giovedì 3 settembre 2015

Tutti colpevoli


Quando vedo un bambino di tre anni sbattuto dalle onde in una spiaggia di Bodrum, mi viene da dire che tutti siamo colpevoli di quella morte. 
TUTTI! 
Di quella morte come della morte di migliaia di bambini a Gaza, in Siria, in Mali, in Somalia, in Congo, in Nigeria. Ovunque una giovane vita viene spenta a causa di guerre o inedia, allora lì ognuno di noi è chiamato a risponderne. Non c’è destra né sinistra, ricco o povero, nord o sud. Tutti siamo responsabili di quelle morti e se c’è un Dio ne risponderemo nel giorno del supremo giudizio e se non c’è ne risponderemo davanti alla storia.



mercoledì 2 settembre 2015

Quei migranti che alimentano le nostre paure

La Lega non vuole i migranti.
Nessuno penso li voglia. Nessuno penso possa essere felice che centinaia di migliaia di persone abbandonino le loro case, le loro città, i loro paesi per fuggire dalla guerra, dalla fame, da una situazione economica disperata.
Eppure i migranti sono qui da noi.  Dire “non li voglio” è un desiderio e nulla più. Non serve girare la testa dall’altra parte, alzare muri, rinchiudersi nelle proprie case, chiamarli “clandestini” per esorcizzarli. 
Quando vediamo persone rinchiuse in valige o nel vano motore di una macchina, allora possiamo capire che il desiderio di fuga da una situazione insostenibile è troppo forte per essere arrestato. L’hanno perfino capito quei capi di Stato che fino a ieri dicevano che il problema profughi era un problema dell’Italia.

Migrante nascosto nel vano motore di una macchina
Il fatto di non volere i migranti non ha impedito agli stessi, nel tempo in cui governava la Lega, di venire in Italia - dall’Albania, dal Marocco, dalla Romania. Non lo ha impedito la Bossi-Fini né tanto meno il reato di clandestinità.
Negli anni di governo della Lega a Chiari gli stranieri sono passati da 1342 a 3242 (anni 2004 - 2011).  Nei due anni successivi questo numero è di certo aumentato. Erano tutti regolari? No, la maggior parte di essi era costituita da cosiddetti “clandestini”. Sono stati rimpatriati? No, sono rimasti qui, hanno trovato un lavoro, sono stati regolarizzati, si sono integrati e ora fanno parte a tutti gli effetti della nostra comunità.
Eppure nei giorni e nei mesi scorsi i rappresentanti della Lega hanno fatto le piazzate per quattro, dico quattro profughi che sono stati ospitati a Chiari da una cooperativa. 
Sono state inscenate manifestazioni, gazebo, blocchi di cascina e altre amenità del genere. Intere ore di Consiglio Comunale sono state dedicate a questo tema, per non parlare dei fiumi di parole che si sono sprecati su Facebook e altri social network.
Come mai 1900 “clandestini” passano inosservati mentre si governa e 4 profughi sono additati come un pericolo estremo quando si sta all’opposizione? Non è una esagerazione per non dire una idiozia? Certo che lo è, ma tutti siamo lì a parlarne come fosse problema serio, anzi il problema principale della nostra città. 

Sbarco di migranti

Siamo così preoccupati da questa situazione che ci affrettiamo a dire che Chiari non ha le strutture per ospitare dei profughi. Non ha le strutture?  Se non fossimo presi dalla paura di perdere qualche voto, se evitassimo di dare credito ai soliti stupidi fomentatori di paure, allora le strutture le troveremmo e potremmo dare accoglienza non a quattro, ma a quaranta profughi. Se solo avessimo coraggio.

Qualche giorno fa il filosofo Zygmunt Bauman affermava: «Questi migranti, non per scelta ma per atroce destino, ci ricordano quanto vulnerabili siano le nostre vite e il nostro benessere. Purtroppo è nell’istinto umano addossare la colpa alle vittime delle sventure del mondo. E così, anche se siamo assolutamente impotenti a imbrigliare le estreme dinamiche della globalizzazione, ci riduciamo a scaricare la nostra rabbia su quelli che arrivano, per alleviare la nostra umiliante incapacità di resistere alla precarietà della nostra società. E nel frattempo alcuni politici o aspiranti tali, il cui unico pensiero sono i voti che prenderanno alle prossime elezioni, continuano a speculare su queste ansie collettive, nonostante sappiano benissimo che non potranno mai mantenere le loro promesse…L’umanità è in crisi. E l’unica via di uscita da questa crisi catastrofica sarà una nuova solidarietà tra gli umani»

