giovedì 16 giugno 2011

Il mercato sta al centro come l’ipermercato alla periferia


Chiari - mercato in centro

La questione mercato non è di quelle che si possa risolvere con un’alzata di spalle, perchè di mezzo c’è il destino della nostra città. Non si tratta solo di piccole transazioni commerciali: un chilo di patate, quattro carote  e due cipolle. No, la questione è molto più complessa. Per capirla sarebbe utile  andarsi a rileggere il bellissimo articolo di Tonino Zana pubblicato sul Giornale di Brescia il 4 marzo 2007 (leggi qui), che parla di “un metticciato tra ambulantato e commercio fisso... un «diritto a stare», ad abitare le piazze tre volte la settimana per cinque ore la volta” .  Forse qualche nostro querulo commentatore eviterebbe di tranciare giudizi acritici.
Il mercato si svolgeva nel Centro Storico della città da tempo immemorabile. Qualcuno dice da 400 anni. Avrà un valore questo fatto o no? E maggior valore non dovrebbe averlo per quella formazione politica, la Lega, che dice di volersi rifare alle tradizioni della nostra terra?
Il mercato di Chiari è un piccolo mercato. Forse per questo si svolge tre volte la settimana, più il venerdì per la vendita del pesce.  Piccolo mercato, ma grande capacità di movimentare persone e animare il centro della nostra città, rendendolo dinamico, attivo, vitale.
La mia opinione è che il mercato debba ritornare in centro con le stesse modalità di base di prima.   Se si vuol fare di più bene, ma il minimo è che il mercato venga ripristinato.
Chiari - mercato in viale Cadeo
Coloro che si arrabattano da anni per convincerci che la soluzione migliore è quella di portare il mercato fuori dal centro, perchè in questo modo sarebbe più funzionale, non si sono minimamente sforzati di elaborare una proposta credibile che non fosse quella di uno spostamento “sic et simpliciter”. A suo tempo il Sindaco ebbe a proporre di posizionare in centro tipologie di prodotti di un certo standard, fuori dal centro tipologie ordinarie, mentre l’Assesore Zerbini aveva suggerito di far svolgere ogni 15 giorni un mercato di prodotti biologici. Proposte che sono rimaste semplici enunciazioni e non hanno mai portato a una proposta organica da discutere con la cittadinanza e con gli addetti del settore commerciale.
Trasferire definitivamente il mercato in viale Cadeo con cadenza trisettimanale è un non senso. Non solo perchè il Centro Storico viene così desertificato, non solo perchè i commercianti vanno in sofferenza, ma anche e soprattutto perchè lo stesso mercato perde di significato. Insomma è l’intera città che ci perde. Come dice Tonino Zana  “il mercato,  in sè, è un diritto al centro perchè di esso si anima, perchè lo anima. Il mercato, per antonomasia, è il centro, così come l’ipermercato è la periferia”.

Chiari - l'area dell'ex Cinema
L’opzione poi di portare il mercato nell’area dell’ex Cinema è la più bislacca. Sgradita ai cittadini, osteggiata dai commercianti e contrastata perfino dall’Anva (Ass.Naz. Venditori Ambulanti). Il motivo che anima questa proposta, avanzata dalla Lega, è chiaro a tutti. Si cerca in questo modo di porre riparo a un fallimento, quello del Polo della Cultura, che brucia e pesa sui destini di questa Amministrazione. Ma non si ripara un fallimento con una idiozia.
Purtroppo questa pretesa della Lega, sta gravando come un macigno sulle decisioni che dovrebbero essere prese e che si rimandano di mese in mese, in modo assolutamente ridicolo, da più di tre anni. Portare il mercato in centro significherebbe prendere una decisione definitiva. Cosa che la Lega non vuole, in vista della riqualificazione di viale Mazzini e quindi anche dell’area dell’ex Cinema.
Sarebbe però ora che sulla questione si facesse il punto. Continuare a ciurlare nel manico non giova a nessuno e meno che meno a Chiari che è, come dice Tonino Zana, “una bella città. Ma Chiari non sarebbe più la stessa bella città in assenza di piazze, mercati, scuole, palazzi e biblioteche. Chiari, senza questo,  sarebbe il paesotto che ha sempre evitato di diventare”.



