martedì 10 agosto 2010

Segnali di fumo 2

Queste sono le foto che ci ha inviato un nostro lettore.
Sono la testimonianza di quanto accaduto ieri a Chiari fra le 21 e le 21.40.

Dallo stabilimento delle Trafilerie Carlo Gnutti, si è levata una densa colonna di fumo diretta verso sud sud-est.
Aspettiamo di sapere se anche questa volta si è trattato dell'incendio accidentale di una ruspa.

lunedì 9 agosto 2010

Sangue e merda

il Sindaco Mazzatorta
Occorrerebbe leggerlo e rileggerlo l’intervento fatto dal Sindaco nel Consiglio Comunale del 12 luglio scorso. Anzi penso sarebbe meglio ascoltarlo. Perchè il tono, le inflessioni e le cadenze delle parole ci possono dare un’idea precisa del livello cui può arrivare certa classe politica italiana.
Per il sindaco senatore la politica è sangue e merda. Forse il sangue del denaro dei cittadini da sperperare a più non posso e la merda del proprio tornaconto politico in cui sguazzare.
D’altra parte il suo intervento è l’esemplificazione di cosa voglia significare questa frase. Di fronte a una requisitoria feroce e impietosa di un consigliere della sua stessa maggioranza, il sindaco, invece di ribattere come ci si sarebbe aspettati, si è lasciato andare in un attacco isterico nei confronti del Consigliere Lorini, reo di aver sempre detto che il progetto del Polo della Cultura, così com’era, non andava.
E non è che Ghilardi fosse andato tanto leggero! Lo aveva accusato di aver mentito agli elettori in campagna elettorale, presentando come realizzabile un progetto già morto. Lo aveva accusato di essere campione d’astuzia (forse sarebbe meglio dire di cinismo), rifilando al Vice Sindaco Seneci proprio la delega di quel cadavere da tumulare che era il Polo della Cultura. Aveva parlato di un progetto che era un suicidio politico. Parlava di resa dei conti, non ci stava a vedersi addossata la stessa identica responsabilità del sindaco, non accettava quella chiamata di correità.
il cantiere del Polo della Cultura
Chiamata di correità. Se le parole hanno un senso, se c’è correità ci sono dei correi, se ci sono dei correi c’è un reato. E qual’è questo reato consigliere Ghilardi? Se il coraggio, come ha detto lei è la prima qualità umana, quella che garantisce tutte le altre, allora dia conseguenza alle sue parole e ci dica dov’è questo reato. O meglio, si presenti da un giudice e dica che è stato commesso un reato e ne denunci gli autori. Se le parole hanno un senso.
Nella sua risposta il sindaco si è stracciato le vesti per dimostrare l’assoluta trasparenza di questa operazione. Ma al di là dell’enunciazione, nulla ha detto sui punti più oscuri e controversi. Punti oscuri e controversi che hanno alimentato i dubbi di una vasta parte dell’opinione pubblica clarense, dei partiti dell’opposizione e, adesso, dei rappresentanti della sua stessa maggioranza.
Il Cinema Teatro Comunale di Chiari
in fase di demolizione
E’ vero o non è vero che si è passati da un progetto di 8 milioni di euro a un progetto di oltre 17 milioni di euro, arrivando a triplicare la volumetria dell’edificio da costruire? Perchè?
E’ vero o non è vero che il Cinema Teatro Comunale è stato abbattuto in tutta fretta nell’agosto del 2006 senza che venisse presa una delibera di Giunta? Altro che perdita di tempo! Qui i tempi sono stati bruciati.
E’ vero o non è vero che ad Eleca è stata data la bella cifra di un milione di euro a fondo perduto, senza collegarla a precisi stati di avanzamento lavori? Perchè?
E’ vero o non è vero che non si è acquisita la fidejussione in originale ancor prima di cacciare fuori un solo centesimo dei soldi dei cittadini di Chiari? Perchè? In un’azienda privata un fatto del genere sarebbe costato al responsabile l’immediato e irrevocabile licenziamento. E come mai questa fidejussione è spuntata all’improvviso proprio alla vigilia dell’apertura del contenzioso con Eleca? Da dove è arrivata? Perchè non esiste una lettera di trasmissione, un protocollo, un riscontro? Mistero!
Come misteriosa e ancora per nulla chiarita è la questione della cessione delle quote di Eleca Chiari Srl a Jolly Immobiliare Spa di Milano, detenuta all’88,40% da una società anonima svizzera, la Sole Alto S.A. Invece di continuare a sproloquiare su Rovato e sulle società del Delaware e del Wyoming, il sindaco guardi in casa sua. Ci spieghi chi sta dietro questa Sole Alto, ci spieghi nelle mani di chi sono andati a finire i nostri soldi.
Altro che trasparenza! Qui siamo nel porto delle nebbie. E l’azione portata avanti in Consiglio Comunale da esponenti del Pdl è il tardivo tentativo di smarcarsi da una situazione molto pesante che richiama a precise e inequivocabili responsabilità. Perchè alla fine la domanda è: “chi paga?”.