Molti dei migranti sono bambini

martedì 18 agosto 2015

Gli esteti dei rifiuti



Da quando a Chiari è stata avviata la raccolta differenziata dei rifiuti urbani con il sistema  cosiddetto “porta a porta”, sono nati come funghi gli esteti dei rifiuti.
Ciò che anima i componenti di questa nuova corrente artistica è il rifiuto dei rifiuti. Essi non sopportano di vedere per strada o in un fosso una carta, un sacchetto, una bottiglia di plastica. Il loro gusto estetico ne risulta offeso e inveiscono contro il sindaco e la sua giunta che hanno permesso con le loro scelte sciagurate questo oltraggio alla bellezza del paesaggio urbano e contadino.
Se siete fuori di primo mattino li potete vedere per le vie di Chiari raccogliere testimonianze di questo vituperio. Con le loro macchinette fotografiche tutti i giorni passano in rassegna vie, vicoli e piazzette alla ricerca dei corpi del reato.

Nulla passa inosservato. I cestini dei rifiuti sparsi un po’ in giro per la città sono esaminati minuziosamente per rilevare se contengano innocui fazzoletti di carta oppure sacchetti dello sporco. Ogni bicchiere di plastica, ogni foglio di giornale, ogni stecco di gelato viene accuratamente documentato. Il dossier realizzato è  diventato ormai un tomo enciclopedico.

Peccato però che questi esteti non abbiano fatto la stessa cosa quando governava  il “rivoluzionario” Mazzatorta. A quei tempi i cassonetti imputridivano sotto il sole padano d’agosto allietando dei loro “effluvi” i nostri delicati sensi. Montagne di rifiuti adornavano i suddetti cassonetti e, in alcuni casi (leggi qui e qui), vere e proprie discariche si aprivano qua e là per il sacro suolo dei nostri padri.
Allora i nostri esteti non avevano ancora acquistato le loro macchinette fotografiche e giudicavano lo scempio come opera malvagia di persone incivili che si adoperavano testardamente per sabotare l’impegno riformatore del sindaco Mazzatorta e della sua giunta. 
Oggi invece se qualche sacchetto viene lasciato nei cestini porta rifiuti o una carta delle caramelle viene abbandonata in un parco giochi, la responsabilità, anzi la colpa, è dell’inefficiente PAP.

Papè Satan diceva il sommo vate. IL Pap è Satana, il male assoluto, il male da sradicare a tutti i costi dalla nostra città… anche a costo di cadere nel ridicolo.

sabato 8 agosto 2015

Origano

Origanum vulgare

Lo so che parlare di origano mentre nel mondo si consumano immani tragedie può apparire un atteggiamento bislacco, ma sono sempre convinto che anche nei momenti più bui un pizzico di leggerezza ci può dare la misura della nostra umanità fatta di grandi e piccole cose, gioie e tristezze.
Il fatto, rimbalzato sulla rete e da lì sugli organi di informazione, è quello avvenuto alla Festa del PD di Botticino. L’aggiunta di un pizzico di origano su una pizza è stata fatta pagare un euro. Due pizze due euro. 
Evidentemente, qualcuno dell’organizzazione, abituato ai profumi e agli aromi alpini, ha ritenuto che l’origano fosse una spezie esotica da far pagare quindi a peso d’oro.
La rete si è scatenata e in poco tempo ha subissato il partito del Presidente del Consiglio di contumelie e battute al vetriolo.
Ora, invece di abbozzare e chiedere scusa, alcuni dirigenti del PD hanno cercato di giustificare la cosa con argomentazioni che hanno tutta l’aria di una arrampicata sugli specchi.