mercoledì 15 giugno 2011

Mercato - non se ne può più

L'Assessore al Commercio
Bruno Zerbini
Due giorni fa, un bell’articolo apparso sul Giornale di Brescia,  titolava – “Chiari - il mercato fa le valigie: a fine mese torna in centro”. L’azzardo della previsione era di Maurizio Mombelli, Consigliere comunale del Pdl e membro della “Commissione per lo spostamento del mercato” (sic). “la data non c’è ancora, ma il trasferimento è imminente”. Gli faceva eco l’Assessore al Commercio Bruno Zerbini: “i numerosi incontri e le trattative con gli ambulanti sfoceranno a giorni in una decisione”.
Bene, a distanza di due giorni, veniamo a sapere che tutto è rimandato a dopo le Quadre, esattamente come avevamo previsto nel nostro post  dell’11 aprile scorso.
Non c’è niente da fare, il mercato di Chiari è la “cartina di tornasole” per capire quanto decisi, concreti, pragmatici, determinati e caparbi siano questi “uomini del fare” clarensi. Per capirlo, basta ripercorrere le vicende che hanno contraddistinto dal 2005 ad oggi la questione.
La decisione di spostare il mercato dalla sua sede storica fu presa nel giugno del 2005 e successivamente confermata nell’ottobre dello stesso anno.
Dovranno però passare quasi due anni perchè si arrivi all’effettivo trasferimento, avvenuto nel marzo 2007 con l’avvio dei lavori per la riqualificazione degli edifici dell’ex Comune e dell’Anagrafe.

Chiari - il mercato in viale Cadeo

Già in quell’occasione l’Assessore al Commercio Bruno Zerbini dà prova del suo piglio decisionista. Le proposte dell’Amministrazone messe sul tavolo della discussione riguardavano, Piazza Rocca, Piazza Aldo Moro, la Circonvallazione interna,  parte di Piazza Zanardelli oppure viale Cadeo. Quest’ultimo sito alla fine la spunta.
Il mercato in viale Cadeo è sicuramente più agevole per gli ambulanti, ma costituisce un problema per il centro storico e per i commercianti che vi lavorano. Questo fatto apre una spaccatura all’interno della maggioranza consiliare e l’Udc, a metà gennaio del 2008, presenta una mozione per il ritorno immediato del mercato in centro, almeno per la giornata di sabato. La mozione passa con i voti determinanti della minoranza. Si elaborano due soluzioni e Vizzardi si dichiara certo che entro marzo il mercato ritornerà in centro almeno il sabato.
Gli ambulanti però non ci stanno e fanno sentire la loro voce. Confesercenti e Anva (Associazione Naz. Venditori Ambulanti) esprimono forti perplessità sulla mozione approvata dal Consiglio comunale per la ricollocazione del mercato nel centro storico.
A fine agosto del 2008 l’Assessore Zerbini lancia la bomba “Un referendum per scegliere il posto del mercato”. E per dimostrare di essere del tutto imparziale aggiunge “A mio parere sarebbe però un peccato sporcare di fritto e cartacce una così bella piazza”.

Chiari - il mercato

Mazzatorta invece, per dimostrare la compatteza della sua Giunta, sbotta “No al referendum sul mercato”. Questo referendum non s’ha da fare.
Ma l’Assessore Zerbini non è uno che molla e fra ottobre e novembre del 2008, in  due storiche interviste rilasciate al Giornale di Brescia, sentenzia perentorio “Entro la prima metà di novembre il mercato ambulante di Chiari tornerà ad essere allestito per tre giorni a settimana nel centro storico della città”.
Messe con le spalle al muro Lega Nord e Progetto Chiari presentano in Consiglio una mozione per chiedere di rimandare lo spostamento del mercato in centro alla primavera del 2009, cioè quando i lavori in piazza Zanardelli saranno terminati.
La mozione viene bocciata severamente e l’Assessore Zerbini annuncia, non si sa perchè in tono perplesso  “il mercato verrà trasferito da viale Pietro Cadeo alle due piazze, entro martedì  9 dicembre 2008”.
Arriva il 9 dicembre, ma del mercato in centro neppure l’ombra.  Pd e Udc allora saltano sulle barricate. Mazzatorta replica secco “Stiamo facendo il possibile per risolvere la situazione Lo spostamento non avverrà comunque nel periodo natalizio, perché questo finirebbe con l’ostacolare il commercio”.
Passa anche Natale e l’Assessore Bruno Zerbini sempre più perplesso dichiara “il cantiere (in piazza Zanardelli) è stato sospeso. Solo quando l’intervento sugli immobili verrà completato il mercato potrà rientrare in centro storico”.
Chiari Piazza Zanardelli
Per qualche mese la questione mercato non fa più notizia. La vera notizia è la mancata realizzazione del Polo della Cultura. Comunque, l’Assessore Zerbini che ha una memoria d’elefante, in un’intervista del novembre 2010 ci rammenta che “il mercato ambulante di Chiari rientrerà in centro storico quando i lavori in piazza Zanardelli saranno conclusi, quindi dopo il 15 febbraio 2011”. Lo stesso concetto viene ribadito in una seduta del Consiglio Comunale del dicembre 2010.
In un’intervista rilasciata al Giornale di Brescia agli inizi di febbraio del 2011 l’amletico Assessore  riapre i giochi sul mercato “Stiamo valutando se trasferirlo e dove trasferirlo. Diversi sono i luoghi sui quali abbiamo posto l’attenzione: piazza Zanardelli, Piazza Martiri, l’area dell’ex Cinema, ma consideriamo anche l’ipotesi di lasciarlo dov’è, in viale Cadeo”
Finalmente arriva il fatidico giorno e gli immobili e le piazze restaurate vengono consegnati alla Città festante. Il Nuovo Museo della Città viene aperto e la luminosa piazza Zanardelli è pronta ad accogliere il nostro mitico mercato.
Qualcosa però non va per il verso giusto. Infatti si riunisce una Commissione composta da Pdl, Lega e Progetto Chiari per definire una volta per tutte la questione del mercato.
La decisione è presa “il mercato - spiega l''assessore al Commercio Bruno Zerbini - deve essere trasferito in piazza Zanardelli”. Ma và?  Certo certo, aggiunge da parte sua Giuseppe Olmi di Progetto Chiari “questa è la soluzione migliore”.
Peccato che la soluzione migliore non sia stata ancora presa e il tutto è stato rinviato a dopo le Quadre.
A questo punto ci permettiamo di dare un suggerimento ai nostri cari giornalisti. Evitate, per carità di patria, di chiedere pareri, commenti o notizie sulla questione mercato all’Assessore Zerbini. Non se ne può più.

