Campo da golf
É l’operazione che in assoluto ha sollevato le più
aspre polemiche. I motivi sono molteplici.
L’operazione riguardava, in
origine, l’utilizzo di un terreno agricolo di 341 mila mq, di proprietà della
Fondazione per la realizzazione di un campo da golf a 9 buche. Situato fra i
comuni di Chiari e Pontoglio prevedeva oltre al campo da golf, anche un campo
pratica, “Club house”, Magazzino, Ristorante, Hotel, residence e 17 ville
singole di cui 11 con piscina e, come noto, una cava di circa 800 mila mc.
Successivamente, per problemi
sorti in quel di Pontoglio, dove si era svuluppata una ferma opposizione, in
particolar modo per lo spreco di suolo agricolo, il progetto venne
ridimensionato e limitato alla porzione di terreno situato nel Comune di Chiari
(circa 260 mila mq).
La cubatura delle villette è di
15 mila mc complessivi e verranno costruite solo se vi è la certezza di
venderle. Per quanto concerne la cava, si afferma che il movimento terra sarà
solo interno all’area del golf, escludendo categoricamente vendita di ghiaia a
terzi. Si inizierà innanzitutto con la realizzazione del campo pratica, “club
house” e ristorante. A seguire le villette e buon ultimo il campo da golf.
Queste, almeno, sono le intenzioni dichiarate.
Con il Comune, la Fondazione si
assume l’impegno di destinare 2 milioni di euro per la costruzione di una nuova
scuola, che rimarrebbe di proprietà della Fondazione e verrebbe ceduta in
gestione gratuita al Comune per un periodo da stabilire in convenzione.
Eventuali altri introiti provenienti dalla vendita delle ville, sarebbero
destinati, per un totale di altri 3 milioni di euro, alla costruzione del polo
scolastico tanto atteso da Sindaco e Giunta.
Lasciando da parte la
considerazione se sia ammissibile per un prete fare l’imprenditore piuttosto
che curare le anime, considerazioni che lasciamo ad altri, a noi preme entrare
nel merito delle questioni.
1) Tutte le iniziative assunte
dal CdA della Fondazione dovrebbero essere improntate alla salvaguardia e alla
valorizzazione del patrimonio della stessa. Perchè solo un patrimonio integro e
valorizzato può produrre le rendite necessarie a raggiungere i fini statutari.
Le iniziative sin qui portate avanti da don Boscaglia e dal CdA sono senz’altro
ambiziose, ma comportano un forte tasso di rischio. Quando si tratta di
intervenire su beni appartenenti alla collettività, si dovrebbe avere molta
cautela e scegliere tipi di investimenti a rischio contenuto.
2) Il progetto non è supportato
da alcun piano finanziario. Quanto costerà realizzare il progetto, compresi
campo pratica, club house, magazzino, ristorante, hotel, ecc? Quali fonti di
finanziamento si intendono attivare e in che misura? Quanto si realizzerà dalla
vendita delle villette? Chi gestirà il tutto? Che affitto si conta di ricavare?
3) Don Boscaglia dice che “non si sono riscontrati limiti invalicabili
di fattibilità dal punto di vista ambientale”, mentre da parte di tre rappesentanti del Pdl,
Puma, Navoni e Mombelli, si afferma che “il
campo da golf rispetta e preserva il territorio da altre destinazioni
edificatorie, eccezion fatta per quelli...previsti dal progetto”.
Ora, come si fa a dire che non ci
sono problemi dal punto di vista ambientale? Lì oggi c’è un terreno ad uso
agricolo, domani ci sarà qualcos’altro. In un territorio messo a dura prova da
una speculazione edilizia ingorda e devastante, da grandi infrastrutture che
stanno consumando centinaia di ettari di suolo agricolo, sfregiando in modo
irreparabile la nostra campagna, sinceramente non si sentiva la necessità che
una Fondazione di ispirazione cattolica, si desse da fare per cementificare
ulteriormente il suolo, divorando altra campagna. In Italia si sa, dove si
costruiscono tre case è probabile se ne costruiscano dieci e dove se ne
costruiscono 15 è probabile se ne costruiscano 50. Ci sarà sempre un motivo per
costruire di più e, in questo caso, non è detto che il motivo non nasca dalle
esigenze finanziarie della Fondazione stessa.