Qualcuno ha affermato che le Feste in questione servono per autofinanziarsi per cui pagare un pizzico di origano un euro non è un dramma. Vero, ma è anche vero che alle Feste del PD partecipa tanta gente che non è né iscritta né simpatizzante del PD, e queste persone hanno tutto il diritto di sentirsi rispettate e non derubate. E poi, per autofinanziarsi non occorre mica succhiare il sangue alla gente!
Qualcuno invece ha usato argomenti più suadenti e ha affermato che si è approfittato della situazione per sferrare il solito duro attacco al PD, dimenticando il lavoro oscuro di tanti volontari che in modo gratuito ci mettono lavoro, faccia e fatica.
Anche questo è vero, ma gli iscritti e i simpatizzanti del PD che animano con il loro lavoro le Feste Democratiche e dell’Unità sono proprio quelli che dovrebbero sentirsi più arrabbiati.  Infatti il loro lavoro, il loro duro lavoro è stato gettato alle ortiche perché un qualche burocrate di partito ha ritenuto che un pizzico di origano dovesse costare un euro, dimostrando così di non avere alcuna idea del valore dei soldi e della realtà. Fosse costato 0,10 - 0,20 cent nessuno avrebbe avuto niente da dire.
Il fatto, mutatis mutandis, richiama alla mente il sentimento che si prova quando qualcuno del PD viene beccato con il sorcio in bocca. Gli iscritti e i simpatizzanti lavorano sodo tutto l’anno per sostenere il PD e affermare nel concreto il concetto di cittadinanza attiva, poi arriva un qualche farabutto che viene incriminato per truffa ai danni dello Stato e tutto il lavoro fatto va a farsi strabenedire.

Il PD è nato con l’ambizione di cambiare nel profondo il Paese. Per fare questo occorre una classe politica adeguata, programmi ambiziosi, ma anche comportamenti conseguenti, a partire dalle piccole cose.

giovedì 2 luglio 2015

Raccolta differenziata: prime impressioni

Il 29 giugno è partita anche a Chiari la racconta differenziata dei rifiuti con il sistema “porta a porta”. Naturalmente è ancora presto per tirare somme per cui mi limiterò a esprimere soltanto alcune impressioni personali.
Per me e la mia famiglia praticamente è cambiato poco e quel che è cambiato è sicuramente cambiato in meglio. La raccolta differenziata noi già la facevamo, dividendo carta e cartone, plastica, vetro e lattine. Avendo un giardino, abbiamo anche due composter dove smaltiamo  l’umido vegetale e naturalmente lo sfalcio dell’erba. L’unica differenza è che in pattumiera ci va solo l’umido mentre la parte indifferenziata, per noi abitanti del centro storico, va nell’apposito sacchetto grigio. Tenendo conto che alcune tipologie di rifiuti andranno smaltite all’isola ecologica, prevedo che nell’arco dell’anno l’indifferenziato sarà una piccola quantità.


Da quello che vedo in giro non mi pare che il passaggio al “porta a porta” abbia comportato grossi problemi. Certo, qualcuno ha messo fuori il contenitore sbagliato, ma questo era da prevedere. Una volta presa l’abitudine tutto entrerà nella norma e ognuno di noi esporrà i contenitori nei giorni stabiliti. 
L’unica preoccupazione poteva essere rappresentata dalla componente umida che tenuta in casa per quattro giorni poteva dare luogo a cattivi odori. Quattro giorni con in mezzo sabato e domenica forse sono troppi, specie d’estate. Sino ad oggi però non ho riscontrato grossi fastidi e devo dire che il piccolo contenitore da tenere sotto il lavello, se chiuso correttamente, non genera problemi. Certo bisognerà fare di necessità virtù. Compatibilmente con le proprie esigenze, sarebbe utile per esempio cucinare il pesce il giorno prima di quando dovremo esporre il contenitore dell’umido. Sempre per chi abita in centro storico, il venerdì e il martedì. Così dovrebbe essere per angurie e meloni e per tutti quei cibi che generano forti odori.

Ci sono poi quelle tipologie di rifiuti che non sono elencate nel vademecum fornito da Chiari Servizi. Penso che per decidere basti un po’ di buon senso e in ogni caso, se proprio non si vuole telefonare a Chiari Servizi, ci si può confrontare con il vicino di casa, con gli amici in Facebook, con parenti ecc. Come al solito la soluzione dei problemi è molto più semplice di quanto vogliono far credere i catastrofisti di turno. 
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una campagna forsennata che aveva come unico scopo quello di impedire questa scelta di civiltà. Sono stati usati tutti i mezzi e una campagna mediatica degna di miglior causa. Il motivo non si comprende se non nella pervicace volontà di essere bastian contrari a tutti i costi.