sabato 11 giugno 2011

Il Senatore Mazzatorta e il suo cantore Magli


Massimiliano Magli

Il lungo articolo di Massimiliano Magli “Mazzatorta, chi era costui?” (Il Giornale di Chiari giugno 2011 – leggi qui), ha un incipit venato da una malinconia quasi crepuscolare. Il tempo passa e “tutto verrà seppellito dal correre degli anni”.  Ahinoi, anche la Giunta di Sandro Mazzatorta!  Peccato, visto che il sigillo che contraddistingue la vicenda di questo sindaco, “unico  vero protagonista della vita amministrativa di Chiari”, è la parola “fare”.
 “Uomo del fare”. Non è stata forse questa la definizione data  di se stesso al tempo della crisi del 2007 quando stava per rimetterci la poltrona?  Perchè non credergli, visto che sa apparire tanto convincente?
Leghista sui generis dice Magli, forse meno di tanti “candidati di centro sinistra”, Mazzatorta concede alla causa leghista quanto basta per essere accreditato nel giro che conta. Certo ha gridato come tutti all’invasione dei barbari, ha voluto le ronde padane, ha smantellato il campo nomadi, ha chiuso lo sportello immigrati, ha aperto un distaccamento di polizia presso la stazione, ha perfino fatto smantellare le panchine in piazza Rocca. Ma non fatevi impressionare, l’invasione ha proseguito peggio e più di prima, le ronde padane si sono trasformate in accompagnatori di funerali, i nomadi sono ancora in giro per la campagna di Chiari, gli stranieri sono costretti ad affollare gli uffici postali per sbrigare le loro pratiche, il distaccamento di polizia di fatto non è stato mai aperto, le panchine sono state tolte e poi rimesse. Grandi risultati di cui andare fieri.
Il Sindaco di Chiari
Sen. Sandro Mazzatorta
Di fronte a tanto impegno e a tanta “concretezza”, a Magli verrebbe veramente la voglia di prendere il megafono e gridare al mondo la sua accorata passione di natura squisitamente intellettuale e politica per questo grandioso personaggio. “Il professorino”, come veniva chiamato quando stava all’opposizione, “il tizio di Verbania, temuto e odiato”.  E verrebbe la voglia di prendere il megafono anche perchè ci sono dei “poveri cristi”, degli “autentici diffamatori” (leggi Chiari Blog e il suo autore), che hanno l’ardire di affermare che si elogia Mazzatorta solo perchè il giornale su cui si scrive “accoglie da mesi pagine acquistate dal Comune”. Che miseria, che infamia!  
Magli, nell’impeto della sua sviolinata, si azzarda a dire che mai ha “visto la città cambiare come ora”. Viabilità migliorata, migliorato l’apparato burocratico, promosso il sistema culturale, incentivata la politica abitativa, assunto un ruolo strategico per ciò che concerne la Polizia Locale. Ragazzi, se non ci fossero Mazzatorta e il suo cantore Magli, bisognerebbe inventarli!  
Peccato però che si sprechino secchiate di inchiostro per rivestire di meraviglia modesti risultati amministrativi, senza peraltro mai approfondirli,  mentre si tace sui grandi progetti mai realizzati, quei progetti che nelle intenzioni avrebbero dovuto cambiare questa città dalle fondamenta.
La politica rivoluzionaria lanciata da Mazzatorta nel 2004, si è afflosciata come un soufflè mal riuscito e a noi non resta che raccogliere i cocci di un’azione amministrativa vanagloriosa e inconcludente.
Il cantiere del Polo della Cultura
Che fine hanno fatto i Poli scolastici sui quali il Sindaco ci stava rimettendo le penne? E il fantomatico Polo della Cultura? Quanto ci costerà alla fine non averlo realizzato? Per il momento un milione di euro dato ad Eleca e non ancora recuperato, il Cinema Comunale inopinatamente raso al suolo, soldi a palate per abbatterlo, denari per spostare piante, pali della luce, servizi vari, quattrini per togliere e mettere asfalto e poi parcelle di avvocati a valanghe.
Forse Magli avrebbe fatto bene a ricordarsi anche del Polo del Benessere, del Nuovo Polo Sportivo, della Caserma dei Carabinieri, del Caffè Letterario, della Stazione mai diventata un salotto, del distaccamento della Polizia Locale sempre chiuso e dell’inutile Info Point. Tutte bolle di sapone scoppiate una dietro l’altra. In compenso il mercato è stato allontanato dalla sua sede naturale, desertificando il Centro Storico e l’unica sala pubblica a disposizione dei cittadini, il Salone Donegani, è stata utilizzata per uffici che avrebbero potuto tranquillamente stare nella sede comunale.
