteriormente il Comune o di incassare,  causa la crisi,  quegli oneri di urbanizzazione che in passato si sono utilizzati a piene mani. 

Le Fondazioni di Chiari
Cosa rimane allora di già pronto nella nostra “carte du jour”? Beh, c’è la grande portata delle Fondazioni, ripiena di euro inoperosi, farcita di cespiti pregiati che possono alimentare lucrose provvigini e begli affari se si sa come collocarli sul mercato.  Per non parlare poi dei lavori che si avviano e dei guadagni che si realizzano. In un mercato immobiliare fermo, si tratta di una bella manna. Tanto non si spende e non si rischia "di proprio".
Si è incominciato con la Fondazione Saturno-Corradini, il cui patrimonio, dopo il suo azzeramento, è passato nelle disponibilità del Comune (660 mila euro).
Si è proseguito con l’Istituto Morcelliano. Qui il patrimonio “non è poco”: si parla di oltre 10 milioni di euro, che nelle intenzioni avrebbero dovuto essere divisi a metà fra il Comune e la Parrocchia, “metà di qua e metà di là”, secondo le illuminanti parole del nostro Sindaco. L’affare per il momento si è arenato e il Presidente don Alberto Boscaglia è stato costretto a rassegnare le sue dimissioni e a riporre nel cassetto il grandioso progetto del golf a nove buche contornato da meravigliose ville di lusso.
L’Opera Pia Bettolini invece il suo progetto l’ha avviato. Raso al suolo il Centro Diurno costruito all’inizio degli anni ’80 con i soldi derivanti dalla vendita di parte del proprio patrimonio immobiliare, ha intenzione di realizzare degli immobili che dovrebbero essere destinati, in parte a uso commerciale, in parte ad uso abitativo.
Altrettanto sembra voler fare la Fondazione Bertinotti Formenti con  la sistemazione del grande edificio delle ex Derelitte.  Qui la spesa dell’operazione ammonta a quasi tre milioni di euro e sembra  comportare un codicillo, almeno stando a quanto riportato da giornali di solito ben informati su quello che avviene nei palazzi della politica.
Il codicillo riguarda l’ex Conventino che nella ipotesi dovrebbe essere  destinato “al mercato immobiliare, con soluzioni residenziali o direzionali”.
Come si vede, stiamo parlando di operazioni immobiliari importanti destinate a muovere corposi interessi.
In tale contesto, quello che rimane non detto è l’aspetto socio-assistenziale. In tutti gli articoli apparsi sui giornali locali, sui resoconti delle varie agenzie di informazione del Comune e sulle interviste rilasciate dai nostri pubblici amministratori , ci si dilunga molto sugli aspetti immobiliari, ma poco o nulla si dice sugli aspetti che dovrebbero più interessare e che sono quelli che attengono alle politiche socio-assistenziali delle Fondazioni e di conseguenza anche del Comune.
Che ne faremo oltre che incamerarlo del patrimonio della Saturno-Corradini?
Qual’è la necessità che spinge l’Istituto Morcelliano a modificare il proprio Statuto al solo scopo di  regalare al Comune la metà del proprio patrimonio?
Perchè si è raso al suolo il Centro Diurno creato non più di trenta anni fa, sperperando così il patrimonio dell’Opera Pia Bettolini che è patrimonio della città di Chiari? Quali e quanti cespiti immobiliari sono stati venduti per realizzare le nuove opere. Chi ne ha promosso la vendita?
Quali cespiti ha intenzione di vendere la Fondazione Bertinotti-Formenti per restaurare l’edificio delle ex Derelitte? Chi ne curerà la vendita? Qual’è nel dettaglio il piano socio-assistenziale che sta alla base di questo restauro?
Quale necessità ha la Fondazione Bertinotti-Formenti di vendere l’edificio dell’ex Conventino, immobile di pregio che sorge nel cuore di Chiari e che è stato restaurato e portato all’antico splendore pochi anni fa, con soluzioni esplicitamente calibrate sul progetto di "Casa Famiglia"?
Penso che di fronte a questa inaudita decisione ci dovrebbe essere la decisa e  vibrata ribellione di tutta la cittadinanza oltre che della politica.  Qui non è tanto in ballo la sorte di una Fondazione, ma il destino stesso della nostra città che rischia di diventare, dopo il passaggio dei “barbari”, terra bruciata.