Ieri leggevo sul Giornale di Brescia che il Comune di Castelcovati, a guida leghista, con il suo 83,5% di raccolta differenziata è il comune bresciano più virtuoso. Perché quello che va bene in un paese posto a tre chilometri dalla nostra città non può andare bene per Chiari? 
Forse la risposta sta nella paura che hanno molte persone di accettare i cambiamenti. Come diceva un noto scrittore “Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle”. Mi sembra che questa Giunta la responsabilità del cambiamento se la stia assumendo.

sabato 6 giugno 2015

Campodonico stai sereno

Per la Fondazione Bertinotti Formenti sembra che tutti i nodi stiano venendo al pettine.
Un dato che più di tutti testimonia l’avvicinarsi di una tempesta minacciosa è la scomparsa dai profili Facebook di Roberto Campodonico e di Alessandro Cugini, cioè dei massimi rappresentanti della Lega a Chiari, di qualsiasi riferimento alla Fondazione. Non una parola, non una virgola, da parte di coloro che sino a ieri hanno difeso a spada tratta e al di là di ogni ragionevole necessità, l’operato dell’ex Presidente Renato Franzoglio. 

Alessandro Cugini e Roberto Campodonico
Colui che non più di tre mesi fa parlava di “accuse infamanti e false” volte a “screditare il ruolo e l’operato del legittimo Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Bertinotti Formenti e del suo Presidente Renato Franzoglio”, oggi si limita a dire: “Siamo sereni: Franzoglio o no vogliamo il bene della Fondazione. Per me è tutto regolare, se poi qualcuno ha fatto qualcosa pagherà le conseguenze”.

Parole quanto mai dure quelle di Campodonico che sembrano voler allontanare da sé ogni responsabilità politica e che danno l’impressione che l’ex Presidente Franzoglio sia stato scaricato dal suo partito.

Manifestazione della Lega a Chiari
Campodonico e Cugini, invece di fare le sceneggiate sui profughi, forse avrebbero fatto meglio a valutare l’operato di Franzoglio ben prima che la Fondazione venisse commissariata. Si è preferito invece lo schiamazzo e la polemica fine a se stessa, giungendo ad accusare la Giunta Vizzardi di voler “mettere le mani ad ogni costo sulla Fondazione Bertinotti Formenti per sete di potere e per piazzare a proprio piacimento le società cooperative che sono di loro gradimento”.
Non si è voluto vedere ciò che era evidente e ora, scoppiato il  bubbone, ognuno cerca improbabili vie di fuga.
La domanda fondamentale che la politica si dovrebbe porre è: perché i Consiglieri del CdA si sono tutti dimessi? Cos’è che ha spinto Assunta Facchetti e poi Giuseppe Arcari, ultimo dei “giapponesi” rimasto a difendere il fortino, a rinunciare al proprio incarico? La scusa delle diatribe fra Fondazione e Comune e della richiesta non ascoltata di incontro con il Sindaco, sembra abbastanza debole.
Le motivazioni devono essere ben più gravi e probabilmente riguardano la crisi finanziaria dell’ente e le decisioni molto opinabili assunte da Franzoglio.
Renato Franzoglio
Dalle parole di Arcari, “io stavo lì per fare volontariato”, emerge in modo allarmante  l’idea di un’amministrazione accentrata nelle mani del solo Presidente. Però i Consiglieri non possono limitarsi a fare tappezzeria specie quando sono in ballo corposi interessi economici. Essi hanno compiti e responsabilità ben precise. Al CdA è demandata la straordinaria amministrazione della Fondazione e fra gli atti di straordinaria amministrazione vi è anche la capacità di assumere mutui e accettare aperture di credito ipotecarie.  
Affermare di non essere a conoscenza di un’ipoteca iscritta sui beni dell’ex Conventino in data 01/02/2012 - atto per Notaio Mondello Manuela del 25/01/2012 - è un fatto di una gravità inaudita. Perché due sono le cose: o il Presidente ha operato senza delega o il CdA ha concesso la delega al Presidente mentre Arcari dormiva sognando asini volanti. La prima ipotesi mi sembra del tutto improbabile.