Naturalmente queste cose sono ben note al vespertino Magli, ma egli invece di andare a porre domande scomode a chi governa la nostra città, se la prende con i rappresentanti del Pd  rei,  pensate un po’, di fare il loro mestiere di opposizione. Non solo. Strilla di essere stato oggetto di “insulti e diffamazioni gravissimi”, insulti e diffamazioni che coinvolgono “in modo vergognoso persone, personaggi e amministratori”.  Nel meraviglioso mondo di “Amelie-Magli”, fatto di veline e telefonate interessate, parlare di fatti è diffamazione, mettere i pubblici amministratori di fronte alla responsabilità dei loro atti è un insulto intollerabile, chiedere un minimo di obiettività a chi deve raccontare la città è una “castroneria”.  In ogni modo, se si sente offeso e diffamato, non deve fare altro che presentare denuncia alle autorità competenti.  I suoi amici gli possono indicare la strada.
Sandro Mazzatorta
Quando si parla di programma non realizzato il Sindaco pretende di salvarsi in corner evocando la crisi. Se non ci fosse stata la crisi tutte le belle cose  contenute nei suoi programmi elettorali le avrebbe sicuramente portate a termine. Come diceva quel personaggio di Petrolini? “A me, m'ha rovinato la guerra, se non c'era la guerra a quest'ora stavo a Londra”. A Mazzatorta l’ha rovinato la crisi. Se non ci fosse stata la crisi a quest’ora stava al Governo.
Faremmo però torto alla verità se tacessimo delle cose realizzate. Perchè non parlare quindi dell’uso a dir poco disinvolto del denaro pubblico? In consulenze e progetti che hanno dato niente alla città si sono spesi milioni e milioni di euro. E che dire del programma delirante di rotonde di cui abbiamo perso il conto? Quante sono 25 – 30? Per realizzarle si sono spesi  più di 9 milioni di euro, con l’aggravante che avendole realizzate in “prezioso materiale lapideo” ci sono stati tali e tanti problemi da costringere l’Amministrazione a togliere precipitosamente il porfido da alcune di esse e sostituirlo con vile asfalto.
Il Nuovo Museo della Città  invece è stato realizzato vendendo buona parte del patrimonio comunale. Ora però non sanno cosa farne, perchè manca uno straccio di politica culturale per dare un senso alla vagonata di soldi spesi (quasi 7 milioni di euro). Forse dovremo chiedere aiuto alla “polverosa” Fondazione Morcelli-Repossi, alla faccia del “museo dinamico” decantato da Mazzatorta.
E’ proprio vero, la bellezza è negli occhi di chi guarda.  Magli, che ha visto la luce,  vede una città splendente, mentre noi, “poveri cristi”, vediamo una città piena di ombre. Certo, i nostri occhi sono velati dal pregiudizio. Se non fosse così vedremmo innalzarsi nei cieli di Chiari  il costoso Airpol tedesco, presidio della nostra sicurezza. Peccato che sino ad oggi abbia scoperto solo un minuscolo orto di marijuana e un micro deposito di rifiuti da demolizione. Ma vedrete, si farà. “Tremate malvagi ovunque voi siete!”.
Cantiere della BreBeMi
Però i nostri occhi, nonostante il pregiudizio, sono abbastanza aperti da vedere cosa sta succedendo a sud del territorio di Chiari. L’intera campagna viene stravolta dal passaggio delle due grandi infrastrutture: Tav e BreBeMi. Non solo territorio rubato all’agricoltura, ma cascine ridotte in macerie, aziende agricole distrutte e famiglie e vite e ricordi spezzati. Come se non fosse già arduo accettare questa apocalisse che viene da lontano, il Sindaco e la sua brillante Giunta che tanto piacciono al nostro caro Magli, ci mettono due carichi da dieci: il Polo Logistico e due mega aree di Servizio. 
In totale sono 550 mila i mq sottratti alla campagna,  80 campi di calcio solo per queste due strutture volute dal Sindaco. A questi naturalmente sono da aggiungere i 123 ettari necessari per l'autostrada e quelli, ancora da determinare, per la Tav. Alla fine quanto territorio agricolo clarense andrà in fumo?
Sono cose tanto eclatanti che inducono il giudizioso Magli, in un altro articolo dello stesso giornale,  a stracciarsi le vesti e piangere sulle “tonnellate di cemento gettate lungo la campagna fra Chiari e Castrezzato”, sulla “Cascina Ciliegia sbriciolata”,  sulla “terra bruciata nella nostra campagna”. Il patos raggiunge livelli di coinvolgimento totale quando, profetico, lancia l’invettiva finale “ricordate che la storia seminata con l’asfalto (sic) in luoghi in cui per vivere si è seminato per davvero e per secoli farà una gran fatica a ridare un minimo frutto”.  Roba da sentirsi accapponare la pelle!  Peccato però che lì si parli di Francesco Bettoni, il Presidente di BreBeMi, l’uomo “che ce l’ha fatta”, l’uomo che “è andato sino in fondo”, mentre gli agricoltori no, loro non ce l’hanno fatta e come innocenti “agnelli” sono stati sacrificati.  Di Mazzatorta e delle sue rovinose decisioni neppure una riga, una virgola, un accenno. Quando deve parlare del suo sindaco prediletto in Magli scatta l’autocensura preventiva, come avviene in questo periodo a tanti reggicoda del giornalismo italiano.
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giovedì 9 giugno 2011