domenica 8 gennaio 2012

Chiari 1985 - La città dietro l'angolo

Per le elezioni comunali del 1985, la sezione del PCI di Chiari, oltre al consueto programma cartaceo, realizzò un video della durata di 37 minuti che riportava quel programma in immagini. L’intento era quello di proiettare il film nei vari quartieri della città, nella speranza di rendere comprensibile un materiale nei riguardi del quale la maggior parte della popolazione si mostra sempre poco interessata.
Il ritorno elettorale non fu esaltante, ma rimase nella mente di tante persone il ricordo di quel lavoro, nuovo e complesso, che le aveva coinvolte per parecchie settimane.
A distanza di 27 anni, quel materiale rappresenta una pagina di storia della nostra città.
La città che emerge dietro l’angolo, è una città fortemente degradata. Il centro storico, devastato da incuria e abbandono, in alcuni punti è ridotto a un cumulo di macerie. Il traffico automobilistico congestiona e soffoca le vie del centro, mentre  i viali, ancora in terra battuta, sono una zona di sosta selvaggia.
Eppure, in mezzo a tanto evidente disastro, si cominciano a intravedere quelle attività di restauro (case comunali di via Zara, ex Canossa) che nello spazio di un quindicennio porteranno al completo risanamento della città.
Molte delle cose affermate nel video, hanno trovato attuazione negli anni successivi, mentre altre sono rimaste deluse. E’ con una certa emozione che si guardano i pochi  fotogrammi disponibili del Teatrino Comunale presso l’Itc. Con cocciuta insistenza e contro ogni logica, l’Amministrazione di allora decise di abbatterlo per costruire al suo posto un’anonima aula magna. C’è un filo rosso che lega questo episodio con l’abbattimento del Cinema comunale da parte dell’attuale Amministrazione, a testimonianza che gli anni passano ma la mala politica resta.
Anche le immagini che riguardano la nostra campagna acquistano oggi un certo valore documentario. Infatti alcune di quelle zone non esistino più  a causa della massiccia urbanizzazione avvenuta negli anni successivi.
Prima di mettere in rete il filmato si è ragionato su come farlo. Un’ipotesi era quella di rielaborarlo  eliminando alcuni passaggi, il commento, la colonna sonora, e lasciando quindi solo le immagini che documentano lo stato della città in quel preciso momento. E’ prevalsa invece l’idea di lasciare inalterato il video che si presenta con tutti i difetti dei mezzi usati all’epoca.  Come dicevamo prima, sia la colonna sonora che le immagini sono  abbastanza corrotte, alcune sequenze sono troppo lunghe, la pellicola evidenzia le aggiunte eseguite e il rumore di fondo è quello del proiettore utilizzato per registrare le immagini in Vhs.
Eppure, forse proprio per questo, il filmato ha già la patina dell’antico documento.
Naturalmente si tratta di  un documento di parte, utilizzato con i toni propri di una campagna elettorale e come tale va preso. Ma al di là di questo, quel che conta sono le immagini della Chiari di 27 anni fa.
Alla elaborazione del filmato hanno concorso parecchie persone. Fra tutte vorrei ricordare Fabbri Curio detto Giorgio che ha realizzato buona parte del materiale fotografico e che ha saputo esprimere le sue buone doti di operatore,  con sincera passione e vivace curiosità .
Sarebbe bello far emergere dai piccoli archivi presenti nelle nostre case quei vecchi filmati e antiche foto dove, sullo sfondo, si vede Chiari nella sua continua evoluzione. Un’operazione del genere la stanno portando avanti Claudio e Rinaldo Frialdi con il loro canale di You Tube  “Chiari Album”. E’ un’opera meritoria che sta già avendo qualche significativo risultato.
Il nostro Comune, attraverso l’Assessorato alla Cultura  e il Nuovo Museo della Città, potrebbe farsi promotore della costruzione della memoria collettiva della città attraverso documenti, foto e filmati dei tempi passati. Sarebbe l’inizio di quel museo multimediale che potrebbe dare un senso alla montagna di soldi spesi per questo faraonico progetto.