Stabile delle ex Derelitte
Nell’intervista concessa a BresciaOggi il 3 gennaio 2012, Renato Franzoglio parlava dell’intenzione di restaurare l’immobile di via Rangoni. Il costo complessivo sarebbe stato di 2,7 milioni di euro. “I soldi - spiegava l’ex Presidente - non sono un problema. L’ente fortunatamente è ricco e questa spesa può permettersela”.
Se l’ente era ricco e i soldi non erano un problema, come mai 22 giorni dopo quella intervista la Fondazione accedeva a una apertura di credito ipotecaria di 2,5 milioni di euro? Come mai in una audizione presso la competente Commissione Consiliare lo stesso Franzoglio affermava che per il restauro dell’immobile sarebbero bastati i soldi degli indennizzi di BreBeMi e Tav e che non ci sarebbe stato bisogno di vendere altri cespiti immobiliari? Come mai nell’intervista non fa cenno a questa apertura di credito e alla relativa ipoteca di 5 milioni? Come mai si afferma che relativamente all’ex Conventino  “l’ipotesi è di destinarlo al mercato immobiliare, con soluzioni residenziali o direzionali”, quando su quello stesso stabile si stava per iscrivere un’ipoteca di 5 milioni? 
Ex Conventino
Qual è la situazione debitoria della Fondazione nei confronti della Banca concedente, considerato che “a far tempo dal 31/12/2013 l’ammontare dell’apertura di credito sarà ridotto semestralmente dalla banca secondo lo schema indicato nell’iscrivendo atto…esonera la Banca dal preavviso per il pagamento di quanto eventualmente dovutole per capitale, interessi e accessori, a seguito delle riduzioni dell’ammontare dell’apertura di credito via via intervenute, obbligandosi per sé e aventi causa ad effettuare sul conto corrente i necessari versamenti”? Sono stati fatti questi versamenti, il rapporto con la banca è regolare? Come è mai possibile che un Ente considerato “ricco” tre anni fa, oggi non abbia neppure i  soldi  per pagare la corrente elettrica?
Queste sono domande che l’ex Consigliere Arcari potrebbe porre all’ex Presidente Franzoglio, sempre che il suo impegno di volontariato e le sue suggestioni oniriche lo consentano.



mercoledì 3 giugno 2015

Un sistema che cade a pezzi

Con la condanna in primo grado a 5 anni e 10 mesi di Enio Moretti e il commissariamento della Fondazione Bertinotti-Formenti si conclude miseramente a Chiari la parabola del potere leghista.
Seppure si tratti di questioni fra loro assai diverse, entrambe traggono origine dallo stesso modo di concepire il rapporto fra politica ed economia, un rapporto perverso fra strutture affaristico-speculative e il sistema politico istituzionale che ha consentito di affondare le mani nella  borsa del bilancio pubblico e negli sterminati forzieri delle Fondazioni.
Enio Moretti
Di Moretti, personaggio che ha segnato la storia recente della nostra città, ho già scritto in altro post (leggi qui). Resta solo da aggiungere che siamo arrivati a un tale livello di degrado che destano maggior allarme sociale cinque profughi che non hanno commesso alcun crimine e il cui unico torto è di essere nati nella parte sbagliata del mondo, rispetto a delle persone condannate per “associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale”. Per i primi è da mesi che certi “indignati” scrivono le cose più turpi e infami, per i secondi manco una virgola. Anzi ci viene detto che la questione è squisitamente privata e che noi non abbiamo alcun diritto di interferire, come se 20 milioni sottratti al fisco, ovvero a noi cittadini che paghiamo le tasse sino all’ultimo cent, possano essere considerati un fatto privato.