Scusi, ma lei ce l’ha il permesso?

“E che è” avranno pensato stamattina i cittadini di Chiari “adesso per passare da Piazza Zanardelli occorre avere il permesso?”. A leggere i cartelli affissi dalla nostra Amministrazione Comunale sembrerebbe di sì.  Infatti all’ingresso della piazza, all’altezza delle vie Garibaldi e Bettolini, sono state poste 4 grandi fioriere (due per ogni strada) legate assieme da una grossa catena su cui è appeso un cartello che recita così  “vietato l’ingresso alle persone non autorizzate”.
Naturalmente non è previsto alcun divieto per la libera circolazione dei pedoni, il divieto semmai riguarda gli autoveicoli. In Comune però avevano disponibile solo quel tipo di cartello, per cui  non si sono fatti troppi problemi.
Qualcuno inoltre si è lamentato per il passaggio troppo stretto e per la catena che potrebbe creare inciampo alle persone anziane specie nelle ore notturne. La risposta perentoria di una solerte suffragetta  è stata “gli anziani che non riescono a vedere quella catena se ne possono stare anche a casa”.
Beh, i cittadini di Chiari, visti i soldi che sono stati spesi,  magari la loro bella piazza se la vorrebbero godere, sempre che questa Giunta  lo consenta! 
Come tutti sanno, gli immobili dell’ex Comune, Anagrafe e Carceri veneziane, sono stati consegnati alla città per ben due volte. In occasione dell’ultima,  avvenuta il 15 febbraio scorso, avevamo detto che speravamo che quella consegna fosse l’ultima. Speranza vana. Da quel giorno un esercito di tecnici stanno cercando di portare a compimento quello che a molti ormai appare come “el dom de Milan”, una cattedrale mai finita, un mausoleo vuoto,  un inutile cenotafio.  E dire che “l’unico vero protagonista della vita amministrativa di Chiari”, l’uomo di multiforme ingegno,  a suo tempo aveva parlato di “museo dinamico, di museo non polveroso”. Ci chiediamo “ma cosa ha di dinamico questo museo?”. Cosa ha di dinamico se non si riesce a immaginare uno straccio di politica culturale che serva a dare un senso alla montagna di soldi spesi (quasi 7 milioni di euro)?  Che cosa ha di dinamico se ora che bisogna dare sostanza alle tante promesse fatte in campagna elettorale, non si sa da che parte girarsi e ci si rivolge, con il cappello in mano, a quella Fondazione Morcelli-Repossi (il museo polveroso) per avere una mano, avere un aiuto per realizzare assieme qualche cosa e così salvare la faccia?

giovedì 2 giugno 2011

Referendum


Per dibattere i 4 quesiti proposti
  il Comitato di Chiari "L’ACQUA NON SI VENDE"
invita i cittadini ad una


ASSEMBLEA PUBBLICA
Venerdì 03 Giugno 2011
alle ore 20,45

presso la sede ACLI di Chiari
(cortile ex Rota)
a cui parteciperanno relatori esperti
VOTA 4 SI'

per dire no alla privatizzazione dell’acqua
per dire no al nucleare
per dire no al legittimo impedimento

domenica 29 maggio 2011

Per andare dove dobbiamo andare...