giovedì 5 gennaio 2012

Una pistola puntata alla tempia

Gianni Alemanno diventò sindaco di Roma sull’onda emotiva del delitto Reggiani e sull’uso mediatico che la destra fece di quel crimine.
Oggi Roma, nonostante le promesse,  è la città dove la criminalità organizzata sta scrivendo un vero e proprio romanzo criminale. 
scippo
Anche a Chiari, il sindaco Mazzatorta ha considerato la sicurezza come il primo dei problemi.
Per avere una città più sicura, sono state spesi montagne di soldi. Ma al di là delle apparenze e delle inaugurazioni di caserme, distaccamenti e velivoli poliziotto, il problema non è stato spostato di una virgola. Anzi sono mesi che a Chiari avvengono rapine con scasso che occupano intere pagine di giornale, furti di rame, di biciclette e di auto, per non parlare del clamoroso caso che in una notte ha visto sparire dal palazzetto dello sport comunale i pannelli solari non coperti da assicurazione.
L’ultima vicenda riguarda l’aggressione  a scopo di rapina subita da una donna presso la propria abitazione. Il sindaco, pur affermando di essere rimasto colpito da quanto avvenuto, dichiara   che Chiari  non è una comunità insicura.  “Anzi, è vero il contrario: abbiamo riscontrato un calo vertiginoso dei furti e finora non si è verificato nessun fatto di sangue”.  Caspita che fortuna!
volontari Acsu
Ora si dà il caso che la diminuzione dei reati in Italia è in atto ormai da anni. Eppure, al tempo dei governi di centro sinistra, la destra e in particolare la Lega, hanno montato una polemica sul clima di insicurezza che si respirava in tutt’Italia, tanto che eminenti giornalisti e politologi ci hanno spiegato per filo e per segno la differenza che passa fra la sicurezza reale e quella percepita (leggi qui). Nel senso, per esempio, che  un innocente pezzo di cartone  abbandonato su una panchina, può essere percepito da una ronda padana come una minaccia alla pubblica sicurezza (leggi qui).
Oggi al nostro sindaco si potrebbe rispondere allo stesso modo. Quel che conta non è il dato reale, ma il sentimento percepito. E il sentimento percepito oggi a Chiari è quello di una città insicura, dove non bastano distaccamenti, ronde e aerei vigili dagli occhi grifagni a rassicurare la signora che si è trovata in casa propria con una pistola puntata alla tempia.
agenti Polizia locale
Lasciando da parte per una volta la polemica sul distaccamento di Polizia presso la stazione, sull’aereo poliziotto o sulle ronde, vorremmo questa volta parlare dell’organico della Polizia locale. Nel 2004, subito dopo il suo insediamento, Mazzatorta ebbe a dire “Servono nuovi agenti  e non esiterò a prodigarmi affinché venga rispettata la proporzione ideale di un vigile ogni mille abitanti. Siamo invece a dodici agenti”.
Bene, qual’è la situazione a oggi? Abbiamo forse 19 agenti o, che so io, 18 o 16 o 14? No. Il sindaco non ha esitato a prodigarsi, ma oggi  abbiamo soltanto 12 vigili, comandante compreso. Uno in meno di quanti fossero nel 2004.
Insomma tutto in linea con la politica seguita sin qui dal sindaco Mazzatorta: chiacchiere e soldi spesi in abbondanza, risultati zero.

sabato 31 dicembre 2011

Nel segno della Lega

Non c’è niente da dire, questo difficile anno si chiude nel segno della Lega.
Dopo la caduta del funesto governo Berlusconi, di cui ha rappresentato l’asse portante, questo partito ha pensato bene di collocarsi all’opposizione, nella speranza di recuperare un po’ della credibilità perduta.
bagarre della Lega al Senato
Da quella strategica posizione, tutti i giorni delizia gli italiani con trovate e lazzi che oltre che essere un segno di ritrovata vitalità, entusiasmano ed esaltano l’ormai attapirato popolo padano.
Ecco allora “bagarre” parlamentari con tanto di cartelli, fischietti, cori da stadio e striscioni verdi dispiegati sui banchi di Camera e Senato, ecco adunate folcroristiche, dove un mai domo Bossi, chiama “terù” il Capo dello Stato facendogli le corna, manco fosse uno iettatore.