4) In un articolo, mai smentito,
uscito sul Giornale di Brescia il 23 agosto scorso si affermava testualmente: “La Fondazione, stando ai primi accordi, in
cambio della possibilità di costruire il
maxi campo da golf, si impegna ad acquistare il terreno sul quale realizzare l’ampliamento
(della scuola Toscanini ndr), ad
affidare la stesura del progetto a dei tecnici, a costruire la scuola (12 aule,
4 laboratori e un’eventuale mensa)”. Fare tutto questo con 2 milioni di
euro sembra difficile, ma vedremo. Il problema è un altro. Non mi pare che
esista alcuna disposizione di legge che preveda che l’autorizzazione ad avviare
una qualsiasi attività produttiva possa essere condizionata. Cosa vuol dire “in cambio della possibilità di costruire...” . L’autorizzazione ad
avviare un’impresa viene concessa dal SUAP (Sportello Unico Attività
Produttive), se ci sono i requisiti necessari e se vengono presentati tutti i
documenti richiesti. L’imprenditore non deve nulla in cambio. A me questa cosa
sembra alquanto ricattatoria e si inquadra in quel rapporto collusivo di cui ho parlato in altro post e che si estrinseca nel seguente accordo: “tu mi autorizzi il progetto io ti dò la
scuola” oppure “io ti dò l’autorizzazione se tu mi costruisci la scuola”. C’è stato
questo da parte del Comune, una specie di imposizione nei confronti della
Fondazione o è stata la Fondazione a sottoporsi spontaneamente a questo
ricatto? In ogni caso il don deve aver cambiato radicalmente
opinione in materia. Nella sua intervista a Rosanna Agostini di qualche tempo fa,
alla precisa domanda della giornalista “non
sarebbe una soluzione più logica mantenere la proprietà di quanto viene
realizzato, prodotto o costruito, ricevendo un’affitto?” il don si dichiara
perplesso per non dire contrario. Oggi cambia idea e decide di regalare 2
milioni di euro, forse anche 5, a questa Amministrazione spendacciona, senza avere nulla in cambio. Si realizza
così, per altra via, quanto a suo tempo pretendeva il Sindaco: “questo patrimonio deve andare a finire metà
di qua e metà di là”.
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5) L’unica non
favorevole in seno alla maggioranza è
l’Assessore ai Servizi Sociali Boifava. E si capisce anche il perchè. Quei
soldi dirottati verso il Polo scolastico, vengono tolti ai servizi sociali e in
particolare alle politiche in favore dei giovani in difficoltà che con il perdurare
della crisi economica diventano sempre più numerosi. In tempi di vacche magre, durante i quali si comincia a
tagliare anche sui servizi alla persona, questo è un vero smacco.
6) Si dice che
questa operazione non comporterà alcun danno patrimoniale per l’ente. Questo
naturalmente è ancora presto per dirlo. Non ci sarà danno patrimoniale se tutto
andrà secondo le previsioni. Se le cose invece si mettono male e se, per esempio, non si trovano acquirenti per le famose ville, allora il danno patrimoniale
potrebbe essere rilevante. Per quanto
concerne il Comune, se le cose vanno per il verso giusto riceverà gratis et amore Dei una scuola e forse un polo scolastico. Rinuncia però a 530
mila euro di standard qualitativi che entreranno a far parte del patrimonio
della Fondazione. Insomma un mezzo pasticcio.
D’altra parte tutta
l’operazione è tirata per i capelli, piena di contraddizioni e buchi ancora da
riempire. Ci sembra che si stia andando avanti alla garibaldina, nella convinzione
che tanto, strada facendo, le cose si metteranno a posto. Non sempre vanno a
posto e l’operazione Polo della Cultura ce lo insegna.