sabato 7 agosto 2010

Cinema teatro comunale - Ground zero

Finalmente siamo venuti in possesso delle foto che raccontano la storia della demolizione del cinema  teatro comunale di Chiari. Un reportage impietoso realizzato dal 2 al 31 agosto del 2006.
Questa preziosa testimonianza arriva subito dopo il drammatico Consiglio Comunale del 12 luglio 2010 in cui la stessa maggioranza che sostiene la Giunta Mazzatorta ha dovuto ammettere che il pretenzioso progetto del Polo della Cultura è ormai morto e sepolto. Un fallimento politico  di cui il Sindaco e la sua maggioranza portano totale e completa responsabilità.
Questo faraonico progetto costato ai cittadini di Chiari già diversi milioni di euro, trae la sua origine da un atto proditorio - l'abbattimento del cinema - preso senza neppure una delibera di Giunta.
Il Sindaco più di una volta ebbe a dire che si trattava di un edificio fatiscente che ha ordinato di abbattere perchè costituiva un pericolo per la cittadinanza. Le foto che pubblichiamo lo smentiscono platealmente. Il cinema-teatro era un edificio ancora intatto, tant'è che ci son voluti 29 giorni e mezzi potenti per abbatterlo.
Con i soldi fin qui spesi avremmo potuto tranquillamente restaurare il cinema e dare così alla nostra città quell'auditorium di cui si sente il bisogno. 
La sicumera di questi signori ha fatto terra bruciata e dove prima c'era un dignitoso edificio degli anni 50, ora c'è solo una triste e desolata spianata. Il "ground zero" di Chiari.  








giovedì 5 agosto 2010

E’ COLPA MIA, SONO MUZZU.

Ricevo da un amico che si firma scherzosamemente Annibale Scannagatti questo bellissimo,  breve racconto. Lo pubblico perchè parla di noi, del nostro mondo, delle nostre regole, della nostra difficoltà di capire gli altri, di guardarli senza pregiudizi. Persone. Persone che arrivano qui da mondi lontani, attraverso esperienze che manco immaginiamo. Non voglio fare la parte di chi pensa che i problemi siano semplici e facili da risolvere. I problemi sono complessi, maledettamente complessi, ma forse noi ci mettiamo un di più per renderli ancora più complicati. Il racconto alla fine solleva un problema reale che ci riguarda da vicino. Forse sarebbe utile che i nostri consiglieri e non solo loro se ne facessero carico.
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Una mattina

Mi sono alzato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Una mattina
Mi sono alzato
E ho trovato l’invasor.

Scrivo al buio, quindi perdonatemi la forma. Scrivo al buio della cantina dove sono nascosto ormai non so più da quanti giorni. Con mia moglie. Sono nascosto con mia moglie, che è pure incinta. Qui in Africa le cose vanno così, dicono. Io non l’ho mai creduto, forse perché non ho mai voluto crederlo.

Sono arrivati alle 5 del mattino. Per mia fortuna ero sveglio. Curo la rassegna stampa per un radio della capitale, e alle 6 devo essere in redazione. Il sergente che ha bussato alla porta non aveva più di 11 anni, a giudicare dalla voce, ed era sicuramente fatto come un cavallo. Io e mia moglie ci siamo infilati nella tromba della spazzatura (santi palazzi coloniali!!) e l’abbiamo scampata per un pelo. Ma adesso, quanto dovremo stare nascosti fra topi e scarafaggi?