per avviare il video clicca qui
Tutto questo affannarsi, volgare e sgangherato,  ha il solo scopo di rendere visibile una linea politica che si sostanzia nell’opposizione ferma e decisa a tutto quello che fa il governo Monti, anche quando  Monti mette in pratica ciò che era stato deciso dal governo Berlusconi.
Non c’è alcuna contraddizione in questo. La Lega è l’unico partito che è all’opposizione anche quando sta al governo.
Uno dei più accesi agitatori nelle aule parlamentari è stato il nostro Sindaco. I commessi del Senato non riuscivano a strappargli dalle mani lo striscione su cui c’era scritto “Governo ladro”, tale era la veemenza del gagliardo senatore.  Forse quello striscione avrebbero fatto meglio a esporlo quando erano loro il governo. Dalla tabella che segue, realizzata dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre (Associazione Artigiani Piccole Imprese), si può vedere benissimo quanto pesano le manovre del Governo Berlusconi-Bossi sul groppone degli italiani.

Fonte Cgia di Mestre
Per quanto riguarda Chiari, questo indimenticabile 2011 si chiude con l’ennesima causa persa dal Sindaco Mazzatorta e dalla sua Giunta.
Si tratta della questione relativa ai rilevatori per la raccolta dei dati del censimento. Secondo il bislacco punto di vista del nostro sindaco gli unici titolati a svolgere questo compito sono gli italiani, escludendo quindi eventuali concorrenti extracomunitari. L’opposizione a questo atto era stata promossa dalla Cgil, ma il Tribunale di Brescia l’ha rigettata per carenza di legittimazione. Una successiva istanza della Fondazione Piccini, è stata invece accolta e il Comune di Chiari è stato condannato. Decisione scontata, perchè lo capiscono anche i bambini che questo atteggiamento è fortemente discriminatorio. Ma ciò lo sapeva benissimo anche il sindaco. L’intento era solo quello di mandare la questione per le lunghe ed  evitare così che gli extracomunitari partecipassero di fatto  al concorso. E infatti il sindaco si dichiara “soddisfatto per un ritardo giudiziario che ha sancito quanto volevamo ottenere...”. Berlusconi in questo ha fatto scuola.
Qualche tempo fa, dopo che il Tribunale di Brescia aveva rigettato il ricorso presentato dalla Cgil, il nostro caro sindaco ebbe a dire che trattavasi di “un precedente che zittisce una volta per tutte un sindacato che, anziché difendere i lavoratori, si è messo a spendere soldi degli italiani per difendere gli immigrati”.
Adesso che il Tribunale, entrando nel merito, ha accolto in pieno la richiesta della Fondazione Piccini, obbligando il Comune di Chiari a pagare le spese di processo, mi sapete dire chi è che spreca i soldi dei cittadini?

Chiari - Nuovo Museo della Città
Per finire bene l’anno, avevo deciso di prenotare una visita guidata all’ormai famoso Nuovo Museo della Città. Fatica sprecata. Il fantastico museo rimane chiuso sino al 14 gennaio non si sa per quali impedimenti. Poco male. Anche se sarebbe stato utile utilizzare le feste natalizie per aprire finalmente il museo alla cittadinanza senza passare per fastidiose prenotazioni.  
Insomma, questa fantastica costruzione, costataci un occhio della testa, si rivela a tutti gli effetti per quella che è: un vero e proprio mausoleo. E non mi si venga a dire che si stanno realizzando delle mostre di tutto rispetto. Sì, la mostra su Repossi è bella, ma l’esposizione dei quadri è pessima. Riflessi di finestre e luci quanto mai fastidiose, illuminazione a dir poco indecente. Quando mai si è visto che i quadri si espongono accanto a delle “appliques”? Insomma per realizzare una mostra non basta appendere i quadri ai muri, come per fare un museo non bastano un po’ di ossa. Comunque, deposte le polemiche