Il commissariamento della Fondazione Bertinotti Formenti si inserisce invece nella cronaca di una morte annunciata. 
L’ex Presidente Franzoglio e il Consiglio d’Amministrazione in questi anni hanno messo in piedi operazioni che definirle azzardate è un eufemismo. Non solo. Quando tutto il patrimonio è stato, come si usa dire, “valorizzato”, si è cercato di mettersi al riparo da inopportune intrusioni attraverso  la modifica dell’impianto statutario: una torsione inconcepibile il cui unico fine era quello di perpetuare all’infinito il potere leghista all’interno dell’Ente. Questo assurdo disegno ha trovato sponda, è bene ribadirlo, in Regione Lombardia e nella Parrocchia di Chiari.
Renato Franzoglio
Oggi, dopo le dimissioni a catena dei vari componenti del CdA, a reggere le sorti dell’antico ente è stato chiamato un Commissario Straordinario nella persona del Dott. Gianluca Fornari – Dirigente Amministrativo dell’ASL di Brescia. A lui il compito di gestione della Fondazione per i prossimi tre mesi, eventualmente prorogabili per altri tre.
Alcune domande sorgono spontanee:
  1. Perché i Consiglieri Arcari e Facchetti si sono dimessi? Quali sono le motivazioni che stanno alla base delle loro dimissioni?
  2. Perché l’ex Presidente Franzoglio è rimasto pervicacemente al suo posto e non ha sentito il dovere morale di dimettersi ancor prima che l’ente fosse commissariato?
Siamo certi che il Commissario Straordinario utilizzerà questi mesi per analizzare attentamente e approfonditamente lo stato della Fondazione allo scopo di consentire ai futuri legittimi amministratori di avere un quadro chiaro sulla sua situazione finanziaria e patrimoniale. 
Gli atti posti in essere dalla gestione Franzoglio destano infatti molti dubbi di legittimità in relazione agli scopi istituzionali propri dell’ente per cui sarebbe utile approfondirne alcuni aspetti: 
  1. Non si capisce quale interesse potesse avere la Fondazione ad acquisire la cooperativa “Quattro colori” che non operava certo nel campo delle politiche sociali. Quanto è costata questa acquisizione e che beneficio ha dato alla Fondazione? E’ servita essa a svolgere attività nel campo delle politiche sociali o altre iniziative sempre nell’ambito dei fini statutari dell’ente? Sono sorti conflitti di interesse fra la Fondazione e le cooperative Opus Terra e Quattro colori? Sono state poste in essere operazioni improprie? Quali sono i motivi che hanno impedito il pagamento regolare degli emolumenti ai dipendenti delle due cooperative?
  2. Che interesse aveva la Fondazione Bertinotti Formenti a firmare con la Parrocchia un atto di compravendita del Cinema S.Orsola? Come si configura questa acquisizione con i fini propri dell’Ente? Da quanto letto sui giornali il contratto prevedeva l’acquisizione del cinema attraverso versamenti graduali. Sono state pagate rate relative a questo contratto? Come prevede la Fondazione di onorare l'impegno con la Parrocchia? Per opere di manutenzione sullo stabile del Cinema la Fondazione ha avuto accesso a contributi regionali. Sono state effettivamente realizzate queste opere? E se non sono state realizzate che fine hanno fatto i soldi ricevuti dalla Regione? 
  3. Per la tensostruttura installata presso il Rustico Belfiore erano stati spesi 125 mila euro. Il tendone è stato rimosso perché essendo in pianta stabile risultava abusivo. Che fine ha fatto?  
  4. Sugli immobili del cosiddetto Conventino è stata iscritta un’ipoteca a favore di una Banca per un valore di 5 milioni di euro a fronte di un’apertura di credito ipotecaria di 2,5 milioni di euro. A cosa sono serviti questi soldi tenuto conto che per la ristrutturazione dello stabile delle ex Derelitte non si è fatto ricorso, almeno a quanto riferito, a impegni bancari? Come si pensa di restituire questi soldi? Dovremo dire addio all’immobile del Conventino restaurato da pochi anni e pensare che esso debba essere destinato “al mercato immobiliare, con soluzioni residenziali o direzionali” come riferito da un giornale locale nel febbraio del 2012? (leggi qui).
  5. Per il restauro della sede di via Rangoni sono stati spesi alcuni milioni di euro. Con l'arrivo del Commissario si verrà finalmente a sapere quanti soldi effettivamente sono stati spesi. Un Consigliere dell’allora minoranza aveva sollevato dubbi sulla regolarità dell’operazione, affermando che era stato compiuto un grave abuso edilizio realizzando un sopralzo su un edificio vincolato dalla Soprintendenza  (leggi qui). Forse è venuto il momento di fare chiarezza anche su questa  questione.

    La sede delle ex Derelitte in fase di ristrutturazione

Come si vede, queste e altre operazioni che qui sarebbe lungo analizzare configurano un modo di operare a dir poco disinvolto che poco ha a che vedere con gli scopi istituzionali della Fondazione. Forse è venuta l'ora di analizzare approfonditamente l'operato degli amministratori e valutare se siano stati compiuti atti in conflitto di interessi, contrari allo Statuto ed eventualmente alla legge. Chi fosse eventualmente responsabile ne dovrà rispondere di fronte al magistrato.  
A Chiari le Fondazioni sono state utilizzate per realizzare lucrose iniziative immobiliari, dimenticando che esse dovrebbero perseguire unicamente “finalità di solidarietà sociale in particolare nel settore dei servizi socio assistenziali rivolti a minori, disabili, giovani in condizione di emarginazione e anziani”. Esattamente tutto il contrario di quello che è stato fatto negli ultimi anni.