Mio suocero mi ha portato 3000 dollari americani. Mi ha detto che se riesco ad uscire dal paese, posso raggiungere un ufficio dell’ONU, così sarei salvo. “Anche se sei muzzu” mi ha detto. Lui è tafti. Fino ad oggi non l’avevo mai considerato un tafti, come non mi ero mai considerato muzzu. Chi pensa anche solo un minuto al giorno con la propria testa sa che questa è una distinzione che non esiste, che non ha basi scientifiche. Tuttalpiù tribali. In ogni modo, ci ha portato 3000 dollari americani, i risparmi di una vita.

La situazione è cambiata, ma scrivo sempre al buio. Da quattro giorni siamo accampati davanti alla ambasciata francese, non più nel nostro paese, dove c’è la sede dell’ufficio ONU per i rifugiati o per i richiedenti asilo. Abbiamo il nostro bel numeretto, 12973.

L’addetto al rilascio dei documenti per lo status di perseguitato ha parlato chiaro “Lei non è in grado di dimostrare di essere perseguitato dall’attuale governo del suo paese, quindi noi non possiamo fare nulla”. Ha telefonato al ministero degli Interni del mio paese, dove gli hanno detto che posso tornare quando voglio, mi aspettano a braccia aperte. Il coglione, in fin dei conti, sono io: avrei dovuto far firmare un documento alla squadra della morte che è venuta a prendermi, o almeno farmi lasciare il numero di cellulare del sergente…

Abbiamo deciso, andiamo in Europa. Via Libia. Io parlo lo swantzi, l’inglese e il russo, sono laureato in filologia inglese e ho pubblicato numerosi saggi, oltre al lavoro in radio. Troverò ben lavoro in un paese civile.

Scrivo al buio, scusate la forma. Sono passate diverse settimane, mia moglie è al sesto mese ormai. Ci hanno pure separato, in Libia, e siamo riusciti a ritrovarci solo una volta usciti di prigione. Sì, ci hanno messo in prigione. Dice che queste sono le normali procedure con i richiedenti asilo o con i “sospetti”. In poco più di tre mesi sono passato da “stimato dottor” a “sospetto”. Non mi lamento, sono vivo. Scrivo al buio perché stiamo aspettando chi ci porterà verso la libertà, l’uguaglianza e la giustizia: l’Italia. Stiamo aspettando il barcaiolo, il nostro Caronte al contrario.

Scrivo al buio, scusate la forma. Mi hanno nuovamente separato da mia moglie, qui nel centro di prima accoglienza dove ci hanno rinchiuso dopo lo sbarco. Avrei voluto spiegarmi con i Carabinieri (qui in Italia la polizia si chiama così) che ci hanno accompagnato, ma nessuno di loro parlava accettabilmente l’inglese o il russo.

Sono passati due mesi e mezzo, e mia moglie dovrebbe, credo, partorire fra poco. Qui nel centro di prima accoglienza tira una brutta aria, sembra che ci rimpatrieranno.

Scrivo al buio, scusate la forma. Siamo scappati, io, mia moglie e la bambina. Abbiamo approfittato del ricovero per il parto. Mia moglie, fra l’altro, non è riuscita a spiegare la propria allergia ad alcuni farmaci (con tutto che lei è medico…) perché nessuno in ospedale parlava in modo accettabile l’inglese o il russo. Uno dei medici, con un accento diverso degli altri (mi dicono che è del nord) mi ha detto che sapendo di immigrare in Italia avrei dovuto imparare la loro lingua, i loro costumi e la loro religione. Ha ragione, il cretino sono io, avrei dovuto chiederlo al sergente della squadra della morte che è venuta per prenderci “Secondo lei dove trovo un libro di italiano, comprensivo di usi e costumi?”. Me ne sono dimenticato. Colpa mia.

Siamo scappati al nord. Scusate se scrivo al buio, ma in questo appartamento, con tutti immigrati senza documenti, la luce elettrica non si accende, altrimenti capiscono che ci viviamo in 15. Ho trovato anche un lavoro, metto i sanpietrini nelle strade, qui a Chiari. Mia moglie aiuta i venditori abusivi quando hanno un problema di salute, anche se essendo esperta in studio del DNA non è che possa fare molto. Ma almeno quelli parlano accettabilmente l’inglese e si può fare una anamnesi accettabile.