Ormai Berlusconi e Bossi sono come Totò e Peppino a Milano, non “si raccapezzano” (vedi qui). Non sanno in che direzione dirigersi e per avere qualche informazione utile si rivolgono a un vigile, il famoso ghisa, prendendolo per un generale austriaco: “Noio volevon savuar...per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”.
Berlusconi con Obama
Berlusconi è così suonato che in importante consesso come il G8 si permette di importunare il Presidente degli Stati Uniti per riferirgli che “noi in Italia, in questo momento, abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra”. Mi chiedo cosa abbia mai potuto pensare  Obama, di fronte ai piagnistei  di uno degli uomini più ricchi del globo, proprietario di un impero mediatico inimmaginabile in qualsiasi altro paese, Presidente del Consiglio, padrone indiscusso della politica, del governo, del parlamento italiani,  uomo capace di corrompere giudici, di comprare parlamentari, di confezionarsi perfino leggi necessarie a sfuggire ai suoi processi, persona che ha accumulato un potere così vasto e pervasivo da permettersi ogni abuso, raccontare ogni frottola e perfino farci credere  che Ruby è la nipote di Mubarak. Non credo di essere fuori dalla realtà se dico che Obama può aver pensato  “ma questo qui è fuori di testa!".
Umberto Bossi
Ebbene quel fuori di testa lì è il nostro Presidente del Consiglio, colui che dovrebbe guidare un paese come l’Italia, ma che si lascia trasportare solo dalle sue ossessioni, divenute ormai argomento di politica internazionale. 
Qualcuno, per carità di patria, dovrebbe staccare la spina. Purtroppo quel qualcuno ha ridotto la sua politica a pernacchie, esibizione di diti medi e frasi scurrili, per cui sarà difficile che spontaneamente si assuma questa responsabilità. A meno che domani non arrivi dal Paese un messaggio chiaro e preciso.

sabato 28 maggio 2011

La splendida avventura

Berlusconi-Bossi
A guardare come si sta concludendo la vicenda politica di Berlusconi e Bossi  c’è da rimanere esterefatti. L’uno era il campione dell’economia dinamica lombarda, che partendo dal niente era riuscito in poco tempo e con metodi magari non ortodossi, a divenire il capo di un impero. L’altro, al grido di “padroni a casa nostra”, lanciava dalle valli bergamasche e varesine un’offensiva micidiale allo Stato accentratore, covo di una burocrazia assistenzialista, parassitaria e sprecona.
La scesa nell’agone politico di Berlusconi, al di là delle ragioni di carattere giudiziale, portava con sè un’aspettativa rivoluzionaria. Svecchiare la classe dirigente, cambiare i riti consunti della vecchia politica per rendere il momento decisionale rapido ed efficace. Il campione del capitalismo padano,  si alleava con il campione delle partite Iva, per cambiare in breve tempo e radicalmente un  Paese fiacco e demotivato.
A distanza di 17 anni dall’inizio della splendida avventura, il Paese non solo è ancora fiacco e demotivato, ma la società risulta sfilacciata, disgregata, divisa. L’economia è in crisi, l’apparato produttivo incapace di  competere con quello dei più importanti paesi mondiali, mentre gli indici che misurano la qualità della vita ci attestano agli ultimi posti fra i paesi più sviluppati. In tutto questo la corruzione ha continuato a dilagare e la politica, sempre più referenziale, è stata incapace di ideare un progetto di sviluppo per il Paese.
Berlusconi, che in passato aveva criticato aspramente i riti della politica politicante e le liturgie del bizantinismo parlamentare, oggi, pur di rimanere attaccato alla cadrega, è costretto a usare in modo spregiudicato quegli stessi metodi, mentre Bossi che tuonava su “Roma ladrona” oggi  chiede lo spostamento di qualche ministero a Milano per tacitare in qualche modo il popolo padano, sempre più insofferente di fronte a scandali, corruzione e bunga bunga.
Coloro che si dicevano orgogliosi della diversità nordica che nulla chiedeva allo Stato e facevano sempre da soli, coloro che dileggiavano la Comunità Europea covo di burocrati che “mischiano vini e misurano banane”, oggi organizzano convegni in cui si danno le giuste dritte su come usare le vie burocratiche europee per strappare qualche incarico, qualche posto, qualche stage.
Certo, in momenti di crisi anche lo stage targato Ue va bene, come non è da disprezzare un incarico a tempo determinato in qualche ufficio dell’amministrazione statale. Ma ci chiediamo, “che fine ha fatto la luminosa rivoluzione che avrebbe dovuto riformare dalle fondamenta questo nostro malconcio Paese”?      