giovedì 21 maggio 2015

Un centro storico vivo


A Chiari, come in tantissimi altri posti, la crisi ha creato seri problemi al settore del commercio.  Chiunque giri per le vie del centro può constatare quanti siano gli esercizi chiusi e le saracinesche abbassate. 
Se la crisi è la massima responsabile di questa situazione, una buona mano l’ha messa anche l’Amministrazione Comunale precedente che poco ha fatto per rivitalizzare il centro. In alcuni casi, anzi, ha operato scientemente perché esso venisse desertificato. La vicenda mercato e le polemiche che per anni ne sono seguite, sono emblematiche.
Oggi, forse si compie un primo, piccolo passo di inversione di tendenza. L’Amministrazione Vizzardi, consapevole dell’importanza del centro storico ai fini di uno sviluppo equilibrato della nostra comunità, lancia un’operazione - CHIARI OPEN - che vuole essere un tentativo per cancellare dalle vie del centro quella sensazione di abbandono che è fisicamente avvertibile in quasi tutte le vie.
I negozi chiusi, le vetrine polverose, potrebbero riprendere nuova vita se i vari esercenti fossero disponibili a utilizzarli per mostre, show-room, temporary shop, ovverosia apertura temporanea di negozi ad affitti calmierati.
L’iniziativa non è nuova. Una iniziativa simile era stata avviata a Brescia e aveva visto la collaborazione fra il Comune e gli esercenti di Corso Palestro. Ne avevo parlato nell’agosto dello scorso anno sul mio profilo Facebook e l’avevo segnalata come iniziativa da emulare. Quindi non può che farmi piacere se a distanza di meno di un anno anche a Chiari prende avvio una iniziativa che dimostra sensibilità verso un problema fondamentale qual’è quello della vivibilità del nostro centro storico.
Spero che la stessa sensibilità ci sia da parte degli esercenti e che tutti si lavori per rendere più bella e vivibile la nostra città.

sabato 2 maggio 2015

Le parole sono pietre

Le parole della polemica politica non mi spaventano. Da quando scrivo su questo blog ne ho dette e ricevute a valanghe. Ma un conto è il commento ironico, tagliente, dissacrante o le parole anche pesanti rivolte a un uomo politico per quello che fa nell’esercizio delle sue funzioni, un altro conto sono le offese personali che attengono alla sua sfera privata o, peggio, parole e frasi che si configurano come istigazione alla violenza.
Ora, nel caso che ci occupa a Chiari [“Caro Sindaco, spero che uno di questi profughi scappi, ti ammazzi la famiglia e ti stupri la moglie”] l’istigazione a delinquere non esiste. E’ un auspicio, una speranza tanto più vergognosa e riprovevole in quanto rivolta non alla figura del Sindaco, ma alla sua famiglia e a sua moglie, cioè a persone estranee alla sua attività politica  e quindi alla sua responsabilità come pubblico ufficiale.  
Possiamo dire che non configurandosi come un reato questo commento sia meno grave? Possiamo dire, come fa il Segretario della Lega di Chiari, Alessandro Cugini, che dopotutto si tratta di un “commentino su Facebook”, al quale non va data alcuna importanza, essendo altri i problemi?


Forse sarebbe il caso di approfondire la questione. 
La speranza espressa dal commentatore dovrebbe servire a confermarlo nella propria idea. L’idea è questa: i profughi in arrivo a Chiari rappresentano un pericolo alla nostra sicurezza. Nel caso dovessero scappare (scappare da cosa? Non sono mica in prigione) potrebbero ammazzare e stuprare. Nel caso, caro Sindaco, spero che ad essere ammazzata sia la tua famiglia e stuprata tua moglie. Questo in sintesi è il succo del discorso.
Ma come si fa a mettere in piedi una fantasia del genere senza neppure conoscere le persone che andremo a ospitare? Perché immaginiamo possano essere assassini e stupratori quando non sappiamo niente di loro? Sappiamo per caso da dove vengono, da quale città, paese, villaggio? Sappiamo cosa facevano prima e da quali pericoli o calamità stanno scappando? No, non lo sappiamo, ma presumiamo possano essere terroristi, assassini e stupratori. Eppure si tratta di profughi per i quali sono in corso le pratiche per stabilire se ad essi possa essere applicato lo status di rifugiati secondo le convenzioni internazionali. Per essi è previsto in questa fase di transizione un percorso di accompagnamento che ci permette di controllarli molto meglio che se fossero dei semplici clandestini.