Ovunque andiamo la gente ci parla a voce altissima e ci da subito del tu. Io ho imparato l’italiano alla fine, ma nonostante i tre anni trascorsi qui in provincia di brescia, ancora non ho i documenti. La gente ci guarda storto, forse a causa della crisi economica, o forse perché siamo muzzu, ma mia moglie è tafti!, ho provato a dirlo al signore dell’ACSU, ma lui mi ha risposto che non gliene frega nulla dei nostri orientamenti sessuali.

Scrivo al buio, scusate la forma. Ho deciso di mandare mia figlia a scuola. Vorrei che seguisse la tradizione delle nostre famiglie e si laureasse, magari in astronomia, come il nonno. Ho scoperto che la costituzione di questo paese garantisce l’istruzione a tutti, proprio a tutti. Finalmente una cosa all’altezza della storia italiana!

Scrivo al buio, per risparmiare sulla bolletta della luce. Devo pagare quasi duemila euro per il primo anno di mia figlia alla scuola materna, li devo pagare tutti insieme e subito. E’ perché lei non è residente a Chiari e neppure in Italia (visto che non esiste per lo Stato) e quindi per darci una mano ad uscire dal cono d’ombra ci chiedono di pagare tutti i servizi (bus, mensa eccetera) in una volta sola (gli italiani pagano ogni due mesi) con una maggiorazione di 300 euro. Io credo che sia perché io sono muzzu. Non vedo altra spiegazione.

scritto da Annibale Scannagatti

A proposito di Polo della Cultura, Polo Logistico, Polo Scolastico ecc...

Carlo Fogliata
Caro Nick, leggo ogni tanto il tuo blog e quando lo scorro vado a rivedermi un po' tutto, dagli articoli ai commenti, perchè rappresenta davvero una boccata di aria buona nell'inquinatissima atmosfera informativa che ci circonda. Da semplice cittadino non posso fare a meno di annotare i vari commenti e le considerazioni che accompagnano le notizie, trovando spesso tra un anonimo e l'altro osservazioni intelligenti , alternate a code di paglia lunghe chilometri.
Nel caso del Consiglio Comunale autoconvocato sul Polo della Cultura, mi permetto di sottolineare, a proposito di code di paglia, l'emblematicità di questa vicenda per quanto riguarda il rapporto tra Sindaco/Giunta/Maggioranza ed i bisogni della nostra città.
Avendo tutti i “Poli” citati (cultura, logistico, scolastico) come unico obiettivo il raffreddamento delle brame speculativo/edilizie di una maggioranza votata alla mediazione affaristica (con buona pace della conservazione delle tradizioni rivendicata dai leghisti), non vorrei si dimenticasse che la nostra Città, il suo territorio, le sue tradizioni, la sua conformazione urbanistica dopo gli accoglienti cartelli “bilingue” si presenta letteralmente massacrata da rotonde infami, cantieri eterni, posti auto vincolati a favore di costruttori di costruendi mitici poli e, dulcis in fundo, vigilata da ronde che nell'illusione di accattonare voti per la Lega non si accorgono che l'accattonaggio vero è una piaga quotidiana davanti a qualsiasi negozio del centro o, a giorni alterni, al mercato.
Ovviamente apprezzo le battaglie condotte dalle minoranze in Consiglio e dai cittadini che si sono mobilitati, ma secondo me la sensazione della impunità dei comportamenti sta producendo livelli di cialtroneria insopportabili del tipo: sapevamo che il Polo della Cultura era un cadavere, ma per vincere le elezioni lo dovevamo tenere in vita, quindi abbiamo fatto finta di nulla, poi al funerale sputiamo sui parenti in lutto, creando l'evento per occupare qualche riga sui giornali, così riusciamo a lavarci la coscienza da una parte e dall'altra a partecipare comunque al corteo funebre fino al prossimo cadavere (Polo Logistico? Polo Scolastico? Patrimonio delle Fondazioni?), chissà che la prossima volta riusciamo a portarci a casa qualche coroncina di fiori.
Certo la metafora potrebbe continuare con qualche imbalsamazione provvisoria alla prossima tornata amministrativa (nuova Caserma dei Carabinieri nella Cava, tangenziale nord, ecc..) salvo dire che lo sapevano che andava a finire così, ma siamo tutti un po' nicodemisti (si va da Gesù di notte ...).
Al di là delle cupe metafore voglio dire che da questi personaggi ci possiamo aspettare tutto meno che il pudore o le dimissioni e quindi anche il tuo blog può servire ad evitare che si continuino ad abbindolare elettori in buona fede.
Ognuno faccia la sua parte visto che a recitare tre parti in commedia c'è già la Lega con i suoi alleati. Facciamolo finire presto questo asfissiante governo di incapaci, c'è urgentemente bisogno di aria nuova, respirabile non perchè è fresca e viene dai Poli, ma semplicemente perchè è pulita.
Ciao
Carlo Fogliata