domenica 15 maggio 2011

L'orda musulmana e la farsa leghista

migranti
Il flusso di migranti provenienti dall’Africa sembra non volersi arrestare. A centinaia approdano giornalmente a Lampedusa  e il CIE dell’isola non fa in tempo ad accoglierne un gruppo che subito ne arriva un altro. I disperati provenienti dai punti più insicuri dell’Africa sub sahariana e no, affrontano un viaggio che per molti di essi si risolve in tragedia. Giovani, donne e bambini, costretti a stare per giorni in spazi angusti e precari, il tutto per fuggire da guerre, miseria e disperazione.
Manifesto della Lega
Ora, a parte qualche flebile lamentela di Maroni nei confronti dell’inazione europea, non sembra di avvertire moti di protesta o qualche segno di malcontento o reazione. No, i partiti dell’opposizione non approfittano della situazione  per ricacciare in gola ai “cazzuti” leghisti tutte le belle parole pronunciate negli anni e mesi addietro sulla questione. Nessuno gli va a ricordare i meravigliosi manifesti sugli indiani delle riserve, sull’orda musulmana, sulle mille moschee, per poi proclamare, una volta arrivati al Governo “Abbiamo fermato l’invasione”. Eppure se fossero stati loro all’opposizione, a quest’ora staremmo tutti dietro le finestre pronti ad accogliere, con le carabine spianate, il nemico musulmano che veniva a stuprare le nostre donne.

Dal Giornale di Brescia dell’8 maggio 2011, leggiamo che  gli  stranieri iscritti all’anagrafe di Chiari alla data del 31 marzo 2011 erano 3.242, pari al 17% della popolazione residente. Stranieri regolari quindi. Se le statistiche sono generalizzate, a questi dobbiamo aggiungere un altro 10% di irregolari. Quindi altri 320 immigrati che sommati ai 3.242 regolari fanno 3562, pari al 18,85% della popolazione residente.
Sandro Mazzatorta
Il nostro Sindaco, Senatore Sandro Mazzatorta dice che “il trend è abbastanza stabile e legato alla crisi economica”. Stabile? Oh,  che conforto! Quanto poi al fenomeno “il momento chiave  per le politiche sull’immigrazione sono stati i primi Anni ’90. Alcuni Comuni hanno innalzato dei muri, altri sono stati più permissivi. Da noi in quegli anni hanno iniziato ad arrivare gli albanesi che oggi, grazie anche ai ricongiungimenti familiari, compongono la comunità più numerosa”. In parole povere,  se da noi il 18,85% della popolazione è di origine straniera è perchè  a Chiari, all’inizio degli anni ’90  siamo stati troppo permissivi. Ma è proprio tutto vero? Facciamo allora parlare i numeri che nella loro essenzialità sono capaci di spiegare i fenomeni più di qualsiasi arzigogolo propagandistico.
Il fenomeno dell’immigrazione di massa prende avvio nel 1990, quindi ben prima che il Centrosinistra con la Giunta Facchetti assuma il governo della città (anno 1995).

Dal 2004  (anno in cui si insedia la Giunta Mazzatorta) ad oggi il fenomeno della presenza straniera nella nostra città assume questo andamento:
Maggio     2004    stranieri residenti a Chiari    1.448   10% popolazione .
Luglio       2005    stranieri residenti a Chiari    1.818
Febbraio  2009    stranieri residenti a Chiari    2.795
Marzo      2011    stranieri residenti a Chiari    3.242   17% popolazione.
In 7 anni la popolazione straniera nella nostra città è aumentata del  224%, con un incremento annuale medio del 32%.
La presenza di stranieri di nazionalità albanese ha assunto questo andamento:
Maggio   2004    albanesi residenti a Chiari         439
Marzo     2006    albanesi residenti a Chiari         733
Maggio   2008    albanesi residenti a Chiari       1000
Marzo     2011    albanesi residenti a Chiari       1284

Dal 2001 al 2011 L’Italia è stata governata dal Centrodestra per 8 anni, dal Centrosinistra per meno di 2. La legge che regola la materia è la cosiddetta Bossi-Fini votata dal Parlamento il 30 luglio 2002.
1991    stranieri residenti in Italia      625.000
1996    stranieri residenti in Italia      924.500                
2001    stranieri residenti in Italia    1.334.889     2,3 %  popolazione
2011    stranieri residenti in Italia    4.563.000     7,5%   popolazione.

la Padania
Dopo questi dati c’è ancora qualcuno che ha l’impudenza di affermare che “Abbiamo fermato l’invasione”? Qualcuno che ha la sfacciataggine di asserire che tutto è dipeso dall’eccessivo permissivismo degli anni ’90?  Qualcuno che ha la spudoratezza di gridare “föra di ball”?
No, cari signori! L’invasione non è stata fermata e la presenza straniera in Italia, durante i vostri governi (locali e nazionali), è aumentata a dismisura, segno che relativamente a questo fenomeno epocale non solo non siete stati capaci di fare un bel ciufolo di niente, ma avete anche speculato senza ritegno per bassi motivi elettorali. Ora è venuto il momento di chiedervi il conto e di chiudere una volta per tutte questa ributtante farsa.