Negli anni passati, cioè negli anni in cui governava la Lega a Chiari, gli stranieri sono più che triplicati. La maggior parte di essi erano clandestini, regolarizzati successivamente con i vari decreti. Abbiamo forse gridato all’invasione e all’arrivo di assassini e stupratori? 
Oggi invece si montano campagne di odio per cinque semplici profughi.
Questa campagna è in corso da mesi, da quando cioè il centrodestra ha subito il tracollo elettorale. Essa è alimentata dal partito della Lega e in particolare dai suoi massimi rappresentanti.
A furia di soffiare sul fuoco, emergono quasi inevitabilmente paure irrazionali alle quali si reagisce con un misto di rabbia e aggressività. Le frasi lette in questi giorni fanno inorridire per il loro contenuto xenofobo e razzista. Continuare a parlare di “forni” e “lanciafiamme” non solo richiama alla mente tempi tragici mai dimenticati, ma testimonia della depravazione mentale a cui certi individui possono arrivare.
Cugini e Campodonico possono anche nascondersi dietro un “disclaimer”, ma la responsabilità di queste nefandezze è tutta loro.

venerdì 1 maggio 2015

Profughi e fanatismo

“Caro Sindaco, spero che uno di questi profughi scappi, ti ammazzi la famiglia e ti stupri la moglie”.
Questo commento, apparso sul profilo FB del Consigliere Comunale Campodonico, è una summa di vergogna e infamia. Diventa difficile capire in quale fondo di turpitudine germinano idee come queste, in quali famiglie crescono persone che esprimono queste nefandezze. Se ci fossero dei genitori all’altezza del loro compito porterebbero i loro figli a calci nel sedere a chiedere scusa al Sindaco e alla sua famiglia. 
Purtroppo questo vile messaggio non è il solo. In quella fogna maleodorante che è diventata la rete  circolano parole che offendono e infamano le persone, quando non sono vere e proprie istigazioni alla violenza. 


E’ giunta l’ora di dire basta! La rete, Facebook non possono essere un porto franco dove ognuno scarica impunemente i propri scazzi senza  poi rispondere delle parole che scrive. 
E’ una deriva  purtroppo alimentata da giornali accondiscendenti che scambiano l’informazione per una ghigliottina, un tritacarne dove gettare chiunque non corrisponda ai canoni delle loro miserevoli linee editoriali. I siti e profili canaglia in questi anni si sono moltiplicati in misura esponenziale. La libertà di parola e di opinione non c’entra proprio niente. In Italia ognuno è libero di esprimere le proprie idee, ma la dignità della persona va salvaguardata e a nessuno è consentito infangare o, peggio, incitare alla violenza.
Si dice “La gente è esasperata, non ne può più”. Possono mai essere le accuse infamanti e le violenze gratuite una risposta a una situazione di difficoltà? Anche perché queste violenze sono  spesso messe in atto da persone che le difficoltà della vita non le conoscono. Il motore che alimenta queste manifestazioni violente è quasi sempre il fanatismo e una bestiale idea di intendere la politica, non più confronto anche aspro sui problemi, ma invettiva, offesa, turpiloquio, violenza verbale.


Per rimanere nel nostro piccolo ambito, quel messaggio non è una cosa isolata. A Chiari, sulla questione profughi, si sta intessendo da mesi una polemica ossessiva che ultimamente ha assunto caratteri di vera e propria isteria. Se quel commento è a dir poco raccapricciante non lo sono da meno altri che inneggiano ai “forni”, ai “lanciafiamme”, alle “ruspe”, da usare naturalmente per far fuori i profughi che arrivano da lidi lontani. Atteggiamenti di stampo fascista che certamente non sono attenuati da prese di distanza ipocrite e tardive. Quando si hanno responsabilità istituzionali occorrerebbe avere senso della misura, mentre certi rappresentanti leghisti attizzano tutti i giorni la canea, salvo poi nascondere la mano quando le cose si mettono male e le parole diventano pietre. Alzare le mani per dire io non c’entro serve solo a rendere ancora più manifesta la responsabilità di questi dirigenti. 
A seguito della batosta elettorale certi personaggi hanno pensato bene di alzare il livello della polemica per recuperare alla loro causa quell’elettorato deluso da una gestione decennale fatta di inaudito spreco di denaro pubblico e di clamorosi fallimenti. Chiari viene dipinta come una novella Beirut, una casba dove imperversano bande di tagliagole. E’ una visione del tutto falsa, creata ad arte per generare in menti impressionabili uno stato di tensione e di paura. 
Ognuno è libero di dipingere la realtà come meglio crede. Se la polemica rimane nell’ambito del confronto democratico seppure aspro, nulla da dire. Se trascende in vera e propria istigazione a delinquere, allora del fatto non si dovrà interessare solo la politica, ma dovrà essere chiamata in causa anche la magistratura.