mercoledì 14 luglio 2010

Polo della Cultura: un cadavere da tumulare

Il Consigliere Comunale
Massimo Ghilardi
“Andammo alle elezioni con un progetto morto, consapevoli che ci portavamo appresso un cadavere” . Queste parole, pronunciate dal Consigliere Comunale del Pdl Massimo Ghilardi in relazione al Polo della Cultura, fanno giustizia di tutta la montagna di falsità che si è costruita attorno a questo progetto. Fiore all’occhiello della Giunta Mazzatorta, sintesi più alta della sua sedicente capacità progettuale, punto focale del programma elettorale del Sindaco, alla fine si rivela per quello che è: un vero e proprio cadavere da tumulare.
L’avesse pronunciata un rappresentante della minoranza, sarebbe stato tacciato di faziosità e indicato al pubblico disprezzo. Esposta da un rappresentante autorevole della maggioranza, rappresenta una dichiarazione di fallimento di tutta una politica.
La requisitoria del Consigliere Ghilardi (che avrebbe potuto essere detta da un rappresentante della minoranza, in quanto ne ricalca in modo puntuale tutti i temi sin qui esposti su questo progetto), viene pronunciata in una seduta di Consiglio Comunale, riunito per discutere su una richiesta dell’opposizione di costituire una Commissione Consiliare d’indagine sul Polo della Cultura.
Il sen.Sindaco
Avv. Sandro Mazzatorta
Essa, oltre a indicare precise responsabilità politiche nella figura del Senatore Sindaco, cerca di marcare precise distanze da questo progetto: “Mi sarei aspettato che il responsabile, cioè il Sindaco, facesse un passo avanti e si assumesse la responsabilità di quello che è, a tutti gli effetti, un fallimento politico. Se non lo farà, lascerà a noi il peso di questa testardaggine. Io non posso accettare di vedermi addossare la stessa identica responsabilità che ha il Sindaco. Io non accetto questa chiamata di correità”.
Parole pesanti, che fanno capire come all’interno dell’Amministrazione Comunale si sia aperta una vera e propria “redde rationem”, una resa dei conti finale il cui esito non è per nulla scontato.
Ormai siamo alla lotta feroce anche all’interno degli stessi partiti. E se la Lega per bocca dei suoi rappresentanti fa muro attorno al Sindaco, all’interno del Pdl si scatena la bagarre fra Ghilardi e Seneci, accusato quest’ultimo di essere caduto nell’astuta rete tesa dal Sindaco che ha affidato proprio al Pdl la delega per la realizzazione del Polo della Cultura: “il sindaco assegnò a Seneci il compito di tumulare il cadavere, perchè era appunto un progetto morto”.
Ma il tentativo di marcare le distanze risulta abbastanza difficile da realizzare. Se il primo responsabile è il Sindaco, nessuno può chiamarsi fuori, perchè come dice Moretti “su questo argomento se mancava un assessore non si decideva nulla. Si aspettava di essere al completo e si decideva all’interno di un assise plenaria” .
Come si uscirà da questo “cul de sac”? Nessuno lo sa di preciso, anche se il rischio è quello che sul cadavere del Polo della Cultura si giochi la solita sporca partita delle poltrone. Il Pdl è consapevole della debolezza attuale del sindaco. Oggi egli non si può più permettere il bel gesto fatto nel 2007. La retorica dell’uomo del fare che non si piega ai bizantinismi dei politicanti questa volta ci sarà risparmiata. Egli oggi è Senatore della Repubblica e sa benissimo che eventuali sue dimissioni costituirebbero un grosso problema per la sua carriera politica. Il Pdl quindi, forzando un po’ la mano, potrebbe riuscire a imporgli un rimpasto di giunta, per portare a casa qualche assessorato che, ne siamo sicuri, farebbe di colpo passare il mal di pancia a molti soggetti.
Il cantiere del Polo della Cultura
Questo è uno dei motivi per cui i rappresentanti del Pdl non hanno votato per la costituzione della Commissione Consiliare d’inchiesta, dichiarando nei fatti che il pronunciamento aveva altri scopi che non quello di mettere il Sindaco di fronte alle sue responsabilità.
Questi è abbastanza scaltro da capire il gioco e accettare un simile ricatto. Un male minore, un salvacondotto per uscire dall’angolo in cui si è ficcato. Per il resto, non mancherà certo la capacità retorica di addossare al “nemico” (il Pd, Lorini, la Marella, il Lupo Mannaro) la responsabilità di questo suo clamoroso fallimento. D’altra parte il Sindaco stesso, in pieno Consiglio, ne ha dato un ampio assaggio quando ha inveito in modo violento e disgustoso, non contro Ghilardi che lo aveva attaccato e accusato pesantemente, ma contro Lorini, reo su questo argomento, di averlo tenuto costantemente sulla corda e di aver sistematicamente messo in evidenza le innumerevoli contraddizioni di questo progetto, finalmente riconosciute ufficialmente anche dalla maggioranza.
Egli ha ribadito il concetto che la politica è sangue e merda. E dove c’è sangue e merda la morale si lascia da parte e per andare avanti e per tenere stretta la “cadrega”, si possono tranquillamente utilizzare in modo sistematico menzogne e falsità, come quella di raccontare la bella favola di un grandioso progetto che doveva dare a Chiari il più importante e suggestivo contenitore degli ultimi 50 anni e che era invece semplicemente un cadavere, buono solo per essere tumulato.