venerdì 13 maggio 2011

La BreBeMi e le bindelle difettose

Chiari - incontro di approfondimento su BreBeMi
Come volevasi dimostrare, l’incontro di approfondimento organizzato dall’Amministrazione   Comunale di Chiari sulla BreBeMi, è stata l’ennesima comparsata con rinfresco finale  di politici e tecnici che nulla ha aggiunto a quanto già si sapeva sulla questione.
Il Vice Ministro alle Infrastrutture Roberto Castelli, ha disertato l’evento ritenendo più utile e forse più interessante partecipare a qualche comizio elettorale dalle parti di Roncola, Burligo o Vercurago.

Il Sindaco di Chiari, Sen. Sandro Mazzatorta

Il fatto però deve aver parecchio contrariato il nostro Sindaco, Senatore Sandro Mazzatorta, che sembrava un po’ attapirato e si è limitato a un breve e sommesso  intervento durante il quale non ha pronunciato neppure una volta l’aggettivo “straordinario”, che di per sè è qualcosa di veramente straordinario. Ha pronunciato però per ben quattro volte le parole “pianificazione strategica” a testimonianza che il dissesto del nostro territorio sta avvenendo non già per puro caso, ma attraverso una pianificazione strategica e, oserei dire, scientifica. Ha pure detto che quello appena trascorso è stato “il decennio del fare”, mentre quello che sta partendo sarà “il decennio del fruire”. A sentire queste parole, un brivido ci è corso per la schiena e il nostro pensiero è andato subito ai grandi progetti realizzati a Chiari dalla sua Giunta. Chiudendo per un momento gli occhi, abbiamo visto i cittadini di Chiari come “utilizzatori finali” del Polo della Cultura(leggi qui), del Polo Scolastico(leggi qui), del Polo del Benessere, del Polo Sportivo, per non parlare del Caffè letterario e della Nuova Caserma dei Carabinieri e dell’Anfiteatro e di Viale Mazzini e di tutte quelle belle cose che questa “Giunta del fare chiacchiere” ha saputo realizzare.
L'Assessore Davide Piantoni
Il più bravo in assoluto però  è stato l’Assessore con delega al Governo del Territorio e alle Grandi Infrastrutture, Davide Piantoni. Egli ha voluto ribattere a coloro che attraverso giornali e blog raccontano un sacco di bugie su questa “Giunta del fare buchi” (leggi qui) (e qui).  In particolare ha voluto precisare che la polemica sulle escavazioni abusive sia al Polo Logistico che in via Sandella è del tutto pretestuosa. Loro infatti (assessori, tecnici e persino Vigili Urbani), sono andati sul posto a misurare con metodi assolutamenti scientifici i livelli di scavo. Il risultato è stato che i livelli sono perfettamente in linea con quanto previsto dal progetto, discostandosi al più di cinque, dieci centimetri. E che sarà mai!
Questa dei “metri” dell’ Assessore Piantoni deve essere come quella dei suoi “stringenti cronoprogrammi”. Ne abbiamo parlato un po’ di tempo fa.  I cronoprogrammi dell’esimio assessore erano tutti taroccati, tant’è che non riusciva a far partire un solo lavoro nei termini previsti dalle sue rigidissime tabelle. Non vi dico poi finirli. Ora si mette a fare anche l’agrimensore, ma evidentemente gli devono aver rifilato delle bindelle difettose, se quello che misura dieci lo considera come misurasse cinque e pretende pure che gli crediamo.

Chiari - Immagini della cava di via Sandella

Ci è piaciuto anche molto il video presentato da un tecnico della BreBeMi. Con una ripresa a volo d’uccello abbiamo potuto vedere le ferite inferte alla nostra campagna (alla data del 5 marzo) da questa grande infrastruttura, partendo dalla barriera di ingresso e sino al ponte sul fiume Oglio. Ferite inevitabili, come ha affermato nel suo messaggio il Vice Ministro Castelli, ma ferite che grazie all’impegno profuso dal nostro Sindaco, siamo riusciti a limitare al massimo. Forse per questo, all’altezza delle due grandi Aree di Servizio di 200 mila mq che verranno realizzate in via Sandella, quelle volute fortissimamente dal Sindaco e dove si è scavato, come dice l’Assessore Piantoni,  “nei limiti previsti dal progetto”,  l’operatore ha puntato la telecamera da tutt’altra parte. Forse per distrazione, probabilmente per imbarazzo, quasi certamente per un  moto di repulsione e disgusto  per quell’assurdo sfregio inferto al nostro territorio da questa “Giunta del fare disastri” e dagli esteti della BreBeMi.