giovedì 8 luglio 2010

Crescere ad arte

Laura Fiorini
 Le esperienze vissute dai ragazzi delle scuole primarie Turla e Pedersoli e narrate da Laura Fiorini nel suo bel libro “Crescere ad arte”, devono essere state sicuramente entusiasmanti.
In questo saggio, presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino 2010 e a Chiari presso la Fondazione Morcelli-Repossi, l’autrice ci conduce in un percorso che prima che didattico è emozionale. L’intento è quello di imparare ad accostarsi all’opera d’arte per conoscerla, interpretarla e viverla. Quest’esperienza non solo ha fornito ai ragazzi apporti educativi duraturi, ma più di ogni altra cosa ha generato in loro benessere e piacere.
La strada per arrivare a questo è stata complessa e ha avuto bisogno di una base scientifica solida e meditata.
Tutto parte all’interno delle classi dove si scoprono gli elementi del linguaggio figurativo.
Ogni dipinto ti osserva e ti attira e poi svela e accende i tuoi pensieri”. Questa è l’idea che hanno i ragazzi quando l’immagine ha smesso di essere una forma muta ed è invece diventata qualcosa con cui dialogare, uno spazio e un tempo dove entrare per capirne i più intimi significati.
Le opere analizzate sono capolavori della nostra arte: la Venere di Urbino di Tiziano, la Primavera del Botticelli, l’Annunciazione di Leonardo, il Tondo Doni di Michelangelo, ecc.
Dopo l’osservazione attenta del quadro, emergono domande a cui seguono risposte immediate e poi idee e concetti. Ma per creare un nesso emotivo con l’opera d’arte occorre qualcosa che la richiami e la trattenga nella mente. Questo qualcosa è il dettaglio, il particolare.
E’ questa la parte più interessante del saggio. Qui vengono proposte le opere prodotte dai ragazzi attraverso l’elaborazione mentale del colore, la scomposizione degli elementi dei quadri, la loro ricomposizione in nuove produzioni che danno il senso di una capacità cognitiva e creativa non banale.
A questo lavoro preparatorio, segue la visita al museo e il contatto visivo con l’opera d’arte che genera sempre sorpresa e stupore inaspettati. Vi è un desiderio di vicinanza (prossemica), quasi un’aspirazione a entrare nel quadro, “luogo reale e magico di tutte le possibilità”.
Molto suggestivo è il capitolo dedicato all’arte dal rifiuto. Opere realizzate dai ragazzi con l’uso di materiali di consumo quotidiano. E’ sorprendente vedere i risultati che si possono raggiungere con materiali di scarto (bottiglie, forchette, bicchieri e tappi di plastica o di sughero). L’oggetto d’indagine qui è la statua, con la sua forma, le sue geometrie, le linee direttrici al suo interno, la sua tridimensionalità che cattura e trattiene la luce. Alcune realizzazioni, come il Galata morente o Paolina Bonaparte, dimostrano un’approfondita indagine estetica e psicologica del personaggio e una capacità realizzativa straordinarie.
Alla fine di questo percorso, quando tutto è stato interiorizzato, i bambini diventano loro stessi statue, imitandone i movimenti e le posture, le tensioni e gli abbandoni. E’ un metodo che consente di conoscere le potenzialità del proprio corpo e la forza delle emozioni, creando al tempo stesso un rapporto di cooperazione e fiducia fra i ragazzi. E’ la premessa perchè l’arte diventi azione teatrale. Quindi non più rappresentazione del corpo, ma corpo stesso che si fa arte.
Bel libro. Libro che suggerirei non solo agli insegnanti per tutte le informazioni che esso fornisce sulla didattica e i rapporti con i ragazzi, ma anche a chi vuole accostarsi all’arte in modo del tutto nuovo, vale a dire lontano da metodi esclusivamente informativi e descrittivi.

lunedì 5 luglio 2010

Logica e politica

Pretendere dai nostri politici e pubblici amministratori una logica nei loro atti, è cosa del tutto auspicabile, ma difficilmente realizzabile.
rappresentanti Acsu
Prendiamo ad esempio la questione Acsu, vale a dire le ronde padane di Chiari.
Da questo blog, mesi addietro, avevamo sollevato la questione dell’occupazione, da parte di questi “osservatori”, di un distaccamento di Polizia Locale, dietro l’autorizzazione del Sindaco Senatore e il sostanziale nulla osta del Comandante dei Vigili Urbani. Secondo il nostro giudizio l’occupazione era del tutto illegittima perchè contraria nella lettera e nella sostanza al Decreto Maroni dell’8 agosto 2009 che ne regola la materia.
Che la questione da noi sollevata non fosse peregrina, è testimoniato anche dalla presentazione di un’interrogazione parlamentare da parte del Senatore Guido Galperti del PD(clicca).
La risposta a questa interrogazione(clicca) è arrivata, con i tempi “rapidissimi” del nostro Parlamento, alcuni giorni fa. Risponde il Sottosegretario di Stato Michelino Davico da Bra, manco a farlo apposta rappresentante della Lega Nord.
Sottosegretario di Stato
Michelino Davico
La risposta è quanto di più inutile si possa immaginare e degna di un personaggio passato d’un sol colpo da assessore al Turismo di Bra a Senatore e poi Sottosegretario di Stato del IV Governo Berlusconi. Infatti, invece di entrare nel merito delle questioni sollevate, il Sottosegretario si limita a fare una cronistoria dell’accaduto secondo uno schema probabilmente dettato dal nostro Sindaco Senatore. Essa ha tuttavia il “pregio” di raggiungere alti livelli di esilarante comicità nel punto in cui sta scritto: “L’uso del predetto immobile è stato concesso per due ore settimanali, a condizione che venisse impiegato per le riunioni associative del venerdì sera e ne fosse consentito l’utilizzo anche al Corpo di Polizia Locale e alla Polizia Ferroviaria”. Grandioso!
Facciamo un’ipotesi. Domani costituisco una ronda democratica e dopo averne avuto autorizzazione secondo la normativa in vigore, mi premuro di chiedere l’uso della sede dei Carabinieri per le nostre riunioni associative che si svolgono di solito il giovedì sera, direttamente al Comandante della Compagnia di Chiari dell’Arma e per conoscenza al Sindaco. Aggiungo anche che per gli altri giorni della settimana potremmo presenziare nei locali della Compagnia in orari vari a seconda della disponibilità dei nostri volontari. Poichè sono certo che la mia richiesta verrà accolta, concludo la mia lettera restando in attesa di avere una copia della chiave di accesso alla Caserma e porgo distinti saluti. Cosa pensate che succeda? Pensate forse che il Sindaco dia la sua autorizzazione? Che il Comandante della Compagnia si precipiti a consegnarmi le chiavi del suo Comando? Nessuno con un po’ di ragionevole buon senso in zucca lo può pensare. Eppure a Chiari questo è avvenuto, con l’autorizzazione del Senatore Sindaco, col “nulla osta” del Comandante dei Vigili, col beneplacito “a posteriori” del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno Michelino Davico da Bra e contraddicendo la stessa legge votata dal centro destra e voluta fortissimamente dalla Lega. L'auspicio è che la Magistratura, alla quale abbiamo presentato l'esposto, intervenga per evitare che l'interpretazione leghista della gestione del bene pubblico diventi una prassi costantemente impunita.

venerdì 2 luglio 2010

Le buone ragioni

La manifestazione di sabato 26 giugno sul Polo della Cultura è partita con uno slogan Idee in cammino – Camminiamo per dimostrare le nostre ragioni”. Organizzata da un Comitato di cittadini presenti in partiti, associazioni e sindacati aveva come obiettivo quello di chiedere la liberazione di Chiari dal cantiere del Polo della Cultura. Per qualche commentatore la manifestazione è stata un flop? Pochi politici, pochissimi cittadini, ammesso che questa distinzione abbia un senso, poca partecipazione.
Eppure il tema non è di poco conto. Si tratta della struttura che doveva costituire il fiore all’occhiello di questa amministrazione, il sugello della sua politica amministrativa, la sintesi di cosa voglia dire “la politica del fare”.
La politica del fare invece si è disfatta e delle tante promesse roboanti e straordinarie sono rimaste in gobba ai clarensi un mucchio di soldi spesi per il niente, un cantiere aperto ormai da 16 mesi che crea disagi infiniti ai residenti e problemi al traffico e un possibile contenzioso con il concessionario che può costare molto caro.
Quindi problemi reali, problemi ancora sul tappeto, problemi che se anche vogliamo girare la testa dall’altra parte ce li troviamo sempre in mezzo, come le rotonde scassate o il museo della città mai finito.
 Dice: “ma voi sapete solo protestare?” . Chi afferma questo non tiene conto di quello che sulla specifica materia è stato detto in particolare dal PD, non tiene conto delle proposte alternative fatte in piena campagna elettorale, non tiene conto che protestare per una cosa che non convince costituisce l’essenza della democrazia. Solo i sudditi accettano supinamente quello che decide il potere. I cittadini, se non sono d’accordo, manifestano la loro contrarietà, esprimono il loro dissenso nelle forme e nei modi consentiti.
Nel caso specifico si è voluto inaugurare un metodo che per noi è inconsueto, ma non lo è per l’opinione pubblica americana, per esempio. “Camminare” appunto “per dimostrare le proprie ragioni”. Con un cartello in mano, con una frase che è una richiesta, un appunto, uno sberleffo. In America si vedono spesso poche persone, i cosiddetti “sandwich men” che protestano davanti alla Casa Bianca. Mai nessuno ha avuto niente da ridire. Anzi quell’atto di protesta quasi individuale viene assunto come il sommo della democrazia: il singolo cittadino che si oppone con le armi della pacifica protesta alla forza del potere. Non si creda che sia cosa facile, impugnare un cartello e metterci sotto la propria faccia. E’ un fatto che ci mette in vista, che ci espone alla pubblica approvazione, ma anche al pubblico biasimo. E’ un atto che ci può causare del male.
Quindi non mi meraviglio che dietro queste forme di protesta non ci siano le folle. E’ molto più facile mugugnare, brontolare, lagnarsi per le tante cose che non vanno, ma molto più difficile dare un senso politico (brrr.. che brutte parole!) alla propria protesta.
Per avere le folle non sempre bastano le buone ragioni.